Un’UE segnata dall’immobilismo


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Nel dibattito politico italiano da tempo è chiara l’esistenza di due opposte visioni riguardo il futuro dell’UE. La sinistra al completo, incluso il tentennante Pd che a volte, tramite il suo leader Renzi, esibisce e altre no la bandiera europea, spinge per un’UE più politicamente integrata e solidale, in special modo nell’accoglienza dei migranti e, insieme, meno rigida e tecnocratica nel rispetto dei parametri economici europei che si vorrebbero più flessibili. Al contrario, i partiti euro scettici, rappresentati soprattutto dall’asse Salvini-Meloni, chi più chi meno, spingono per un’UE più leggera, che si occupi principalmente della sicurezza e salvaguardia identitaria dei suoi popoli, lasciando a essi maggiore libertà nella gestione delle questioni economiche e monetarie.

Chi sostiene la prima visione, auspicando una maggiore integrazione politica ed economica dei paesi UE e dell’eurozona, ritiene che un’eventuale uscita dall’eurozona avrebbe per l’Italia un effetto disastroso, esposta come sarebbe, da sola e senza l’ombrello protettivo dell’euro, a ogni speculazione finanziaria, dimenticando però che esistono svariati Paesi, anche meno forti economicamente dell’Italia, che prosperano nell’ecosistema finanziario internazionale, dove pure il Giappone non arranca certo, nonostante il suo debito pubblico sia il doppio di quello italiano.

Ma chi sbava e preme per avere più UE, in questa maggiore integrazione include anche l’unione fiscale? Se così fosse, son consci costoro che per adeguarsi alla pressione fiscale media europea, senza far saltare tutti i conti e con il debito pubblico che si ritrova, a farlo l’Italia ci metterebbe mezzo secolo, se bastasse? E quindi di che cosa parliamo? Del libro dei sogni? E per costoro, più UE e più solidarietà tra gli Stati europei significa forse che la grande Germania, con i suoi Stati satelliti, dovrebbe mantenere i PIGS del sud, come da tempo il centralismo romano ha addomesticato a fare il sottomesso e tartassato Lombardo-Veneto nei confronti di buona parte del resto d’Italia?

I tedeschi saranno pure “crucchi” ma non fino a questo punto, è garantito! Sanno bene che a lor convien che tutto rimanga com’è. Con l’euro, loro ci guadagnano assai, sebbene l’Italia molto meno. Perché dunque spingere per una maggiore integrazione e rompersi la schiena per quei spendaccioni degli italiani? Al massimo se ne riparlerà quando l’Italietta avrà messo in ordine i suoi conti, ossia mai, condannata in eterno alla serie B. Eppure, invece che farsi mantenere dai tedeschi, per l’Italia ci sarebbe un’altra possibilità di riprendersi economicamente, rischiosa ma certamente più dignitosa: liberarsi da quest’abbraccio nefasto con la Germania, spingendo per avere meno UE e per uscire dall’euro.

Ma neanche questo succederà. A fronte di masse d’italiani impoveriti, che non hanno più risparmi da parte, prosciugati da anni di crisi economica, e che sarebbero disponibili a tentare l’impresa di completare quella liberazione che orgogliosamente si celebra ogni 25 aprile, c’è ancora una buona parte di ricchi che temono di perdere i loro lucrosi risparmi con l’uscita dell’Italia dall’euro. E, sinceramente, non c’è politico al mondo che possa guidare l’Italia intera in quest’impresa, frammentata geograficamente in modo netto com’è, sia politicamente che economicamente e culturalmente, a dispetto di definirsi Stato unitario. In effetti, il peccato originale di essere nata come Stato unitario, anziché federale, ha impedito e impedisce all’Italia di realizzare il suo considerevole potenziale economico.

Soffocati da uno Stato centralista incapace di tenere i conti in ordine, oppressi da un regime fiscale esoso, inclini alla corruzione galoppante, intimiditi dalle mafie e assuefatti al persistente parassitismo, solo in ultima istanza ingabbiati dalla rigidità economica dei paesi UE luterani (ma che fortunatamente c’impedisce d’indebitarci ulteriormente) siamo dunque condannati all’immobilismo completo, senza via di scampo, né verso un’Europa più solidale e generosa, di cui approfittare a man bassa né, con la dignità di chi ritiene che la libertà non abbia prezzo, verso un’Italia più sovrana e padrona del proprio destino.

Lo stesso duo Macron-Merker, che si profila a governare l’UE, rinsaldando la centralità dell’asse franco-tedesco, al netto di qualche regalino per imbonire i francesi, sarà sostanzialmente il garante dello statu quo e della continuità politica europea circa l’economia e l’immigrazione, con buona pace di chi in Italia s’illude e sogna ancora un’unificazione politica dell’UE. Solo un’inaspettata vittoria di Marine Le Pen avrebbe potuto cambiare le carte in tavola e favorire un ridimensionmento del progetto europeo per assecondare le aspirazioni sovraniste dei popoli europei, contro le volontà delle élite mondialiste che controllano i sistemi sovranazionali, élite che Marine Le Pen, allusivamente ha denominato ROM (Rassemblement Organisation Mondialisée). Ciò per rimarcare quanto lei sia ormai lontana dalla xenofobia del padre e quanto invece il mondialismo, il vero nemico dell’identità culturale francese, sia ora vicino e pericoloso.

Il fatto che in molti casi le procedure di trasferimento delle sovranità nazionali a Bruxelles non abbiano previsto delle analoghe procedure di “divorzio” e riacquisizione delle medesime sovranità (come nel caso dell’uscita dall’eurozona) la dice lunga su quanto fosse e sia determinata e ferma la volontà di quest’élite mondialiste di sottrarre progressivamente e definitivamente sovranità agli stati nazionali in genere, per cancellarne le identità culturali, ammantando di nobile pacifismo e umanitarismo le loro vere mire di potere.

Ecco perché conviene dividere l’italia


ECCO PERCHÉ CONVIENE DIVIDERE L’ITALIA

cartina-italia-politicaL’Italia si è impegnata con l’UE a riportare il debito pubblico al 60% del Pil (fiscal compact) ripagando la quota eccedente in vent’anni dal 2015 con rate annuali pari al suo 5%, allo stato dell’arte circa 60 miliardi all’anno, ma che potrebbero diventare molti di più se la recessione continuasse in conseguenza di un ulteriore calo del Pil. Ma neanche la più rosea delle previsioni, come una crescita del Pil al 3% accompagnata da un euro più debole, farebbe cambiare la sostanza per gli italiani, se non, forse, dei drastici interventi shock quali la messa in mobilità di mezzo milione di dipendenti pubblici che però nessun governo in Italia oserebbe neppure proporre. Non bastasse, nei prossimi tre anni l’Italia dovrà pure completare il finanziamento dei 125 miliardi al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) indebitandosi per versare complessivamente nelle sue casse altri 75 miliardi di euro dopo averne già versate due rate di 25 miliardi nei primi due anni dalla sua approvazione. …Continua

Chi ha paura del referendum in Crimea?


CHI HA PAURA DEL REFERENDUM IN CRIMEA?

Referendum CrimeaNon c’è popolo al mondo, Italia compresa, che riguardo a brame di conquista e razzismo etnico non abbia qualche scheletro nell’armadio. Gli USA, esportatori di democrazia, nelle “loro terre” hanno compiuto uno fra i genocidi più vigliacchi e crudeli al mondo, quello dei nativi pellirossa. Limitandoci all’Evo moderno, non c’è che l’imbarazzo della scelta in un crescendo tragico tra Cortéz, il massacratore degli aztechi, Hitler, sterminatore degli ebrei, l’Armenia, Stalin, Mao, Pol Pot, Bokassa, il Darfur e così via. Gli USA nel ruolo strategico geopolitico che si sono ritagliati, quello di gendarmi del pianeta, difendono più che altro i loro interessi, …Continua

Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta


ELEZIONI EUROPEE, LEGA NORD E INDIPENDENZA VENETA

Nel parlamParlamento_Europeoento europeo ci sono più indipendentisti di sinistra che di destra e stanno tutti nel gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea (corsi, scozzesi, gallesi, valloni, fiamminghi, catalani e lettoni) che accettano solo indipendentisti di orientamento progressista. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania, sebbene abbia nel suo DNA delle componenti operaie di sinistra, di fatto è sempre stata un partito di destra e nel parlamento europeo si è pertanto collocata nel gruppo degli euroscettici, ossia Europa della Libertà e della Democrazia, dove c’è anche Magdi Allam, con il suo partito “Io amo l’Italia“, che porta avanti la sua personale battaglia contro l’integralismo islamico e il multiculturalismo. Essendo un musulmano convertito al cristianesimo, ossia un apostata per cui l’Islam prevede la pena di morte, Allam è costantemente seguito da una scorta di sei uomini su tre auto blindate. Continua a leggere “Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta”

Il declino della democrazia


MYSTERY BABYLON THE GREAT=THE BILDERBERG GROUP

IL DECLINO DELLA DEMOCRAZIA

Quando i popoli sono oppressi, si dice, hanno il diritto di ribellarsi. La questione è capire se gli oppressi hanno la coscienza reale di esserlo, altrimenti nessuno darà inizio alla ribellione. Se la tirannia non è conclamata e si vive più una fase di strisciante declino della democrazia, la gente crede ancora che la situazione possa migliorare e che la democrazia non sia in pericolo, anche se, come in molti paesi d’indubbia democraticità, ormai quasi la metà degli aventi diritto al voto si astenga. Continua a leggere “Il declino della democrazia”

L’Europa dei Popoli


Il Prof. Mario Monti
Il Prof. Mario Monti

L’EUROPA DEI POPOLI

Monti ha proposto a Van Rompuy “un incontro tra i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, per discutere su come agire per evitare che rinascano all’interno dell’Ue risentimenti, tensioni, a seguito per esempio della crisi dell’Eurozona”. “E’ molto importante – ha detto il presidente del Consiglio – avere occasioni come questa a Sarajevo, per essere sempre tenuti vigili sul fatto che mai la convivenza pacifica, armoniosa, costruttiva é acquisita per sempre e quindi ci vuole una manutenzione psicologica e politica continua, che in questo momento in tutta Europa è importante”. Le rivendicazioni recenti della Grecia riguardo ai risarcimenti per i danni causati dall’esercito tedesco nella 2° Guerra Mondiale sono un esempio fin troppo chiaro di questi risentimenti che rinascono, tuttavia Monti dovrebbe ricordare alcune cose. Continua a leggere “L’Europa dei Popoli”