La deriva fondamentalista delle organizzazioni No Profit


FB_IMG_1589282149591LA DERIVA FONDAMENTALISTA DELLE ORGANIZZAZIONI NO PROFIT

Aiutare l’Africa e gli africani a casa loro, prima ancora che un nobile ideale umanitario, è un’idea di buon senso, tesa a disinescare il fenomeno della loro immigrazione incontrollata in Europa.  Tuttavia, aiutare l’Africa, nel modo in cui da troppo tempo lo stanno facendo le organizzazioni di volontariato, è inutile quando non dannoso, come lo è stato nel caso della cooperatrice Silvia Romano.

Sebbene mossa da nobili intenti umanitari verso gli africani, con l’esito finale della sua romanzesca avventura, della cui narrazione aspettiamo con ansia la pubblicazione, questa sprovveduta dilettante allo sbaraglio ha posto una pesante ipoteca sulla continuità di queste spensierate, quanto insignificanti iniziative umanitarie che partono dall’Italia. Almeno lo speriamo vivamente.

In pratica, al di là degli aspetti folclorici, in parte veri e in parte smentiti, di cui si può ridere quanto indignarsi o stupirsi, come la conversione all’Islam, il matrimonio con un locale, il cambiamento del nome in Aisha e il concepimento di un figlio dal futuro nebuloso e problematico, l’esito finale della sua avventura si è concretizzato con il pagamento per la sua liberazione di un riscatto pluri-milionario ad Al-Shabaab, gruppo di fondamentalisti islamici, percolosi terroristi, fanatici e sanguinari, che sicuramente sapranno che buon uso fare di quei milioni.

Con la complicità del governo Conte-bis e dell’impalpabile ministro agli esteri Di Maio, che ne hanno versato il riscatto (per quanto affannosamente smentito) e stupidamente celebrata con enfasi inopportuna la liberazione, divenuta uno spot per la propaganda jihaddista, la Romano, di fatto ha mostrato ai gruppi terroristi islamici che i cooperanti italiani sono delle facili, lucrose e “cooperative” prede.

L’effetto di questa vicenda è automatico: ogni volontario italiano, anche se opera sotto l’egida dell’ONU, anche se con palesi o inconsce tendenze islamofile, d’ora in poi sarà nel mirino dei gruppi terroristi islamici. Questo almeno finché il governo non provvederà con una legge ad hoc, volta a bloccare i riscatti fatti con denaro pubblico. Ma lo farà davvero questo governo in stato confusionale?

Questa storia è così paradossale da farci presumere, infatti, che dopo il volontaritato nelle scuole rurali keniote, quantomeno la Romano tornerà a breve in Somalia per insegnare alle bambine il Corano nelle madrase somale. Tuttavia, aldilà di questo, aiutare l’Africa nel modo in cui lo fa il sistema del volontariato serve a poco o a nulla.

I fatti e la persistente criticità dell’Africa lo dimostrano: è come svuotare l’oceano con un cucchiaino, ma serve ai volontari “fai da te” per mostrare di avere la coscienza pulita e a sentirsi buoni. Come quei benefattori che, commossi, mandano generosi soldi in Africa, che poi invariabilmente finiscono perlopiù a ingrassare le ong e i governi locali corrotti. In Africa servono più interventi umanitari seri e controllati, svolti con personale competente e conscio dei rischi direttamente dall’ONU o da organizzazioni ad essa connessi, con la speranza che almeno l’ONU sia scevra da speculazioni e corruzione.

Forse, solo un neo-colonialismo europeo illuminato potrebbe risolvere in tempi brevi i problemi dell’Africa, ma farlo ora, saremmo già in ritardo. La Cina, infatti, la sta già colonizzando l’Africa povera e, considerato il tasso di crescita demografica dei cinesi, non è improbabile alla lunga una sostituzione etnica da parte loro, che spingerà sempre più gli africani verso l’Europa.

Un’Europa che è inerte e distratta, occupata com’è a valutare col bilancino il rispetto di parametri stabiliti da trattati bizantini… eppure, sappiamo la fine che han fatto i bizantini. Al contrario, non perdono tempo i governi autocrati e autoritari dell’imperatore cinese Xi-Jinping e del sultano neo-ottomano Erdogan, che di sottecchi estendono sempre più  la loro egemonia in Africa, con  il beneplacito di quei paesi che all’ONU sono sotto il loro controllo.