Popoli non in vendita


Bandiere-Mondo.jpgPOPOLI NON IN VENDITA

La sicurezza e l’identità culturale sono alla base del concetto di Stato e di nazione e non hanno prezzo. Se l’Italia non vuole subire nel giro di qualche generazione la stessa sorte dei francesi, vittime di continue stragi terroristiche di matrice islamica, o del Regno Unito, dove esplodono conflitti etnici tra gli africani stessi, ha il diritto di chiudere i porti ai migranti irregolari e di non soccorrerli se volontariamente si pongono in situazioni di rischio. Questi invasori, disposti a morire come miliziani di Allah facendosi scudo di donne e bambini, vanno respinti con un blocco navale europeo, altrimenti a loro ci pensi l’ONU.

Le stesse ONG non agiscono per puro tornaconto economico. Alla base dei loro comportamenti scorretti e furbeschi c’è un’ideologia in nome della quale si sentono legittimate a comportarsi così. E’ l’ideologia globalista di un mondo multietnico e senza frontiere regolato da trattati internazionali che, secondo la loro delirante utopia, dovrà portare progressivamente alla dissoluzione degli stati nazionali stessi e quindi alla fine delle guerre.

Ma il rovescio della medaglia di questa ipotetica società sarà il caos totale, il diffondersi dei conflitti etnici, delle mafie e della delinquenza, il ricorso alle armi da parte dei cittadini inermi senza più nessuno che li difenda o, in alternativa, un mega-stato mondiale poliziesco e dittatoriale guidato da pochi eletti, che porrà fine alla vera democrazia, quella diretta, attuabile solo in comunità di limitate dimensioni (v. Svizzera).

La storia dell’umanità dimostra, invece, che l’idea di un mondo globalizzato, così accarezzata dalle élite sovranazionali, non sarà mai compatibile con la natura umana, così territoriale e competitiva. Dal mito della Torre di Babele e dei babilonesi, puniti da Jehovah per la loro superbia con la dispersione e la confusione delle lingue, ogni tentativo di globalizzazione è sempre miseramente fallito. Presto o tardi è crollato ogni impero, da quelli antichi fino a quelli coloniali recenti.

E la stessa fine farà l’attuale tentativo dell’occidente di occidentalizzare il mondo intero esportando, con armi e soldi, democrazia e diritti civili, paradossalmente proprio grazie anche alla strenua resistenza di popolazioni come quelle musulmane e talebane che rifiutano l’omologazione occidentale e che a loro volta vorrebbero imporre con la forza un’omologazione coranica, progetto ugualmente destinato al fallimento.

Il problema è che, una parte dell’umanità, come nel supplizio di Tantalo, continua stupidamente a spingere faticosamente un masso, su per un versante scosceso, destinato a rotolare invariabilmente giù per il versante opposto. Un comportamento dovuto a un difetto originale nella natura di questa parte di umanità, una natura distorta che tende ad andare contro la natura stessa e le sue leggi e che porta a sfregiare e degradare sempre più la Madre Terra e i suoi abitanti.

In questo momento la mossa dei servi nostrani del mondialismo è paventare il pericolo di un isolamento internazionale dell’Italia a trazione Salvini per le sue dure posizioni in materia d’immigrazione. La verità è che egli è in buona compagnia, una compagnia che si allarga sempre più e fatta di personaggi di vertice:

  • Putin, che non ha esitato a difendere il diritto all’autodeterminazione dei popoli in Donbass e in Crimea;
  • Trump che difende il confine con il Messico dall’immigrazione clandestina e impone dazi per contrastare la concorrenza sleale e ogni forma di dumping da parte di Cina ed Europa;
  • il Regno Unito, che per difendersi dall’immigrazione incontrollata ha preferito uscire dall’UE;
  • il premier ungherese Orban, che assieme agli altri componenti del gruppo di Visegard (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) rivendica il diritto a non subire l’imposizione della redistribuzione dei profughi;
  • l’Austria che appoggia il gruppo di Visegard e chiude i propri confini;
  • Seehofer, leader della CSU bavarese e ministro degli interni tedesco, che si oppone ai movimenti secondari dei migranti;
  • e infine tutti gli altri partiti di stampo lepenista, frettolosamente identificati come xenofobi o peggio razzisti, che però nascono e crescono in tutta Europa e che alle prossime elezioni ne cambieranno i connotati.

Il comune denominatore di tutti questi compagni di Salvini è il rispetto dei popoli sovrani, delle loro identità culturali e dei loro interessi economici contro chi ha interesse a renderli ininfluenti per arricchirsi in una totale mancanza di regole a livello mondiale.

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L’onore delle armi alla Lega


Alberto da Giussano

L’ONORE DELLE ARMI ALLA LEGA

Se non fosse per il “golpe dei mercati”, la Lega Nord sarebbe ancora al governo, lottando con pervicacia per completare l’attuazione del federalismo fiscale, a fianco del Pdl e Berlusconi. Col suo voltafaccia, legittimo ma eticamente discutibile, Fini ha cambiato il proprio orientamento politico in corso di partita, tradito parte dei suoi ex-elettori di AN, scardinato il neonato PDL e l’alleanza con la Lega, un’alleanza che aveva un ampio margine nei numeri per giungere al termine naturale della legislatura, completando ogni punto del programma elettorale nel quale erano già incluse, assieme al federalismo fiscale, molte di quelle riforme strutturali che ora l’Europa ci chiede. Continua a leggere “L’onore delle armi alla Lega”

Il successo della Lega


Leghisti a Pontida
Leghisti a Pontida

IL SUCCESSO DELLA LEGA

In un sudato lavoro sulle ragioni del consistente risultato elettorale della Lega nelle elezioni regionali del 2010 il consigliere provinciale di Lodi per il PD, Signorini Andrea, suffragato da copiose tabelle, statistiche e innumeri citazioni partoriva le seguenti straordinarie e imprevedibili conclusioni: «Se dovessimo dire cosa è la Lega Nord e perché “vince”, potremmo sintetizzarlo nei tre aspetti che caratterizzano il “sentimento” leghista:

1) appartenenza territoriale;
2) intolleranza nei confronti delle alterità;
3) elevata ostilità nei confronti del cosiddetto “Stato centralista”». Continua a leggere “Il successo della Lega”