Un’UE segnata dall’immobilismo


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Nel dibattito politico italiano da tempo è chiara l’esistenza di due opposte visioni riguardo il futuro dell’UE. La sinistra al completo, incluso il tentennante Pd che a volte, tramite il suo leader Renzi, esibisce e altre no la bandiera europea, spinge per un’UE più politicamente integrata e solidale, in special modo nell’accoglienza dei migranti e, insieme, meno rigida e tecnocratica nel rispetto dei parametri economici europei che si vorrebbero più flessibili. Al contrario, i partiti euro scettici, rappresentati soprattutto dall’asse Salvini-Meloni, chi più chi meno, spingono per un’UE più leggera, che si occupi principalmente della sicurezza e salvaguardia identitaria dei suoi popoli, lasciando a essi maggiore libertà nella gestione delle questioni economiche e monetarie.

Chi sostiene la prima visione, auspicando una maggiore integrazione politica ed economica dei paesi UE e dell’eurozona, ritiene che un’eventuale uscita dall’eurozona avrebbe per l’Italia un effetto disastroso, esposta come sarebbe, da sola e senza l’ombrello protettivo dell’euro, a ogni speculazione finanziaria, dimenticando però che esistono svariati Paesi, anche meno forti economicamente dell’Italia, che prosperano nell’ecosistema finanziario internazionale, dove pure il Giappone non arranca certo, nonostante il suo debito pubblico sia il doppio di quello italiano.

Ma chi sbava e preme per avere più UE, in questa maggiore integrazione include anche l’unione fiscale? Se così fosse, son consci costoro che per adeguarsi alla pressione fiscale media europea, senza far saltare tutti i conti e con il debito pubblico che si ritrova, a farlo l’Italia ci metterebbe mezzo secolo, se bastasse? E quindi di che cosa parliamo? Del libro dei sogni? E per costoro, più UE e più solidarietà tra gli Stati europei significa forse che la grande Germania, con i suoi Stati satelliti, dovrebbe mantenere i PIGS del sud, come da tempo il centralismo romano ha addomesticato a fare il sottomesso e tartassato Lombardo-Veneto nei confronti di buona parte del resto d’Italia?

I tedeschi saranno pure “crucchi” ma non fino a questo punto, è garantito! Sanno bene che a lor convien che tutto rimanga com’è. Con l’euro, loro ci guadagnano assai, sebbene l’Italia molto meno. Perché dunque spingere per una maggiore integrazione e rompersi la schiena per quei spendaccioni degli italiani? Al massimo se ne riparlerà quando l’Italietta avrà messo in ordine i suoi conti, ossia mai, condannata in eterno alla serie B. Eppure, invece che farsi mantenere dai tedeschi, per l’Italia ci sarebbe un’altra possibilità di riprendersi economicamente, rischiosa ma certamente più dignitosa: liberarsi da quest’abbraccio nefasto con la Germania, spingendo per avere meno UE e per uscire dall’euro.

Ma neanche questo succederà. A fronte di masse d’italiani impoveriti, che non hanno più risparmi da parte, prosciugati da anni di crisi economica, e che sarebbero disponibili a tentare l’impresa di completare quella liberazione che orgogliosamente si celebra ogni 25 aprile, c’è ancora una buona parte di ricchi che temono di perdere i loro lucrosi risparmi con l’uscita dell’Italia dall’euro. E, sinceramente, non c’è politico al mondo che possa guidare l’Italia intera in quest’impresa, frammentata geograficamente in modo netto com’è, sia politicamente che economicamente e culturalmente, a dispetto di definirsi Stato unitario. In effetti, il peccato originale di essere nata come Stato unitario, anziché federale, ha impedito e impedisce all’Italia di realizzare il suo considerevole potenziale economico.

Soffocati da uno Stato centralista incapace di tenere i conti in ordine, oppressi da un regime fiscale esoso, inclini alla corruzione galoppante, intimiditi dalle mafie e assuefatti al persistente parassitismo, solo in ultima istanza ingabbiati dalla rigidità economica dei paesi UE luterani (ma che fortunatamente c’impedisce d’indebitarci ulteriormente) siamo dunque condannati all’immobilismo completo, senza via di scampo, né verso un’Europa più solidale e generosa, di cui approfittare a man bassa né, con la dignità di chi ritiene che la libertà non abbia prezzo, verso un’Italia più sovrana e padrona del proprio destino.

Lo stesso duo Macron-Merker, che si profila a governare l’UE, rinsaldando la centralità dell’asse franco-tedesco, al netto di qualche regalino per imbonire i francesi, sarà sostanzialmente il garante dello statu quo e della continuità politica europea circa l’economia e l’immigrazione, con buona pace di chi in Italia s’illude e sogna ancora un’unificazione politica dell’UE. Solo un’inaspettata vittoria di Marine Le Pen avrebbe potuto cambiare le carte in tavola e favorire un ridimensionmento del progetto europeo per assecondare le aspirazioni sovraniste dei popoli europei, contro le volontà delle élite mondialiste che controllano i sistemi sovranazionali, élite che Marine Le Pen, allusivamente ha denominato ROM (Rassemblement Organisation Mondialisée). Ciò per rimarcare quanto lei sia ormai lontana dalla xenofobia del padre e quanto invece il mondialismo, il vero nemico dell’identità culturale francese, sia ora vicino e pericoloso.

Il fatto che in molti casi le procedure di trasferimento delle sovranità nazionali a Bruxelles non abbiano previsto delle analoghe procedure di “divorzio” e riacquisizione delle medesime sovranità (come nel caso dell’uscita dall’eurozona) la dice lunga su quanto fosse e sia determinata e ferma la volontà di quest’élite mondialiste di sottrarre progressivamente e definitivamente sovranità agli stati nazionali in genere, per cancellarne le identità culturali, ammantando di nobile pacifismo e umanitarismo le loro vere mire di potere.

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Una giovane promessa mancata?


renziUNA GIOVANE PROMESSA MANCATA?

La gran parte dei piddini continua a vedere una sinistra che non c’è più. Il Pd italiano, attratto e illuso dal mito della globalizzazione dei mercati e del sistema finanziario, un bundle che però include deindustrializzazione in occidente, pratiche che rasentano lo schiavismo della manodopera nei paesi emergenti e peregrinazioni lungo il globo dei migranti economici, tenacemente (e pelosamente)  si è ridotto ad occuparsi unicamente del destino di costoro, non avendo altro cui aggrapparsi per giustificare la sua esistenza come partito di centro-sinistra.

Lo sfacciato Trump, dando un calcio a questa dannata e dannosa globalizzazione, come il bimbo della fiaba, ha finalmente mostrato a tutti che il re, ossia il Pd statunitense con la succursale italiana, è nudo o che comunque, il vestito che indossa, non ha ormai quasi più nulla che possa dirsi di sinistra. E di conseguenza, il ceto operaio, che ipocritamente negli USA votava Pd, per apparire intelligente nei confronti del pensiero unico delle élite, grazie a Trump, ora ha dimostrato di non temere più che il proprio voto contrario, motivato dalla disoccupazione e dalla rincorsa al ribasso dei salari (imputabili a delocalizzazione e migranti) sia giudicato ignorante o di pancia da certi spocchiosi, che istigati dal livore dei perdenti, aristocraticamente si permettono di dubitare sull’opportunità del suffragio universale.

In Italia, nel nome di un presunto dovere di solidarietà, un evidente ossimoro nonché antica ferramenta risalente all’epopea sovietica, che non si esclude possa estendersi fin alla requisizione da parte dello Stato di beni privati come le seconde case, il governo Renzi è oramai più che altro interessato e seriamente intenzionato a imporre, con i soldi prelevati ai lavoratori, un’accoglienza dei migranti economici indigesta ai più, e a rivendicarne pure ogni merito.

Ma la verità è che ha creato un sistema parassitario di cooperative che lucrano sull’accoglienza e impoveriscono ulteriormente i ceti produttivi, sfruttati per mantenere, oltre i soliti noti, ora anche questi nuovi parassiti più la fiumana di africani in cerca di fortuna in Europa, che en passant si godono ferie pagate e si rifocillano nella generosa e ospitale Italia. Nei loro paesi, questi aitanti giovanotti africani, ossia la parte di gran lunga prevalente dei migranti economici, non morivano certo di fame; il fatto è che pure loro, volevano sentirsi “cittadini del mondo”,  e scimmiottare i radical chic che predicano la globalizzazione e l’abolizione delle frontiere tra i paesi. Certo hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo, ma nell’Africa più arretrata e povera, più o meno tutti in qualche modo, la rischiano quotidianamente. Tuttavia, i veri indigenti, i malnutriti e bisognosi sono ancora là, in Africa. Infatti, non tutti possono permettersi un viaggio che costa più di un biglietto aereo, ma che consente di entrare in Europa, privi di documenti e non essere respinti, e che tra l’altro arricchisce organizzazioni criminali di trafficanti e terroristi.

Il problema, però, è che quando costoro arrivano in Italia, trovano un paese impoverito dalla crisi economica, il cui motore, ossia il ceto produttivo, è stato spompato fino a causarne un logoramento irreversibile, e una prossima, probabilmente inevitabile fine. La disoccupazione giovanile è elevata e spinge a emigrare gli stessi giovani italiani, laureati e no. Dopo aver oziato per decine di mesi nei centri di accoglienza a spese degli italiani, quando va bene gli immigrati clandestini cui non è riconosciuto il diritto di asilo, che sono la stragrande maggioranza, accettano il ribasso del salario e lavorano in nero, in concorrenza con i lavoratori locali; diversamente entrano nei giri della droga e della prostituzione. La gente comune li guarda male e sempre più si rende conto, che la globalizzazione e il mito della multiculturalità stanno solo provocando danni economici e rivalità tra poveri, che acuite dalle disparità di trattamento a danno dei nativi e residenti, innescano dei pericolosi conflitti razziali.

Quando i confini italiani a nord erano aperti, senza nemmeno identificarli, per bypassare il ben noto Trattato di Dublino, furbescamente l’inetto Alfano scaricava i migranti clandestini, infiltrati di terroristi islamici, sugli stati nordisti dell’UE. Ma qual è stata la risposta degli europei? Non solo le “xenofobe” Ungheria e Svizzera, ma perfino i governi progressisti di Austria e Francia, preoccupati da queste onde migratorie incontrollate, hanno costruito, e non solo metaforicamente, i tanto vituperati muri contro i clandestini, che ora si accalcano come in un cul-de-sac in Italia, lasciata sola a gestire interamente la patata bollente. Gli inglesi, addirittura, per non riempirsi di clandestini, con la Brexit sono usciti dall’UE e sulla strada che in Francia porta al tunnel della Manica e che costeggia la famigerata favela Jungle, hanno costruito una recinzione per impedire gli ingressi clandestini. Di fronte a tutto ciò, che senso ha elemosinare ulteriori aiuti all’UE per continuare a finanziare un’accoglienza osteggiata sempre più anche in Italia? Il segnale che ci viene dai popoli europei non è sufficientemente chiaro e limpido anche per un ritardato mentale? Basta immigrazione clandestina!

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, magari perché si foraggia quelli che parassitariamente lucrano sull’accoglienza, senza nemmeno rendicontare e che sarebbero costretti a lasciare un mestiere così facile e retributivo per qualcosa di più faticoso e incerto, se si facesse una politica immigratoria basata sui respingimenti; non si vuol sentire quello che tra le righe l’UE ci dice, magari perché si ha bisogno di soldi, per tamponare e giustificare una legge di stabilità elettorale e spendacciona, impostata all’elargizione di mance a pioggia, che è tutto fuorché stabile e a cui nessuno, per altro, crede ormai più; non si vuol sentire, magari perché bisogna mostrarsi macho e battere i pugni al tavolo dell’UE, per inseguire sui sentieri del populismo antieuropeo il voto degli elettori indecisi sul referendum, e strumentalizzare a tal fine la tragedia dei terremotati e la colpevole incuria del patrimonio scolastico; non si vuol sentire, magari perché si è dei convinti sostenitori delle idee mondialiste, che ipotizzano l’abolizione dei confini e degli stati nazionali, con gran gioia di ogni criminale e ogni organizzazione di stampo mafioso esistente al mondo.

Comunque sia, un dato è certo: il vento sta cambiando. La globalizzazione ha stancato, crea povertà e fa paura, perché sta producendo uno scontro di civiltà con il mondo islamico, favorisce le organizzazioni criminali e le speculazioni finanziarie più scellerate. Lo dimostrano i risultati delle elezioni USA, inaspettatamente vinte dal candidato Trump, contro l’intero establishment e contro ogni previsione dei sondaggisti di regime, un candidato dichiaratamente no-global, isolazionista in politica estera e protezionista in economia, e per questo votato largamente anche da immigrati regolari e donne, nonostante il suo presunto razzismo e sessismo. E come lui dichiara di voler completare la barriera sul confine messicano, per altro iniziata nel lontano ’94 da Clinton, e finanziata da tutti i governi successivi con lo scopo di contrastare l’immigrazione clandestina, ormai sarebbe tempo, anche per l’Italia, di gettare la spugna di fronte all’immigrazione di massa che sta subendo (e che ha causato più di 4000 morti in mare nel solo 2016) ritirando dal mediterraneo le navi e i marinai che davanti alle coste libiche fanno la spola per soccorrere i migranti economici, e richiamando l’ONU alle sue responsabilità, nella speranza che sia più sensibile dell’UE e che sbrogli la situazione in loco, coinvolgendo i governi nazionali africani interessati, soprattutto quelli libici.

Invece Frottolo preferisce aggrovigliarsi nei suoi stessi annunci improbabili e nelle sue vane promesse, un cumulo di frottole che hanno progressivamente bruciato la sua reputazione. Nessuno, a parte i suoi sodali e compagni di merende, crede più in lui. Non bastasse, si è mostrato anche cinico e traditore dei patti, oltre che prono in generale agli interessi delle banche, e nel particolare, in stridente conflitto d’interesse con quelle di famiglia, assieme per altro, alla degna consorella e finta santarellina Boschi. Altri tratti del suo caratterino niente male, sono poi la sbruffoneria, l’arroganza e la volontà di potere e manipolazione del prossimo, tipiche di chi entra in politica per ambizione e servire i poteri forti, più che per spirito di servizio verso i cittadini.

Tutto ciò ha fatto sì che molti preferiranno rinunciare a qualche poco probabile miglioria nella costituzione (frutto di una riformina che ha partorito un topolino) e votare NO al prossimo referendum il quattro dicembre, per impedire la legittimazione popolare di un deludente personaggio, dalle più che dubbie virtù, che da tre anni sta usurpando il ruolo di primo ministro del governo (non essendo neanche mai stato eletto) e che con le sue politiche disastrose e al servizio dei poteri forti, sta rendendo l’Italia sempre più povera, più indebitata e ricettacolo di un’immigrazione economica clandestina e incessante, che produce solo situazioni di conflitto e nuove miserie.

Un duro colpo al ventre molle del buonismo europeo


UN DURO COLPO AL VENTRE MOLLE
DEL BUONISMO EUROPEO

  Il fato e la storia, quest’ultima anche frutto della volontà di uomini MOGHERINI_PIANGENTE_slim_margdxinvasati da una religione, l’Islam, a dir poco ambigua sulla reale bontà e amore del suo dio, hanno sferrato colpi durissimi al sogno buonista dell’Europa unita. Un’Europa intesa come continente aperto e multietnico, dove popoli e genti diverse possano convivere proficuamente in pace, ma in realtà il sogno di una novella Torre di Babele, come quello biblico altrettanto presuntuoso e supponente verso dio e la storia umana. E ora questi, entrambi, si sono rivoltati contro questa Europa punendola amaramente.

  Il 21 di marzo, primo giorno di primavera, poco prima dell’alba, il fato cieco manda un segnale tragico e inquietante a questa Europa. Tredici giovani di varie nazionalità e di età compresa tra i 19 e i 25 anni, tra cui sette belle ragazze italiane, vanto dei loro genitori e fior fiore delle università europee che li avevano premiati per il loro valore consentendoli di partecipare al Progetto Erasmus, vengono strappati alla vita con tutti i loro sogni e progetti. I loro cari sono nella disperazione più cupa, spinti alcuni, senz’alcuna ragione più di vita, a rivoltarsi contro il dio che prima pregavano fiduciosi.

  Nemmeno il tempo di piangerli e compiangerli con tutta la dignità e l’attenzione che essi avrebbero meritato, ed ecco che il giorno dopo il fanatismo islamico, elemento costante nella storia del passato millennio, colpisce con premeditazione e ferocia il cuore dell’UE, ossia Bruxelles, la sua capitale, una citta che è fra le più multietniche al mondo, uccidendo 31 persone di varia nazionalità, in due attacchi consecutivi, il primo all’aeroporto internazionale e il secondo in metropolitana, non lontano dai palazzi delle istituzioni europee.

E la Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, piange ai microfoni e di fronte alle telecamere, mostrando la sua umanità fragile e candida al mondo intero. Ma se tutti proviamo un singulto che ci piega la bocca al sentire le urla strazianti dei bambini in preda al terrore, se non osiamo nemmeno pensare al penoso e pietoso lavoro di ricomposizione dei corpi che i medici forensi sono costretti a compiere per dare un nome a quelle povere vittime innocenti, lei piange anche per una ragione in più.

Lei piange come farebbe un’amante tradita e abbandonata, piange disillusa il crollo del suo sogno buonista di un’Europa multietnica e felice, stuprata invece dal terrorismo islamico. Si rende conto in pochi istanti che il suo buonismo e la sua volontà di non cedere alla rabbia istintiva che sente, col tempo la porteranno fatalmente ad assuefarsi anche in Europa al terrorismo e, finché questo non colpirà vicino a lei, a considerarne le vittime dei meri numeri per le statistiche, così com’è da tempo ormai la conta dei morti causati dal terrorismo islamico nei paesi mediorientali e in Africa.

  Si rende conto che accogliendo in massa l’immigrato musulmano, l’Europa ha importato anche questo cancro che sarà ormai impossibile estirpare. Infatti, se la tragedia accaduta sull’autostrada, che da Valencia porta a Barcellona, è frutto del caso e dell’imprevisto, quelle consumatesi a Parigi e a Bruxelles per opera di cellule del terrore belghe hanno un’origine e un movente ben chiari, se solo si ha il coraggio di aprire gli occhi e vederli.

  Nel periodo coloniale la Francia aveva colonizzato diversi paesi musulmani (Marocco, Algeria, Tunisia, Siria ecc.) e concesso la cittadinanza ai migranti di quei paesi. Il Belgio negli anni settanta, in cambio del petrolio saudita, si era piegato all’edificazione di moschee sul suo territorio, acconsentendo al fatto che gli iman sarebbero stati anch’essi sauditi, e conseguentemente esponenti della scuola di pensiero salafita, la più estremista e radicale che esista nel variegato mondo islamico.

  Dagli anni sessanta Francia e Belgio, senza pregiudizi, hanno accolto, provenienti da stati laici, masse di mussulmani praticanti ma non radicalizzati in quando ancora il morbo salafita semisconosciuto covava nell’ombra. Nel tempo, però, tanto nei paesi arabi che in Europa, la predicazione salafita ha preso sempre più piede, convertendo al suo credo sempre più musulmani e diventando maggioritaria rispetto agli aneliti democratici di primavere arabe ben presto gelate dai venti islamisti. Le seconde e terze generazioni di quei migranti, sbarazzatesi della patina di valori occidentali che le ricopriva, si sono in gran parte radicalizzate, attratte dal richiamo delle loro vere radici culturali.

  L’integrazione musulmana che nei paesi dell’Europa settentrionale era data come un fatto acquisito, tanto da essere considerata paradigmatica per paesi di più recente immigrazione come l’Italia, veniva in realtà minata sempre più alle sue basi dall’incitamento all’odio contro i “crociati” e i loro costumi da parte della predicazione salafita, che è stata colpevolmente tollerata dai rispettivi governi, come in particolare nel famigerato quartiere di Molenbeek a Bruxelles. Una predicazione che ha attratto perfino europei autoctoni, a ciò predisposti da un preesistente odio e radicalismo ideologico verso il mondo occidentale e i suoi aspetti ritenuti deleteri, come il capitalismo, il consumismo, l’edonismo e in generale l’individualismo che ne sta alla base.

  Nell’interpretazione fondamentalista del Corano e della Sunna, ogni musulmano appartiene all’Umma, l’intera comunità fisica e spirituale dell’Islam, che viene prima di qualsiasi cittadinanza egli possegga e ogni musulmano deve rispettare la legge islamica, o Sharia, prima che ogni altra legge del paese di cui è cittadino. Se dei musulmani in qualsiasi parte del mondo sono attaccati dagli infedeli, ogni musulmano che è in grado di poterlo fare, è chiamato alla Jihad contro di loro o a fiancheggiare chi la fa. L’apostasia (conversione a un’altra religione) la blasfemia, l’adulterio e l’omosessualità sono puniti con la pena di morte, la donna, spesso mutilata sessualmente, non ha gli stessi diritti dell’uomo cui è sottomessa, la pedofilia è tollerata. Inoltre, l’obiettivo finale dell’islam, cui deve contribuire ogni musulmano, è l’islamizzazione anche forzata del mondo intero.

  Immigrati o autoctoni convertiti che siano, è evidente come non vi sia alcuna possibilità d’integrare questa gente negli stati occidentali, laici e democratici. Questa gente è portatrice di valori incompatibili con i nostri e dovrebbe rimanere nel proprio paese. Se immigrata in un paese occidentale dovrebbe ritornare in quello d’origine. Se convertita all’Islam, dovrebbe emigrare spontaneamente o essere esiliata in un paese islamico di sua scelta, dove sarà, da musulmana, accolta con tutti i favori.

Gli attacchi del terrorismo islamico in Francia e quest’ultimo in Belgio, che era addirittura atteso, dimostrano che non è possibile la prevenzione attraverso l’intelligence quando le cellule terroristiche possono fruire di fiancheggiatori e connivenze nelle folte comunità islamiche che si creano per auto ghettizzazione, in quei paesi dove i musulmani raggiungono percentuali a due cifre e la gran parte rifiuta d’integrarsi.

  Il terrorismo islamico colpisce dalla Cina agli Stati Uniti, passando per l’Indonesia, le Filippine, l’India, il Medio Oriente, il nord d’Africa e l’Europa. Non rappresenta quindi solo la rivalsa contro le passate colonizzazioni o le più recenti ingerenze occidentali: ovunque dei musulmani siano per qualche ragione in conflitto o in espansione, i sistemi per regolare le controversie etniche regionali includono sempre il terrorismo a danno della popolazione civile. Ma di questo i buoni giustificazionisti nostrani non si curano e passano il tempo ad auto flagellarsi alimentano i sensi di colpa dell’occidente.

  L’alternativa ad assuefarsi anche in Europa all’inevitabile stillicidio di attacchi terroristici con la speranza di non esservi mai coinvolti di persona non è perpetuando l’accoglienza e invocare poi un’intelligence europea, irrealizzabile finché l’UE stessa non sarà uno stato federato, se mai lo sarà. E’ piuttosto il dar vita a politiche di decisa chiusura nei confronti di altra immigrazione islamica, attraverso un rigido blocco delle frontiere esterne. Sulla scorta di quant’è successo nei paesi europei di più antica immigrazione islamica, non abbiamo, infatti, nessuna garanzia che i figli d’immigrati moderati attuali non saranno un domani i terroristi islamici della porta accanto.

  Riguardo ai musulmani, convertiti o di origine straniera, regolari o no, che si trovino già in Europa, essi dovranno essere controllati capillarmente dalle polizie e dalle intelligence nazionali, coordinate il più possibile tra loro, per espellerne, rimpatriarne o esiliarne sistematicamente i clandestini e gli integralisti. Soprattutto, essi dovranno essere separati, ridistribuiti e dispersi il più possibile al fine di impedire la crescita di comunità a maggioranza musulmana, presupposto per lo sviluppo di ghetti e aree grigie o, peggio, di future enclave. La storia del conflitto indo-pakistano e quella più recente del conflitto balcanico insegnano che, anche se secolare, la convivenza pacifica con i musulmani è sempre a rischio.

L’Italia ha diritto di difendersi e il dovere di salvare le vite umane


mappa-califfato-libicoL’ITALIA HA DIRITTO DI DIFENDERSI E IL DOVERE DI SALVARE LE VITE UMANE

Per ragioni di consenso politico e per dare una risposta all’insofferenza di molti europei verso un’immigrazione insistente, pare assai improbabile che il Consiglio Europeo partorisca una sospensione del Trattato di Dublino, che obblighi tutti gli stati UE ad assorbire in maniera omogenea il flusso d’immigrati clandestini e richiedenti asilo politico che si avventurano per mare e di cui ora si fanno carico i soli paesi UE affacciati sul Mediterraneo. Il Regno Unito e altri paesi nordici già si sono opposti ad accollarsi una parte di questi migranti. Del resto, l’immigrazione attraverso il Canale di Sicilia è solo una piccola parte dell’immigrazione complessiva europea, che principalmente avviene via terra attraverso i Balcani e di conseguenza, con un richiamo neanche tanto improprio alla mafia, essa è considerata dai paesi del nord Europa “cosa nostra”.

Ciò anche in considerazione del fatto che l’Italia ha già ritenuto tale pure il mar Mediterraneo (Mare Nostrum anticamente) con singolare baldanza di Alfano (il più inutile, …Continua

Profughi, migranti ed europei


kyengePROFUGHI, MIGRANTI ED EUROPEI

L’accoglienza dei profughi di guerra e dei richiedenti asilo politico, sia che essi giungano via terra o che accalchino i barconi della speranza in partenza dalla Libia è sempre un’azione umanitaria giusta ed è inclusa tra i diritti internazionali dell’ONU, tuttavia la vera questione di fondo è il fenomeno immigratorio, in generale quello clandestino e in particolare quello musulmano. L’immigrazione clandestina fuori controllo drena ingenti risorse all’erario, per arricchire chi opera su un’accoglienza spesso dorata e felice per gli ospiti, e questo in una situazione economica di perdurante precarietà sia per gli italiani stessi che per gli immigrati regolari. L’immigrazione musulmana pone poi seri problemi d’integrazione e, riguardo a essa, …Continua

É nata la repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia


É NATA LA REPUBBLICA BORBONICO-PONTIFICIA D’ITALIA

CorazzieriScorta di centauri, rintocchi di campana, bandiere e drappi rossi, sulle tribune i grandi elettori assieme ai rappresentanti del corpo diplomatico e gli ospiti d’onore, salve di cannone, 21 per la precisione (vai a sapere perché) formula di rito per il giuramento e messaggio alla nazione, corazzieri a cavallo in alta uniforme, fanfara e inno di Mameli, omaggio al Vittoriano (l’altare della patria) sfilata in auto decapottabile a sette posti in uso solo per rare occasioni, onori militari, contorno di gallonati, frecce tricolori, discorsi e rinfresco. Con questa liturgia barocca e patriottarda, martedì 3 febbraio scorso, Mattarella si è insediato alla presidenza della neonata Repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia.

Borbonico-Pontificia perché con la sua elezione alla presidenza della Repubblica, la compagine centro-meridionale della classe politico-dirigente italiana ha …Continua

Ecco perché conviene dividere l’italia


ECCO PERCHÉ CONVIENE DIVIDERE L’ITALIA

cartina-italia-politicaL’Italia si è impegnata con l’UE a riportare il debito pubblico al 60% del Pil (fiscal compact) ripagando la quota eccedente in vent’anni dal 2015 con rate annuali pari al suo 5%, allo stato dell’arte circa 60 miliardi all’anno, ma che potrebbero diventare molti di più se la recessione continuasse in conseguenza di un ulteriore calo del Pil. Ma neanche la più rosea delle previsioni, come una crescita del Pil al 3% accompagnata da un euro più debole, farebbe cambiare la sostanza per gli italiani, se non, forse, dei drastici interventi shock quali la messa in mobilità di mezzo milione di dipendenti pubblici che però nessun governo in Italia oserebbe neppure proporre. Non bastasse, nei prossimi tre anni l’Italia dovrà pure completare il finanziamento dei 125 miliardi al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) indebitandosi per versare complessivamente nelle sue casse altri 75 miliardi di euro dopo averne già versate due rate di 25 miliardi nei primi due anni dalla sua approvazione. …Continua

Chi ha paura del referendum in Crimea?


CHI HA PAURA DEL REFERENDUM IN CRIMEA?

Referendum CrimeaNon c’è popolo al mondo, Italia compresa, che riguardo a brame di conquista e razzismo etnico non abbia qualche scheletro nell’armadio. Gli USA, esportatori di democrazia, nelle “loro terre” hanno compiuto uno fra i genocidi più vigliacchi e crudeli al mondo, quello dei nativi pellirossa. Limitandoci all’Evo moderno, non c’è che l’imbarazzo della scelta in un crescendo tragico tra Cortéz, il massacratore degli aztechi, Hitler, sterminatore degli ebrei, l’Armenia, Stalin, Mao, Pol Pot, Bokassa, il Darfur e così via. Gli USA nel ruolo strategico geopolitico che si sono ritagliati, quello di gendarmi del pianeta, difendono più che altro i loro interessi, …Continua

Jus soli e clandestinità


Carrette del mareJUS SOLI E CLANDESTINITA’

Che dire dell’abolizione del reato di clandestinità attuata dalla Commissione Giustizia del Senato sull’onda emotiva delle recenti stragi di migranti nel Canale di Sicilia e della di poco precedente risoluzione approvata dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da cittadini stranieri, magari da estendere poi anche a quelli nati in Italia da stranieri clandestini? Continua a leggere “Jus soli e clandestinità”

Il futuro è l’indipendenza dei popoli


IL FUTURO È L’INDIPENDENZA DEI POPOLI

Nel suo venteindependenziannale excursus politico la Lega è passata dal federalismo alla secessione, al federalismo fiscale, dopo il referendum del 2006, e all’autonomia del nord con la macroregione, dopo la caduta di Bossi e del cerchio magico. Da partito di protesta di duri e puri è passata a partito di governo, contaminatosi al contatto del malcostume politico della casta romana ed è giunta infine alle ramazze e al restyling di Maroni che ha messo in soffitta ampolle, elmi e Padania. Da partito trasversale che l’ha portata ad allearsi anche con la sinistra, si è avvicinata sempre più alla destra statalista partecipando agli ultimi governi Berlusconi con cui ne ha negoziato i programmi. Continua a leggere “Il futuro è l’indipendenza dei popoli”