Popoli non in vendita


Bandiere-Mondo.jpgPOPOLI NON IN VENDITA

La sicurezza e l’identità culturale sono alla base del concetto di Stato e di nazione e non hanno prezzo. Se l’Italia non vuole subire nel giro di qualche generazione la stessa sorte dei francesi, vittime di continue stragi terroristiche di matrice islamica, o del Regno Unito, dove esplodono conflitti etnici tra gli africani stessi, ha il diritto di chiudere i porti ai migranti irregolari e di non soccorrerli se volontariamente si pongono in situazioni di rischio. Questi invasori, disposti a morire come miliziani di Allah facendosi scudo di donne e bambini, vanno respinti con un blocco navale europeo, altrimenti a loro ci pensi l’ONU.

Le stesse ONG non agiscono per puro tornaconto economico. Alla base dei loro comportamenti scorretti e furbeschi c’è un’ideologia in nome della quale si sentono legittimate a comportarsi così. E’ l’ideologia globalista di un mondo multietnico e senza frontiere regolato da trattati internazionali che, secondo la loro delirante utopia, dovrà portare progressivamente alla dissoluzione degli stati nazionali stessi e quindi alla fine delle guerre.

Ma il rovescio della medaglia di questa ipotetica società sarà il caos totale, il diffondersi dei conflitti etnici, delle mafie e della delinquenza, il ricorso alle armi da parte dei cittadini inermi senza più nessuno che li difenda o, in alternativa, un mega-stato mondiale poliziesco e dittatoriale guidato da pochi eletti, che porrà fine alla vera democrazia, quella diretta, attuabile solo in comunità di limitate dimensioni (v. Svizzera).

La storia dell’umanità dimostra, invece, che l’idea di un mondo globalizzato, così accarezzata dalle élite sovranazionali, non sarà mai compatibile con la natura umana, così territoriale e competitiva. Dal mito della Torre di Babele e dei babilonesi, puniti da Jehovah per la loro superbia con la dispersione e la confusione delle lingue, ogni tentativo di globalizzazione è sempre miseramente fallito. Presto o tardi è crollato ogni impero, da quelli antichi fino a quelli coloniali recenti.

E la stessa fine farà l’attuale tentativo dell’occidente di occidentalizzare il mondo intero esportando, con armi e soldi, democrazia e diritti civili, paradossalmente proprio grazie anche alla strenua resistenza di popolazioni come quelle musulmane e talebane che rifiutano l’omologazione occidentale e che a loro volta vorrebbero imporre con la forza un’omologazione coranica, progetto ugualmente destinato al fallimento.

Il problema è che, una parte dell’umanità, come nel supplizio di Tantalo, continua stupidamente a spingere faticosamente un masso, su per un versante scosceso, destinato a rotolare invariabilmente giù per il versante opposto. Un comportamento dovuto a un difetto originale nella natura di questa parte di umanità, una natura distorta che tende ad andare contro la natura stessa e le sue leggi e che porta a sfregiare e degradare sempre più la Madre Terra e i suoi abitanti.

In questo momento la mossa dei servi nostrani del mondialismo è paventare il pericolo di un isolamento internazionale dell’Italia a trazione Salvini per le sue dure posizioni in materia d’immigrazione. La verità è che egli è in buona compagnia, una compagnia che si allarga sempre più e fatta di personaggi di vertice:

  • Putin, che non ha esitato a difendere il diritto all’autodeterminazione dei popoli in Donbass e in Crimea;
  • Trump che difende il confine con il Messico dall’immigrazione clandestina e impone dazi per contrastare la concorrenza sleale e ogni forma di dumping da parte di Cina ed Europa;
  • il Regno Unito, che per difendersi dall’immigrazione incontrollata ha preferito uscire dall’UE;
  • il premier ungherese Orban, che assieme agli altri componenti del gruppo di Visegard (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) rivendica il diritto a non subire l’imposizione della redistribuzione dei profughi;
  • l’Austria che appoggia il gruppo di Visegard e chiude i propri confini;
  • Seehofer, leader della CSU bavarese e ministro degli interni tedesco, che si oppone ai movimenti secondari dei migranti;
  • e infine tutti gli altri partiti di stampo lepenista, frettolosamente identificati come xenofobi o peggio razzisti, che però nascono e crescono in tutta Europa e che alle prossime elezioni ne cambieranno i connotati.

Il comune denominatore di tutti questi compagni di Salvini è il rispetto dei popoli sovrani, delle loro identità culturali e dei loro interessi economici contro chi ha interesse a renderli ininfluenti per arricchirsi in una totale mancanza di regole a livello mondiale.

Annunci

Ora si dimetta, Signor Presidente


mattarella-e-renzi-800x600ORA SI DIMETTA, SIGNOR PRESIDENTE

Nomen omen, Mattarella dà di matto ed è “Maduro” per il manicomio. Il referto diagnostico parla d’infantilismo senile con sintomi di mania di grandezza. Cos’avrebbe mai potuto fare di così terribile e irreparabile l’ultra-ottuagenario Savona? Ma evidentemente, il “Matterello” deve averlo parametrato in base alle proprie condizioni precarie di salute mentale. Allucinante, “agghiaggiande”, direbbe Conte, quello che fa l’allenatore di calcio, ovviamente.

E’ ben vero che, a suo tempo, Mattarella fu in pratica eletto con due terzi dei votanti presenti nell’assemblea dei “grandi elettori”, sebbene al quarto scrutinio. Tuttavia, quest’atteggiamento arbitrale attuale, palesemente di parte, lo porterà a confrontarsi alle prossime elezioni (se mai si faranno) con un’alleanza Lega-M5S all’80% dei suffragi diretti, ben oltre al 66% circa dei suffragi che il nostro presidente può vantare, fatto però di grandi elettori in gran parte decaduti.

E’ da persona responsabile e moralmente onesta, quale Mattarella si considera, affidare il destino di Cottarelli a dei possibili transfughi della Lega e del M5S, unici partiti che, coalizzati, possano garantire una maggioranza al “Cotto”, che del resto hanno già negato di voler sostenere? E’ solo un’altra perdita di tempo, se non uno squallido tentativo d’inciucio, che fa leva sui più bassi istinti di qualche parlamentare opportunista di turno.

Il “Matterello” si preoccupava dei risparmiatori italiani? Facciamo due osservazioni “populiste”: probabilmente, nessun elettore di Lega o M5S ha risparmi consistenti da investire in titoli di stato italiani e, probabilmente, in questi anni di crisi e bastonate, i piccoli risparmiatori italiani si son ridotti a quattro gatti spelacchiati. Laonde la domanda (retorica) è: a quali risparmiatori italiani fa riferimento Mattarella, quando dice di volerli tutelare?

Salvini e Di Maio avevano tutte le intenzioni e il diritto di governare. Il tam-tam del colpevole, stupido e incosciente puntiglio di Mattarella, che ha bloccato il governo dei due dioscuri, si è velocemente propagato fino in Libia e gli sbarchi di clandestini sono ripresi con intensità. Non bastasse, lo spread, invece che placarsi, causa la situazione d’incertezza e caos che il nostro maldestro presidente ha prodotto, si è messo a fibrillare ancor di più.

Ma forse non si tratta solo d’insipienza del nostro caro presidente, che tutti consideravano moderato, saggio e soprattutto super partes, ma che invece si è rivelato estremista, ottuso e di parte. Chi l’ha scelto per essere eletto, infatti? Chi aveva l’interesse a esacerbare la questione europea, con illazioni  e processi alle intenzioni basate su falsità?  Chi ha già affilato le lame in vista di una dura campagna elettorale che si vuole trasformare in un referendum pro o contro l’euro? Ovviamente il Pd di Renzi, un politico strappato al cabaret e servo delle élite, cui ora il “nostro” presidente ha ricambiato il favore.

Non c’era nessuna necessità di porre il veto a Savona da parte di Mattarella. Savona, per quanto d’idee risapute, avrebbe fatto parte collegialmente di un esecutivo sostenuto da una maggioranza nel cui contratto programmatico non si parlava di uscita dall’euro e ciò che egli avrebbe proposto, avrebbe richiesto l’approvazione del Consiglio dei ministri e del Parlamento, e se anche quest’ultimo avesse approvato un provvedimento con dei dubbi sulla sua costituzionalità, il PdR avrebbe comunque avuto il potere di bloccarlo in partenza. In realtà, il compito di Savona, motivato dalle competenze economiche che gli sono universalmente riconosciute, era solo quello di negoziare con i nostri partner europei e garantire efficacemente gli interessi nazionali.

Il niet di Mattarella verso Savona ha invece tutte le sembianze di un pretesto allo scopo di bloccare proprio il governo Salvini-Di Maio e, come ha precisato lo stesso presidente con caparbietà nel giustificare il suo veto a Savona, creare di conseguenza le condizioni perché la questione euro, un tabù italiano che in Europa è invece dibattuto civilmente, divenga in Italia una questione di vita o di morte, un tema rovente e divisivo per impostare una violenta caciara elettorale, studiata e programmata a tavolino allo scopo di rianimare un Pd renziano in stato comatoso, originariamente partorito per essere al servizio delle élite mondialiste sulla scia dei primi governi non-eletti.

Questo comportamento sleale del PdR, che entra nell’agone politico favorendo una squadra rispetto all’altra per conseguire dei fini inconfessabili, a prescindere da un suo possibile tradimento degli interessi e della sovranità italiana, è un pericoloso precedente che merita quantomeno di essere deplorato e stigmatizzato dall’intera classe politica, al fine di spingerlo a dare le sue dimissioni quanto prima ed è paradossale, invece, che qualcuno pensi ancora che Salvini e Di Maio abbiano premeditato un tranello a Mattarella per defilarsi dalle responsabilità di governo o per convenienze elettorali.

Indicativo è anche il fatto che il governo del Presidente stia fallendo miseramente poiché l’intero arco parlamentare nega il proprio sostegno a Cottarelli, Pd incluso, anche se lo fa per convenienza elettorale. Ciò significa che gli italiani e i partiti che li rappresentano hanno bocciato non solo Cottarelli ma indirettamente anche Mattarella, che ha travalicato i limiti del suo mandato e gestito di male in peggio una crisi politica che, per colpa sua, è divenuta anche una crisi istituzionale e finanziaria.

Comunque, se Mattarella e il Pd vogliono una simulazione di referendum, ebbene si vada quanto prima al voto! Poniamo fine a questa surrettizia e crescente cessione di sovranità nazionale a vantaggio dell’Unione Sovietica Europea e a danno degli ignari cittadini italiani, una sodomizzazione strisciante che gli europeisti nostrani e i burocrati di Bruxelles stanno attuando nei confronti del popolo sovrano italiano, senza averne neppure chiesto il consenso tramite un regolare referendum, grazie a delle norme costituzionali obsolete e antidemocratiche.

I media asserviti ai poteri forti hanno prima accusato il governo nascente di nascondere le sue reali intenzioni, mettendo anche in atto una veemente campagna terroristica sulle conseguenze dell’euroscetticismo, e questi poteri, al minimo sospetto di una potenziale uscita dell’Italia dall’euro, tramite Mattarella, che si è piegato ai loro voleri, hanno subito bloccato il governo gialloverde, benché legittimato dal voto popolare. Figurarsi cosa sarebbe successo se nel contratto di governo tra Lega e M5S si fosse inserita tale possibilità come ultima ratio per salvaguardare gli interessi italiani. Avrebbero aizzato in maniera furibonda i mercati contro l’Italia.

Eppure, in linea di principio, non si può immaginare di negare al popolo italiano tale scelta e fare dell’adesione all’eurozona uno stato definitivo e irreversibile quale solo la morte può essere, sebbene le idee dei grandi uomini sopravvivano a essi. E’ per questo motivo che, se non si pensa male, rimane incomprensibile l’atteggiamento di una personalità come Mattarella, che tutti credevamo sensibile a valori e diritti primari dell’uomo occidentale come la libertà, la dignità e la democrazia. Invece il nostro Signor Presidente ha pensato solo al portafoglio degli italiani, rispolverando e dando nuovo lustro al vecchio detto “O con Francia o con Spagna, basta che se magna”. E dicevano che era Salvini a far leva sulla pancia e le paure degli italiani!

“Il Gattopardo” di Grillo & Ass


 IL GATTOPARDO

di GRILLO & Ass

C’è un canale che, come a Genova, scorre sotto il piano stradale, imbrigliato da ipocrite pareti di cemento, atte a nasconderne le acque scure e malsane. Ma, occasionalmente, in corrispondenza di una svolta stradale, questo canale emerge e mostra a tutti la sua vera natura. E’ la questione meridionale, che da cento e cinquant’anni accompagna la storia italica avvelenando il paese, una questione tra nord e sud spesso negata, dimenticata e nascosta ma che, in occasione della svolta politica che le recenti elezioni hanno causato, emerge ricordando a tutti che non è ancora stata risolta e sanata.

Ci fu un tempo in cui intrepidi condottieri del nord fondarono prima la Liga Veneta e poi la Lega Nord, con il sogno di liberare le loro genti e le loro terre, colonizzate dall’oppressione fiscale di un’Italia matrigna, caduta nelle mani di una vorace classe dirigente e politica a trazione meridionale.

Al grido di “Roma ladrona” e “Padania libera” lottarono rincorrendo un sogno: l’indipendenza del nord, divenuto terra di conquista e di scorrerie fiscali da parte di battaglioni di finanzieri in arme, fiancheggiati da sordidi delatori, sguinzagliati con il compito di esigere fino all’ultimo centesimo ogni imposta dovuta ai cittadini del nord, mentre al sud si tollerava che l’economia sommersa si sviluppasse e prosperasse liberamente senza alcun freno.

E questo per mantenere eserciti di forestali, garantire rendite e vitalizi a politici e boiardi statali e favori a pletore infinite di questuanti e nullatenenti, dilapidando risorse duramente sudate dai cittadini del nord, risucchiate nei buchi neri dell’assistenzialismo statale, della corruzione, dello sperpero, del parassitismo e delle mafie meridionali.

Oggi questo sogno d’indipendenza è stato messo da parte dalla Lega e vacilla anche tra i suoi militanti più duri e puri, che rimangono desolati di fronte all’indifferenza con cui i burocrati europei assistono al travaglio della Catalogna, che pacificamente e democraticamente chiede l’indipendenza dalla Spagna senza rinnegare il proprio desiderio di rimanere nell’UE.

Dove sono l’anti sovranismo e l’anti nazionalismo di questi burocrati europei di fronte a un governo spagnolo, dai tratti ultra nazionalisti, che nega l’autodeterminazione di un popolo? Forse questi sentimenti vanno bene solo quando c’è da stigmatizzare populisti ed euro scettici che mettono in dubbio la giustezza e l’utilità di regole e trattati astrusi che ingabbiano i popoli europei?

Comunque sia, oggi la Lega a guida Salvini ha abbandonato ogni velleità secessionista e perfino tolto il nome Nord dallo stendardo e dal simbolo, con lo scopo d’indicare agli italiani tutti, da nord a sud, la via maestra per risolvere i problemi dell’Italia attuale. Un’Italia minacciata da ondate di migranti clandestini che c’invadono e non diventano una risorsa ma un problema economico, sociale e di sicurezza, un’Italia oppressa dalle tasse, impastoiata nella burocrazia, bloccata dalla lentezza del sistema giudiziario e, soprattutto, vincolata da un’UE che, di fatto, è un torneo fra nazioni dove, barando, vincono sempre le stesse. Tutti fattori che limitano conseguentemente le potenzialità di crescita economica dell’Italia.

Visto che l’UE tergiversa sull’unione fiscale e, anzi, incentiva la concorrenza interna, la ricetta economica di Salvini è la Flat Tax, un regime fiscale già applicato in paesi grandi, medi e piccoli come, ad esempio, Russia, Ungheria e Hong Kong, dove ha prodotto risultati lusinghieri, consentendo una crescita economica tale da creare nuovi posti di lavoro e maggiore benessere per ogni strato sociale. Questo secondo il principio di buon senso che è meglio essere differenziati verso l’alto che livellati verso il basso, ossia meglio avere livelli di benessere diversificati ma accompagnati da mobilità sociale, piuttosto che essere tutti dei miserabili (come nei regimi comunisti, senz’alcuna prospettiva di promozione sociale). Tra l’altro, una forte riduzione delle tasse, che investe anche le imprese, serve a contrastare i fenomeni del dumping fiscale e salariale e i processi di delocalizzazione industriale.

Ovviamente, dice Salvini, la flat tax è un cambio di regime fiscale totale, che semplifica drasticamente le procedure, richiedendo con ciò un condono fiscale che chiuda le posizioni pregresse di chi deve all’erario meno di centomila euro. In questo modo si ricaverebbero, tra l’altro, introiti che, diversamente, sarebbero irrecuperabili, utili alle coperture iniziali della flat tax, mentre il grosso delle coperture sarebbe ricavato dalla revisione della spese pubblica, dalla lotta alla corruzione e dall’emersione dell’economia sommersa e mafiosa.

Ma questi provvedimenti non saranno uno spauracchio per l’economia meridionale sommersa… abituata a non pagare le tasse, dal momento che paga già il pizzo? E’ assai probabile che tali provvedimenti possano essere una medicina rivoltante e imbevibile, anche perché al sud, senza citare gli sprechi e la corruzione, il sommerso è ampio e ben radicato nel tempo. Come spiegare, altrimenti, che le presenze registrate negli esercizi ricettivi dei turisti, che visitano Napoli e dintorni, siano notevolmente inferiori a quelle di Caorle, remota località balneare veneta, che molti italiani faticherebbero a individuare sulla carta geografica italiana, tra cui il buontempone Crozza, che a suo tempo fece notare l’anomalia?

Tra l’altro, se si riuscisse a far emergere l’economia sommersa, valutata sugli 800 miliardi di Pil, magicamente il nostro debito pubblico scenderebbe sotto il 100% in rapporto al Pil, attestandosi su valori simili a quelli della gran parte dei nostri partner europei cosiddetti virtuosi. In queste condizioni, chiunque fosse al governo, sarebbe in grado di attuare economie espansive, basate sugli investimenti statali e su politiche di sostegno al reddito senza incorrere nelle sanzioni europee. Inoltre, se le stime sull’economia sommersa, che include anche il giro d’affari delle organizzazioni mafiose, fossero corrette, le statistiche sui tassi di disoccupazione nel meridione sarebbero di conseguenza fuorvianti, poiché risulterebbe che al sud lavorano in realtà molti più cittadini di quanto non sembri, trattandosi però di lavoratori precari o in nero o inseriti nel giro del malaffare.

Dunque, sebbene affini riguardo all’immigrazione e all’UE, in campo economico le posizioni  e le soluzioni di Salvini e Di Maio, leader del M5S, divergono nettamente. Infatti, la proposta Di Maio, più che rivolta agli investimenti produttivi, è alquanto impregnata di statalismo assistenziale, ossia di aumento della spesa pubblica per garantire un reddito di cittadinanza ai disoccupati italiani. Un aumento di spesa che, per non accrescere ulteriormente il debito pubblico, ricevendo il niet della troika e il ricatto dei mercati, inevitabilmente si reggerebbe su un inasprimento della pressione fiscale che, per quanto detto, andrà a colpire prevalentemente l’economia emersa, ossia sostanzialmente il nord.

Inoltre, il reddito di cittadinanza alla tedesca, cui i grillini s’ispirano, è sostenibile in Germania perché lì, come nel nord d’Italia, la disoccupazione è bassa, e nel giro di pochi mesi un disoccupato trova facilmente un lavoro. Tuttavia, con i livelli di disoccupazione ufficialmente dichiarata che esistono nel sud Italia (che però, come detto, forse non corrispondono proprio alla realtà a causa del lavoro nero) hai voglia ad attendere la terza chiamata dal centro per l’impiego! Per chi non ha altra scelta, non resta che emigrare.

Di conseguenza, senza un serio progetto politico rivolto alla creazione di nuovi posti di lavoro veri, il reddito di cittadinanza rischia fatalmente di trasformarsi in una “rendita vitalizia” di natura parassitaria, che potrebbe essere persino più appetibile del lavoro fittizio dei forestali siciliani, che devono comunque attivarsi per fingere di lavorare.

Vuoi perché al sud c’è poco lavoro, vuoi perché quello che c’è, è in nero o non s’incontra con la domanda, in ogni caso Di Maio sta mettendo il carro davanti ai buoi. Infatti, prima di ridistribuire ricchezza (attività prediletta della sinistra e pratica clientelare che le classi dirigenti meridionali di ogni colore attuano con sfrenata naturalezza) bisognerebbe crearla la ricchezza, tanto a nord come a sud, attraendo investitori stranieri, magari con la flat tax, e creando nuovi posti di lavoro, e poi bisognerebbe far emergere tutto il sommerso che c’è al sud, contrastando di pari passo il malaffare.

Non è poca roba, direbbe Sarri, tanto caro ai napoletani che hanno votato in massa il loro conterraneo Di Maio. Altrimenti, si rischia di pesare ancor più sul nord produttivo che, con ulteriori aumenti della pressione fiscale, fatalmente deprimerebbe a danno di tutti, e principalmente dei cittadini del nord, tra cui molti elettori del M5S che a quel punto, superata l’infatuazione grillina, potrebbero rivolgere altrove il loro consenso.

E la Lega sarà lì, pronta ad accoglierli, perché la Lega esisterà finché ci sarà un sacco del nord, ragione primaria della sua esistenza. Riguardo invece alla longevità del M5S, vi sono molti dubbi e ombre sui suoi esiti futuri. Questi dubbi e ombre riguardano principalmente il metodo di selezione e le competenze dei suoi candidati che, a differenza di quelli leghisti, non hanno mai fatto alcun apprendistato o gavetta come militanti sul territorio nelle amministrazioni locali e tra i ranghi del loro partito, sebbene questo abbia ormai più di un decennio di vita. Anzi, molti di loro sono stati arruolati nelle ultime ore, senza garanzia quindi che tra gli eletti non ci siano dei furbi modello Razzi in cerca della “grana” o peggio non ci siano infiltrati di organizzazioni mafiose o massoniche.

Se, dunque, quelle descritte sopra sommariamente erano le proposte economiche della Lega e dei grillini alla vigilia della recente tornata elettorale, quali indicazioni si possono trarre dall’esito del voto? Purtroppo, tolta una piccola percentuale di meridionali coraggiosi e degni di stima, che Salvini ha pubblicamente e giustamente ringraziato, si ha l’impressione che la stragrande maggioranza d’essi, come di costume, più che a un lavoro regolare, aspiri a introitare questa “rendita di cittadinanza” che offrono i generosi grillini, e aggiungere poi a essa gli introiti di un lavoro in nero, a volte con i contributi della pensione versati grazie a un lavoro in regola pro forma che, in realtà, è svolto in nero da un vero nero (leggasi negro) sottopagato.

All’indomani del voto, con lo storico successo grillino, sembra che ci sia stato un terremoto politico, ma nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa c’è una verità sul sud: tutto cambia perché nulla cambi. Forse Salvini ha gettato un seme in quelle terre ma, per il momento, la questione meridionale rimane immutata, la mentalità dei meridionali, qualunque ne sia stata l’origine o la causa, appena scalfita e l’Italia geograficamente spezzata a metà in maniera piuttosto netta, come se il tempo fosse passato invano.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, e la strada larga è più invitante di quella tortuosa. Con ciò il popolo del sud ha dato il suo responso, cogliendo al balzo l’opportunità offerta dai grillini. Considerata poi la rapidità con cui l’establishment e il mainstream mediatico sono saliti sul carro dei vincitori, già dettando l’agenda a Mattarella e caldeggiando l’inciucio grillino con una sinistra depurata di Renzi, sembra proprio che sia il popolo del sud a dettare i contenuti e tracciare il proprio cammino futuro a questi poteri forti, alla faccia di chi era contrario ai populismi.

Ma sarà proprio così o alla fine, per senso di responsabilità, chinando il capo il M5S si adeguerà alle esigenze dell’establishment e i meridionali una volta ancora si sentiranno raggirati per il mancato buon fine del loro “voto di scambio”? Ora capisco la confusione e il distacco dalla realtà di Beppe. Non è più il tempo dei vaffa, ma fin troppa grazia, Madama Dorè!

In conclusione, se il Pd si spappolasse e a ranghi sciolti, singolarmente o in gruppetti, i suoi eletti si ripartissero tra gli altri gruppi parlamentari, potrà governare Salvini o Di Maio, dipendendo da quanti di questi transfughi si aggregheranno al centrodestra e quanti invece al M5S. Tuttavia, se il Pd, per quanto con Renzi in quarantena, rimarrà compatto e risoluto nella sua intenzione di non fare inciuci con nessuno, e Salvini, anche per non essere la stampella minoritaria del M5S, resterà fedele ai suoi alleati, allora l’unica opzione, per avere futuramente un governo largo e stabile senza dover tornare in breve tempo alle urne per modificare la legge elettorale, sarà quella di formare un’alleanza tra centrodestra e il M5S. Ammesso e non concesso che il Cavaliere possa essere digerito dai grillini, non tanto per se stesso, personaggio indubbiamente discutibile, ma per i milioni di cittadini che democraticamente egli rappresenta.

Centrodestra e M5S sono sostanzialmente due forze territoriali e trasversali che, tolta ogni ipocrisia, potrebbero finalmente confrontarsi, sedendosi assieme attorno a un tavolo e trattando ad armi pari in rappresentanza dei rispettivi territori, il nord e il sud. Ci vorranno dei mesi, ma forse alla fine Salvini e Di Maio potrebbero concordare fin nei minimi dettagli un programma comune alla tedesca, a partire dai punti in parte già condivisi, come il contrasto all’emigrazione clandestina, la sicurezza e la revisione dei trattati europei, fino al punto dirimente dei rispettivi programmi, che è la ricetta economica per far ripartire il paese dando, di pari passo, un sostegno al reddito di chi è temporaneamente disoccupato.

Una ricetta, frutto anche di una vertenza, che va studiata insieme e applicata nella corretta sequenza temporale e con i giusti contrappesi, per conseguire un obiettivo che tutto sommato è anch’esso condiviso se consideriamo che nel centrodestra anche Berlusconi aveva promesso un reddito di dignità, ossia un minimo di mille euro esentasse garantito a tutti gli indigenti. In questo quadro, chi potrebbe soffrire di subalternità, nonostante i limiti dovuti all’anagrafe, sarebbe indubbiamente lo stesso Berlusconi e, assieme a lui, quanti avevano tifato per una Grosse Koalition, ossia un governo centrista di larghe intese FI-Pd, sul modello di quelli tedeschi, ma al Cavaliere resterebbe comunque il compito, non tanto peregrino, di moderare le intemperanze antieuropeiste dei due leader euroscettici.

Un’UE segnata dall’immobilismo


TOPSHOT-FRANCE-POLITICS-CONGRESS-PARTY-FNUN’UE SEGNATA DALL’IMMOBILISMO

Nel dibattito politico italiano da tempo è chiara l’esistenza di due opposte visioni riguardo il futuro dell’UE. La sinistra al completo, incluso il tentennante Pd che a volte, tramite il suo leader Renzi, esibisce e altre no la bandiera europea, spinge per un’UE più politicamente integrata e solidale, in special modo nell’accoglienza dei migranti e, insieme, meno rigida e tecnocratica nel rispetto dei parametri economici europei che si vorrebbero più flessibili. Al contrario, i partiti euro scettici, rappresentati soprattutto dall’asse Salvini-Meloni, chi più chi meno, spingono per un’UE più leggera, che si occupi principalmente della sicurezza e salvaguardia identitaria dei suoi popoli, lasciando a essi maggiore libertà nella gestione delle questioni economiche e monetarie.

Chi sostiene la prima visione, auspicando una maggiore integrazione politica ed economica dei paesi UE e dell’eurozona, ritiene che un’eventuale uscita dall’eurozona avrebbe per l’Italia un effetto disastroso, esposta come sarebbe, da sola e senza l’ombrello protettivo dell’euro, a ogni speculazione finanziaria, dimenticando però che esistono svariati Paesi, anche meno forti economicamente dell’Italia, che prosperano nell’ecosistema finanziario internazionale, dove pure il Giappone non arranca certo, nonostante il suo debito pubblico sia il doppio di quello italiano.

Ma chi sbava e preme per avere più UE, in questa maggiore integrazione include anche l’unione fiscale? Se così fosse, son consci costoro che per adeguarsi alla pressione fiscale media europea, senza far saltare tutti i conti e con il debito pubblico che si ritrova, a farlo l’Italia ci metterebbe mezzo secolo, se bastasse? E quindi di che cosa parliamo? Del libro dei sogni? E per costoro, più UE e più solidarietà tra gli Stati europei significa forse che la grande Germania, con i suoi Stati satelliti, dovrebbe mantenere i PIGS del sud, come da tempo il centralismo romano ha addomesticato a fare il sottomesso e tartassato Lombardo-Veneto nei confronti di buona parte del resto d’Italia?

I tedeschi saranno pure “crucchi” ma non fino a questo punto, è garantito! Sanno bene che a lor convien che tutto rimanga com’è. Con l’euro, loro ci guadagnano assai, sebbene l’Italia molto meno. Perché dunque spingere per una maggiore integrazione e rompersi la schiena per quei spendaccioni degli italiani? Al massimo se ne riparlerà quando l’Italietta avrà messo in ordine i suoi conti, ossia mai, condannata in eterno alla serie B. Eppure, invece che farsi mantenere dai tedeschi, per l’Italia ci sarebbe un’altra possibilità di riprendersi economicamente, rischiosa ma certamente più dignitosa: liberarsi da quest’abbraccio nefasto con la Germania, spingendo per avere meno UE e per uscire dall’euro.

Ma neanche questo succederà. A fronte di masse d’italiani impoveriti, che non hanno più risparmi da parte, prosciugati da anni di crisi economica, e che sarebbero disponibili a tentare l’impresa di completare quella liberazione che orgogliosamente si celebra ogni 25 aprile, c’è ancora una buona parte di ricchi che temono di perdere i loro lucrosi risparmi con l’uscita dell’Italia dall’euro. E, sinceramente, non c’è politico al mondo che possa guidare l’Italia intera in quest’impresa, frammentata geograficamente in modo netto com’è, sia politicamente che economicamente e culturalmente, a dispetto di definirsi Stato unitario. In effetti, il peccato originale di essere nata come Stato unitario, anziché federale, ha impedito e impedisce all’Italia di realizzare il suo considerevole potenziale economico.

Soffocati da uno Stato centralista incapace di tenere i conti in ordine, oppressi da un regime fiscale esoso, inclini alla corruzione galoppante, intimiditi dalle mafie e assuefatti al persistente parassitismo, solo in ultima istanza ingabbiati dalla rigidità economica dei paesi UE luterani (ma che fortunatamente c’impedisce d’indebitarci ulteriormente) siamo dunque condannati all’immobilismo completo, senza via di scampo, né verso un’Europa più solidale e generosa, di cui approfittare a man bassa né, con la dignità di chi ritiene che la libertà non abbia prezzo, verso un’Italia più sovrana e padrona del proprio destino.

Lo stesso duo Macron-Merker, che si profila a governare l’UE, rinsaldando la centralità dell’asse franco-tedesco, al netto di qualche regalino per imbonire i francesi, sarà sostanzialmente il garante dello statu quo e della continuità politica europea circa l’economia e l’immigrazione, con buona pace di chi in Italia s’illude e sogna ancora un’unificazione politica dell’UE. Solo un’inaspettata vittoria di Marine Le Pen avrebbe potuto cambiare le carte in tavola e favorire un ridimensionmento del progetto europeo per assecondare le aspirazioni sovraniste dei popoli europei, contro le volontà delle élite mondialiste che controllano i sistemi sovranazionali, élite che Marine Le Pen, allusivamente ha denominato ROM (Rassemblement Organisation Mondialisée). Ciò per rimarcare quanto lei sia ormai lontana dalla xenofobia del padre e quanto invece il mondialismo, il vero nemico dell’identità culturale francese, sia ora vicino e pericoloso.

Il fatto che in molti casi le procedure di trasferimento delle sovranità nazionali a Bruxelles non abbiano previsto delle analoghe procedure di “divorzio” e riacquisizione delle medesime sovranità (come nel caso dell’uscita dall’eurozona) la dice lunga su quanto fosse e sia determinata e ferma la volontà di quest’élite mondialiste di sottrarre progressivamente e definitivamente sovranità agli stati nazionali in genere, per cancellarne le identità culturali, ammantando di nobile pacifismo e umanitarismo le loro vere mire di potere.

Una giovane promessa mancata?


renziUNA GIOVANE PROMESSA MANCATA?

La gran parte dei piddini continua a vedere una sinistra che non c’è più. Il Pd italiano, attratto e illuso dal mito della globalizzazione dei mercati e del sistema finanziario, un bundle che però include deindustrializzazione in occidente, pratiche che rasentano lo schiavismo della manodopera nei paesi emergenti e peregrinazioni lungo il globo dei migranti economici, tenacemente (e pelosamente)  si è ridotto ad occuparsi unicamente del destino di costoro, non avendo altro cui aggrapparsi per giustificare la sua esistenza come partito di centro-sinistra.

Lo sfacciato Trump, dando un calcio a questa dannata e dannosa globalizzazione, come il bimbo della fiaba, ha finalmente mostrato a tutti che il re, ossia il Pd statunitense con la succursale italiana, è nudo o che comunque, il vestito che indossa, non ha ormai quasi più nulla che possa dirsi di sinistra. E di conseguenza, il ceto operaio, che ipocritamente negli USA votava Pd, per apparire intelligente nei confronti del pensiero unico delle élite, grazie a Trump, ora ha dimostrato di non temere più che il proprio voto contrario, motivato dalla disoccupazione e dalla rincorsa al ribasso dei salari (imputabili a delocalizzazione e migranti) sia giudicato ignorante o di pancia da certi spocchiosi, che istigati dal livore dei perdenti, aristocraticamente si permettono di dubitare sull’opportunità del suffragio universale.

In Italia, nel nome di un presunto dovere di solidarietà, un evidente ossimoro nonché antica ferramenta risalente all’epopea sovietica, che non si esclude possa estendersi fin alla requisizione da parte dello Stato di beni privati come le seconde case, il governo Renzi è oramai più che altro interessato e seriamente intenzionato a imporre, con i soldi prelevati ai lavoratori, un’accoglienza dei migranti economici indigesta ai più, e a rivendicarne pure ogni merito.

Ma la verità è che ha creato un sistema parassitario di cooperative che lucrano sull’accoglienza e impoveriscono ulteriormente i ceti produttivi, sfruttati per mantenere, oltre i soliti noti, ora anche questi nuovi parassiti più la fiumana di africani in cerca di fortuna in Europa, che en passant si godono ferie pagate e si rifocillano nella generosa e ospitale Italia. Nei loro paesi, questi aitanti giovanotti africani, ossia la parte di gran lunga prevalente dei migranti economici, non morivano certo di fame; il fatto è che pure loro, volevano sentirsi “cittadini del mondo”,  e scimmiottare i radical chic che predicano la globalizzazione e l’abolizione delle frontiere tra i paesi. Certo hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo, ma nell’Africa più arretrata e povera, più o meno tutti in qualche modo, la rischiano quotidianamente. Tuttavia, i veri indigenti, i malnutriti e bisognosi sono ancora là, in Africa. Infatti, non tutti possono permettersi un viaggio che costa più di un biglietto aereo, ma che consente di entrare in Europa, privi di documenti e non essere respinti, e che tra l’altro arricchisce organizzazioni criminali di trafficanti e terroristi.

Il problema, però, è che quando costoro arrivano in Italia, trovano un paese impoverito dalla crisi economica, il cui motore, ossia il ceto produttivo, è stato spompato fino a causarne un logoramento irreversibile, e una prossima, probabilmente inevitabile fine. La disoccupazione giovanile è elevata e spinge a emigrare gli stessi giovani italiani, laureati e no. Dopo aver oziato per decine di mesi nei centri di accoglienza a spese degli italiani, quando va bene gli immigrati clandestini cui non è riconosciuto il diritto di asilo, che sono la stragrande maggioranza, accettano il ribasso del salario e lavorano in nero, in concorrenza con i lavoratori locali; diversamente entrano nei giri della droga e della prostituzione. La gente comune li guarda male e sempre più si rende conto, che la globalizzazione e il mito della multiculturalità stanno solo provocando danni economici e rivalità tra poveri, che acuite dalle disparità di trattamento a danno dei nativi e residenti, innescano dei pericolosi conflitti razziali.

Quando i confini italiani a nord erano aperti, senza nemmeno identificarli, per bypassare il ben noto Trattato di Dublino, furbescamente l’inetto Alfano scaricava i migranti clandestini, infiltrati di terroristi islamici, sugli stati nordisti dell’UE. Ma qual è stata la risposta degli europei? Non solo le “xenofobe” Ungheria e Svizzera, ma perfino i governi progressisti di Austria e Francia, preoccupati da queste onde migratorie incontrollate, hanno costruito, e non solo metaforicamente, i tanto vituperati muri contro i clandestini, che ora si accalcano come in un cul-de-sac in Italia, lasciata sola a gestire interamente la patata bollente. Gli inglesi, addirittura, per non riempirsi di clandestini, con la Brexit sono usciti dall’UE e sulla strada che in Francia porta al tunnel della Manica e che costeggia la famigerata favela Jungle, hanno costruito una recinzione per impedire gli ingressi clandestini. Di fronte a tutto ciò, che senso ha elemosinare ulteriori aiuti all’UE per continuare a finanziare un’accoglienza osteggiata sempre più anche in Italia? Il segnale che ci viene dai popoli europei non è sufficientemente chiaro e limpido anche per un ritardato mentale? Basta immigrazione clandestina!

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, magari perché si foraggia quelli che parassitariamente lucrano sull’accoglienza, senza nemmeno rendicontare e che sarebbero costretti a lasciare un mestiere così facile e retributivo per qualcosa di più faticoso e incerto, se si facesse una politica immigratoria basata sui respingimenti; non si vuol sentire quello che tra le righe l’UE ci dice, magari perché si ha bisogno di soldi, per tamponare e giustificare una legge di stabilità elettorale e spendacciona, impostata all’elargizione di mance a pioggia, che è tutto fuorché stabile e a cui nessuno, per altro, crede ormai più; non si vuol sentire, magari perché bisogna mostrarsi macho e battere i pugni al tavolo dell’UE, per inseguire sui sentieri del populismo antieuropeo il voto degli elettori indecisi sul referendum, e strumentalizzare a tal fine la tragedia dei terremotati e la colpevole incuria del patrimonio scolastico; non si vuol sentire, magari perché si è dei convinti sostenitori delle idee mondialiste, che ipotizzano l’abolizione dei confini e degli stati nazionali, con gran gioia di ogni criminale e ogni organizzazione di stampo mafioso esistente al mondo.

Comunque sia, un dato è certo: il vento sta cambiando. La globalizzazione ha stancato, crea povertà e fa paura, perché sta producendo uno scontro di civiltà con il mondo islamico, favorisce le organizzazioni criminali e le speculazioni finanziarie più scellerate. Lo dimostrano i risultati delle elezioni USA, inaspettatamente vinte dal candidato Trump, contro l’intero establishment e contro ogni previsione dei sondaggisti di regime, un candidato dichiaratamente no-global, isolazionista in politica estera e protezionista in economia, e per questo votato largamente anche da immigrati regolari e donne, nonostante il suo presunto razzismo e sessismo. E come lui dichiara di voler completare la barriera sul confine messicano, per altro iniziata nel lontano ’94 da Clinton, e finanziata da tutti i governi successivi con lo scopo di contrastare l’immigrazione clandestina, ormai sarebbe tempo, anche per l’Italia, di gettare la spugna di fronte all’immigrazione di massa che sta subendo (e che ha causato più di 4000 morti in mare nel solo 2016) ritirando dal mediterraneo le navi e i marinai che davanti alle coste libiche fanno la spola per soccorrere i migranti economici, e richiamando l’ONU alle sue responsabilità, nella speranza che sia più sensibile dell’UE e che sbrogli la situazione in loco, coinvolgendo i governi nazionali africani interessati, soprattutto quelli libici.

Invece Frottolo preferisce aggrovigliarsi nei suoi stessi annunci improbabili e nelle sue vane promesse, un cumulo di frottole che hanno progressivamente bruciato la sua reputazione. Nessuno, a parte i suoi sodali e compagni di merende, crede più in lui. Non bastasse, si è mostrato anche cinico e traditore dei patti, oltre che prono in generale agli interessi delle banche, e nel particolare, in stridente conflitto d’interesse con quelle di famiglia, assieme per altro, alla degna consorella e finta santarellina Boschi. Altri tratti del suo caratterino niente male, sono poi la sbruffoneria, l’arroganza e la volontà di potere e manipolazione del prossimo, tipiche di chi entra in politica per ambizione e servire i poteri forti, più che per spirito di servizio verso i cittadini.

Tutto ciò ha fatto sì che molti preferiranno rinunciare a qualche poco probabile miglioria nella costituzione (frutto di una riformina che ha partorito un topolino) e votare NO al prossimo referendum il quattro dicembre, per impedire la legittimazione popolare di un deludente personaggio, dalle più che dubbie virtù, che da tre anni sta usurpando il ruolo di primo ministro del governo (non essendo neanche mai stato eletto) e che con le sue politiche disastrose e al servizio dei poteri forti, sta rendendo l’Italia sempre più povera, più indebitata e ricettacolo di un’immigrazione economica clandestina e incessante, che produce solo situazioni di conflitto e nuove miserie.

Che c’azzecca Obama, l’abbronzato?


michelle-obamaChe c’azzecca Obama, l’abbronzato?

Molti del popolo di sinistra probabilmente non si saranno nemmeno resi conto che Obama non è un autentico afroamericano discendente degli schiavi deportati negli USA. Ciò che lo lega ai veri afroamericani USA è la moglie Michelle e il fatto che suo padre, il keniano Barack Obama Sr., abbia potuto studiare e laurearsi negli USA solo grazie a una borsa di studio finanziata da personaggi di spicco afroamericani tra cui le star hollywoodiane Harry Belafonte, Sidney Poitier e Jackie Robinson.

A parte una temporanea permanenza in Indonesia dai sei fin ai dieci anni d’età (la madre, divorziata dal padre rivelatosi bigamo, in seconde nozze aveva sposato un indonesiano seguendolo a Giacarta) per il resto il nostro ha passato una dorata giovinezza …Continua

Elezioni regionali e indipendenza del Veneto


ELEZIONI REGIONALI E INDIPENDENZA DEL VENETO

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le elezioni regionali venete e il referendum online per l’elezione del Governo Provvisorio Veneto (indetto dal movimento indipendenza.eu) offrono l’occasione per alcune riflessioni sul tema dell’indipendenza dei veneti. Votare per il Governo Provvisorio Veneto, online o nei gazebi predisposti nelle piazze delle città venete, è sicuramente utile alla causa indipendentista e non costa niente, basta solo esibire la propria carta d’identità.

Riguardo alle regionali venete, è sicuramente più utile votare la Lega, piuttosto che altri partiti governativi o di rilievo nazionale, essendo tra questi l’unico partito dichiaratamente a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, mentre gli altri partiti, quando va bene come col PD, alimentano solo confusione con progetti fumosi e ipocriti di autonomia, ben sapendo che le intenzioni dell’attuale governo sono orientate verso il centralismo statale più retrogrado.

L’insistenza di Salvini sui problemi dell’immigrazione e della sicurezza (che affliggono tutti gli italiani, veneti inclusi purtroppo) …Continua

É nata la repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia


É NATA LA REPUBBLICA BORBONICO-PONTIFICIA D’ITALIA

CorazzieriScorta di centauri, rintocchi di campana, bandiere e drappi rossi, sulle tribune i grandi elettori assieme ai rappresentanti del corpo diplomatico e gli ospiti d’onore, salve di cannone, 21 per la precisione (vai a sapere perché) formula di rito per il giuramento e messaggio alla nazione, corazzieri a cavallo in alta uniforme, fanfara e inno di Mameli, omaggio al Vittoriano (l’altare della patria) sfilata in auto decapottabile a sette posti in uso solo per rare occasioni, onori militari, contorno di gallonati, frecce tricolori, discorsi e rinfresco. Con questa liturgia barocca e patriottarda, martedì 3 febbraio scorso, Mattarella si è insediato alla presidenza della neonata Repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia.

Borbonico-Pontificia perché con la sua elezione alla presidenza della Repubblica, la compagine centro-meridionale della classe politico-dirigente italiana ha …Continua

Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista …Continua

Veneti arrestati, ma quale eversione e terrorismo?


VENETI ARRESTATI, MA QUALE EVERSIONE E TERRORISMO?

Il Cater-Tanko dell'Alleanza
Il Cater-Tanko dell’Alleanza

Secondo gli inquirenti che da un paio d’anni (su delazione di un ex-militante leghista) intercettavano il gruppo denominatosi l’Alleanza, diramazione segreta di Brescia Patria (che a sua volta s’inserisce nel contesto molto variegato dell’indipendentismo, nella fattispecie con agganci a movimenti indipendentisti veneti e di altri popoli e territori italiani) gli appartenenti a tale gruppo, quasi tutti ultracinquantenni e padri di famiglia, sarebbero perseguibili per il reato di eversione e terrorismo. Come detto, l’indipendentismo veneto è molto variegato e nella sua quasi totalità è composto di movimenti che intendono perseguire l’obiettivo dell’indipendenza attraverso metodi democratici e pacifici, sebbene assolutamente determinati. Se porsi l’obiettivo dell’indipendenza del Veneto e votare a favore di essa è eversivo, …Continua