La deriva fondamentalista delle organizzazioni No Profit


FB_IMG_1589282149591LA DERIVA FONDAMENTALISTA DELLE ORGANIZZAZIONI NO PROFIT

Aiutare l’Africa e gli africani a casa loro, prima ancora che un nobile ideale umanitario, è un’idea di buon senso, tesa a disinescare il fenomeno della loro immigrazione incontrollata in Europa.  Tuttavia, aiutare l’Africa, nel modo in cui da troppo tempo lo stanno facendo le organizzazioni di volontariato, è inutile quando non dannoso, come lo è stato nel caso della cooperatrice Silvia Romano.

Sebbene mossa da nobili intenti umanitari verso gli africani, con l’esito finale della sua romanzesca avventura, della cui narrazione aspettiamo con ansia la pubblicazione, questa sprovveduta dilettante allo sbaraglio ha posto una pesante ipoteca sulla continuità di queste spensierate, quanto insignificanti iniziative umanitarie che partono dall’Italia. Almeno lo speriamo vivamente.

In pratica, al di là degli aspetti folclorici, in parte veri e in parte smentiti, di cui si può ridere quanto indignarsi o stupirsi, come la conversione all’Islam, il matrimonio con un locale, il cambiamento del nome in Aisha e il concepimento di un figlio dal futuro nebuloso e problematico, l’esito finale della sua avventura si è concretizzato con il pagamento per la sua liberazione di un riscatto pluri-milionario ad Al-Shabaab, gruppo di fondamentalisti islamici, percolosi terroristi, fanatici e sanguinari, che sicuramente sapranno che buon uso fare di quei milioni.

Con la complicità del governo Conte-bis e dell’impalpabile ministro agli esteri Di Maio, che ne hanno versato il riscatto (per quanto affannosamente smentito) e stupidamente celebrata con enfasi inopportuna la liberazione, divenuta uno spot per la propaganda jihaddista, la Romano, di fatto ha mostrato ai gruppi terroristi islamici che i cooperanti italiani sono delle facili, lucrose e “cooperative” prede.

L’effetto di questa vicenda è automatico: ogni volontario italiano, anche se opera sotto l’egida dell’ONU, anche se con palesi o inconsce tendenze islamofile, d’ora in poi sarà nel mirino dei gruppi terroristi islamici. Questo almeno finché il governo non provvederà con una legge ad hoc, volta a bloccare i riscatti fatti con denaro pubblico. Ma lo farà davvero questo governo in stato confusionale?

Questa storia è così paradossale da farci presumere, infatti, che dopo il volontaritato nelle scuole rurali keniote, quantomeno la Romano tornerà a breve in Somalia per insegnare alle bambine il Corano nelle madrase somale. Tuttavia, aldilà di questo, aiutare l’Africa nel modo in cui lo fa il sistema del volontariato serve a poco o a nulla.

I fatti e la persistente criticità dell’Africa lo dimostrano: è come svuotare l’oceano con un cucchiaino, ma serve ai volontari “fai da te” per mostrare di avere la coscienza pulita e a sentirsi buoni. Come quei benefattori che, commossi, mandano generosi soldi in Africa, che poi invariabilmente finiscono perlopiù a ingrassare le ong e i governi locali corrotti. In Africa servono più interventi umanitari seri e controllati, svolti con personale competente e conscio dei rischi direttamente dall’ONU o da organizzazioni ad essa connessi, con la speranza che almeno l’ONU sia scevra da speculazioni e corruzione.

Forse, solo un neo-colonialismo europeo illuminato potrebbe risolvere in tempi brevi i problemi dell’Africa, ma farlo ora, saremmo già in ritardo. La Cina, infatti, la sta già colonizzando l’Africa povera e, considerato il tasso di crescita demografica dei cinesi, non è improbabile alla lunga una sostituzione etnica da parte loro, che spingerà sempre più gli africani verso l’Europa.

Un’Europa che è inerte e distratta, occupata com’è a valutare col bilancino il rispetto di parametri stabiliti da trattati bizantini… eppure, sappiamo la fine che han fatto i bizantini. Al contrario, non perdono tempo i governi autocrati e autoritari dell’imperatore cinese Xi-Jinping e del sultano neo-ottomano Erdogan, che di sottecchi estendono sempre più  la loro egemonia in Africa, con  il beneplacito di quei paesi che all’ONU sono sotto il loro controllo.

Ha ragione Boris Johnson?


index(2)HA RAGIONE BORIS JOHNSON?

Per evitare una strage due sono le possibili strade: abbassare il picco epidemico al livello della capacità del sistema sanitario e allungare i tempi dell’epidemia, il che si fa riducendo i contatti sociali, ma con pesanti conseguenze economiche; oppure innalzare la capacità del sistema sanitario al livello del picco epidemico, il che si fa investendo in posti letto, ospedali da campo, ventilatori e assunzione di ospedalieri a tempo determinato, senza causare così contraccolpi all’economia del paese.

Tuttavia per seguire questa seconda strada non solo bisogna prepararsi bene per tempo e spendere per affrontare gli inevitabili ricoveri di massa, ma tutto ciò in previsione di un determinato picco epidemico, che è presunto e nei fatti inevitabilmente sconosciuto a priori; e se esso fosse molto più alto delle previsioni?

Questa strada, se è quella che intende seguire Boris Johnson, non è dunque priva di rischi né garantirà una vera immunità di gregge, ma piuttosto un’immunità parziale, simile a quella della comune influenza. Questa immunità parziale richiederà comunque un vaccino, che andrà probabilmente adeguato annualmente per inseguire le mutazioni del virus, come avviene per quelli influenzali.

Forse la cosa migliore sarebbe mediare tra le due possibili strade, dando come si dice, “un colpo alla botte e un colpo al cerchio”. In ogni caso, Boris Johnson bene ha fatto a spaventare il paese, se consideriamo quali siano stati i frutti della sottovalutazione e sdramatizzazione in Italia, dove nei salotti televisivi contavano più i pareri degli psicologi contro la psicosi dilagante che i pareri di virologi ed epidemiologi.

Di fronte a queste possibili strade, quello che però vediamo fare dal governo Conte è il non senso assoluto, un brancolare stentato nel buio, un continuo tentennare, che rivela la mancanza di una precisa e chiara strategia. Il tutto evidenziato dall’ultimo vergognoso provvedimento, ossia l’accaparramento romano dei ventilatori, negati alla Lombardia, che si trova in un momento di grande difficoltà.

Un provvedimento questo, presumibilmente giustificato dalle possibili conseguenze dovute all’irresponsabile fuga, dal nord verso il centro-sud, dei meridionali che lavorano in Lombardia, facilitata però dal governo, colpevole di non aver voluto bloccare a suo tempo i trasporti pubblici.

L’Italia in quarantena


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L’ITALIA IN QUARANTENA

Diciamolo chiaro: per non sembrare razzista e per ossequio ai cinesi, questo governo ha messo in quarantena l’Italia, con gravi conseguenze economiche e di immagine nel mondo, che la fanno apparire, in tutti i sensi, come un contrafforte cinese in Europa, quando, invece, avrebbe dovuto mettere in quarantena ogni persona proveniente dalla Cina, ancora un mese fa circa.

Quarantena da attuare ovviamente in strutture adeguate, provviste di camere individuali con bagno, dove isolare ogni singola persona; strutture a cui questo governo d’incapaci non ha pensato né tantomeno predisposto, se non per gli immigrati clandestini, occupato a tergiversare per sopravvivere, dedito in operazioni di facciata rivolte a quattro gatti, come allo Spallanzani e a Cerignola, ma del tutto ignaro del vero pericolo incombente, dato dalle migliaia di cinesi residenti in Italia di ritorno dalla Cina, cui vanno aggiunti centinaia di italiani, tutti potenziali portatori del Covid-19.

Per quanto le persone potessero esser state varie migliaia da sottoporre alla quarantena, il costo di tale operazione, finalizzata a impedire l’ingresso del Covid-19 in Italia, sarebbe stato comunque molto inferiore rispetto al danno economico causato dalle attuali misure di contenimento del Covid-19, che hanno paralizzato soprattutto il nord, il motore economico del paese; paese che ora si ritrova sul baratro della recessione.

Si tratta di misure di contenimento drastiche, e dalle conseguenze economiche dolorose, ma necessarie, affinché il numero dei contagi non raggiunga valori estremi. Infatti, per quanto la mortalità del virus sia solo del 3% circa e riguardi una porzione specifica quanto vulnerabile della popolazione, valori estremi del contagio porterebbero al colasso del sistema sanitario e al conseguente e prevalente decesso di soggetti con malattie pregresse e di anziani; milioni di persone, se consideriamo che in Italia la piramide delle età è quasi capovolta, a causa della rilevanza percentuale che la porzione di popolazione anziana ha.

Misure drastiche ma necessarie, se i membri di questo governo non vogliono passare per gli eredi di Mengele; ossia come coloro che, di fatto, hanno utilizzato il Covid-19 come arma di sterminio di massa, in nome di un’eugenetica volta a ripulire la popolazione della sua porzione meno utile e più costosa, come aziani recettori di pensione e ospedalizzati lungodegenti; con il miserabile e disumano risultato di ridurre sì la spesa statale e recuperare un tesoretto per qualche punto decimale in più nel Pil, ma in cambio di milioni di vittime.

Disinformazione della virologa Capua a Tagadà


images(7)DISINFORMAZIONE DELLA VIROLOGA CAPUA A TAGADÀ

Secondo la virologa Capua, non c’è da preoccuparsi del Covid-19 perché muoiono solo vecchiotti malandati che sarebbero prima o poi morti lo stesso. Vien da pensare: con grande giubilo dell’INPS e di chi, anche pensando a certe mummie politiche, considera il virus come una forma di igene dei popoli.

Ma il punto è che se dopo non esser stati capaci d’impedire l’ingresso del Covid-19 in Italia, si fallisse anche la fase del suo contenimento e il virus dilagasse nell’Italia intera, il 30% degli italiani (circa 22 milioni di persone) potrebbe infettarsi e di questi il 30% (circa 9 milioni) dovrebbe essere ospitalizzato, una buona parte in rianimazione e con un 3% (quasi 3 milioni) di decessi, soprattutto malati terminali, pregressi e cronici, in gran parte anziani.

L’Italia è in grado di predisporre tutti i posti letto e le sale di rianimazione che servono o dovremo lasciare la gente a morire in casa o cadere morta per strada? È quindi vitale contenere il più possibile il contagio che, in attesa di cure e vaccino, può solo essere fatto, come ai tempi del Boccaccio, con l’isolamento e con la riduzione drastica dei contatti, anche a costo di gravi conseguenze economiche.

Diversamente, questo Covid-19 passerà alla storia come il virus dell’eutanasia e della pulizia geriatrica. Un disinteresse e disprezzo per gli anziani che diventa, questo sì, una vera forma di razzismo. Poi la Capua dice che la gran parte degli infetti stanno a casa con sintomi leggeri o asintomatici e che la loro crescita è solo dovuta al rilevante numero dei tamponi che si fanno, e non al virus.

Non è vero, il 30% degli infetti rintracciati è all’ospedale. Inoltre, la mortalità non è come per l’influenza, ossia del 2‰ ma come minimo del 3%; inoltre, dopo un migliaio di controlli attuati, gli infetti all’ospedale di Schiavonia non sono cresciuti, ma proprio perché si è agito con prontezza, trasportando subito le persone infette all’ospedale di Padova, così bloccando la diffusione iniziale del virus.

Qualcuno contesta che le proiezioni peggiori della diffusione del Covid-19 si basano sui dati cinesi, mentre le proiezioni basate sui dati del resto del mondo sarebbero meno drammatiche. Ma quando si fanno delle statistiche, è meglio farle su grandi numeri o piccoli? In realtà, solo la speranza che ci sia in giro, tanto in Cina che in Italia, una quantità rilevante di infetti asintomatici e inconsci può far pensare che la mortalita sia sostanzialmente più bassa.

Elezioni regionali in Emilia-Romagna


bonacciniELEZIONI REGIONALI IN EMILIA-ROMAGNA

 

Lungo la via Emilia non c’è cura che tenga contro il cancro del comunismo. La cura Salvini ha sanato la regione Emilia-Romagna dal comunismo solo nei territori a nord, a ovest e a sud di quest’antica via, letteralmente accerchiandola di tessuto risanato. Purtroppo, i popolosi territori centrali della regione, che s’incontrano percorrendo questa storica via, rimangono refrattari a ogni cura e hanno consentito a Bonaccini di vincere le elezioni amministrative regionali.

Nel corso della sua campagna elettorale Bonaccini ha evitato di presentarsi con il simbolo del Pd per due buone ragioni, a suo vedere, ossia l’impresentabilità del Pd e la propria vicinanza a Italia Viva di Renzi, partito che opportunamente non ha partecipato alle elezioni. Egli ha invece puntato tutto sui buoni risultati ottenuti dalla propria amministrazione, esposti con modi pacati e verrebbe da dire “bonaccioni”.

Una pacatezza questa, quasi “veltroniana”, cui stranamente facevano da contraltare gli stessi esponenti del “movimento delle sardine” all’unisono con Bonaccini. Tuttavia, facendo per lui il lavoro sporco, a dir il vero queste sardine non si sono poi mostrate così moderate e calme nei confronti di Salvini, demonizzato e odiato al punto da renderlo destinatario di svariate minacce di morte.

In sostanza Pd, Italia Viva e Sardine (queste ultime finanziate sottobanco, possiamo solo immaginarlo da chi) si sono presentati, furbescamente, separati per colpire uniti Salvini. Non fosse per l’evidente ipocrisia che esprime la sprezzante faccia di bronzo del Bonaccione, sarebbe quasi da dire chapeau a questa studiata strategia elettorale che ha ingannato i più.

Ammirevole anche la teatralità con cui hanno riesumato il pericolo fascista dell’uomo forte, dimenticando che il comunismo non è morto e sepolto e che i maggiori sterminatori dell’umanità sono stati proprio i loro idoli comunisti; suggestivi e quasi liturgici i cori notturni, che intonavano Bella Ciao alla luce dei flebili ceri.

Di fronte a tanta manipolazione ed evocazione di paure pretestuose e insensate, Salvini ha potuto solo opporre la sua faccia di persona onesta e vicina alla gente comune, gente che ha paure reali e chiede protezione dallo Stato, là dove la fanno da padroni spacciatori, drogati, delinquenti e depravati di ogni colore.

Ossia, parafrasando il governatore campano del Pd, De Luca, “personaggetti” che tanto stanno a cuore alla sinistra, perché… “vittime della società” (sigh) da meritare, a loro garanzia, leggi tiepide che rimettano in libertà i condannati nel giro di qualche anno.

E di conseguenza, per la sinistra buonista, protettrice dei carnefici, le giovani vittime del crimine e della droga, le organizzazioni criminali e i trafficanti di ogni genere che si arricchiscono, sono solo accettabili effetti collaterali della necessaria globalizzazione. Sì, ci rivediamo a Scampia, care sardine!

Che dire poi su Di Maio che, conscio della débâcle annunciata dai sondaggi, tre giorni prima del voto si dimette per non essere dimesso dai suoi? Che dire del tonfo dei 5*? Era evidente che il tracollo del M5S fosse una morte annunciata già nel momento stesso in cui i suoi parlamentari, pur di non mollare la poltrona, hanno deciso di allearsi col vituperato Pd!

L’istinto di sopravvivenza del singolo ha prevalso su quello del Movimento, la cui sopravvivenza era garantita solo dal proprio elettorato; ma questo, stando ai risultati delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, nel giro di pochi mesi si è quasi evaporato.

Se i parlamentari grillini avessero dato ascolto all’istinto di sopravvivenza del Movimento, all’indomani della caduta del governo gialloverde, sarebbero andati a nuove elezioni con un capitale d’investimento del 17-18% che certamente si sarebbe accresciuto, non essendo stati loro ad aprire la crisi politica.

La rappresentanza parlamentare grillina è ora costretta a convivere con il Pd; un improbabile sussulto d’orgoglio che la spingesse al voto, sarebbe tardivo, poiché il punto di non ritorno è stato oltrepassato. I tentativi di recuperare parte almeno del proprio elettorato, piantando le proprie bandierine, si scontreranno con le insistenti pretese del Pd di far valere i nuovi equilibri espressi dal paese, non più corrispondenti a quelli parlamentari.

L’unica possibilità per i grillini di piantare le proprie bandierine e non essere al guinzaglio del Pd, col cinturino sempre più stretto attorno al collo, sarà sperare che a causa di Salvini, Zingaretti tema le elezioni anticipate più di loro stessi.

Esiste anche la possibilità, come già fece Salvini all’indomani del voto europeo, che il Pd non vada all’incasso; anzi, non essendo vincolato da alcun contratto di governo come fu per gialloverdi sul modello tedesco, che cerchi, con lusinghe varie, di coinvolgere il M5S in un’alleanza strutturale, cioè stabile e duratura.

Se fosse, si potrebbe assistere a una scissione in parlamento dei parlamentari grillini, con il M5S che si spacca in almeno due tronconi. Questi, diversamente dal Titanic, sprofonderanno rapidamente nel “mare dell’inconsistenza”, vanificando le ingorde intenzioni del Pd, che nell’operazione si ritroverebbe con un pugno di “polvere di stelle grillina”.

La cosa più probabile, però, è che l’attuale governo navigherà a vista e in tondo fino al termine della legislatura, nell’immobilismo totale, proclamando, uno dopo all’altro, compromessi inutili al paese. In questo lento logorio il M5S si trasformerà in un pianetino satellite del Pd; un partitino che avrà un po’ di voce in capitolo solo con un sistema elettorale proporzionale puro.

La fine ignominiosa del M5S è comunque già decretata e sancirà il fallimento di un’ideologia che non è di destra né di sinistra, ma che stava comunque alla base del movimento grillino: quella che bastasse prendere dalla società civile una specie di comitato di cittadini e insediarlo nel parlamento per un unico mandato, per risolvere il problema delle istituzioni vetuste, della corruzione politica, dei giochi di palazzo poco trasparenti e di una casta politica a vita.

Niente di tutto questo, anzi la “classe politica” grillina, selezionata dalla piattaforma Rousseau sulla base di criteri anch’essi opaci, si è dimostrata incompetente, ma soprattutto più legata che mai alle poltrone e agli stipendi erogati. Specialmente se, prima di essere eletti, questi parlamentari erano degli sconosciuti nullafacenti del meridione.

L’amara verità, che smaschera quell’utopia, è che l’unico politico che possa permettersi la dignità di dimettersi quando sarebbe giusto farlo, è quello che non dipende economicamente dal suo stipendio di parlamentare, a condizione che sia esente da ambizioni personali (se a qualcuno viene in mente Giuseppi, non è colpa mia) .

La coerenza, questa sconosciuta


DiMaioLA COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

Dopo le sue ultime esternazioni contro Salvini riguardo al  Caso Gregoretti, “L’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un’azione personale”, cosa aspetta il pilato Di Maio a rinnegare gli ultimi decreti sicurezza votati con Salvini; é una questione di coerenza, cribbio! Ah, dite che è una questione semantica troppo ardua per il bibitaro del San Paolo capire il senso del termine coerenza e che, a naso, il pupo pensi che cancellare quei decreti gli costerà qualche punto in meno nei sondaggi?

Ma allora si tratta di un politicante degno di questo nome, un vero campione di pragmatismo e sfacciataggine… e il Grillo se lo coccola. Incredibile come la gente possa cambiare. E pensare che Grillo, bontà sua, diceva che ci si poteva fidare di Salvini. É stato invece fin troppo buono e ingenuo Salvini a fidarsi di Beppe e la sua combriccola: hai ingoiato una sfilza di no dei 5*, e passi, ma quando vedi che a difendere i confini ti lasciano da solo, come unico responsabile della politica dei porti chiusi; non bastasse, vedi che i ministri Toninelli e Trenta ti remano perfino contro mandando i loro mezzi navali a far incetta di migranti nel Mediterraneo, beh, a quel punto, devi fiutare l’intrigo e, memore del caso Diciotti, far sbarcare all’istante il carico della Gregoretti, per evitarti ogni rogna con il cancro dei magistrati rossi, e il giorno dopo stacchi la spina al governo gialloverde.

Elezioni o non elezioni, venendo forse meno alle sue promesse elettorali, in questo modo Salvini si sarebbe comunque salvato dalle sgrinfie dei magistrati partigian-mondialisti, in attesa di contrattacchi futuri. Ora, invece, fallito il tentativo di andare alle urne per eleggere una maggioranza a suo favore, si trova sotto scacco, alla mercé di un possibile aiuto in Senato da parte di Renzi (poco affidabile, benché lui stesso alle prese con l’iperattività che la magistratura riserva alla politica) e con la flebile speranza di un aiuto amichevole, spontaneo e motivato dal comune sentire, da parte della fronda di destra dei 5*.

Sullo sfondo di queste vicende, rimane comunque, incredibile, lo squilibrio di potere che esiste tra gli organi istituzionali, a tutto vantaggio dei magistrati comunisti che non si fanno remore di approfittarsene. Questi personaggi non eletti appaiono come dei moderni efori intoccabili e inamovibili, dei severi custodi delle leggi, ma non del sentire comune, e fermamente convinti di essere nel giusto e nella verità. Tutto ciò sfiora una tracotanza ideologica che non conosce indulgenza e li rende dei demoni che decidono a piacimento sui governi e le sorti degli Stati, contro di cui fanno prevalere i trattati sovranazionali nel nome di un collettivismo universale contro natura, che mortifica gli individui e scompagina i popoli sovrani strappandone l’anima.

In sostanza, per i magistrati comunisti, non esiste più la ragion di Stato, al suo posto c’è la ragione sovranazionale; si arriva così all’abominio assurdo ed estremo per cui gli italiani li pagano per difendere l’Italia e invece sono ripagati da questi despoti con la sua auto-distruzione.

 

Una costituzione carente e ammiccante a sinistra

La chiamano “La Costituzione più bella del mondo”, ma davvero lo è? Penso proprio di no. C’è un vulnus o meglio un peccato originale che la rende insufficiente e partigiana.


CostituzioneItalianaUNA COSTITUZIONE CARENTE E AMMICCANTE A SINISTRA

La chiamano, con presunzione e ostentazione, “La Costituzione più bella del mondo”, ma davvero lo è? Penso proprio di no. C’è un vulnus o meglio un peccato originale che la rende insufficiente e partigiana; quest’ultimo, partigiano, è il termine che meglio la definisce e che prova l’esistenza in essa di un peccato originale; sì, poiché essa è stata redatta dalla Democrazia Cristiana assieme ai rappresentanti ideologici dei partigiani comunisti, che, quanto a crimini ed esecuzioni sommarie in Italia, non son stati meno feroci dei fascisti, se non più.

A ben vedere, i fascisti italiani, come del resto tutti i collaborazionisti dell’Europa invasa dai nazisti, hanno avuto la sola colpa, grave e indelebile, di aver aiutato i nazisti tedeschi a rastrellare ebrei e rom per consegnarli a loro; ma è sui nazisti e i loro boia (SS e Gestapo) che grava concretamente lo sterminio di circa sei milioni di persone, mediante esecuzioni programmate.

È stato giusto inserire nella Costituzione italiana il reato di ricostituzione del partito fascista? Indubbiamente sì, ma nel resto del mondo, già in quegli anni, i regimi comunisti si macchiavano di altrettanti crimini contro l’umanità.

Il comunista Stalin, che i colleghi italiani conoscevano bene e amichevolmente chiamavano “baffone”, con le sue “grandi purghe” si era reso responsabile per la morte di più di tre milioni di persone. Ciononostante, i comunisti nostrani, che ambivano salire al potere per costituire il regime del proletariato, in quegli anni rivolgevano agli avversari politici la nota minaccia “Ha da venì baffone”.

Di fatto, queste malefatte comuniste si conoscevano già allora, sebbene non come dopo le denunzie di Solzhenitsyn; ciononostante, ai banchi dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, nel luglio del 1946 sedevano anche i gerarchi del partito comunista italiano, a dare la loro impronta partigiana e illiberale alla Carta, a garantire la presenza e la legittimità di un’ideologia altrettanto totalitaria e liberticida di quella fascista, con conseguenze che sarebbero state poi gravi per la pacifica convivenza degli italiani e che si protraggono purtroppo tuttora, con ridicole fantasie di un ritorno del fascismo da parte di certa sinistra nostalgica.

Il virus comunista, inoculato nella Costituzione italiana, ha permesso lo sviluppo di un sistema di potere di cui certa magistratura fa parte. Tale sistema fa vivere gli italiani in un clima da dopoguerra senza fine, che nasconde le foibe e impedisce la riconciliazione, ma consente alla sinistra di screditare perpetuamente gli avversari politici con infodate accuse di fascismo; un clima torbido che si è perfino propagato fuori dai confini italiani, con accuse di fascismo rivolte a Trump, presidente di un paese che, diversamente dai nostri osannati partigiani comunisti, non ha fatto distinzione tra nazi-fascismo e comunismo, combattendoli entrambi.

C’è una sinistra, quella dei centri sociali, cui evidentemente prudono le mani, che periodicamente s’inventa degli avversari fascisti, pur di arrivare allo scontro armato e che pare ansiosa di aprire una nuova stagione di brigatismo rosso; ma c’è anche una sinistra parlamentare e mediatica che, da allora, ha sempre usato furbescamente le accuse di fascismo e razzismo come clavi da sventolare alla cieca contro gli avversari politici di turno.

Accuse così insistenti da far credere alle migliaia di giovani sprovveduti del Movimento delle sardine, che ora il pericolo fascista e razzista sia Salvini, perché egli pretende un’immigrazione legale, controllata e legata alle quote flussi, piuttosto che alle mortifere attraversate del Mediterraneo, fatte senza alcun documento d’identificazione; o perché egli chiede agli italiani il loro voto democratico per ottenere più poteri, grazie a una maggioranza stabile e coesa, e così mantenere le promesse che non era riuscito a portare a termine durante il governo gialloverde a causa dell’opposizione interna grillina.

Ma ora, queste “sentinelle antifasciste”, in questo mondo globalizzato, dove si conosce tutto di tutti, non vedono che il fascismo è morto e sepolto? Non vedono che le infamie dei regimi comunisti dai tempi di Stalin sono invece continuate e si protraggono fino ai nostri giorni? Non vedono che il comunismo ha causato la morte di un numero di persone almeno sei volte maggiore rispetto al numero delle morti provocate dai regimi nazi-fascisti, facendo così guadagnare ai comunisti la fama di maggiori sterminatori del genere umano?

Mao Tse-tung, si stimano trenta milioni di morti grazie alla sua riforma agraria; Pol Pot, tre milioni di morti perpetrati dai suoi khmer rossi; a questi numeri vanno poi aggiunte le vittime del regime coreano del nord, dell’idolatrato Che Guevara, del cubano Fidel Castro e del regime venezuelano, sperando che a breve non si debbano anche aggiungere innumeri vittime a Hong Kong. Il punto d’arrivo dell’ideologia comunista è sempre e ovunque stato lo stesso: perdita delle libertà e sterminio degli oppositori.

Di fronte a questo inoppugnabile dato, forse sarebbero più utili in Italia delle sentinelle anticomuniste, che veglino sulla strisciante deriva illiberale, forcaiola e vessatoria ora in corso. Forse sarebbe il caso di emendare quanto prima la costituzione italiana, parificando il comunismo al fascismo e negando a entrambi la possibilità di ricostituirsi; sarebbe un buon segnale, chiaro e forte contro gli opposti estremismi, un richiamo a separare le idee dalle persone che le appoggiano e ripristinare la normalità delle relazioni interpersonali, ora avvelenate dall’odio reciproco. Invece cosa fa il governo Conte bis? Stanzia 400 mila euro per festeggiare il centenario della nascita del PCI con i soldi di tutti gli italiani. Non è questa la strada per la pace.

Se non si equiparano in Costituzione i crimini del comunismo a quelli del nazi-fascismo, ogni italiano intellettualmente onesto potrebbe ritenersi autorizzato a non giurare su una costituzione che continua a strizzare l’occhio ai centri sociali e a certa magistratura piuttosto ideologizzata che periodicamente entra a gamba tesa nella politica.

Se non si condannano gli opposti estremismi, i banchi di sardine, che tanto denunciano l’odio politico, saranno continuamente costretti a muoversi imprevedibilmente da un lato all’altro per sconcertare i loro predatori; ammesso che le sardine stesse non siano i predatori, sotto forma di banchi di piranha mascherati, accozzaglia di antagonisti, centri sociali, veterocomunisti, AMPI, cattocomunisti e ONG, molti di costoro organici, e con lucro, al sistema dell’accoglienza.

Un’accozzaglia di buonisti che difendono clandestini, abusivi, spacciatori e stupratori; dei parassiti che si ricordano delle leggi solo quando c’è da spremere con le tasse e, se non basta, incarcerare e confiscare i beni di chi lavora, produce e mantiene in vita questo paese marcio, impantanato e indebitato a causa di questa melma di debosciati.

Questi degenerati che rinnegano la famiglia, nemmeno il Pd e la sinistra riuscivano più a coalizzarli e riportarli sulle piazze a demonizzare Salvini. Le piazze rimanevano desolatamente vuote benché Pd e sinistra, orfani della classe operaia, rivolgessero le loro attenzioni ormai solo a migranti clandestini, jus soli e radical chic, con questi ultimi che difendono i clandestini soprattutto perché gli servono a domicilio la cocaina. Guanti grami, Bwana?

 

Un governo a trazione sudista e di sinistra, che Dio ci salvi(ni)



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UN GOVERNO A TRAZIONE SUDISTA E DI SINISTRA, CHE DIO CI SALVI(NI) 

Peggior combinazione astrale non poteva capitarci: un governo sinistrorso e a trazione sudista. È ormai arcinoto, infatti, che nel govevno BisConte c’è una sproporzione nella rappresentanza ministeriale, nettamente a favore del Sud (15 su 23 ministri) e neanche tra i vice e i sottosegretari va meglio. Stupisce poi l’assenza di un rappresentante della Toscana oibò, cosa quest’ultima che ha fatto incazzare non poco Frottolo.

Sono quasi tutti del centro-sud, ma bando alle ciance, quello che mi chiedo è: se la classe dirigente del centro-sud, scandalo dopo scandalo, negli ultimi settant’anni non ha fatto altro che peggiorare la vita dei propri concittadini, costretti spesso a emigrare, meritandosi l’infamia cronica di corrotta, clientelare, inetta, sprecona e assenteista, quando non endemicamente collusa con le mafie, cosa potranno mai aspettarsi di buono gli italiani tutti da questo governo a trazione sudista?

Se tanto mi dà tanto, credo che ci sia poco da stare allegri, a meno che…  a meno che tutte queste lamentele, che arrivano quotidianamente da sud, non siano altro che  l’espressione di un noto e persistente comportamento antropologico locale, superbamente riassunto dal detto popolare “chiagne e fotte”, grazie al quale, in realtà, al sud non si vivrebbe affatto male.

Basta fottere in tutti i modi possibili lo Stato, storicamente percepito come invasore straniero e, in questo, torna utile un altro noto detto popolare, che recita: “fatta la legge, trovato l’inganno”. E nemmeno le TV private a pagamento si salvano dalle truffe, stando a quanto riferito da recenti notizie di cronaca.

Se così fosse, la soluzione per gli italiani tutti sarebbe a portata di mano: un’unione politica europea su base federale cui fa da contraltare la meridionalizzazione dell’Italia intera. Così potremo applicare il “chiagne e fotte” ai danni di Bruxelles, lamentandoci quotidianamente della sua mancanza di solidarietà.

Sarà per questa eventualità che l’unione politica europea stenta a partire? Sarà che in Europa non si fidano di noi italiani? Ho la vaga sensazione che i sovranisti possano dormire sonni tranquilli: se mai un giorno si farà l’unione politica europea, un’Italietta barocca come questa, dei minuetti e delle aggraziate giravolte ardite dell’infido damerino Ser Bis Conte, delle dichiarazioni vuote e di circostanza del suo mentore, la cariatide Mattarella, quest’Italietta sarà lasciata, educatamente, alla porta d’ingresso.

Un governo italiano forte, coeso, sovranista e a trazione nordista, che avesse fatto crescere il paese intero trainato dalla locomotiva del nord, finalmente libera di esprimere la sua massima potenzialità, faceva paura a Germania e Francia. C’era il rischio che l’Italia potesse divenire il terzo incomodo sull’asse franco-tedesco e un paese da cui l’UE non avrebbe potuto prescindere. E allora meglio quest’Italietta ossequiosa e innocua, da manipolare a piacimento con grande ipocrisia e, se dà il caso, illudere e lasciare sul portone di casa ad aspettare finché farà comodo.

Gad Lerner, l’ebreo comunista


IMG_20190921_150650GAD LERNER, L’EBREO COMUNISTA

Gad Lerner ha accusato di razzismo alcuni partecipanti al raduno leghista sul pratone di Pontida, solo per aver aggiunto, a qualche banale insulto rivoltogli, la parolina magica “ebreo”. Premetto che io ho grande stima del popolo israeliano e della stessa religione ebraica che, assieme a quella cristiana e alla cultura classica greco-romana, ritengo alla base della nostro essere occidentali.

Mi chiedo perciò se dire a un ebreo, che si comporta da provocatore comunista, “sei un ebreo stupido” piuttosto che “sei uno stupido ebreo” faccia una qualche differenza. Oppure, per non essere tacciati di razzismo, se bisogna evitare di fornire ogni informazione sulla persona: sesso, nazionalità, religione, colore della pelle, diplomi, lauree, impiego, altezza, peso, piuttosto che credo politico. Bisogna dunque limitarsi a dire “sei una persona stupida”?

Ma che noia, che palle vivere come organismi sterilizzati e indefiniti! Questo anti-razzismo sterile, che ci vuole tutti uguali, possibilmete identificabili però da un codice a barre, fa il gioco delle élite finanziarie e delle multinazionali mondialiste che mirano a creare un unico e omogeneo formicaio globale di consumatori inerti al loro servizio.

A questo punto, sebbene controvoglia, considerati i metodi, mi tocca pure ammirare la strenua volontà dei talebani afgani, abbarbicati alle loro aride montagne, di resistere a ogni tentativo esterno di omologazione. Se l’evoluzione culturale, già dai tempi di Abramo, ha fortunatamente portato l’umanità ad abolire i sacrifici umani, non vorrei che l’attuale evoluzione culturale ci portasse al pensiero unico e alla distopia del grande fratello globale che abolisce libertà e democrazia.

Di Maio, impotente e abusato da Conte


images(3)DI MAIO, IMPOTENTE E ABUSATO DA CONTE

L’artefice del piano per portare all’esasperazione la Lega e spingere Salvini a togliere la spina al governo giallo-verde è stato Giuseppe Conte che, all”insaputa di Di Maio, ha tramato servendosi dei parlamentari europei e pochi altri senatori e deputati di Palazzo Madama e Montecitorio.

Dal momento che Salvini ha tolto la spina al governo giallo-verde, abboccando al tranello di Conte, Di Maio non ha contato più nulla: se lui avesse scelto di andare al voto come gli chiedeva Salvini, nessuno dei suoi parlamentari, per attaccamento alla poltrona, l’avrebbe seguito.

Se durante la sceneggiata delle prove d’inciucio col Pd (in realtà già accordato da tempo tra Conte e Renzi) egli avesse accettato l’offerta in extremis di Salvini che, facendo retromarcia pur di evitare il ritorno del Pd al governo, gli aveva offerto la carica di PdC, nessuno dei suoi parlamentari l’avrebbe seguito comunque.

Troppo forte lo spavento di perdere la poltrona, che Salvini aveva causato in loro; tanto forte da rendere Salvini inaffidabile ai loro occhi, ipnotizzati dal sgargiante velluto color carmnio che riveste gli scranni del Parlamento. Ora il velleitario Di Maio fa la voce grossa e pretende il taglio dei parlamentari entro la metà di ottobre. Anche un bambino alle prime mani di poker capirebbe che si tratta di un bleff.

Giggino, impotente come il re Franceschiello, non può cosumare le nozze col Pd, perché non conta ormai più nulla. L’attaccamento che hanno mostrato i suoi alla poltrona è castrante più che il sale di bromuro. Anche se proponesse di staccare la spina al governo BisConte, nessuno lo seguirebbe e causerebbe solo un’insurrezione dei parlamentari grillini, tra i quali ormai impera l’anarchia totale.

I parlamentari piddini hanno messo da patte un sacco di risparmi e in una sfida a chi stacca per primo la spina dormono sonni tranquilli, possono fare quello che gli pare, anche carta straccia di ogni accordo stipulato, mettendo nel tritacarne i grillini.