Il declino italiano (il “Bignami” degli ultimi 50 anni d’Italia)


Un declino che viene da lontano

IL DECLINO ITALIANO
(IL “BIGNAMI” DEGLI ULTIMI 50 ANNI D’ITALIA)

Gli anni ’60 sono stati quelli del boom economico italiano. Allora, ancora non esisteva lo Statuto dei Lavoratori ma alcune conquiste (lavoro minorile, durata della giornata lavorativa, diritti di associazione sindacali e di sciopero, normative antinfortunistiche e assicurative, divieto di mediazione del lavoro) già limitavano l’imprenditoria italiana che non godeva certo della disinvoltura con cui gli attuali imprenditori cinesi o indiani gestiscono i propri lavoratori dipendenti sia sul piano dei loro diritti, sia su quello salariale. Tuttavia, grazie alla disponibilità di lavoro che si ebbe con l’introduzione delle macchine in agricoltura, gli imprenditori del triangolo industriale Milano-Torino-Genova trasformarono l’Italia, da paese sostanzialmente rurale qual era, in un paese industriale e masse di contadini, soprattutto provenienti dal sud, in masse operaie dell’industria e dell’edilizia. Continua a leggere “Il declino italiano (il “Bignami” degli ultimi 50 anni d’Italia)”

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Il contadino inprovvido


Il contadino inprovvido

IL CONTADINO INPROVVIDO

Il rapporto debito/PIL, che nel 1990 era al 97%, ha toccato la punta massima nel 1995 (124% circa) per poi ridiscendere lentamente fino al 100% circa nel 2007 e risalire nuovamente al 120% circa nel 2010 mantenendosi tale fino ad oggi. Nel 1990 la spesa pubblica è stata di 373 miliardi di euro, la pressione fiscale al 38% e il debito pubblico era di 663 miliardi di euro. Nel 2012 la spesa pubblica prevista sarà di oltre 800 miliardi di euro, la pressione fiscale al 45% e il debito pubblico di 1930 miliardi di euro. Continua a leggere “Il contadino inprovvido”

Articolo 18 e mobilità


Casa mobile

ARTICOLO 18 E MOBILITÁ

CGIL e FIOM, arroccatesi nelle posizioni guadagnate “sul campo” all’inizio degli anni ’70, non intendono cedere sull’art. 18, ma cosa prevede esso? Prevede il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Tuttavia, il giustificato motivo può essere soggettivo oppure oggettivo, per cui nella giurisprudenza sul licenziamento si distingue il licenziamento disciplinare (per giusta causa o giustificato motivo soggettivo) da quello non disciplinare (per giustificato motivo oggettivo) che include ad esempio la soppressione del posto di lavoro, l’introduzione di nuovi macchinari che richiedono minori interventi umani e l’affidamento di servizi a imprese esterne. Ma nella prassi, raramente il giudice avvalora queste motivazioni per cui, in questi casi, al lavoratore è di solito concesso il diritto di reintegro. Di fatto, le esigenze delle imprese e del sistema Italia di essere competitivi e concorrenziali nei mercati internazionali non sono mai tenute in conto dal giudice del lavoro. Continua a leggere “Articolo 18 e mobilità”