La coerenza, questa sconosciuta


DiMaioLA COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

Dopo le sue ultime esternazioni contro Salvini riguardo al  Caso Gregoretti, “L’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un’azione personale”, cosa aspetta il pilato Di Maio a rinnegare gli ultimi decreti sicurezza votati con Salvini; é una questione di coerenza, cribbio! Ah, dite che è una questione semantica troppo ardua per il bibitaro del San Paolo capire il senso del termine coerenza e che, a naso, il pupo pensi che cancellare quei decreti gli costerà qualche punto in meno nei sondaggi?

Ma allora si tratta di un politicante degno di questo nome, un vero campione di pragmatismo e sfacciataggine… e il Grillo se lo coccola. Incredibile come la gente possa cambiare. E pensare che Grillo, bontà sua, diceva che ci si poteva fidare di Salvini. É stato invece fin troppo buono e ingenuo Salvini a fidarsi di Beppe e la sua combriccola: hai ingoiato una sfilza di no dei 5*, e passi, ma quando vedi che a difendere i confini ti lasciano da solo, come unico responsabile della politica dei porti chiusi; non bastasse, vedi che i ministri Toninelli e Trenta ti remano perfino contro mandando i loro mezzi navali a far incetta di migranti nel Mediterraneo, beh, a quel punto, devi fiutare l’intrigo e, memore del caso Diciotti, far sbarcare all’istante il carico della Gregoretti, per evitarti ogni rogna con il cancro dei magistrati rossi, e il giorno dopo stacchi la spina al governo gialloverde.

Elezioni o non elezioni, venendo forse meno alle sue promesse elettorali, in questo modo Salvini si sarebbe comunque salvato dalle sgrinfie dei magistrati partigian-mondialisti, in attesa di contrattacchi futuri. Ora, invece, fallito il tentativo di andare alle urne per eleggere una maggioranza a suo favore, si trova sotto scacco, alla mercé di un possibile aiuto in Senato da parte di Renzi (poco affidabile, benché lui stesso alle prese con l’iperattività che la magistratura riserva alla politica) e con la flebile speranza di un aiuto amichevole, spontaneo e motivato dal comune sentire, da parte della fronda di destra dei 5*.

Sullo sfondo di queste vicende, rimane comunque, incredibile, lo squilibrio di potere che esiste tra gli organi istituzionali, a tutto vantaggio dei magistrati comunisti che non si fanno remore di approfittarsene. Questi personaggi non eletti appaiono come dei moderni efori intoccabili e inamovibili, dei severi custodi delle leggi, ma non del sentire comune, e fermamente convinti di essere nel giusto e nella verità. Tutto ciò sfiora una tracotanza ideologica che non conosce indulgenza e li rende dei demoni che decidono a piacimento sui governi e le sorti degli Stati, contro di cui fanno prevalere i trattati sovranazionali nel nome di un collettivismo universale contro natura, che mortifica gli individui e scompagina i popoli sovrani strappandone l’anima.

In sostanza, per i magistrati comunisti, non esiste più la ragion di Stato, al suo posto c’è la ragione sovranazionale; si arriva così all’abominio assurdo ed estremo per cui gli italiani li pagano per difendere l’Italia e invece sono ripagati da questi despoti con la sua auto-distruzione.

 

Una costituzione carente e ammiccante a sinistra

La chiamano “La Costituzione più bella del mondo”, ma davvero lo è? Penso proprio di no. C’è un vulnus o meglio un peccato originale che la rende insufficiente e partigiana.


CostituzioneItalianaUNA COSTITUZIONE CARENTE E AMMICCANTE A SINISTRA

La chiamano, con presunzione e ostentazione, “La Costituzione più bella del mondo”, ma davvero lo è? Penso proprio di no. C’è un vulnus o meglio un peccato originale che la rende insufficiente e partigiana; quest’ultimo, partigiano, è il termine che meglio la definisce e che prova l’esistenza in essa di un peccato originale; sì, poiché essa è stata redatta dalla Democrazia Cristiana assieme ai rappresentanti ideologici dei partigiani comunisti, che, quanto a crimini ed esecuzioni sommarie in Italia, non son stati meno feroci dei fascisti, se non più.

A ben vedere, i fascisti italiani, come del resto tutti i collaborazionisti dell’Europa invasa dai nazisti, hanno avuto la sola colpa, grave e indelebile, di aver aiutato i nazisti tedeschi a rastrellare ebrei e rom per consegnarli a loro; ma è sui nazisti e i loro boia (SS e Gestapo) che grava concretamente lo sterminio di circa sei milioni di persone, mediante esecuzioni programmate.

È stato giusto inserire nella Costituzione italiana il reato di ricostituzione del partito fascista? Indubbiamente sì, ma nel resto del mondo, già in quegli anni, i regimi comunisti si macchiavano di altrettanti crimini contro l’umanità.

Il comunista Stalin, che i colleghi italiani conoscevano bene e amichevolmente chiamavano “baffone”, con le sue “grandi purghe” si era reso responsabile per la morte di più di tre milioni di persone. Ciononostante, i comunisti nostrani, che ambivano salire al potere per costituire il regime del proletariato, in quegli anni rivolgevano agli avversari politici la nota minaccia “Ha da venì baffone”.

Di fatto, queste malefatte comuniste si conoscevano già allora, sebbene non come dopo le denunzie di Solzhenitsyn; ciononostante, ai banchi dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, nel luglio del 1946 sedevano anche i gerarchi del partito comunista italiano, a dare la loro impronta partigiana e illiberale alla Carta, a garantire la presenza e la legittimità di un’ideologia altrettanto totalitaria e liberticida di quella fascista, con conseguenze che sarebbero state poi gravi per la pacifica convivenza degli italiani e che si protraggono purtroppo tuttora, con ridicole fantasie di un ritorno del fascismo da parte di certa sinistra nostalgica.

Una sinistra, quella dei centri sociali, cui evidentemente prudono le mani, che periodicamente s’inventa degli avversari fascisti, pur di arrivare allo scontro armato e che pare ansiosa di aprire una nuova stagione di brigatismo rosso; ma anche una sinistra parlamentare e mediatica che, da allora, ha sempre usato furbescamente le accuse di fascismo e razzismo come clavi da sventolare alla cieca contro gli avversari politici di turno.

Accuse così insistenti da far credere alle migliaia di giovani sprovveduti del Movimento delle sardine, che ora il pericolo fascista e razzista sia Salvini, perché egli pretende un’immigrazione legale, controllata e legata alle quote flussi, piuttosto che alle mortifere attraversate del Mediterraneo, fatte senza alcun documento d’identificazione; o perché egli chiede agli italiani il loro voto democratico per ottenere più poteri, grazie a una maggioranza stabile e coesa, e così mantenere le promesse che non era riuscito a portare a termine durante il governo gialloverde a causa dell’opposizione interna grillina.

Ma ora, queste “sentinelle antifasciste”, in questo mondo globalizzato, dove si conosce tutto di tutti, non vedono che il fascismo è morto e sepolto? Non vedono che le infamie dei regimi comunisti dai tempi di Stalin sono invece continuate e si protraggono fino ai nostri giorni? Non vedono che il comunismo ha causato la morte di un numero di persone almeno sei volte maggiore rispetto al numero delle morti provocate dai regimi nazi-fascisti, facendo così guadagnare ai comunisti la fama di maggiori sterminatori del genere umano?

Mao Tse-tung, si stimano trenta milioni di morti grazie alla sua riforma agraria; Pol Pot, tre milioni di morti perpetrati dai suoi khmer rossi; a questi numeri vanno poi aggiunte le vittime del regime coreano del nord, dell’idolatrato Che Guevara, del cubano Fidel Castro e del regime venezuelano, sperando che a breve non si debbano anche aggiungere innumeri vittime a Hong Kong. Il punto d’arrivo dell’ideologia comunista è sempre e ovunque stato lo stesso: perdita delle libertà e sterminio degli oppositori.

Di fronte a questo inoppugnabile dato, forse sarebbero più utili in Italia delle sentinelle anticomuniste, che veglino sulla strisciante deriva illiberale, forcaiola e vessatoria ora in corso. Forse sarebbe il caso di emendare quanto prima la costituzione italiana, parificando il comunismo al fascismo e negando a entrambi la possibilità di ricostituirsi; sarebbe un buon segnale, chiaro e forte contro gli opposti estremismi, un richiamo a separare le idee dalle persone che le appoggiano e ripristinare la normalità delle relazioni interpersonali, ora avvelenate dall’odio reciproco. Invece cosa fa il governo Conte bis? Stanzia 400 mila euro per festeggiare il centenario della nascita del PCI con i soldi di tutti gli italiani. Non è questa la strada per la pace

Se non si equiparano in Costituzione i crimini del comunismo a quelli del nazi-fascismo, ogni italiano intellettualmente onesto potrebbe ritenersi autorizzato a non giurare su una costituzione che continua a strizzare l’occhio ai centri sociali e a certa magistratura piuttosto ideologizzata che periodicamente entra a gamba tesa nella politica.

Se non si condannano gli opposti estremismi, i banchi di sardine, che tanto denunciano l’odio politico, saranno continuamente costretti a muoversi imprevedibilmente da un lato all’altro per sconcertare i loro predatori; ammesso che le sardine stesse non siano i predatori, sotto forma di banchi di piranha mascherati, accozzaglia di antagonisti, centri sociali, veterocomunisti, AMPI, cattocomunisti e ONG, molti di costoro organici, e con lucro, al sistema dell’accoglienza.

Un’accozzaglia di buonisti che difendono clandestini, abusivi, spacciatori e stupratori; dei parassiti che si ricordano delle leggi solo quando c’è da spremere con le tasse e, se non basta, incarcerare e confiscare i beni di chi lavora, produce e mantiene in vita questo paese marcio, impantanato e indebitato a causa di questa melma di debosciati.

Questi degenerati che rinnegano la famiglia, nemmeno il Pd e la sinistra riuscivano più a coalizzarli e riportarli sulle piazze a demonizzare Salvini. Le piazze rimanevano desolatamente vuote benché Pd e sinistra, orfani della classe operaia, rivolgessero le loro attenzioni ormai solo a migranti clandestini, jus soli e radical chic, con questi ultimi che difendono i clandestini perché gli servono a domicilio la cocaina. Guanti grami, Bwana?

 

Un governo tutto sudista e tutto di sinistra, che Dio ci salvi(ni)



IMG_20190921_160037UN GOVERNO TUTTO SUDISTA E TUTTO DI SINISTRA, CHE DIO CI SALVI(NI) 

Peggior combinazione astrale non poteva capitarci: un governo tutto di sinistra e tutto sudista. È ormai arcinoto, infatti, che nel govevno BisConte non c’è un rappresentante del Nord neanche a cercarlo col lanternino tra i vice dei vice sottosegretari e neppure un rappresentante della Toscana oibò, cosa quest’ultima che ha fatto incazzare non poco Frottolo.

Sono tutti del centro-sud, ma bando alle ciance, quello che mi chiedo è: se la classe dirigente del centro-sud, scandalo dopo scandalo, negli ultimi settant’anni non ha fatto altro che peggiorare la vita dei propri concittadini, costretti spesso a emigrare, meritandosi l’infamia cronica di corrotta, clientelare, inetta, sprecona e assenteista, quando non endemicamente collusa con le mafie, cosa potranno mai aspettarsi di buono gli italiani tutti da questo governo a trazione integralmente sudista?

Se tanto mi dà tanto, credo che ci sia poco da stare allegri, a meno che…  a meno che tutte queste lamentele, che arrivano quotidianamente da sud, non siano altro che  l’espressione di un noto e persistente comportamento antropologico locale, superbamente riassunto dal detto popolare “chiagne e fotte”, grazie al quale, in realtà, al sud non si vivrebbe affatto male.

Basta fottere in tutti i modi possibili lo Stato, storicamente percepito come invasore sabaudo e, in questo, torna utile un altro noto detto popolare, che recita: “fatta la legge, trovato l’inganno”. E nemmeno le TV private a pagamento si salvano dalle truffe, stando a quanto riferito da recenti notizie di cronaca.

Se così fosse, la soluzione per gli italiani tutti sarebbe a portata di mano: un’unione politica europea su base federale cui fa da contraltare la meridionalizzazione dell’Italia intera. Così potremo applicare il “chiagne e fotte” ai danni di Bruxelles, lamentandoci quotidianamente della sua mancanza di solidarietà.

Sarà per questa eventualità che l’unione politica europea stenta a partire? Sarà che in Europa non si fidano di noi italiani? Ho la vaga sensazione che i sovranisti possano dormire sonni tranquilli: se mai un giorno si farà l’unione politica europea, un’Italietta barocca come questa, dei minuetti e delle aggraziate giravolte ardite dell’infido damerino Ser Bis Conte, delle dichiarazioni vuote e di circostanza del suo mentore, la cariatide Mattarella, quest’Italietta sarà lasciata, educatamente, alla porta d’ingresso.

Un governo italiano forte, coeso, sovranista e a trazione nordista, che avesse fatto crescere il paese intero trainato dalla locomotiva del nord, finalmente libera di esprimere la sua massima potenzialità, faceva paura a Germania e Francia. C’era il rischio che l’Italia potesse divenire il terzo incomodo sull’asse franco-tedesco e un paese da cui l’UE non avrebbe potuto prescindere. E allora meglio quest’Italietta ossequiosa e innocua, da manipolare a piacimento con grande ipocrisia e, se dà il caso, illudere e lasciare sul portone di casa ad aspettare finché farà comodo.

Gad Lerner, l’ebreo comunista


IMG_20190921_150650GAD LERNER, L’EBREO COMUNISTA

Gad Lerner ha accusato di razzismo alcuni partecipanti al raduno leghista sul pratone di Pontida, solo per aver aggiunto, a qualche banale insulto rivoltogli, la parolina magica “ebreo”. Premetto che io ho grande stima del popolo israeliano e della stessa religione ebraica che, assieme a quella cristiana e alla cultura classica greco-romana, ritengo alla base della nostro essere occidentali.

Mi chiedo perciò se dire a un ebreo, che si comporta da provocatore comunista, “sei un ebreo stupido” piuttosto che “sei uno stupido ebreo” faccia una qualche differenza. Oppure, per non essere tacciati di razzismo, se bisogna evitare di fornire ogni informazione sulla persona: sesso, nazionalità, religione, colore della pelle, diplomi, lauree, impiego, altezza, peso, piuttosto che credo politico. Bisogna dunque limitarsi a dire “sei una persona stupida”?

Ma che noia, che palle vivere come organismi sterilizzati e indefiniti! Questo anti-razzismo sterile, che ci vuole tutti uguali, possibilmete identificabili però da un codice a barre, fa il gioco delle élite finanziarie e delle multinazionali mondialiste che mirano a creare un unico e omogeneo formicaio globale di consumatori inerti al loro servizio.

A questo punto, sebbene controvoglia, considerati i metodi, mi tocca pure ammirare la strenua volontà dei talebani afgani, abbarbicati alle loro aride montagne, di resistere a ogni tentativo esterno di omologazione. Se l’evoluzione culturale, già dai tempi di Abramo, ha fortunatamente portato l’umanità ad abolire i sacrifici umani, non vorrei che l’attuale evoluzione culturale ci portasse al pensiero unico e alla distopia del grande fratello globale che abolisce libertà e democrazia.

Di Maio, impotente e abusato da Conte


images(3)DI MAIO, IMPOTENTE E ABUSATO DA CONTE

L’artefice del piano per portare all’esasperazione la Lega e spingere Salvini a togliere la spina al governo giallo-verde è stato Giuseppe Conte che, all”insaputa di Di Maio, ha tramato servendosi dei parlamentari europei e pochi altri senatori e deputati di Palazzo Madama e Montecitorio.

Dal momento che Salvini ha tolto la spina al governo giallo-verde, abboccando al tranello di Conte, Di Maio non ha contato più nulla: se lui avesse scelto di andare al voto come gli chiedeva Salvini, nessuno dei suoi parlamentari, per attaccamento alla poltrona, l’avrebbe seguito.

Se durante la sceneggiata delle prove d’inciucio col Pd (in realtà già accordato da tempo tra Conte e Renzi) egli avesse accettato l’offerta in extremis di Salvini che, facendo retromarcia pur di evitare il ritorno del Pd al governo, gli aveva offerto la carica di PdC, nessuno dei suoi parlamentari l’avrebbe seguito comunque.

Troppo forte lo spavento di perdere la poltrona, che Salvini aveva causato in loro; tanto forte da rendere Salvini inaffidabile ai loro occhi, ipnotizzati dal sgargiante velluto color carmnio che riveste gli scranni del Parlamento. Ora il velleitario Di Maio fa la voce grossa e pretende il taglio dei parlamentari entro la metà di ottobre. Anche un bambino alle prime mani di poker capirebbe che si tratta di un bleff.

Giggino, impotente come il re Franceschiello, non può cosumare le nozze col Pd, perché non conta ormai più nulla. L’attaccamento che hanno mostrato i suoi alla poltrona è castrante più che il sale di bromuro. Anche se proponesse di staccare la spina al governo BisConte, nessuno lo seguirebbe e causerebbe solo un’insurrezione dei parlamentari grillini, tra i quali ormai impera l’anarchia totale.

I parlamentari piddini hanno messo da patte un sacco di risparmi e in una sfida a chi stacca per primo la spina dormono sonni tranquilli, possono fare quello che gli pare, anche carta straccia di ogni accordo stipulato, mettendo nel tritacarne i grillini.

Cuneo fiscale versus Flat Tax


IMG_20190913_203002CUNEO FISCALE VS FLAT TAX

Il Centro Studi della Confindustria sta cercando di trovare le risorse per ridurre il cuneo fiscale attraverso una aberrante e odiosa commissione del 2% sui prelievi in contanti eccedenti i 1.500 euro mensili. Se fa una simile proposta, ovviamente lo fa prevedendo un tornaconto anche per l’imprenditore. Ma, a prescindere da come e dove trovare tali risorse, ci sono alcune cose da dire rispetto la riduzione del cuneo fiscale e riguardo la Confindustria.

Presumendo che non venga toccata la parte del cuneo fiscale che riguarda il contributo previdenziale ma solo quella che riguarda l’IRPEF, è ipotizzabile che questa riduzione dell’IRPEF non andrebbe a rimpinguare solo il salario netto del dipendente ma anche le tasche dell’imprenditore, diversamente non è spiegabile tanto interesse da parte della Confindustria per la riduzione del cuneo fiscale.

Inoltre, tale aiuto all’imprenditoria sarebbe a pioggia, tanto alle imprese buone che meno buone, a prescindere quindi dall’efficienza e capacità delle stesse (da qui si evince lo scarso interesse nutrito da Confindustria per stimolare e premiare la competitività delle industrie italiane) e la platea dell’intervento non sarebbe universale, andando sì a vantaggio di imprese e loro dipendenti, ma escludendo le famiglie il cui reddito proviene da partite IVA che non hanno dipendenti o da altre forme di risparmio o reddito che non siano il lavoro dipendente.

Non sarebbe stato quindi meglio estendere la fat tax al 15%, che già esiste per le partite IVA fino ai      65. 000 euro di ricavi, anche alle famiglie con 65.000 euro di reddito al netto dei contributi previdenziali, invece che dare l’ennesimo aiuto statale a pioggia alle imprese?

In fondo, se i soldi, a prescindere dalla loro origine, invece che ripartirli con l’imprenditore si mettessero interamente nelle tasche delle famiglie, queste aumenterebbero il loro potere d’acquisto. Crescerebbero così i consumi interni e indirettamente se ne gioverebbero anche le imprese italiane, ma sulla base della loro competitività e non a prescindere da essa.

Tuttavia, il Pd e il M5S dicevano che la flat tax proposta dalla Lega sarebbe stata anti-costituzionale, poiché non prevedeva alcuna progressività delle aliquote e ora il ministro Gualtieri l’ha archiviata, ma mentivano poiché l’intenzione della Lega era di procedere a stralci con un’aliquota al 15% per le partite IVA con ricavi fino a 65.000 euro annui e, a partire dal 2020, un’aliquota al 20% per lo scaglione compreso tra 65.000 e 100.000 euro.

L’intenzione era poi di replicare tale schema per tutte le altre famiglie, includendo cioè anche quelle con pari reddito, ma da lavoro dipendente e/o altri tipi di entrate. Se tale provvedimento avesse prodotto degli effetti economici positivi, solo allora si sarebbero ridotte le tasse anche a imprese e famiglie con redditi maggiori.

Invece, il neo governo giallorosso punta tutto sulla riduzione del cuneo fiscale, ma da nessuna parte si legge o di sente dire che tale riduzione rispetterà uno schema di aliquote con riduzioni progressivamente minori al crescere del reddito del dipendente e degli utili dell’impresa. In questo caso nessuno tira in ballo la Costituzione, anche se c’è il rischio che l’imprenditore possa usare la parte di riduzione del cuneo fiscale che gli compete per i propri comodi invece che investirla nell’impresa.

Le titubanze del Cavaliere


IMG_20190910_123135LE TITUBANZE DEL CAVALIERE

Un giorno sì e uno no Berlusconi ha istigato Salvini a staccare la spina del governo giallo-verde, solo per vederlo sbattere il naso contro il muro che avrebbe issato Mattarella e per incolparlo del governo più a sinistra che mai si sia visto.

In fondo, il Cavaliere, essendo ricattabile finanziariamente dalla troika e giuridicamente dalla magistratura rossa, ha già pagato in passato per aver sfidato l’UE con Tremonti, rischiando le proprie aziende e andando in galera. Ha capito la lezione di tedesco e francese e, obtorto collo, è diventato “europeista”, al punto da fondere la sua azienda con altre emittenti europee.

In sostanza, ora ha i suoi interessi da difendere in Europa e già considera l’Italia come una colonia franco-tedesca. Salvini, al contrario, è ricattabile solo dalla magistratura rossa e non per festini con le olgettine o per aver evaso le tasse, ma per aver difeso i confini del paese. E per questo, mandarlo in galera, ne farebbe un martire agli occhi della maggioranza degli italiani.

È comprensibile quindi l’atteggiamento del Cavaliere, piegatosi a più miti consigli. Lo dica chiaro, però, invece di cianciare sui distinguo con la destra sovranista. Non sia titubante, salti il fosso e si unisca finalmente all’attuale governo genuflesso alla Merkel e a Macron, per formare una grande ammucchiata di sottomessi giallo-rosso-azzurra. Ha forse paura di perdere qualche voto? Chi se ne frega, se la sua azienda raddoppierà il fatturato!

Ha forse paura di essere respinto sprezzantemente dai grillini, che già lo avevano escluso dal governo giallo-verde? C’è sempre la possibilità di una qualche fronda grillina, per i motivi più vari! Che egli miri a diventare l’ago della bilancia, in un sistema parlamentare sempre più orientato al proporzionale puro, l’hanno capito anche i sassi e per farlo bastano pochi punti percentuali.

Diversamente, se non vi sarà alcuna fronda nei grillini e se essi confermeranno il loro niet al Cavaliere, a Berllusconi e ai forzisti non resteranno che due opzioni: o collaborare alla lista unica “Salvini premier” o rimanere isolati e ininfluenti sulla scacchiera politica, come un cavallo fermo sul suo quadratino di partenza.

Broglio o doppio pesismo?


images(6)BROGLIO O DOPPIO PESISMO?

L’esito del voto, da parte dei militanti del M5S sulla piattaforma Rousseau, ha ratificato l’inciucio del Movimento con Pd e LeU, con una schiacciante prevalenza dei sì, l’80% circa. Sarebbe troppo comodo insinuare che ci siano stati dei brogli ad opera della Davide Casaleggio e associati, non rilevati dal notaio che ha seguito l’andamento della votazione, o delle infiltrazioni di hacker a manipolare i dati e non segnalate dal sistema.

Purtroppo sembra invece molto più credibile che la base dei votanti abbia obbedito supinamente al leader massimo e padre fondatore del M5S, il quale ha indicato alla sua creatura di invertire la rotta di 180 gradi per incanalare il M5S in un solco istituzionale gradito ai poteri forti cui Grillo stesso deve rispondere.

La conseguenza è che il M5S che avevamo conosciuto non esiste più e con sconcerto dobbiamo riconoscere che la sua base ha gradito questa metamorfosi da partito di protesta a partito di sistema. Uscito dal suo bozzolo, il M5S potrà ora librarsi nel cielo dei predestinati e come una leve e colorata farfalla vivere la sua effimera esistenza.

É singolare, tuttavia, osservare come, a discapito di tante giravolte, il M5S abbia comunque mantenuto saldo il timone sulla rotta della democrazia diretta, con la particolarità, però, di applicarla solo quando fa comodo, come nel caso della votazione su Rousseau per ratificare l’inciucio con il Pd, ma negarla poi agli italiani tutti quando si presume che possa essere controproducente e rischiosa per il M5S e per le poltrone dei propri rappresentanti in Parlamento.

Questa democrazia diretta a doppio scartamento è un’autentica presa i giro, un’inutile foglia di fico che non serve a coprire ipocrisie e vergogne. Non mistifichiamo le cose, la piattaforma Rousseau è solo un modo come tanti di consultare gli iscritti al proprio partito. La democrazia diretta, quella vera, è dare all’elettorato intero l’opportunità di esprimersi quando esiste la possibilità di farlo. E abbiamo verificato che, a riguardo, i grillini non sono diversi e/o migliori degli altri, sono anzi più spudorati e velleitari.

Rousseau, non c’è altra scelta che il no


images(5)ROUSSEAU, NON C’È ALTRA SCELTA CHE IL NO

Abbiamo assistito in questi giorni a una sequela d’impensabili e repentini voltafaccia dei parlamentari grillini rispetto a vari aspetti che sembravano irrinunciabili e profondamente caratterizzanti il movimento stesso: da euroscettici a europeisti convinti, da anti-casta a pro-casta, da avversi all’establishment a sua colonna portante, da sovranisti a globalisti e, soprattutto, da avversari dei piddini a loro compagni di lavoro.

Voltafaccia che hanno due spiegazioni: l’attaccamento alla poltrona dei parlamentari grillini e l’imposizione dello stesso padre fondatore del movimento, Beppe Grillo, preoccupato della sopravvivenza della sua creatura, il quale, in puro stile vetero comunista, nè più nè meno di come faceva Togliatti ai suoi tempi, dalla sua posizione di leader massimo ha comunicato alla base il suo “contrordine compagni” cui prontamente gli attivisti hanno dato seguito senza porsi tante domande.

La cosa più aberrante e perversa di Grillo è che, per giustficare queste giravolte radicali e dare loro una caratura filosofica, ricorra all’elogio del cambiamento o peggio dell’incoerenza, atteggiamento pedagogicamente deprecabile, poiché essa altro non è che una forma di cambiamento non previamente annunciato e concordato. Un cambiamento improvviso che sconfina nell’opportunismo, nella truffa, nell’inganno e nel tradimento.

Nella vita si può sempre cambiare: di opinione, pensiero, lavoro, casa, paese, moglie o sesso ed è una forma di crescita quando è frutto di riflessioni maturate nel tempo, trasparenti e dibattute, ma quando il cambiamento è repentino e conseguenza di un evento inatteso, esso è puro opportunismo, lecito quando non coinvolge altre persone che se stessi, ma che diventa truffa e tradimento quando coinvolge altre persone che confidavano nella tua parola data.

Tuttavia, nonostante tutto ciò, c’è un aspetto caratterizante del M5S che si è salvato dal suo trasformismo ed è l’idea di fondo che, la democrazia diretta, specialmente oggi che disponiamo di tecnologie in grado di realizzarla davvero, come sognava il guru Gianroberto Casaleggio (hacker permettendo) debba prevalere su quella rappresentativa, che è appannaggio della casta.

Per questo, nonostante i malumori dei gruppi parlamentari, ma sostenuto da altri dirigenti del movimento, Di Maio ha insistito per imporre il ricorso al voto dei militanti iscritti alla piattaforma digitale Rousseau, come ultima ratio per stabilire se il M5S debba o no fare il governo con il Pd.

L’esito di questa votazione, se fatta da uomini liberi, scevri da ogni condizionamento personale di natura economica e nel nome della democrazia diretta, non potrà che essere un NO al governo giallorosso, per consentire un immediato ricorso alle urne degli italiani tutti.

Diversamente, gli iscritti alla piattaforma Rousseau, che grazie alla priorità data dal M5S alla democrazia diretta hanno questo privilegio di esercitarla, se votassero per l’inciucio piuttosto che per il ricorso alle urne di tutti gli italiani, con questo doppio pesismo delegettimerebbero se stessi e l’idea stessa di democrazia diretta, portando il trasformismo del M5S alle sue estreme conseguenze, tali da non giustificare nemmeno più l’esistenza della stessa piattaforma Rousseau, con buona pace di Casaleggio & Soci.

Grillo, giullare di corte che raggira i sudditi


FB_IMG_1567249396132GRILLO, GIULLARE DI CORTE CHE RAGGIRA I SUDDITI

Sbaglia chi pensa che Salvini si sia fatto fregare dal Pd e da Zingaretti. È vero, ha rotto con il M5S, sperando pure che Zingaretti mantenesse fede alle sue parole. Ma, si sa, le rassicurazioni tra nemici non hanno mai credibilità, in un paese che ha dato i natali a Machiavelli.

Quando ha visto l’incredibile e vergognosa giravolta fatta dai grillini in Parlamento, che hanno rinnegato la loro storia anti-sistema e anti-casta, accordandosi con il Pd pur di salvare la poltrona, come i politici mestieranti che avevano sempre combattuto, ha allora cercato inutilmente d’impedire l’inciucio PD-M5S.

Se la malafede di Zingaretti era prevedibile e quella di Frottolo-Renzi scontata, così non lo era la giravolta dei parlamentari grillini.

In sostanza, la responsabilità di aver riportato i compagni di Renzie (nomignolo affibiato a Renzi proprio da Grillo) al governo è tutta del M5S, a partire dal loro padre fondatore Grillo, un servo dell’establishment, un tipico giullare di corte che ha illuso e raggirato tutti i suoi seguaci, fingendo di farsi beffe del re ma, in combutta con lui, incanalando le pulsioni anti-sistema laddove in realtà il sitema le voleva.

I militanti e simpatizzanti del M5S dovrebbero rendetesi conto che se c’è una garanzia per le forze contro l’establishment neoliberista, che a livello globale controlla politica, banche e finanza, manipolando governi nazionali, crediti, spread e borse, questa garanzia non è rappresentata da Grillo, forse lo è stata per un po’ da Di Maio, prima del voto alla Von der Leyer,  ma sicuramente è rappresentata, e senza cedimenti, da Salvini che, a differenza del padre fondatore del M5S, non ha mai partecipato alle riunioni del Gruppo Bilderberg.

Con l’operazione inciucio,  nella quale si sono catapultati i pavidi paramentari grillini vendendosi l’anima, purtroppo l’establishment prenderà due piccioni con una fava, da un lato disarmando temporaneamente l’indomito Salvini e arginando così l’ondata sovranista, ma soprattutto, dall’altro, grazie al servo Beppe Grillo, incanalando definitivamente  le pulsioni anti-establishment del M5S in un solco “istituzionale”, più in linea con i desiderata dei poteri forti.

Il compito assegnato a Grillo dai poteri forti, irreggimentare e incanalare in un solco istituzionale un movimento fondato sul vaffa, e creato per raccogliere e disinescare il dissenso più estremo e le pulsioni anti-casta e anti-sitsema più decise, puo essere realmente sfibrante per Grillo, quasi una fatica erculea, specie se pecorelle e caproni riottosi continuano a uscire dal gregge e dal seminato.

In qualche modo, tutto ciò peserà sui militanti e gli elettori della prima ora, anti-casta nostalgici del vaffa, questo è certo, ed è altrettanto certo che, soffocare la libertà di espressione dei cittadini attraverso il voto, facilita i giochi di palazzo, ma sarà pagato con gli interessi al momento debito.