Ora si dimetta, Signor Presidente


mattarella-e-renzi-800x600ORA SI DIMETTA, SIGNOR PRESIDENTE

Nomen omen, Mattarella dà di matto ed è “Maduro” per il manicomio. Il referto diagnostico parla d’infantilismo senile con sintomi di mania di grandezza. Cos’avrebbe mai potuto fare di così terribile e irreparabile l’ultra-ottuagenario Savona? Ma evidentemente, il “Matterello” deve averlo parametrato in base alle proprie condizioni precarie di salute mentale. Allucinante, “agghiaggiande”, direbbe Conte, quello che fa l’allenatore di calcio, ovviamente.

E’ ben vero che, a suo tempo, Mattarella fu in pratica eletto con due terzi dei votanti presenti nell’assemblea dei “grandi elettori”, sebbene al quarto scrutinio. Tuttavia, quest’atteggiamento arbitrale attuale, palesemente di parte, lo porterà a confrontarsi alle prossime elezioni (se mai si faranno) con un’alleanza Lega-M5S all’80% dei suffragi diretti, ben oltre al 66% circa dei suffragi che il nostro presidente può vantare, fatto però di grandi elettori in gran parte decaduti.

E’ da persona responsabile e moralmente onesta, quale Mattarella si considera, affidare il destino di Cottarelli a dei possibili transfughi della Lega e del M5S, unici partiti che, coalizzati, possano garantire una maggioranza al “Cotto”, che del resto hanno già negato di voler sostenere? E’ solo un’altra perdita di tempo, se non uno squallido tentativo d’inciucio, che fa leva sui più bassi istinti di qualche parlamentare opportunista di turno.

Il “Matterello” si preoccupava dei risparmiatori italiani? Facciamo due osservazioni “populiste”: probabilmente, nessun elettore di Lega o M5S ha risparmi consistenti da investire in titoli di stato italiani e, probabilmente, in questi anni di crisi e bastonate, i piccoli risparmiatori italiani si son ridotti a quattro gatti spelacchiati. Laonde la domanda (retorica) è: a quali risparmiatori italiani fa riferimento Mattarella, quando dice di volerli tutelare?

Salvini e Di Maio avevano tutte le intenzioni e il diritto di governare. Il tam-tam del colpevole, stupido e incosciente puntiglio di Mattarella, che ha bloccato il governo dei due dioscuri, si è velocemente propagato fino in Libia e gli sbarchi di clandestini sono ripresi con intensità. Non bastasse, lo spread, invece che placarsi, causa la situazione d’incertezza e caos che il nostro maldestro presidente ha prodotto, si è messo a fibrillare ancor di più.

Ma forse non si tratta solo d’insipienza del nostro caro presidente, che tutti consideravano moderato, saggio e soprattutto super partes, ma che invece si è rivelato estremista, ottuso e di parte. Chi l’ha scelto per essere eletto, infatti? Chi aveva l’interesse a esacerbare la questione europea, con illazioni  e processi alle intenzioni basate su falsità?  Chi ha già affilato le lame in vista di una dura campagna elettorale che si vuole trasformare in un referendum pro o contro l’euro? Ovviamente il Pd di Renzi, un politico strappato al cabaret e servo delle élite, cui ora il “nostro” presidente ha ricambiato il favore.

Non c’era nessuna necessità di porre il veto a Savona da parte di Mattarella. Savona, per quanto d’idee risapute, avrebbe fatto parte collegialmente di un esecutivo sostenuto da una maggioranza nel cui contratto programmatico non si parlava di uscita dall’euro e ciò che egli avrebbe proposto, avrebbe richiesto l’approvazione del Consiglio dei ministri e del Parlamento, e se anche quest’ultimo avesse approvato un provvedimento con dei dubbi sulla sua costituzionalità, il PdR avrebbe comunque avuto il potere di bloccarlo in partenza. In realtà, il compito di Savona, motivato dalle competenze economiche che gli sono universalmente riconosciute, era solo quello di negoziare con i nostri partner europei e garantire efficacemente gli interessi nazionali.

Il niet di Mattarella verso Savona ha invece tutte le sembianze di un pretesto allo scopo di bloccare proprio il governo Salvini-Di Maio e, come ha precisato lo stesso presidente con caparbietà nel giustificare il suo veto a Savona, creare di conseguenza le condizioni perché la questione euro, un tabù italiano che in Europa è invece dibattuto civilmente, divenga in Italia una questione di vita o di morte, un tema rovente e divisivo per impostare una violenta caciara elettorale, studiata e programmata a tavolino allo scopo di rianimare un Pd renziano in stato comatoso, originariamente partorito per essere al servizio delle élite mondialiste sulla scia dei primi governi non-eletti.

Questo comportamento sleale del PdR, che entra nell’agone politico favorendo una squadra rispetto all’altra per conseguire dei fini inconfessabili, a prescindere da un suo possibile tradimento degli interessi e della sovranità italiana, è un pericoloso precedente che merita quantomeno di essere deplorato e stigmatizzato dall’intera classe politica, al fine di spingerlo a dare le sue dimissioni quanto prima ed è paradossale, invece, che qualcuno pensi ancora che Salvini e Di Maio abbiano premeditato un tranello a Mattarella per defilarsi dalle responsabilità di governo o per convenienze elettorali.

Indicativo è anche il fatto che il governo del Presidente stia fallendo miseramente poiché l’intero arco parlamentare nega il proprio sostegno a Cottarelli, Pd incluso, anche se lo fa per convenienza elettorale. Ciò significa che gli italiani e i partiti che li rappresentano hanno bocciato non solo Cottarelli ma indirettamente anche Mattarella, che ha travalicato i limiti del suo mandato e gestito di male in peggio una crisi politica che, per colpa sua, è divenuta anche una crisi istituzionale e finanziaria.

Comunque, se Mattarella e il Pd vogliono una simulazione di referendum, ebbene si vada quanto prima al voto! Poniamo fine a questa surrettizia e crescente cessione di sovranità nazionale a vantaggio dell’Unione Sovietica Europea e a danno degli ignari cittadini italiani, una sodomizzazione strisciante che gli europeisti nostrani e i burocrati di Bruxelles stanno attuando nei confronti del popolo sovrano italiano, senza averne neppure chiesto il consenso tramite un regolare referendum, grazie a delle norme costituzionali obsolete e antidemocratiche.

I media asserviti ai poteri forti hanno prima accusato il governo nascente di nascondere le sue reali intenzioni, mettendo anche in atto una veemente campagna terroristica sulle conseguenze dell’euroscetticismo, e questi poteri, al minimo sospetto di una potenziale uscita dell’Italia dall’euro, tramite Mattarella, che si è piegato ai loro voleri, hanno subito bloccato il governo gialloverde, benché legittimato dal voto popolare. Figurarsi cosa sarebbe successo se nel contratto di governo tra Lega e M5S si fosse inserita tale possibilità come ultima ratio per salvaguardare gli interessi italiani. Avrebbero aizzato in maniera furibonda i mercati contro l’Italia.

Eppure, in linea di principio, non si può immaginare di negare al popolo italiano tale scelta e fare dell’adesione all’eurozona uno stato definitivo e irreversibile quale solo la morte può essere, sebbene le idee dei grandi uomini sopravvivano a essi. E’ per questo motivo che, se non si pensa male, rimane incomprensibile l’atteggiamento di una personalità come Mattarella, che tutti credevamo sensibile a valori e diritti primari dell’uomo occidentale come la libertà, la dignità e la democrazia. Invece il nostro Signor Presidente ha pensato solo al portafoglio degli italiani, rispolverando e dando nuovo lustro al vecchio detto “O con Francia o con Spagna, basta che se magna”. E dicevano che era Salvini a far leva sulla pancia e le paure degli italiani!

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Un’UE segnata dall’immobilismo


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Nel dibattito politico italiano da tempo è chiara l’esistenza di due opposte visioni riguardo il futuro dell’UE. La sinistra al completo, incluso il tentennante Pd che a volte, tramite il suo leader Renzi, esibisce e altre no la bandiera europea, spinge per un’UE più politicamente integrata e solidale, in special modo nell’accoglienza dei migranti e, insieme, meno rigida e tecnocratica nel rispetto dei parametri economici europei che si vorrebbero più flessibili. Al contrario, i partiti euro scettici, rappresentati soprattutto dall’asse Salvini-Meloni, chi più chi meno, spingono per un’UE più leggera, che si occupi principalmente della sicurezza e salvaguardia identitaria dei suoi popoli, lasciando a essi maggiore libertà nella gestione delle questioni economiche e monetarie.

Chi sostiene la prima visione, auspicando una maggiore integrazione politica ed economica dei paesi UE e dell’eurozona, ritiene che un’eventuale uscita dall’eurozona avrebbe per l’Italia un effetto disastroso, esposta come sarebbe, da sola e senza l’ombrello protettivo dell’euro, a ogni speculazione finanziaria, dimenticando però che esistono svariati Paesi, anche meno forti economicamente dell’Italia, che prosperano nell’ecosistema finanziario internazionale, dove pure il Giappone non arranca certo, nonostante il suo debito pubblico sia il doppio di quello italiano.

Ma chi sbava e preme per avere più UE, in questa maggiore integrazione include anche l’unione fiscale? Se così fosse, son consci costoro che per adeguarsi alla pressione fiscale media europea, senza far saltare tutti i conti e con il debito pubblico che si ritrova, a farlo l’Italia ci metterebbe mezzo secolo, se bastasse? E quindi di che cosa parliamo? Del libro dei sogni? E per costoro, più UE e più solidarietà tra gli Stati europei significa forse che la grande Germania, con i suoi Stati satelliti, dovrebbe mantenere i PIGS del sud, come da tempo il centralismo romano ha addomesticato a fare il sottomesso e tartassato Lombardo-Veneto nei confronti di buona parte del resto d’Italia?

I tedeschi saranno pure “crucchi” ma non fino a questo punto, è garantito! Sanno bene che a lor convien che tutto rimanga com’è. Con l’euro, loro ci guadagnano assai, sebbene l’Italia molto meno. Perché dunque spingere per una maggiore integrazione e rompersi la schiena per quei spendaccioni degli italiani? Al massimo se ne riparlerà quando l’Italietta avrà messo in ordine i suoi conti, ossia mai, condannata in eterno alla serie B. Eppure, invece che farsi mantenere dai tedeschi, per l’Italia ci sarebbe un’altra possibilità di riprendersi economicamente, rischiosa ma certamente più dignitosa: liberarsi da quest’abbraccio nefasto con la Germania, spingendo per avere meno UE e per uscire dall’euro.

Ma neanche questo succederà. A fronte di masse d’italiani impoveriti, che non hanno più risparmi da parte, prosciugati da anni di crisi economica, e che sarebbero disponibili a tentare l’impresa di completare quella liberazione che orgogliosamente si celebra ogni 25 aprile, c’è ancora una buona parte di ricchi che temono di perdere i loro lucrosi risparmi con l’uscita dell’Italia dall’euro. E, sinceramente, non c’è politico al mondo che possa guidare l’Italia intera in quest’impresa, frammentata geograficamente in modo netto com’è, sia politicamente che economicamente e culturalmente, a dispetto di definirsi Stato unitario. In effetti, il peccato originale di essere nata come Stato unitario, anziché federale, ha impedito e impedisce all’Italia di realizzare il suo considerevole potenziale economico.

Soffocati da uno Stato centralista incapace di tenere i conti in ordine, oppressi da un regime fiscale esoso, inclini alla corruzione galoppante, intimiditi dalle mafie e assuefatti al persistente parassitismo, solo in ultima istanza ingabbiati dalla rigidità economica dei paesi UE luterani (ma che fortunatamente c’impedisce d’indebitarci ulteriormente) siamo dunque condannati all’immobilismo completo, senza via di scampo, né verso un’Europa più solidale e generosa, di cui approfittare a man bassa né, con la dignità di chi ritiene che la libertà non abbia prezzo, verso un’Italia più sovrana e padrona del proprio destino.

Lo stesso duo Macron-Merker, che si profila a governare l’UE, rinsaldando la centralità dell’asse franco-tedesco, al netto di qualche regalino per imbonire i francesi, sarà sostanzialmente il garante dello statu quo e della continuità politica europea circa l’economia e l’immigrazione, con buona pace di chi in Italia s’illude e sogna ancora un’unificazione politica dell’UE. Solo un’inaspettata vittoria di Marine Le Pen avrebbe potuto cambiare le carte in tavola e favorire un ridimensionmento del progetto europeo per assecondare le aspirazioni sovraniste dei popoli europei, contro le volontà delle élite mondialiste che controllano i sistemi sovranazionali, élite che Marine Le Pen, allusivamente ha denominato ROM (Rassemblement Organisation Mondialisée). Ciò per rimarcare quanto lei sia ormai lontana dalla xenofobia del padre e quanto invece il mondialismo, il vero nemico dell’identità culturale francese, sia ora vicino e pericoloso.

Il fatto che in molti casi le procedure di trasferimento delle sovranità nazionali a Bruxelles non abbiano previsto delle analoghe procedure di “divorzio” e riacquisizione delle medesime sovranità (come nel caso dell’uscita dall’eurozona) la dice lunga su quanto fosse e sia determinata e ferma la volontà di quest’élite mondialiste di sottrarre progressivamente e definitivamente sovranità agli stati nazionali in genere, per cancellarne le identità culturali, ammantando di nobile pacifismo e umanitarismo le loro vere mire di potere.

Chi ha paura del referendum in Crimea?


CHI HA PAURA DEL REFERENDUM IN CRIMEA?

Referendum CrimeaNon c’è popolo al mondo, Italia compresa, che riguardo a brame di conquista e razzismo etnico non abbia qualche scheletro nell’armadio. Gli USA, esportatori di democrazia, nelle “loro terre” hanno compiuto uno fra i genocidi più vigliacchi e crudeli al mondo, quello dei nativi pellirossa. Limitandoci all’Evo moderno, non c’è che l’imbarazzo della scelta in un crescendo tragico tra Cortéz, il massacratore degli aztechi, Hitler, sterminatore degli ebrei, l’Armenia, Stalin, Mao, Pol Pot, Bokassa, il Darfur e così via. Gli USA nel ruolo strategico geopolitico che si sono ritagliati, quello di gendarmi del pianeta, difendono più che altro i loro interessi, …Continua

Andamento storico dell’economia italiana


ANDAMENTO STORICO DELL’ECONOMIA ITALIANA

 

Il grafico su riportato rappresenta l’andamento del rapporto debito pubblico/PIL dal 1950 al 2010 relazionato ai governi di vario colore politico succedutisi dal 1976 in poi, in arancio quelli di centro-sinistra, in rosso quelli di sinistra e in blu quelli di destra. Per la fine del 2012, con il governo Monti, si prevede un rapporto debito pubblico/Pil pari circa 120 punti percentuali o in altri termini che il nostro debito (2000 miliardi di euro circa) sarà 1,2 volte il nostro Pil. Continua a leggere “Andamento storico dell’economia italiana”

Il declino italiano (il “Bignami” degli ultimi 50 anni d’Italia)


Un declino che viene da lontano

IL DECLINO ITALIANO
(IL “BIGNAMI” DEGLI ULTIMI 50 ANNI D’ITALIA)

Gli anni ’60 sono stati quelli del boom economico italiano. Allora, ancora non esisteva lo Statuto dei Lavoratori ma alcune conquiste (lavoro minorile, durata della giornata lavorativa, diritti di associazione sindacali e di sciopero, normative antinfortunistiche e assicurative, divieto di mediazione del lavoro) già limitavano l’imprenditoria italiana che non godeva certo della disinvoltura con cui gli attuali imprenditori cinesi o indiani gestiscono i propri lavoratori dipendenti sia sul piano dei loro diritti, sia su quello salariale. Tuttavia, grazie alla disponibilità di lavoro che si ebbe con l’introduzione delle macchine in agricoltura, gli imprenditori del triangolo industriale Milano-Torino-Genova trasformarono l’Italia, da paese sostanzialmente rurale qual era, in un paese industriale e masse di contadini, soprattutto provenienti dal sud, in masse operaie dell’industria e dell’edilizia. Continua a leggere “Il declino italiano (il “Bignami” degli ultimi 50 anni d’Italia)”

Le origini della crisi economica italiana


PIGS e crisi dell’Eurozona

LE ORIGINI DELLA CRISI ECONOMICA ITALIANA

Il mondo intero è ormai capitalista. La vittoria del capitalismo sul comunismo, sbloccando il mondo dalla condizione di stallo in cui si trovava, diviso tra i due blocchi contrapposti, ha permesso a molti paesi che si trovavano in condizioni di sottosviluppo, di emergere dalla povertà, pur con tutte le riserve legate a una distribuzione della ricchezza molto disuguale. Persino in quei paesi che si dicevano comunisti (la Cina o il Brasile di Lula) vigono ormali il capitalismo e il consumismo più sfrenati. Tuttavia se l’Italia si trova nella situazione attuale, la colpa non è solo del capitalismo e della globalizzazione. E’ soprattutto di quelli che un decennio fa, ci hanno fatto credere che l’entrata nell’eurozona (così com’era stata concepita a Maastricht) e nel mercato globale ci avrebbero portato solo grandi vantaggi economici. Continua a leggere “Le origini della crisi economica italiana”

Le responsabilità vanno divise


La globalizzazione dei mercati

LE RESPONSABILITA’ VANNO DIVISE

Prodi, nel 1999, ci ha fatto aderire a forza al Trattato di Maastricht per entrare nell’Eurozona, senza però avvisarci dei rischi legati al debito pubblico italiano già pesante allora. I governi seguenti, pur potendo risparmiare moltissimo godendo d’interessi sul debito pubblico pari a quelli tedeschi e di fiducia e credibilità nel sistema Italia, ritenuto in grado di mantenere un PIL elevato, non hanno tuttavia usato quei risparmi per ridurre il debito, né hanno predisposto quelle riforme strutturali in grado di farci crescere nonostante la concorrenza dei mercati globali. Continua a leggere “Le responsabilità vanno divise”

L’onore delle armi alla Lega


Alberto da Giussano

L’ONORE DELLE ARMI ALLA LEGA

Se non fosse per il “golpe dei mercati”, la Lega Nord sarebbe ancora al governo, lottando con pervicacia per completare l’attuazione del federalismo fiscale, a fianco del Pdl e Berlusconi. Col suo voltafaccia, legittimo ma eticamente discutibile, Fini ha cambiato il proprio orientamento politico in corso di partita, tradito parte dei suoi ex-elettori di AN, scardinato il neonato PDL e l’alleanza con la Lega, un’alleanza che aveva un ampio margine nei numeri per giungere al termine naturale della legislatura, completando ogni punto del programma elettorale nel quale erano già incluse, assieme al federalismo fiscale, molte di quelle riforme strutturali che ora l’Europa ci chiede. Continua a leggere “L’onore delle armi alla Lega”

Pagare il debito pubblico o il Default?


PAGARE IL DEBITO PUBBLICO O IL DEFAULT?

In questo momento di crisi, i paesi virtuosi dell’Eurozona nord europea e principalmente Francia e Germania, giustamente, non sono per niente propensi a mantenere quelli spreconi e improduttivi del sud e trainare da soli l’economia europea senza che questi ultimi, rinunciando in parte alla loro sovranità nazionale, non accettino di predisporre dei piani di rientro dal debito, supportati da necessarie e profonde riforme strutturali periodicamente verificate da autorità europee sovranazionali. Continua a leggere “Pagare il debito pubblico o il Default?”