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Un’UE segnata dall’immobilismo


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Nel dibattito politico italiano da tempo è chiara l’esistenza di due opposte visioni riguardo il futuro dell’UE. La sinistra al completo, incluso il tentennante Pd che a volte, tramite il suo leader Renzi, esibisce e altre no la bandiera europea, spinge per un’UE più politicamente integrata e solidale, in special modo nell’accoglienza dei migranti e, insieme, meno rigida e tecnocratica nel rispetto dei parametri economici europei che si vorrebbero più flessibili. Al contrario, i partiti euro scettici, rappresentati soprattutto dall’asse Salvini-Meloni, chi più chi meno, spingono per un’UE più leggera, che si occupi principalmente della sicurezza e salvaguardia identitaria dei suoi popoli, lasciando a essi maggiore libertà nella gestione delle questioni economiche e monetarie.

Chi sostiene la prima visione, auspicando una maggiore integrazione politica ed economica dei paesi UE e dell’eurozona, ritiene che un’eventuale uscita dall’eurozona avrebbe per l’Italia un effetto disastroso, esposta come sarebbe, da sola e senza l’ombrello protettivo dell’euro, a ogni speculazione finanziaria, dimenticando però che esistono svariati Paesi, anche meno forti economicamente dell’Italia, che prosperano nell’ecosistema finanziario internazionale, dove pure il Giappone non arranca certo, nonostante il suo debito pubblico sia il doppio di quello italiano.

Ma chi sbava e preme per avere più UE, in questa maggiore integrazione include anche l’unione fiscale? Se così fosse, son consci costoro che per adeguarsi alla pressione fiscale media europea, senza far saltare tutti i conti e con il debito pubblico che si ritrova, a farlo l’Italia ci metterebbe mezzo secolo, se bastasse? E quindi di che cosa parliamo? Del libro dei sogni? E per costoro, più UE e più solidarietà tra gli Stati europei significa forse che la grande Germania, con i suoi Stati satelliti, dovrebbe mantenere i PIGS del sud, come da tempo il centralismo romano ha addomesticato a fare il sottomesso e tartassato Lombardo-Veneto nei confronti di buona parte del resto d’Italia?

I tedeschi saranno pure “crucchi” ma non fino a questo punto, è garantito! Sanno bene che a lor convien che tutto rimanga com’è. Con l’euro, loro ci guadagnano assai, sebbene l’Italia molto meno. Perché dunque spingere per una maggiore integrazione e rompersi la schiena per quei spendaccioni degli italiani? Al massimo se ne riparlerà quando l’Italietta avrà messo in ordine i suoi conti, ossia mai, condannata in eterno alla serie B. Eppure, invece che farsi mantenere dai tedeschi, per l’Italia ci sarebbe un’altra possibilità di riprendersi economicamente, rischiosa ma certamente più dignitosa: liberarsi da quest’abbraccio nefasto con la Germania, spingendo per avere meno UE e per uscire dall’euro.

Ma neanche questo succederà. A fronte di masse d’italiani impoveriti, che non hanno più risparmi da parte, prosciugati da anni di crisi economica, e che sarebbero disponibili a tentare l’impresa di completare quella liberazione che orgogliosamente si celebra ogni 25 aprile, c’è ancora una buona parte di ricchi che temono di perdere i loro lucrosi risparmi con l’uscita dell’Italia dall’euro. E, sinceramente, non c’è politico al mondo che possa guidare l’Italia intera in quest’impresa, frammentata geograficamente in modo netto com’è, sia politicamente che economicamente e culturalmente, a dispetto di definirsi Stato unitario. In effetti, il peccato originale di essere nata come Stato unitario, anziché federale, ha impedito e impedisce all’Italia di realizzare il suo considerevole potenziale economico.

Soffocati da uno Stato centralista incapace di tenere i conti in ordine, oppressi da un regime fiscale esoso, inclini alla corruzione galoppante, intimiditi dalle mafie e assuefatti al persistente parassitismo, solo in ultima istanza ingabbiati dalla rigidità economica dei paesi UE luterani (ma che fortunatamente c’impedisce d’indebitarci ulteriormente) siamo dunque condannati all’immobilismo completo, senza via di scampo, né verso un’Europa più solidale e generosa, di cui approfittare a man bassa né, con la dignità di chi ritiene che la libertà non abbia prezzo, verso un’Italia più sovrana e padrona del proprio destino.

Lo stesso duo Macron-Merker, che si profila a governare l’UE, rinsaldando la centralità dell’asse franco-tedesco, al netto di qualche regalino per imbonire i francesi, sarà sostanzialmente il garante dello statu quo e della continuità politica europea circa l’economia e l’immigrazione, con buona pace di chi in Italia s’illude e sogna ancora un’unificazione politica dell’UE. Solo un’inaspettata vittoria di Marine Le Pen avrebbe potuto cambiare le carte in tavola e favorire un ridimensionmento del progetto europeo per assecondare le aspirazioni sovraniste dei popoli europei, contro le volontà delle élite mondialiste che controllano i sistemi sovranazionali, élite che Marine Le Pen, allusivamente ha denominato ROM (Rassemblement Organisation Mondialisée). Ciò per rimarcare quanto lei sia ormai lontana dalla xenofobia del padre e quanto invece il mondialismo, il vero nemico dell’identità culturale francese, sia ora vicino e pericoloso.

Il fatto che in molti casi le procedure di trasferimento delle sovranità nazionali a Bruxelles non abbiano previsto delle analoghe procedure di “divorzio” e riacquisizione delle medesime sovranità (come nel caso dell’uscita dall’eurozona) la dice lunga su quanto fosse e sia determinata e ferma la volontà di quest’élite mondialiste di sottrarre progressivamente e definitivamente sovranità agli stati nazionali in genere, per cancellarne le identità culturali, ammantando di nobile pacifismo e umanitarismo le loro vere mire di potere.

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Immigrazione: un amaro bilancio

C’è un modo sicuto per evitare le migliaia di migranti morti in mare?


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IMMIGRAZIONE:
UN AMARO BILANCIO
Parte 1° – Lo stato di fatto

Circa tre anni fa, grazie a un’operazione ideata con calcolo e cinismo, e conclusa in modo spiccio e beffardo, Renzi otteneva da Napolitano la nomina a presidente del consiglio, come mostrano le eloquenti immagini del passaggio ufficiale delle consegne con un Letta alquanto gelido, dopo il celebre “Enrico, stai sereno”. E’ probabile che all’epoca, la questione immigrazione fosse per Renzi l’ultimo dei suoi pensieri, avendo più che altro a cuore i problemi delle banche toscane, in una delle quali era invischiata la sua stessa famiglia. Infatti, la sua politica in merito all’immigrazione, attuata in combine con Alfano, nel corso del suo mandato è stata una sequenza di provvedimenti dettati da circostanze e contingenze, che hanno messo a nudo la totale impreparazione e il pressapochismo dei due, nell’affrontare il problema.

E’ altrettanto probabile, quindi, che la sua entrata trionfale sulla scena politica italiana, in cui si proclamava quale unico messia e taumaturgo dei tanti mali che caratterizzano la Repubblica Italiana, le cui radici malsane sprofondano nei decenni passati, finirà con una sonora bocciatura al referendum del prossimo quattro dicembre, in parte anche a causa del suo totale fallimento sulle politiche migratorie. Ma prima della sua presa del potere, avvengono alcuni fatti determinanti a preambolo di tale fallimento.

L’abbattimento del regime di Gheddafi, in seguito alle rivolte primaverili arabe, in questo caso ben supportate da Francia, Regno Unito e USA a cui, su insistenza di Napolitano, si unirà anche il governo Berlusconi, segna il primo passo verso un sensibile cambiamento dei flussi migratori in Italia. Infatti, con la morte del Rais avvenuta il 20 ottobre del 2011, l’Italia perde l’interlocutore fondamentale con cui il ministro Maroni aveva stipulato dei precisi accordi, per contenere l’emigrazione attraverso il canale di Sicilia.

Nel caos totale che si genera in Libia, per Maroni non sarà facile trovare nuovi interlocutori, ma non ne avrà nemmeno il tempo. Altre trame c’erano state nell’ombra: in Italia, con pazienza il trio Napolitano-Merkel-Monti, probabilmente supportato dai cosiddetti poteri forti (troika, banche e grande finanza) aveva già preparato accuratamente la caduta del governo Berlusconi, che si dimette il 16 novembre dello stesso anno, neanche un mese dopo la morte dell’amico Gheddafi.

Al posto del Cavaliere, Napolitano imporrà l’austero e rigido governo del tecnico Monti, e gli italiani, sotto minaccia default, saranno spremuti economicamente, mentre, dalle coste libiche, con le carrette del mare, riprende nel silenzio generale e nella generale indifferenza, la tratta umana dei trafficanti, che nessuno più contrasta. Ma gli italiani, che avevano acconsentito alla drastica cura di Monti, causa choc da rischio default, dopo neanche un anno e mezzo dalla sua nomina, ne hanno le scatole piene di lui, e lo espellono dal governo e dalla politica, come un irritante corpo estraneo o una schifiltosa e indigesta pasticca.

Il 28 aprile del 2013, Napolitano nomina allora il mite e ponderato Letta, che però, travolto dalle congiure di palazzo, farà da ignaro apripista  al rampante rottamatore Renzi, finendo, come una meteora agostana, la sua breve esperienza a capo di governo circa dieci mesi dopo, il 22 febbraio del 2014. La sua delusione sarà così cocente che abbandonerà la politica, ritirandosi a meditare e sentenziare dalla Sorbona di Parigi. Tuttavia, durante il suo mandato, dalle coste libiche s’infittiscono le partenze dei barconi che raggiungono l’isola di Lampedusa, dove i migranti sono trattenuti e identificati con metodi all’apparenza spicci e degradanti.

Così, nel luglio del 2013, Papa Francesco si reca nell’isola, per una visita destinata a entrare nella storia, nel coso della quale conforta i migranti e denuncia l’insensibilità di chi non li accoglie umanamente o di chi è indifferente o contrario all’accoglienza. Il risultato della sua visita ha, però, l’effetto d’incoraggiare le partenze dei barconi, e il 3 ottobre del 2013 accade una tragedia che sarà decisiva, riguardo alla direzione che prenderanno le successive politiche sull’immigrazione. Una carretta del mare libica, stracarica di migranti, si capovolge nelle acque antistanti all’isola di Lampedusa, provocando 368 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, numeri che la pongono come una delle più gravi catastrofi marittime avvenute nel Mediterraneo dal 2000 in poi.

Le reazioni, frutto dell’impatto emotivo, sono molteplici e forti, come in particolare quella del presidente Napolitano, che dichiara di provare vergogna che i superstiti del naufragio, in base alle norme vigenti sull’immigrazione, siano stati accusati di reato di clandestinità. Bergoglio, facendo da eco a Napolitano, pure lui dalla finestra del Palazzo Apostolico lancia i suoi “Vergogna!” “Vergogna!” e l’intero establishment progressista si attiva. Si chiede di rafforzare le misure di accoglienza e di abrogare la legge Bossi-Fini e il decreto Maroni.

L’unanime proposito del fronte “buonista” è che, tragedie di questo tipo, non dovranno mai più ripetersi, e che l’unica cosa da fare sia pertanto pattugliare le coste libiche e soccorrere i migranti in mare, invece che impedirne, in qualche modo, le scriteriate partenze su mezzi di fortuna malsicuri. Così, il governo Letta, con il supporto del volitivo ed entusiasta Alfano, decide di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del Canale di Sicilia, autorizzando una missione militare e umanitaria denominata Operazione Mare nostrum, e finalizzata a prestare soccorso ai clandestini, prima che possano ripetersi altri tragici eventi nel Mediterraneo.

Sei mesi dopo, nell’aprile del 2014, circa due mesi dopo l’inizio del governo Renzi, il reato di clandestinità sarà stralciato dalla Bossi-Fini, garantendo, grazie a cavilli giudiziari, la permanenza in Italia al clandestino, destinatario di un decreto di espulsione, che non sia stato effettivamente accompagnato alla frontiera entro diciotto mesi. Ma ancor più estremistica sarà la posizione di Bergoglio. Il papa delle genti, forzando la realtà dei fatti (poiché non esiste alcun trattato internazionale a riguardo) dichiara tout court che l’immigrazione è un diritto umano, in questo modo non facendo più alcuna distinzione tra profugo o richiedente asilo politico da un lato (la cui accoglienza è garantita dai trattati ONU) e migrante economico dall’altro. Ciò nella presunzione, tutta da verificare, ma avvallata anche da qualche giudice italiano, che ogni migrante economico sia, di fatto, una persona totalmente priva di mezzi di sussistenza, e che non sia quindi in grado di poter sopravvivere nel suo paese d’origine.

Tuttavia, con l’operazione Mare nostrum, le partenze dalle coste libiche s’intensificano ancor più, divenendo più agevoli: non più barconi per raggiungere Lampedusa, ma traballanti gommoni che vengono soccorsi a qualche chilometro appena dalla costa libica. In ogni caso, con l’accrescere delle partenze, aumentano proporzionalmente anche i migranti morti in mare. Nonostante l’impegno delle navi italiane e degli operatori umanitari, i gommoni, stracarichi e sbattuti dalle onde, spesso si sgonfiano e affondano, prima ancora di essere individuati dai soccorritori. Così, nel novembre 2014, sollecitata con insistenza dal governo Renzi, l’Europa accorre in aiuto dell’Italia, con altre navi e altro personale, che si aggiunge a quello già operativo, e l’Operazione Mare nostrum è sostituita da quella europea, denominata Frontex Plus. Ma cosa succederà nei due anni che intercorrono dal novembre 2014 al novembre 2016, ossia fino ai giorni nostri, alla vigilia del referendum costituzionale? Finiranno i naufragi dei migranti e le tragedie in mare?

Macché, lo scorso 3 novembre 2016, accade l’ennesimo naufragio di un’imbarcazione carica di migranti, affondata, con 300 persone circa a bordo, a 25 miglia dalla costa libica; 29 i superstiti, 239 le vittime stimate e il resto dispersi. Solo nel 2016, la triste conta dei migranti, morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, supera ormai la quota di 4300 vittime. In realtà, lo stillicidio costante di persone decedute in mare, intercalato qua e là da tragici naufragi, dal novembre del 2014 non si è mai interrotto, portando all’assuefazione gli italiani, che sentono, quasi quotidianamente, le fredde cifre dei morti diffuse dai media.

L’attuale governo, che aveva fatto propria l’intenzione del precedente governo Letta, d’impedire il ripetersi di tragedie come quella a Lampedusa del 3 ottobre 2013, avendo a tal fine abolito il reato di clandestinità e richiesto l’operazione Frontex Plus, ha clamorosamente fallito l’obiettivo principale della sua politica migratoria. Salvo che, tale obiettivo, non fosse stato quello di riempire l’Italia di clandestini, poiché, in questo caso, i risultati ottenuti dalle misure messe in atto, sarebbero da considerarsi “soddisfacenti”, se non fosse per gli effetti collaterali che hanno causato.

Infatti, la Francia, in stato costante di allerta, dopo gli attentati subiti da parte di gruppi terroristici islamici, nel corso del 2015 a Parigi e nel luglio del 2016 a Nizza, aveva nel frattempo chiuso la frontiera con l’Italia, attraverso cui alcuni di questi terroristi erano transitati; lo stesso aveva fatto la Svizzera e perfino l’Austria, sospendendo la convenzione di Schengen. Di conseguenza, in assenza di un accordo sulla ridistribuzione dei profughi da parte del Consiglio Europeo, osteggiata dai membri di vari paesi che non accettano l’obbligatorietà del provvedimento, tutti i migranti soccorsi in mare, direttamente dai gommoni a poche miglia dalla costa libica, su indicazione dei trafficanti stessi, e sbarcati poi nei porti della penisola, ora devono essere sistemati in Italia, anche quelli (la gran parte) che intendevano dirigersi verso l’Europa settentrionale, utilizzando l’Italia come area di transito temporaneo.

Un altro “pilastro” della politica migratoria italiana, riconducibile al duo Renzi-Alfano, ossia quello basato sul girarsi dall’altra parte e sul “che si fotta l’Europa”, di colpo crolla fragorosamente. Dopo qualche tentativo di alzare la voce con l’Austria (ma non con la Francia) i due si rassegnano ad affrontare il problema, tentando la via teoricamente più corretta per non creare, anche in Italia, dei ghetti o, peggio ancora, dell’enclave modello Molenbeek. Questa via è quella dell’accoglienza diffusa, che però si rivelerà piuttosto ostica per la resistenza di molte comunità italiane, contrarie a ricevere clandestini. Infatti, oltre che girarsi dall’altra parte, i due avevano anche chiuso gli occhi, non tenendo conto del progressivo montare dell’insofferenza popolare verso i migranti, da parte di una popolazione impoverita e sfiancata dalla persistente crisi economica, per quanto negata dal governo in carica.

Quest’insofferenza verso i migranti aveva una genesi ben precisa. Già da tempo, il duo Renzi-Alfano, aveva creato un sistema parassitario di cooperative che lucravano sull’accoglienza, impoverendo ulteriormente i ceti produttivi, sfruttati per mantenere, oltre i soliti noti, ora anche questi nuovi parassiti, più la fiumana di africani in cerca di fortuna nel nord Europa, che en passant si godevano ferie pagate e si rifocillavano nella generosa e ospitale Italia. Inoltre, era evidente a tutti, come la parte lungamente prevalente dei migranti non fosse costituita da famiglie di veri profughi con figli e anziani al seguito, ma da aitanti ed esigenti giovanotti africani in transito, provenienti da ben trenta stati (la gran parte dei quali né dittature né in guerra) ed era altresì evidente, che solo una minima parte di questi migranti avrebbe chiesto il diritto di asilo in Italia, e meno ancora quelli che l’avrebbero ottenuto.

Ma ormai, con la chiusura delle frontiere nell’Italia settentrionale, dopo aver oziato per decine di mesi nei centri di accoglienza a spese degli italiani, gli immigrati clandestini cui non è riconosciuto il diritto di asilo, benché espulsi, rimangono qui. Quando va bene, accettano il ribasso del salario e lavorano in nero, in concorrenza con i lavoratori locali; diversamente si danno all’accattonaggio o entrano nei giri della droga e della prostituzione. La gente comune li guarda male e sempre più si rende conto, che la globalizzazione e il mito della multiculturalità stanno solo provocando danni economici e rivalità tra poveri, che acuite da disparità di trattamento a danno di nativi e residenti, innescano dei pericolosi conflitti razziali.

Vien da chiedersi, perché mai costoro rischino la vita per attraversare prima il deserto e poi il mediterraneo e non prendano invece un comodo aereo, come fanno sudamericani o cinesi, che certo non sono meno presenti degli africani in Europa. Evidentemente, per loro, rischiare la vita non è un problema; nell’Africa più arretrata e povera, quasi tutti, in qualche modo, la rischiano quotidianamente o forse, come sostengono alcuni, il viaggio avventuroso, quale ne sia la meta, per gli africani è considerato un rituale d’iniziazione all’età adulta. In ogni caso, anche se pagare trafficanti, terroristi, scafisti e passeur costa assai più di un biglietto aereo, essere soccorsi in mare consente loro di entrare in Europa, privi di documenti e non essere respinti.

Ma i veri indigenti, i malnutriti, i bisognosi, i malati, sono ancora là, in Africa, e di essi il duo Renzi-Alfano non si cura molto. Lasciano che sia la ricchezza, per quanto relativa, a fare la differenza, e non considerano, come dovrebbero, che ogni soldo speso in Europa per accogliere un clandestino, avrebbe un effetto centuplicato, se fosse usato nei paesi di partenza dei migranti, come affermano gli operatori umanitari seri, che in loco lavorano davvero, e non fanno del buonismo peloso, lucrando comodamente sull’accoglienza in Italia. Certo, aiutarli a casa loro, non dà la stessa visibilità che farlo portandoli tout court in Italia, ma in questo caso, gli effetti negativi sulla popolarità di un leader, possono superare quelli positivi.

 IMMIGRAZIONE:
UN AMARO BILANCIO
Parte 2° – Cosa fare?

Preso atto del fallimento delle politiche migratorie finora attuate, forse sarebbe il momento per Renzi di fare un’inversione di marcia. Oggettivamente, tali politiche, hanno avuto l’effetto deleterio d’incoraggiare l’immigrazione, accrescendo, da un lato, le vittime in mare e, dall’altro, la presenza dei clandestini sul territorio, col risultato di favorire, il fiorire un po’ ovunque in Italia, di seri problemi sociali e conflitti con i residenti. Che cosa fa egli invece? Critica l’Ungheria (non disponibile ad accogliere migranti) minacciandola di porre il vero sul bilancio europeo, e litiga con l’UE, per ottenere più flessibilità sul bilancio italiano a sostegno dell’accoglienza. E non sarebbe forse meglio minacciare l’ONU di ritirare le nostre navi pattugliatrici e, come fanno gli altri, chiudere i nostri porti all’accoglienza, se proprio non s’intende occupare i porti libici con l’esercito, per timore delle reazioni internazionali e dei terroristi islamici?

In questo modo si forzerebbe l’ONU a occupare, lei stessa, i porti e pattugliare le coste da cui salpano barconi e gommoni carichi di migranti, a impedirne l’ingresso in mare e le disumane e rischiose attraversate, a istituire dei centri di riconoscimento in Libia e a realizzare un corridoio umanitario a vantaggio dei veri profughi di guerra, invece che di chiunque voglia tentare la fortuna in Europa, sebbene non invitato. Quest’azione di tamponamento fatta dall’ONU in Libia andrebbe poi sostenuta e controbilanciata da interventi massicci degli stati europei in Africa, con contributi almeno pari a quelli che si spendono ora per l’accoglienza. Solo l’Italia spende per l’accoglienza circa quattro miliardi l’anno, 35 euro al giorno per ogni clandestino, denaro con cui si aiuterebbero un numero di persone decisamente superiore in Africa, realmente bisognose, indigenti, malnutrite o malate.

Per caso Renzi, molto prosaicamente, vuole invece continuare garantire il sistema opportunistico delle cooperative che in Italia lucrano sull’accoglienza? Vuol garantire il futuro a ogni tipo di ONG e ONLUS impegnata nell’accoglienza, i cui operatori, comunque mantenuti da qualcuno, senz’accoglienza rimarrebbero inoperosi? Nel nome del politically correct, o del contributo di chi lo manovra come una marionetta, egli resta favorevole a un’Europa multiculturale e variopinta, e quindi gli va bene così, morti inclusi, a migliaia, purché tutto ciò sopravviva?

Quali che siano le risposte, Ungheria, Inghilterra, Austria, e tutti i movimenti contro quest’Europa, sprezzantemente definiti populisti e xenofobi (perché ostili all’eurocentrismo e all’accoglienza, ma che nascono come funghi in tutt’Europa) mostrano che la questione identitaria andrebbe considerata con più attenzione e compresa meglio.

L’establishment progressista, col suo stuolo di ONG e ONLUS, insiste invece con la solita minestra riscaldata del politically correct e non vuole accettare il fatto che l’UE, così com’è proposta ora, sia alquanto indigesta ai suoi popoli, silenziati e privati della possibilità di essere parte in causa nelle decisioni che riguardano il loro futuro. E tra queste decisioni non vi sono, ovviamente, solo quelle riguardanti le politiche migratorie di cui si sta discutendo, ma pure molte altre decisioni, non meno importanti, da cui questo governo, con la sua abominevole riforma costituzionale, vuole escluderci per delegarle a Bruxelles.

Entrando nel merito dell’identità europea, non basta definirsi italiani, tedeschi, europei, e denunciare il pagamento delle tasse per meritare tale appellativo. Ci sono cose che il denaro non compra né si possono barattare, e una di queste è la propria identità culturale, le proprie radici e il diritto di vivere liberi e padroni a casa propria. Ne sanno qualcosa gli ungheresi, per lunghi anni oppressi dal giogo del comunismo globalista sovietico, in cui, nel nome dell’uguaglianza sociale, si arricchiva l’élite dei mega burocrati di partito.

L’essere europei (o indiani, cinesi ecc…) non è una realtà in vendita, è una dimensione esistenziale, è una forma mentis, è una koinè culturale, con pari dignità rispetto a quella di ogni altra civiltà, mentre la globalizzazione è una pianificazione sociale voluta dalle classi dominanti, interessate a ridurre i margini di democrazia dei popoli per arricchirsi senza intoppi.

E’ indubbio, infatti, che la vera democrazia sia inversamente proporzionale alla popolazione di uno Stato: più piccole e diffuse sono le comunità statuali, più difficile e oneroso è il loro completo controllo da parte delle classi dominanti, perché maggiore è la partecipazione al voto e maggiore è il peso del singolo voto, mentre ora, con una manciata di milioni di euro, esse possono comprarsi l’intero apparato politico, tecnico e burocratico d’istanza a Bruxelles, per ridurlo al loro servizio.

Lo stesso progetto di unione europea che vogliono propinarci, blandito dalle ipocrisie antirazziste e multiculturali del politically correct, va nella direzione di togliere progressivamente e surrettiziamente sovranità agli Stati nazionali esistenti, per creare un grande Stato Europeo, accentrato e popolato da una massa di persone prive d’identità e radici, appiattite in basso e in completa balia della classe dominante, fatta di banchieri e plutocrati.

E non si dica che c’è bisogno di più Europa per competere sui mercati globali, quando la lista di staterelli che economicamente se la passano piuttosto bene è ben nutrita, a cominciare dalla Svizzera, passando per Taiwan, Singapore, Corea del sud, tanto per citarne alcuni. Né si dica che c’è assoluto bisogno di un esercito europeo, almeno fino a che non sarà stata smantellata la NATO.

L’Europa, invece, dovrebbe tornare a essere principalmente un mercato comune, che già da solo ha contribuito a estinguere le spinte ultranazionaliste, garantendo settant’anni di pace ai popoli europei, mentre i veri conflitti che ora minacciano la sicurezza e la pace in Europa sono quelli etnici e religiosi, causati da un irresponsabile lassismo delle classi dirigenti europee rispetto all’immigrazione musulmana.

L’accusa di razzismo, invariabilmente spiattellata in faccia ai movimenti identitari, è per lo più priva di fondamento: noi europei siamo gli inventori della democrazia e ci siamo affezionati a essa, ma il punto non è, per questo o altro motivo, sentirsi superiori a qualcuno o a qualcosa, al contrario opporsi al globalismo (e anche a ogni universalismo religioso) esprime la volontà ed è il modo di salvare le differenze che sono il sale del mondo, proprio ciò che la globalizzazione si prefigge di distruggere.

Infine, anche volendo spalancare le porte a tutti, senza porre alcun limite agli ingressi (e alla massificazione dei popoli europei) non tutti gli immigrati sono integrabili. Non lo sono i cinesi, ma per quanto tendano a isolarsi e dar luogo a comunità chiuse e impenetrabili, essi sono comunque portatori di una civiltà millenaria che scorre parallela a quella occidentale e con cui non vi è alcun rischio di collisione. Non lo sono gli islamici, che, però, oltre a rifiutare d’integrarsi, pretendono di cambiarci, essendo portatori di una civiltà in rotta di collisione con la nostra.

Il radicalismo islamico, ormai diffuso in larga parte della comunità islamica mondiale, è un fenomeno in atto da poco più di un quarantennio. Esso ha nel salafismo, cui appartengono anche i Fratelli Musulmani, una genesi e un luogo d’origine ben precisi, essendo quest’ultimo una predicazione, originata, sostenuta e in tempi recenti, grazie al petrolio, finanziata dal Wahhabismo arabo-saudita (movimento sunnita di riforma religiosa, che contribuì non poco alla formazione della moderna Arabia Saudita e che fu fondato da un esponente della scuola giuridico-religiosa hanbalita).

In assenza del radicalismo islamico, l’esclusione e la frustrazione delle seconde e terze generazioni di musulmani stabilitisi in occidente, e indicate dalla sinistra come la causa principale del terrorismo islamico in occidente, si sarebbero naturalmente incanalate nella problematica sociale e razziale che ciclicamente esplode negli USA, un tema ben noto e sempre a cuore alle sinistre.

L’essersi invece incanalate nel solco della rivendicazione identitaria islamica, aggravata in aggiunta dal radicalismo e dal terrorismo, ha spiazzato completamente la sinistra. Solo per forza d’inerzia essa insiste col mantra dell’accoglienza, non capendo che così si creano le premesse per la nascita, nel cuore dell’Europa e dell’occidente, di un esercito di simil-nazzisti islamici, vere bombe a orologeria, regolate ad esplodere il loro odio contro di noi nei prossimi decenni.

Sarà un caso, allora, che l’immigrazione africana in Europa, principalmente di maschi giovani, avvenga solo dall’Africa settentrionale e dalla fascia sub-sahariana, proprio le aree a maggioranza musulmana? L’emigrazione musulmana, cui i buonisti politically correct guardano con sollecita indulgenza, potrebbe camuffare un’invasione, che in futuro spingerà i popoli invasi e sopraffatti a recidere le loro radici e migrare a loro volta altrove.

Lo stesso Adonis, noto poeta e saggista siriano libanese, ci mette in guardia, affermando, in sostanza, che l’Islam, con la sua violenza intrinseca e originaria, è inconciliabile con i valori universali del resto dell’umanità, fintanto che non affronti un processo di secolarizzazione (che consenta una rilettura non integralista del Corano) e di laicizzazione, divenendo una religione intima e personale nel rapporto con Dio, invece che un apparato legislativo totalitario e invadente.

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Una giovane promessa mancata?


renziUNA GIOVANE PROMESSA MANCATA?

La gran parte dei piddini continua a vedere una sinistra che non c’è più. Il Pd italiano, attratto e illuso dal mito della globalizzazione dei mercati e del sistema finanziario, un bundle che però include deindustrializzazione in occidente, pratiche che rasentano lo schiavismo della manodopera nei paesi emergenti e peregrinazioni lungo il globo dei migranti economici, tenacemente (e pelosamente)  si è ridotto ad occuparsi unicamente del destino di costoro, non avendo altro cui aggrapparsi per giustificare la sua esistenza come partito di centro-sinistra.

Lo sfacciato Trump, dando un calcio a questa dannata e dannosa globalizzazione, come il bimbo della fiaba, ha finalmente mostrato a tutti che il re, ossia il Pd statunitense con la succursale italiana, è nudo o che comunque, il vestito che indossa, non ha ormai quasi più nulla che possa dirsi di sinistra. E di conseguenza, il ceto operaio, che ipocritamente negli USA votava Pd, per apparire intelligente nei confronti del pensiero unico delle élite, grazie a Trump, ora ha dimostrato di non temere più che il proprio voto contrario, motivato dalla disoccupazione e dalla rincorsa al ribasso dei salari (imputabili a delocalizzazione e migranti) sia giudicato ignorante o di pancia da certi spocchiosi, che istigati dal livore dei perdenti, aristocraticamente si permettono di dubitare sull’opportunità del suffragio universale.

In Italia, nel nome di un presunto dovere di solidarietà, un evidente ossimoro nonché antica ferramenta risalente all’epopea sovietica, che non si esclude possa estendersi fin alla requisizione da parte dello Stato di beni privati come le seconde case, il governo Renzi è oramai più che altro interessato e seriamente intenzionato a imporre, con i soldi prelevati ai lavoratori, un’accoglienza dei migranti economici indigesta ai più, e a rivendicarne pure ogni merito.

Ma la verità è che ha creato un sistema parassitario di cooperative che lucrano sull’accoglienza e impoveriscono ulteriormente i ceti produttivi, sfruttati per mantenere, oltre i soliti noti, ora anche questi nuovi parassiti più la fiumana di africani in cerca di fortuna in Europa, che en passant si godono ferie pagate e si rifocillano nella generosa e ospitale Italia. Nei loro paesi, questi aitanti giovanotti africani, ossia la parte di gran lunga prevalente dei migranti economici, non morivano certo di fame; il fatto è che pure loro, volevano sentirsi “cittadini del mondo”,  e scimmiottare i radical chic che predicano la globalizzazione e l’abolizione delle frontiere tra i paesi. Certo hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo, ma nell’Africa più arretrata e povera, più o meno tutti in qualche modo, la rischiano quotidianamente. Tuttavia, i veri indigenti, i malnutriti e bisognosi sono ancora là, in Africa. Infatti, non tutti possono permettersi un viaggio che costa più di un biglietto aereo, ma che consente di entrare in Europa, privi di documenti e non essere respinti, e che tra l’altro arricchisce organizzazioni criminali di trafficanti e terroristi.

Il problema, però, è che quando costoro arrivano in Italia, trovano un paese impoverito dalla crisi economica, il cui motore, ossia il ceto produttivo, è stato spompato fino a causarne un logoramento irreversibile, e una prossima, probabilmente inevitabile fine. La disoccupazione giovanile è elevata e spinge a emigrare gli stessi giovani italiani, laureati e no. Dopo aver oziato per decine di mesi nei centri di accoglienza a spese degli italiani, quando va bene gli immigrati clandestini cui non è riconosciuto il diritto di asilo, che sono la stragrande maggioranza, accettano il ribasso del salario e lavorano in nero, in concorrenza con i lavoratori locali; diversamente entrano nei giri della droga e della prostituzione. La gente comune li guarda male e sempre più si rende conto, che la globalizzazione e il mito della multiculturalità stanno solo provocando danni economici e rivalità tra poveri, che acuite dalle disparità di trattamento a danno dei nativi e residenti, innescano dei pericolosi conflitti razziali.

Quando i confini italiani a nord erano aperti, senza nemmeno identificarli, per bypassare il ben noto Trattato di Dublino, furbescamente l’inetto Alfano scaricava i migranti clandestini, infiltrati di terroristi islamici, sugli stati nordisti dell’UE. Ma qual è stata la risposta degli europei? Non solo le “xenofobe” Ungheria e Svizzera, ma perfino i governi progressisti di Austria e Francia, preoccupati da queste onde migratorie incontrollate, hanno costruito, e non solo metaforicamente, i tanto vituperati muri contro i clandestini, che ora si accalcano come in un cul-de-sac in Italia, lasciata sola a gestire interamente la patata bollente. Gli inglesi, addirittura, per non riempirsi di clandestini, con la Brexit sono usciti dall’UE e sulla strada che in Francia porta al tunnel della Manica e che costeggia la famigerata favela Jungle, hanno costruito una recinzione per impedire gli ingressi clandestini. Di fronte a tutto ciò, che senso ha elemosinare ulteriori aiuti all’UE per continuare a finanziare un’accoglienza osteggiata sempre più anche in Italia? Il segnale che ci viene dai popoli europei non è sufficientemente chiaro e limpido anche per un ritardato mentale? Basta immigrazione clandestina!

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, magari perché si foraggia quelli che parassitariamente lucrano sull’accoglienza, senza nemmeno rendicontare e che sarebbero costretti a lasciare un mestiere così facile e retributivo per qualcosa di più faticoso e incerto, se si facesse una politica immigratoria basata sui respingimenti; non si vuol sentire quello che tra le righe l’UE ci dice, magari perché si ha bisogno di soldi, per tamponare e giustificare una legge di stabilità elettorale e spendacciona, impostata all’elargizione di mance a pioggia, che è tutto fuorché stabile e a cui nessuno, per altro, crede ormai più; non si vuol sentire, magari perché bisogna mostrarsi macho e battere i pugni al tavolo dell’UE, per inseguire sui sentieri del populismo antieuropeo il voto degli elettori indecisi sul referendum, e strumentalizzare a tal fine la tragedia dei terremotati e la colpevole incuria del patrimonio scolastico; non si vuol sentire, magari perché si è dei convinti sostenitori delle idee mondialiste, che ipotizzano l’abolizione dei confini e degli stati nazionali, con gran gioia di ogni criminale e ogni organizzazione di stampo mafioso esistente al mondo.

Comunque sia, un dato è certo: il vento sta cambiando. La globalizzazione ha stancato, crea povertà e fa paura, perché sta producendo uno scontro di civiltà con il mondo islamico, favorisce le organizzazioni criminali e le speculazioni finanziarie più scellerate. Lo dimostrano i risultati delle elezioni USA, inaspettatamente vinte dal candidato Trump, contro l’intero establishment e contro ogni previsione dei sondaggisti di regime, un candidato dichiaratamente no-global, isolazionista in politica estera e protezionista in economia, e per questo votato largamente anche da immigrati regolari e donne, nonostante il suo presunto razzismo e sessismo. E come lui dichiara di voler completare la barriera sul confine messicano, per altro iniziata nel lontano ’94 da Clinton, e finanziata da tutti i governi successivi con lo scopo di contrastare l’immigrazione clandestina, ormai sarebbe tempo, anche per l’Italia, di gettare la spugna di fronte all’immigrazione di massa che sta subendo (e che ha causato più di 4000 morti in mare nel solo 2016) ritirando dal mediterraneo le navi e i marinai che davanti alle coste libiche fanno la spola per soccorrere i migranti economici, e richiamando l’ONU alle sue responsabilità, nella speranza che sia più sensibile dell’UE e che sbrogli la situazione in loco, coinvolgendo i governi nazionali africani interessati, soprattutto quelli libici.

Invece Frottolo preferisce aggrovigliarsi nei suoi stessi annunci improbabili e nelle sue vane promesse, un cumulo di frottole che hanno progressivamente bruciato la sua reputazione. Nessuno, a parte i suoi sodali e compagni di merende, crede più in lui. Non bastasse, si è mostrato anche cinico e traditore dei patti, oltre che prono in generale agli interessi delle banche, e nel particolare, in stridente conflitto d’interesse con quelle di famiglia, assieme per altro, alla degna consorella e finta santarellina Boschi. Altri tratti del suo caratterino niente male, sono poi la sbruffoneria, l’arroganza e la volontà di potere e manipolazione del prossimo, tipiche di chi entra in politica per ambizione e servire i poteri forti, più che per spirito di servizio verso i cittadini.

Tutto ciò ha fatto sì che molti preferiranno rinunciare a qualche poco probabile miglioria nella costituzione (frutto di una riformina che ha partorito un topolino) e votare NO al prossimo referendum il quattro dicembre, per impedire la legittimazione popolare di un deludente personaggio, dalle più che dubbie virtù, che da tre anni sta usurpando il ruolo di primo ministro del governo (non essendo neanche mai stato eletto) e che con le sue politiche disastrose e al servizio dei poteri forti, sta rendendo l’Italia sempre più povera, più indebitata e ricettacolo di un’immigrazione economica clandestina e incessante, che produce solo situazioni di conflitto e nuove miserie.

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Bergoglio, l’anticristo?


BergoglioBERGOGLIO, L’ANTICRISTO?

Con l’irruzione nella Cappella di Rouen e il martirio del suo parroco molti pensano che si sia toccato l’apice della furia islamica e d’altro lato Bergoglio nega che ciò rappresenti l’inequivocabile inizio di una guerra di religione. Secondo lui la religione non centra essendo le guerre sempre causate da ragioni economiche. Ha torto tanto lui quanto gli altri.

I primi perché quest’attentato non rappresenta certo la fine dell’escalation terroristica, benché sia un punto di non ritorno. Inoltre, poiché la caduta di Roma è solo una tappa nel processo d’islamizzazione dettato dal Corano, il trattamento subito dallo sfortunato parroco non sarà certo riservato solo ai cristiani. Aspettiamoci azioni ancor più clamorose, dimostrative e finalizzate a creare la massima percezione d’insicurezza. Nessuno che non sia musulmano, convinto o meno, purché sappia recitare i versetti del Corano, sarà più al sicuro, neanche rintanato a casa sua. L’obiettivo del Califfato è creare i presupposti per l’inizio di una guerra civile in Francia e ovunque in Europa le comunità islamiche siano numericamente consistenti; destabilizzare l’Europa in quanto centro della cristianità e in particolare compiere azioni di rappresaglia nei paesi che combattono l’ISIS in Medio Oriente per fiaccarne il morale.

Dopo questo crescendo di attacchi, iniziati con l’irruzione nella redazione di Charlie e passando per quelli al Bataclan, ai bar e allo stadio di Parigi fino alla strage sul lungomare di Nizza, il punto d’arrivo sarà l’irruzione in casa di chiunque, con lo sterminio d’interi nuclei famigliari. Azioni casuali che nessuna intelligence e polizia potranno prevenire e sventare. Forse, solo dopo questa escalation, gli europei non musulmani saranno dai governi autorizzati e spinti ad armarsi per difendere se stessi e i propri cari. Prepariamoci dunque a trasformare le nostre case in fortini, nascondendovi armi in giro, e a dormire con la pistola sotto il cuscino. Prepariamoci a vivere come vivono gli israeliani.

Bergoglio poi mistifica la realtà a danno degli sprovveduti, affermando che il problema non sia religioso. Supponiamo sia vero che tutte le guerre in fondo avvengano per ragioni economiche, Bergoglio però ci deve spiegare perché solo l’Islam tra le religioni consenta la guerra santa, ossia l’uso della violenza per convertire gli infedeli, e come si possa negare che ciò renda gli islamici facilmente manipolabili da ogni falso profeta che intenda farne il proprio braccio armato, anche per soli fini economici.

La guerra santa è ammissibile perché l’interpretazione letterale del testo coranico (non secolarizzabile perché ritenuto increato) decreta l’assoluta trascendenza di Allah. Ciò consente di dire che esso è tutto ciò che noi umani conosciamo più quello che ci è ignoto del passato, presente e futuro. Allah è razionalità e irrazionalità, ordine e caos, amore e odio, pace e guerra; tutto ciò è ammissibile per i suoi fedeli e se per i non musulmani “guerra santa” è un palese ossimoro, per gli islamici è del tutto coerente col loro concetto di dio. Il rigore teologico nell’assoluta trascendenza divina è tale da non consentire nell’Islam il libero arbitrio. Ciò che una persona fa, anche l’atto più efferato, è sempre secondo il volere di Allah. Comodo, no? Ciò può rendere l’Islam un catalizzatore di menti perverse e disturbate psicologicamente. E i “moderati”? Non possono condannare ciò che è il volere di Allah.

Quest’assoluta trascendenza di Allah dall’esperienza sensibile dell’uomo e dal suo mondo tangibile è tale che per l’Islam non esiste la possibilità che l’uomo sia stato creato a immagine e somiglianza di dio. L’uomo quindi non è un riflesso di Allah, che di conseguenza non può essere rappresentato in alcun modo. Se da un lato ciò dà rigore filosofico all’idea di dio, dall’altro lo allontana dall’esperienza umana mutevole, cristallizzando la dottrina islamica al tempo della sua ideazione. Una visione laica nei paesi a maggioranza musulmana sarebbe possibile solo con la secolarizzazione dell’Islam, processo che però sarebbe in contraddizione con i presupposti originali e stringenti dell’Islam. Ma in assenza di tale processo di secolarizzazione, gli stati laici a maggioranza musulmana saranno inevitabilmente delle dittature. Concedendo, infatti, libertà e democrazia, come si è visto con le primavere arabe, la maggioranza musulmana imporrebbe immediatamente la legge coranica, cancellando la costituzione laica e trasformando le democrazie in califfati.

Il bandolo di quest’intricata matassa, complicata ulteriormente dal fatto che l’Islam non consente un’unica autorità teologica, è ritenere il Corano increato ed eterno come increato ed eterno è Allah. Se, al contrario, si ammettesse, da parte di tutti i più influenti teologi musulmani di tutte le scuole coraniche e di tutti i gruppi religiosi, che il Corano è un testo creato da Maometto, benché redatto su ispirazione divina, ecco che i presupposti possono essere cambiati e la matassa districata in un processo a cascata. Se non è increato, il Corano può essere interpretato in accordo con la storia dell’uomo (cioè secolarizzato) e se nel tempo attuale la pace è un valore universale per l’umanità, ecco che la locuzione “guerra santa” può essere intesa come guerra interiore per migliorare se stessi. Di pari passo Allah non sarà più quell’ente assolutamente trascendente, lontano e indifferente alle vicende umane, sebbene non sarà mai come il “padre eterno” dei cristiani (che rappresenta il bene in opposizione al male) per amore dei suoi figli disposto a incarnarsi e morire come uomo per la salvezza dell’umanità. Infine, se un valore moderno è la laicità dello Stato, ecco che la religione diviene un fatto intimo e spirituale e non più un cumulo di leggi arcaiche che invadono ogni ambito sociale.

Ma per il momento l’Islam, a grande maggioranza, non intende riformarsi abbandonando la sua concezione del Corano e di Allah e non ha quindi senso definire dei malati di mente tutti i suoi fedeli più radicali. Sono dei credenti e se son disposti a immolarsi per il loro dio, è perché la loro fede è grande, sebbene riposta in una religione quantomeno discutibile in suoi vari aspetti, se non proprio temibile. Quanti, sedicenti cristiani o laici, in occidente sarebbero disposti a immolare la propria vita per i valori universali dell’umanità, tanto solennemente sbandierati da dipendenti ed ex dipendenti dell’ONU, come la Sig.ra Boldrini. L’ONU, acronimo di organizzazione delle “nazioni unite”, è un clamoroso ossimoro, che serve solo a mantenere una pletora di parassiti e raccomandati e dove decidono i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza, in quanto vincitori uscenti dalla 2° Guerra mondiale, una guerra di conseguenza ancora in corso.

Dov’è l’ONU quando partono i barconi carichi di migranti dalla Libia? Perché di essi deve farsi carico l’Italia? Abbiamo firmato dei trattati internazionali che lo impongono? Se sì, perché allora i paesi musulmani siedono all’ONU, senza averne firmato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo? La prima a non difendere tali diritti è dunque l’ONU stessa. Da ciò discende che essa non ha testo per imporre niente all’Italia, che invece ha il diritto naturale di difendersi dall’invasione islamica respingendo i barconi di migranti in Libia, laddove l’ONU ha il dovere di creare dei centri di riconoscimento per accogliere e smistare i veri profughi di guerra.

Quanto a Bergoglio, quel sorriso da ebete, quelle gote rubiconde da avvinazzato, quell’imbarazzante approssimazione d’idee danno l’impressione di uno sprovveduto pastore che racconta le storielline ai bambini per non spaventarli, catapultato dalla periferia della cristianità sul posto sbagliato e nel momento sbagliato da un Conclave sempre più multiculturale, scadente e piegato ai poteri forti che hanno preteso le dimissioni di Papa Ratzinger. In conclusione si potrebbe dire che il materialismo cinico e nichilista delle plutocrazie finanziarie-capitaliste e dei fabbricanti d’armi è la perfetta controparte a braccetto di un Islam che nega cittadinanza all’umanesimo. E tra questi due attori principali i pochi cristiani ancora praticanti in Europa rimangono schiacciati nell’indifferenza dei più, sviliti da un papa impresentabile mentre l’ONU, bloccata dai veti incrociati, si limita a inviare qua e là i suoi osservatori ben retribuiti pensando a sopravvivere. Dei falsi e pelosi buonisti nostrani, che s’ingrassano con l’accoglienza, non si può che citare il sommo vate: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”.

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Un duro colpo al ventre molle del buonismo europeo


UN DURO COLPO AL VENTRE MOLLE
DEL BUONISMO EUROPEO

  Il fato e la storia, quest’ultima anche frutto della volontà di uomini MOGHERINI_PIANGENTE_slim_margdxinvasati da una religione, l’Islam, a dir poco ambigua sulla reale bontà e amore del suo dio, hanno sferrato colpi durissimi al sogno buonista dell’Europa unita. Un’Europa intesa come continente aperto e multietnico, dove popoli e genti diverse possano convivere proficuamente in pace, ma in realtà il sogno di una novella Torre di Babele, come quello biblico altrettanto presuntuoso e supponente verso dio e la storia umana. E ora questi, entrambi, si sono rivoltati contro questa Europa punendola amaramente.

  Il 21 di marzo, primo giorno di primavera, poco prima dell’alba, il fato cieco manda un segnale tragico e inquietante a questa Europa. Tredici giovani di varie nazionalità e di età compresa tra i 19 e i 25 anni, tra cui sette belle ragazze italiane, vanto dei loro genitori e fior fiore delle università europee che li avevano premiati per il loro valore consentendoli di partecipare al Progetto Erasmus, vengono strappati alla vita con tutti i loro sogni e progetti. I loro cari sono nella disperazione più cupa, spinti alcuni, senz’alcuna ragione più di vita, a rivoltarsi contro il dio che prima pregavano fiduciosi.

  Nemmeno il tempo di piangerli e compiangerli con tutta la dignità e l’attenzione che essi avrebbero meritato, ed ecco che il giorno dopo il fanatismo islamico, elemento costante nella storia del passato millennio, colpisce con premeditazione e ferocia il cuore dell’UE, ossia Bruxelles, la sua capitale, una citta che è fra le più multietniche al mondo, uccidendo 31 persone di varia nazionalità, in due attacchi consecutivi, il primo all’aeroporto internazionale e il secondo in metropolitana, non lontano dai palazzi delle istituzioni europee.

E la Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, piange ai microfoni e di fronte alle telecamere, mostrando la sua umanità fragile e candida al mondo intero. Ma se tutti proviamo un singulto che ci piega la bocca al sentire le urla strazianti dei bambini in preda al terrore, se non osiamo nemmeno pensare al penoso e pietoso lavoro di ricomposizione dei corpi che i medici forensi sono costretti a compiere per dare un nome a quelle povere vittime innocenti, lei piange anche per una ragione in più.

Lei piange come farebbe un’amante tradita e abbandonata, piange disillusa il crollo del suo sogno buonista di un’Europa multietnica e felice, stuprata invece dal terrorismo islamico. Si rende conto in pochi istanti che il suo buonismo e la sua volontà di non cedere alla rabbia istintiva che sente, col tempo la porteranno fatalmente ad assuefarsi anche in Europa al terrorismo e, finché questo non colpirà vicino a lei, a considerarne le vittime dei meri numeri per le statistiche, così com’è da tempo ormai la conta dei morti causati dal terrorismo islamico nei paesi mediorientali e in Africa.

  Si rende conto che accogliendo in massa l’immigrato musulmano, l’Europa ha importato anche questo cancro che sarà ormai impossibile estirpare. Infatti, se la tragedia accaduta sull’autostrada, che da Valencia porta a Barcellona, è frutto del caso e dell’imprevisto, quelle consumatesi a Parigi e a Bruxelles per opera di cellule del terrore belghe hanno un’origine e un movente ben chiari, se solo si ha il coraggio di aprire gli occhi e vederli.

  Nel periodo coloniale la Francia aveva colonizzato diversi paesi musulmani (Marocco, Algeria, Tunisia, Siria ecc.) e concesso la cittadinanza ai migranti di quei paesi. Il Belgio negli anni settanta, in cambio del petrolio saudita, si era piegato all’edificazione di moschee sul suo territorio, acconsentendo al fatto che gli iman sarebbero stati anch’essi sauditi, e conseguentemente esponenti della scuola di pensiero salafita, la più estremista e radicale che esista nel variegato mondo islamico.

  Dagli anni sessanta Francia e Belgio, senza pregiudizi, hanno accolto, provenienti da stati laici, masse di mussulmani praticanti ma non radicalizzati in quando ancora il morbo salafita semisconosciuto covava nell’ombra. Nel tempo, però, tanto nei paesi arabi che in Europa, la predicazione salafita ha preso sempre più piede, convertendo al suo credo sempre più musulmani e diventando maggioritaria rispetto agli aneliti democratici di primavere arabe ben presto gelate dai venti islamisti. Le seconde e terze generazioni di quei migranti, sbarazzatesi della patina di valori occidentali che le ricopriva, si sono in gran parte radicalizzate, attratte dal richiamo delle loro vere radici culturali.

  L’integrazione musulmana che nei paesi dell’Europa settentrionale era data come un fatto acquisito, tanto da essere considerata paradigmatica per paesi di più recente immigrazione come l’Italia, veniva in realtà minata sempre più alle sue basi dall’incitamento all’odio contro i “crociati” e i loro costumi da parte della predicazione salafita, che è stata colpevolmente tollerata dai rispettivi governi, come in particolare nel famigerato quartiere di Molenbeek a Bruxelles. Una predicazione che ha attratto perfino europei autoctoni, a ciò predisposti da un preesistente odio e radicalismo ideologico verso il mondo occidentale e i suoi aspetti ritenuti deleteri, come il capitalismo, il consumismo, l’edonismo e in generale l’individualismo che ne sta alla base.

  Nell’interpretazione fondamentalista del Corano e della Sunna, ogni musulmano appartiene all’Umma, l’intera comunità fisica e spirituale dell’Islam, che viene prima di qualsiasi cittadinanza egli possegga e ogni musulmano deve rispettare la legge islamica, o Sharia, prima che ogni altra legge del paese di cui è cittadino. Se dei musulmani in qualsiasi parte del mondo sono attaccati dagli infedeli, ogni musulmano che è in grado di poterlo fare, è chiamato alla Jihad contro di loro o a fiancheggiare chi la fa. L’apostasia (conversione a un’altra religione) la blasfemia, l’adulterio e l’omosessualità sono puniti con la pena di morte, la donna, spesso mutilata sessualmente, non ha gli stessi diritti dell’uomo cui è sottomessa, la pedofilia è tollerata. Inoltre, l’obiettivo finale dell’islam, cui deve contribuire ogni musulmano, è l’islamizzazione anche forzata del mondo intero.

  Immigrati o autoctoni convertiti che siano, è evidente come non vi sia alcuna possibilità d’integrare questa gente negli stati occidentali, laici e democratici. Questa gente è portatrice di valori incompatibili con i nostri e dovrebbe rimanere nel proprio paese. Se immigrata in un paese occidentale dovrebbe ritornare in quello d’origine. Se convertita all’Islam, dovrebbe emigrare spontaneamente o essere esiliata in un paese islamico di sua scelta, dove sarà, da musulmana, accolta con tutti i favori.

Gli attacchi del terrorismo islamico in Francia e quest’ultimo in Belgio, che era addirittura atteso, dimostrano che non è possibile la prevenzione attraverso l’intelligence quando le cellule terroristiche possono fruire di fiancheggiatori e connivenze nelle folte comunità islamiche che si creano per auto ghettizzazione, in quei paesi dove i musulmani raggiungono percentuali a due cifre e la gran parte rifiuta d’integrarsi.

  Il terrorismo islamico colpisce dalla Cina agli Stati Uniti, passando per l’Indonesia, le Filippine, l’India, il Medio Oriente, il nord d’Africa e l’Europa. Non rappresenta quindi solo la rivalsa contro le passate colonizzazioni o le più recenti ingerenze occidentali: ovunque dei musulmani siano per qualche ragione in conflitto o in espansione, i sistemi per regolare le controversie etniche regionali includono sempre il terrorismo a danno della popolazione civile. Ma di questo i buoni giustificazionisti nostrani non si curano e passano il tempo ad auto flagellarsi alimentano i sensi di colpa dell’occidente.

  L’alternativa ad assuefarsi anche in Europa all’inevitabile stillicidio di attacchi terroristici con la speranza di non esservi mai coinvolti di persona non è perpetuando l’accoglienza e invocare poi un’intelligence europea, irrealizzabile finché l’UE stessa non sarà uno stato federato, se mai lo sarà. E’ piuttosto il dar vita a politiche di decisa chiusura nei confronti di altra immigrazione islamica, attraverso un rigido blocco delle frontiere esterne. Sulla scorta di quant’è successo nei paesi europei di più antica immigrazione islamica, non abbiamo, infatti, nessuna garanzia che i figli d’immigrati moderati attuali non saranno un domani i terroristi islamici della porta accanto.

  Riguardo ai musulmani, convertiti o di origine straniera, regolari o no, che si trovino già in Europa, essi dovranno essere controllati capillarmente dalle polizie e dalle intelligence nazionali, coordinate il più possibile tra loro, per espellerne, rimpatriarne o esiliarne sistematicamente i clandestini e gli integralisti. Soprattutto, essi dovranno essere separati, ridistribuiti e dispersi il più possibile al fine di impedire la crescita di comunità a maggioranza musulmana, presupposto per lo sviluppo di ghetti e aree grigie o, peggio, di future enclave. La storia del conflitto indo-pakistano e quella più recente del conflitto balcanico insegnano che, anche se secolare, la convivenza pacifica con i musulmani è sempre a rischio.

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Esistono dei musulmani moderati?


Musulmani in preghiera
Musulmani in preghiera

Quali interessi ci sono dietro all’ISIS? Chi ha allevato questo mostro sprigionandolo dalle caverne mentali degli islamici dove per secoli ha covato? Forse la predicazione salafita che promuove il ritorno allo stile di vita del VI secolo e all’interpretazione letterale del Corano? O forse la volontà di supremazia della setta sunnita Hanbalita-Wahhabita, espressione dei ricchi paesi arabi del golfo? Questi, infatti, mentre da un lato si comprano legalmente pezzi d’Europa simulando neutralità, dall’altro si son creati il proprio braccio armato, finanziando occultamente il revanscismo dei militari e funzionari sunniti iracheni, esponenti del partito baathista sotto il regime di Saddam Hussein, messi poi da parte con la caduta del regime a vantaggio della maggioranza scita che, di fatto, costituiscono l’ossatura del califfato. Ne è forse responsabile la sgangherata geopolitica degli USA, la cupidigia ebraica o magari l’industria bellica mondiale? Ne è forse complice il doppiogiochismo della Turchia che indirettamente finanzia il califfato acquistandone al mercato nero il petrolio, che si oppone a curdi e russi che invece combattono il califfato e che usa i propri confini come un colabrodo per facilitare il via vai dei foreign fighters e riempire di profughi e migranti musulmani l’Europa intera? Non ha ormai molta importanza saperlo, poiché ormai è certo che il vaso di Pandora è stato scoperchiato. Rigurgiti islamisti di stampo medievale si riproducono come metastasi nelle Filippine, in Pakistan, Siria, Libia, Kenya, Mali, Nigeria massacrando cristiani, identificati tout court come crociati, quasi ovunque ci siano musulmani, pronti a scaricare su di essi la rabbia di Allah.

Si dice che il problema non sia religioso ma politico o al massimo culturale. Se il problema non fosse religioso, ma solo una conseguenza dell’ingiustizia nel mondo causata dagli stolti e sprovveduti occidentali che si son mossi come dei goffi elefanti nei delicati equilibri mediorientali, perché mai prendersela con degli innocenti e miserabili cristiani del terzo mondo, che scaraventati in mare dai “fratelli” di ventura musulmani, patiscono l’ingiustizia perfino nei barconi dei migranti? No, il problema è soprattutto religioso e se i martiri di Allah il venerdì 13 di novembre a Parigi si sono scagliati contro gente inerme al bar, al ristorante, al concerto e allo stadio, quando staremo tutti rintanati a casa per la paura, sfonderanno le nostre porte per darci la morte casa per casa se non sapremo recitare per bene i versetti del Corano. Vediamo il perché.

Gli obblighi religiosi o pilastri di ogni buon musulmano sono cinque: 1° la testimonianza di fede al momento dell’adesione, 2° la preghiera canonica da compiere cinque volte il giorno, 3° il versamento annuale in denaro, da destinare a opere di carità, 4° il ramadan e 5° il pellegrinaggio canonico alla Mecca. In ambienti sciti e sunniti esiste però un sesto obbligo religioso, la jihad o guerra santa che nella sua accezione di “jihad maggiore” è tesa a combattere gli aspetti deteriori dell’animo umano, mentre in quella “minore”, d’impegno sacro armato, è obbligatoria solo per la scuola coranica sunnita-hanbalita. Quest’ultima, che tra l’altro prevede un settimo pilastro, quello del proprio sacrificio come kamikaze, attraverso il braccio armato dell’ISIS, non ha remore a dichiarare guerra all’occidente, da un lato annunciando il progetto delirante di riconquistare ogni lembo di terra appartenuto all’Islam, ampliandolo con l’occupazione di Roma, e dall’altro propagandando astutamente le proprie gesta e minacce nel web per incutere maggior terrore negli infedeli e, fra i musulmani, guadagnare consensi e nuove reclute per le sue fila di combattenti.

Tuttavia, tanto nella sua accezione maggiore che minore e sebbene non sacra, la jihad rappresenta un obbligo morale e sociale per ogni musulmano. In base alla sharia, se un’offesa o un’aggressione sono portate dal dar al-Harb (il territorio abitato in maggioranza da non musulmani) al dar al-Islam (ossia la casa dell’Islam, dove i musulmani sono in maggioranza) l’impegno a prendere le armi per contrastare ed eliminare l’oltraggio incombe su tutta l’Umma (l’intera comunità fisica e spirituale dell’Islam). Se, invece, s’intendesse realizzare l’espansione dei confini fisici e spirituali dell’Umma, l’impegno alla jihad incomberebbe esclusivamente su volontari espressi dall’Umma. In pratica, la guerra di conquista è fatta su base volontaria ma è fiancheggiata e sostenuta finanziariamente dai “moderati”. Tuttavia, se un qualsiasi stato musulmano è aggredito, l’impegno armato a difenderlo vale per l’intera Umma, chiamata pure a lavare l’onta se un’offesa è portata all’Islam o al suo profeta Maometto. In questo modo il terrorismo dei fanatici integralisti, organizzati in cellule dormienti o lupi solitari, è di fatto svincolato e incoraggiato.

A questo punto è palese e comprensibile, con queste premesse e anche a causa delle ingerenze europee e occidentali nei paesi islamici iniziando con la fondazione dello stato israeliano, come ciò abbia favorito la moltiplicazione delle sigle terroristiche (Abu Sayyaf, Hezbollah, Fedayn, Hamas, Fatah, Al-Qaeda, Al-Shabaab, Boko-Haram e via dicendo) che ormai brulicano in quasi tutti i paesi musulmani occupati e anche dove i musulmani sono minoranze consistenti e aggressive. E’ altrettanto palese come la gran parte dei musulmani che vivono in Europa, per varie ragioni non ottemperi all’obbligo morale della jihad, altrimenti vivremmo in un perenne stato di coprifuoco, ma quelli che i buonisti semplificando chiamano moderati, per il Corano, che non è affatto moderato né contestualizzabile, sono dei buoni musulmani solo se stanno dissimulando, trovandosi in condizioni d’inferiorità temporanea. Da quest’acqua stagnante e melmosa, in cui le cellule dormienti del fanatismo islamico sguazzano come pesci a loro agio, è vano attendersi una dissociazione estesa e convinta dal terrorismo, come ben mostrano i reportage giornalistici.

E’ più facile trovare dei veri moderati tra quei marocchini o algerini, piuttosto che egiziani o giordani, che coraggiosamente si professano laici e magari atei, solo per citare alcune nazionalità o etnie nordafricane e mediorientali degne di rispetto, alcune delle quali esistenti da prima dell’Islam e a prescindere dalla conquista araba che purtroppo l’ha propagato. In passato ci son anche stati vari capi di stato, musulmani laici, che hanno governato i loro paesi, spesso usando il pugno di ferro con la popolazione più arretrata per soffocarne le pulsioni fondamentaliste e per questo sono stati accusati dall’occidente di essere dei tiranni, ma nel tempo, uno dopo l’altro questi stati laici sono crollati sotto i colpi dell’integralismo islamico, in più dei casi coadiuvato dall’imbecillità dell’occidente.

Anche i sostenitori, come l’egiziano al-Sisi, della tesi del Corano «creato»* che diviene perciò lecitamente interpretabile e contestualizzabile, facilitando così il processo di laicizzazione e adeguamento dell’Islam ai principi stabiliti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sempre più sono singole voci inascoltate nel deserto e rischiano l’accusa di eresia. Infine, anche se lo fossero davvero, non possiamo rischiare di compromettere la nostra identità per uno sparuto manipolo di musulmani che si dichiarano moderati, nella speranza che possano riformare l’Islam. L’Islam, che non ha clero né gerarchie, può essere riformato solo dal basso, dove però ignoranza e indottrinamento sono fattori che favoriscono il fondamentalismo, se perfino giovani istruiti in occidente ne sono irretiti.

Comunque, parlando di laicismo, in genere è assai difficile trovare dei veri laici anche in Europa, non dico in Italia, dove si permette a Bergoglio di fare l’ayatollah, ma perfino nella sedicente laicista Francia dove ormai, eccezion fatta per il coraggio mostrato dai vignettisti di Charlie nelle loro barzellette satiriche, rimosso ogni residuo di laicismo, non si concepisce più, nemmeno lontanamente, la possibilità e la necessità di vietare l’Islam sul proprio suolo, giacché religione contraria ai valori nazionali. Purtroppo, prevalgono gli atteggiamenti dialoganti, ma in attesa che l’Islam risolva le sue lotte religiose intestine tra sciti e sunniti da un lato e fondamentalisti e moderati dall’altro, nella speranza molto vaga che prevalgano questi ultimi, se esistono, l’Europa è destinata a diventare sempre più il teatro di conflitti e azioni terroristiche portate da jihadisti nati e cresciuti nel suo territorio. Infatti, mentre i nonni o i padri di queste generazioni antagoniste si stabilivano in Europa cercando di integrarsi e adattarsi ai nostri costumi, consci di essere stranieri accolti con benevolenza, i loro figli, che non sono né si considerano degli stranieri, riscoprono invece le proprie radici, si radicalizzano e pretendono, disposti perfino alla lotta armata, che la loro diversità sia rispettata al cento per cento, anche se talora in contrasto con i nostri principi e la nostra identità.

C’è chi dice che per fronteggiare questo radicalismo basti solo finanziare di più e migliorare i servizi d’intelligence per prevenire le azioni terroristiche. Ma con circa sei milioni di musulmani e più di due mila soggetti a rischio, tra foreign fighters o semplici sospetti, giacché per monitorare efficacemente un soggetto (tramite intercettazioni, cimici, GPS, internet o pedinamenti) sono necessarie trenta persone, in Francia ne servirebbero 60mila, ben addestrate e impegnate solo in questo compito e la situazione in Germania, Belgio e Regno Unito non è molto migliore. Incontrare poi tra i musulmani informatori e individui disposti a infiltrarsi negli ambienti radicali è assai raro, più difficile ancora è preparare dei non musulmani per agire sotto copertura. In queste condizioni la prevenzione degli attentati attraverso l’attività d’intelligence diventa quasi impossibile. I limiti dell’intelligence compromettono irrimediabilmente anche la capacità di distinguere gli estremisti e i terroristi dai musulmani “moderati”, distinzione che i buoni terzomondisti ritengono indispensabile per non fare di ogni erba un fascio. Ma di fatto, accogliendo milioni di musulmani in ossequio al mito del multi-culturalismo e tollerando il loro estremismo, ne hanno fatto un insidioso cavallo di Troia estendendo l’Umma all’Europa intera, resa una spettrale e impaurita propaggine del Medio Oriente proprio nelle sue città più simboliche.

Ciò nonostante, confidando e sovrastimando le qualità della nostra intelligence, che però al momento deve monitorare appena qualche decina di sospetti, a fronte di quelle francesi e belghe che hanno fatto acqua da ogni parte, c’è chi in Italia è disposto ad accoglierne ancora di musulmani, nella convinzione che la loro immigrazione non centri nulla con il terrorismo di matrice islamica. Nel breve termine forse non centra molto, anche se è stata provata l’infiltrazione di alcuni terroristi tra i profughi e i migranti, ma in prospettiva essa diventa un fenomeno inquietante per i nostri figli, come insegna il fallimento nel processo d’integrazione dei musulmani e gli efferati avvenimenti accaduti in Francia, a causa dei quali il premier francese Valls non ha escluso la possibilità di chiudere le frontiere a nuovi migranti.

Accogliamo pure migranti da ogni parte del mondo, ma perché permettiamo ai musulmani di professare la loro religione? Eppure la Francia in passato ci ha donato dei valori che dovrebbero essere prevalenti rispetto alla libertà di professare una religione che pone la guerra, la morte degli infedeli e la disuguaglianza fra uomo e donna come valori fondanti. Libertà, uguaglianza e fratellanza sono valori scritti anche nella Costituzione italiana e in quelle di molti altri paesi del mondo, ma sembra ormai che in occidente, sull’onda del relativismo, la libertà di religione sia un diritto sacro, inviolabile e garantito a tutti. Al punto che, se ancora esistessero, non esiterebbero a reclamare tale libertà non solo le sette dedite a sporadici e occasionali sacrifici umani a fini propiziatori, ma perfino quelle praticanti cruenti rituali di sacrifici umani multipli che comunque, in termini di carneficine, mai saprebbero eguagliare la crudeltà di quelle fatte dai kamikaze islamici nel nome di Allah. Se non fosse dettato da un ostinato pacifismo laico o da francescana fratellanza, è probabile che quest’atteggiamento conciliante e codardo nasconda la consapevolezza che in Europa ci sono ormai sedici milioni d’islamici ai quali non possiamo di punto in bianco proibire la loro fede, per quanto incompatibile con nostri valori, senza correre dei rischi. E allora arretriamo, disposti a cedere infine alla sharia pur di non combattere, oppure a dilazionare ai nostri figli una tragica resa dei conti quando tutti i nodi verranno al pettine.

Che cosa fare allora in alternativa, per scongiurare queste drammatiche prospettive? In Italia basterebbe applicare con coraggio la costituzione. Al fine di edificare nuove moschee e consentire il diritto di professare la propria religione, i musulmani ne tirano in ballo l’art. 3 che recita «Tutti i cittadini… sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…». Tuttavia l’art. 8 specifica «Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento italiano… ». Inoltre l’art. 2 dice «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…». Tra questi ovviamente il diritto naturale alla vita, l’uguaglianza fra uomo e donna, la libertà di scelta e di espressione del pensiero. Pertanto, la religione musulmana, che considera le donne esseri inferiori e gli apostati dei corrotti da giustiziare, parimenti a chi si macchia di blasfemia e adulterio, e che ritiene inutile la democrazia e la nostra giurisprudenza, poiché ogni aspetto non solo religioso ma perfino civico, sociale e igenico della vita umana è già previsto e regolamentato nei testi sacri, va palesemente contro gli articoli 2, 3 e 8 della Costituzione italiana.

Di conseguenza, l’Islam non dovrebbe essere riconosciuto in Italia e men che meno si dovrebbe permettere ai suoi adepti di edificare moschee per il culto. In mancanza di queste, gli islamici che vivono in Italia e che non vogliono integrarsi o che per ovvi motivi, dovendo rinnegare la loro fede, hanno paura a farlo, possono benissimo continuare a praticare la loro religione privatamente nelle loro case, ma non in luoghi pubblici, se pur clandestini, pena la revoca della cittadinanza e conseguente perdita dei diritti politici e di accesso ai ruoli pubblici se italiani, e se stranieri, l’espulsione dall’Italia e il rimpatrio nei paesi di origine. In questi paesi tra l’altro vige la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, fondata sul Corano e la Sunna e resasi per l’appunto necessaria poiché la concezione della persona e della comunità che l’Islam ha non è compatibile con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dalle Nazioni Unite nel 1948. Questa sola considerazione dovrebbe almeno far riflettere, se non aprire gli occhi a chi considera i musulmani integrabili nelle nostre comunità. I musulmani convinti e praticanti devono tornare e restare nei paesi musulmani ai quali, giustamente, non dobbiamo fare la guerra, neanche per esportare principi di democrazia che non capiscono né apprezzano, ma lasciarli in pace nel loro mondo se non ci attaccano per primi. La multiculturalità funziona solo nell’ambito del nostro e del loro sistema di valori. Il nostro sistema di valori è compatibile con tutte le religioni tranne l’Islam. A noi libertà e democrazia, all’Islam la sharia.

Se ancora si permette ai musulmani di praticare l’Islam, è per una fisiologica inerzia dell’Europa, poiché al tempo degli stati laici, nei paesi a maggioranza musulmana l’Islam mostrava realmente un volto moderato tanto che, per reciprocità, le autorità proteggevano e consentivano ai cristiani di professare la loro fede, per quanto fosse proibito a essi il proselitismo. Tuttavia, in quest’ultimo ventennio, le frange estremiste dell’Islam sono avanzate ovunque, accompagnate da un crescendo prorompente di azioni terroristiche e sostenute dalla predicazione salafita di imam radicali, colpevolmente tollerati sia nei paesi musulmani che nelle moschee delle periferie europee. Ciò ha significativamente mutato le condizioni storiche, come si evince anche dalla recente risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU in cui, all’unanimità, si autorizzata qualsiasi misura contro l’Isis e s’invita tutti gli stati membri a unirsi nella lotta contro i terroristi che rappresentano una minaccia inedita e globale.

A questo punto, l’intera comunità musulmana mondiale, in modo chiaro e onesto, dovrebbe schierarsi contro il terrorismo di matrice islamica e contro la predicazione fondamentalista che ne costituisce la base legittimante. Tuttavia, i motivi giuridici e di autodifesa che giustificherebbero il divieto di professare l’Islam in Europa rimangono validi se, com’è avvenuto nelle manifestazioni di Roma e Milano dopo l’eccidio di Parigi, questa presa di posizione rimane limitata a qualche esponente autoreferenziale (non eletto) delle comunità musulmane. E soprattutto se rimane ambigua, poiché rivolta contro un generico terrorismo (non qualificato come islamico) accomunato indistintamente con la condanna dell’islamofobia e della carenza di moschee in Italia. Ma, incredibilmente, nessuno osa neppure disquisire sulla questione della legittimità dell’Islam, anzi questi “moderati” islamici, sostenuti dai soliti noti buonisti multiculturali, accusano d’islamofobia chi prova a farlo e, invertendo la causa (terrorismo) con l’effetto (islamofobia), attribuiscono a chi è contrario a questo Islam un’aprioristica volontà di provocazione, anziché il conseguente speculare desiderio, ma diritto prevalente, di difendere a casa propria la propria identità di popoli europei.

*Il Corano, sulle cui pagine è proibito fare sottolineature o annotazioni, nell’Islam ortodosso equivale a ciò che Gesù e l’ostia consacrata sono per i cristiani, ossia dio stesso, tanto che qualcuno, facendo un paragone che può sembrare risibile, ma che è sostanziale, riassume il concetto dicendo che mentre per i cristiani, dio si è “incarnato” in Gesù, per i musulmani si è fatto testo e “incartato” nel Corano (rimanendovi in stallo perenne sarebbe da aggiungere). Questa è la tesi del Corano «increato», eterno come dio che non è stato creato. La tesi del Corano «creato», che sottintende che solo Allah è increato, consente l’uso della ragione per entrare nel merito dei contenuti del Corano, che possono essere oggetto di valutazione critica così come di contestualizzazione.

 

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Stato Italiano? Assente!


arancia-meccanicaStato Italiano? Assente!

Chiunque, sia bianco, nero, rom, clandestino, immigrato, donna, gay o alieno, quando vìola con premeditazione la proprietà di qualcun altro (casa, beni e integrità fisica) dovrebbe perdere ogni diritto. E’ una questione di principio. Lo stato pretende da noi ogni euro di tasse che dobbiamo pagare, lo scontrino di un negoziante alla stregua delle grandi evasioni di banche e assicurazioni e allora, anche se siamo dei poveri pensionati che vivono con seicento euro il mese, dobbiamo pretendere dallo Stato lo stesso rigore e prontezza nella sua funzione primaria e ragione primordiale d’esistenza: la nostra sicurezza dalle minacce interne ed esterne.

Se lo Stato non è in garo di difenderci dalle scorribande dei rapinatori nell’intimità della nostra dimora e vuole che ci lasciamo derubare, …Continua

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Che c’azzecca Obama, l’abbronzato?


michelle-obamaChe c’azzecca Obama, l’abbronzato?

Molti del popolo di sinistra probabilmente non si saranno nemmeno resi conto che Obama non è un autentico afroamericano discendente degli schiavi deportati negli USA. Ciò che lo lega ai veri afroamericani USA è la moglie Michelle e il fatto che suo padre, il keniano Barack Obama Sr., abbia potuto studiare e laurearsi negli USA solo grazie a una borsa di studio finanziata da personaggi di spicco afroamericani tra cui le star hollywoodiane Harry Belafonte, Sidney Poitier e Jackie Robinson.

A parte una temporanea permanenza in Indonesia dai sei fin ai dieci anni d’età (la madre, divorziata dal padre rivelatosi bigamo, in seconde nozze aveva sposato un indonesiano seguendolo a Giacarta) per il resto il nostro ha passato una dorata giovinezza …Continua

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Non tutti i muri sono uguali


Persone che scavalcano il muro di Berlino
Persone che scavalcano il muro di Berlino

NON TUTTI I MURI SONO UGUALI

I muri servono in genere per impedire la violazione della propria casa o l’evasione di chi è in carcere, anche se ingiustamente detenuto. In Europa i cari compagni hanno costruito muri, a Berlino e altrove, per imprigionare delle persone che non la pensavano come loro, convinti di poterli “rieducare” al comunismo (un’ideologia dalle pretese globaliste, messe in atto con la creazione dell’Unione Sovietica). Ma alla rieducazione, questi eroi della libertà preferivano il rischio di una mitragliata vigliacca alle spalle nel tentativo di scavalcare quei muri, pur di scappare da quel manicomio globalista.

Gli eredi morali di quei comunisti soffocatori di libertà, capeggiati da Renzi e sostenuti (con vibrante vigore) dalla mummia Napolitano, …Continua

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Gli immigrati salveranno l’Italia?


DelittoPalagoniaGLI IMMIGRATI SALVERANNO L’ITALIA?

Da quando è nata, l’Italia è sempre stata un paese di emigrazione, povero di risorse naturali e ricco di bocche da sfamare, poiché l’elevata natività garantiva forza lavoro e bastoni per la vecchiaia nelle famiglie. Nel tempo è un paese che si è stabilizzato demograficamente, ma che invecchia essendo cresciuta la speranza di vita e calata la natività. Questi risultati, dovuti al raggiungimento del benessere e all’emancipazione femminile, ottimali per chi pensa che il pianeta non possa sopportare una crescita demografica incontrollata, sono ora messi in discussione dalla crisi economica e dai conseguenti tagli alla sanità che porteranno verosimilmente a un calo della speranza di vita. Nello stesso tempo la crisi economica non consente di attuare efficaci politiche rivolte alle famiglie per incoraggiare la procreazione. I giovani italiani non procreano come conigli non per scarsa fertilità, ma perché, essendo persone responsabili, se non hanno le condizioni economiche per farlo si limitano.

La popolazione italiana rischia dunque di diminuire in mancanza di politiche anti crisi e di ridistribuzione del reddito …Continua

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I diritti dei gay


Gay-Pride-ParataMilitareI DIRITTI DEI GAY

L’altro giorno, in un blog che ho frequentato navigando in internet, ho letto un post che difendeva i gay dalle discriminazioni e dai soprusi che essi subirebbero assieme a altre minoranze non specificate in fatto di diritti civili. «I gay esistono, non scelgono di esserlo» affermava l’autore del post, sostenendo che sono «gente che vuole solo farsi i cazzi propri» e in tutti i sensi, specificava spavaldo tra parentesi, per non lasciare dubbi sul significato anche non figurato del termine “cazzi”.

«Che senso hanno allora tutte queste manifestazioni dei gay-pride», chiedevo all’autore del post in un commento, aggiungendo «Anche un eterosessuale sterile non ha scelto di esserlo, eppure non va in piazza a ostentare con orgoglio la sua condizione facendo uno sterile-pride, ma perfino nei paesi in cui è concesso loro adottare bambini (alla pari delle coppie etero) i gay insistono con queste carnevalate fuori stagione. Ma perché?» …Continua

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L’Italia ha diritto di difendersi e il dovere di salvare le vite umane


mappa-califfato-libicoL’ITALIA HA DIRITTO DI DIFENDERSI E IL DOVERE DI SALVARE LE VITE UMANE

Per ragioni di consenso politico e per dare una risposta all’insofferenza di molti europei verso un’immigrazione insistente, pare assai improbabile che il Consiglio Europeo partorisca una sospensione del Trattato di Dublino, che obblighi tutti gli stati UE ad assorbire in maniera omogenea il flusso d’immigrati clandestini e richiedenti asilo politico che si avventurano per mare e di cui ora si fanno carico i soli paesi UE affacciati sul Mediterraneo. Il Regno Unito e altri paesi nordici già si sono opposti ad accollarsi una parte di questi migranti. Del resto, l’immigrazione attraverso il Canale di Sicilia è solo una piccola parte dell’immigrazione complessiva europea, che principalmente avviene via terra attraverso i Balcani e di conseguenza, con un richiamo neanche tanto improprio alla mafia, essa è considerata dai paesi del nord Europa “cosa nostra”.

Ciò anche in considerazione del fatto che l’Italia ha già ritenuto tale pure il mar Mediterraneo (Mare Nostrum anticamente) con singolare baldanza di Alfano (il più inutile, …Continua

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Profughi, migranti ed europei


kyengePROFUGHI, MIGRANTI ED EUROPEI

L’accoglienza dei profughi di guerra e dei richiedenti asilo politico, sia che essi giungano via terra o che accalchino i barconi della speranza in partenza dalla Libia è sempre un’azione umanitaria giusta ed è inclusa tra i diritti internazionali dell’ONU, tuttavia la vera questione di fondo è il fenomeno immigratorio, in generale quello clandestino e in particolare quello musulmano. L’immigrazione clandestina fuori controllo drena ingenti risorse all’erario, per arricchire chi opera su un’accoglienza spesso dorata e felice per gli ospiti, e questo in una situazione economica di perdurante precarietà sia per gli italiani stessi che per gli immigrati regolari. L’immigrazione musulmana pone poi seri problemi d’integrazione e, riguardo a essa, …Continua

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Elezioni regionali e indipendenza del Veneto


ELEZIONI REGIONALI E INDIPENDENZA DEL VENETO

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le elezioni regionali venete e il referendum online per l’elezione del Governo Provvisorio Veneto (indetto dal movimento indipendenza.eu) offrono l’occasione per alcune riflessioni sul tema dell’indipendenza dei veneti. Votare per il Governo Provvisorio Veneto, online o nei gazebi predisposti nelle piazze delle città venete, è sicuramente utile alla causa indipendentista e non costa niente, basta solo esibire la propria carta d’identità.

Riguardo alle regionali venete, è sicuramente più utile votare la Lega, piuttosto che altri partiti governativi o di rilievo nazionale, essendo tra questi l’unico partito dichiaratamente a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, mentre gli altri partiti, quando va bene come col PD, alimentano solo confusione con progetti fumosi e ipocriti di autonomia, ben sapendo che le intenzioni dell’attuale governo sono orientate verso il centralismo statale più retrogrado.

L’insistenza di Salvini sui problemi dell’immigrazione e della sicurezza (che affliggono tutti gli italiani, veneti inclusi purtroppo) …Continua

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É nata la repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia


É NATA LA REPUBBLICA BORBONICO-PONTIFICIA D’ITALIA

CorazzieriScorta di centauri, rintocchi di campana, bandiere e drappi rossi, sulle tribune i grandi elettori assieme ai rappresentanti del corpo diplomatico e gli ospiti d’onore, salve di cannone, 21 per la precisione (vai a sapere perché) formula di rito per il giuramento e messaggio alla nazione, corazzieri a cavallo in alta uniforme, fanfara e inno di Mameli, omaggio al Vittoriano (l’altare della patria) sfilata in auto decapottabile a sette posti in uso solo per rare occasioni, onori militari, contorno di gallonati, frecce tricolori, discorsi e rinfresco. Con questa liturgia barocca e patriottarda, martedì 3 febbraio scorso, Mattarella si è insediato alla presidenza della neonata Repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia.

Borbonico-Pontificia perché con la sua elezione alla presidenza della Repubblica, la compagine centro-meridionale della classe politico-dirigente italiana ha …Continua

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Guerra Santa, Globalizzazione e Buonismo


Guerra Santa, Globalizzazione e Buonismo

Attacco a Charlie Hebdo
Attacco a Charlie Hebdo

Quali sono le vere ragioni di ciò che è successo a Parigi con la decapitazione del settimanale satirico Charlie Hebdo e l’assassinio del suo direttore Stéphane Charbonnier, detto Charb e dei principali vignettisti, martiri moderni della libertà, trucidati dall’integralismo islamico? Alcuni invocano ragioni politiche e le ricercano nelle pieghe della storia più o meno recente, come i trattati di pace dopo la 1° Guerra Mondiale con i confini tracciati col righello nell’area medio-orientale, l’appoggio degli Stati Uniti dato ai Talebani per rintuzzare l’invasione sovietica dell’Afghanistan o il fallimento delle Primavere Arabe che in Siria ha favorito la nascita del Califfato islamico detto ISIS.

Alla base di questi ragionamenti sta l’idea malcelata che da sempre il Medio Oriente per ragioni tribali e/o religiose sia un vespaio, …Continua

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Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista …Continua

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L’incompatibilità culturale esiste ed è un fatto naturale


antropologiaL’INCOMPATIBILITÀ CULTURALE ESISTE ED È UN FATTO NATURALE

L’homo sapiens è una specie, ossia un insieme d’individui interfecondi i quali, per quanto possano essere geneticamente diversi, accoppiandosi sono ancora in grado di generare individui a loro volta fertili. In genetica, una popolazione, come quella degli indios dell’Amazzonia, è invece un gruppo d’individui appartenenti alla stessa specie (quella umana nel nostro esempio) che vivono in un territorio definito e attingono per i loro geni a uno stesso pool genico, ossia a un particolare sottoinsieme del pool genico della specie. Questo sottoinsieme di geni contraddistingue tale popolazione dal resto delle popolazioni umane. Se al termine razza si attribuisse una valenza puramente genetica, priva di ogni accessione etnologica, esso collimerebbe esattamente con quello di popolazione sopra definito. Continua a leggere “L’incompatibilità culturale esiste ed è un fatto naturale”

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Jus soli e clandestinità


Carrette del mareJUS SOLI E CLANDESTINITA’

Che dire dell’abolizione del reato di clandestinità attuata dalla Commissione Giustizia del Senato sull’onda emotiva delle recenti stragi di migranti nel Canale di Sicilia e della di poco precedente risoluzione approvata dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da cittadini stranieri, magari da estendere poi anche a quelli nati in Italia da stranieri clandestini? Continua a leggere “Jus soli e clandestinità”

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Il caos in Egitto e la schizofrenia della sinistra italiana


Caos in EgittoIL CAOS IN EGITTO E LA SCHIZOFRENIA DELLA SINISTRA ITALIANA

Premesso che il fenomeno emigratorio va controllato e regolato e che chi va a vivere in un altro paese ne deve accettare regole e comportamenti, altrimenti si trasforma in occupante e invasore, esiste una singolare affinità tra quanto avvenuto in Italia in maniera subdola e incruenta e quanto sta accadendo in Egitto, in maniera aimè tragica e barbara. Continua a leggere “Il caos in Egitto e la schizofrenia della sinistra italiana”

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Cittadinanza ai bimbi nati in Italia?


Papa, posso votale io?   Amore, sei ancora piccolo per questo!
Papa, posso votale io? Amore, sei ancora piccolo per questo!

CITTADINANZA AI BIMBI NATI IN ITALIA?

Lo jus soli determina l’allargamento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio dello stato. Ciò spiega perché sia stato adottato da paesi con una forte immigrazione e, al contempo, un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente (Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada ecc.). Al contrario, lo jus sanguinis tutela i diritti dei discendenti degli emigrati, ed è dunque spesso adottato dai paesi che sono o furono interessati da una forte emigrazione (Armenia, Irlanda, Italia e Israele) o di cambiamenti di confini a causa di guerre (Bulgaria, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Serbia, Turchia, Ucraina e Ungheria). Continua a leggere “Cittadinanza ai bimbi nati in Italia?”