OPPORTUNISMO O CONGIURA (Tu quoque, Ludovici, mi amice)


caesarPrima pugnalata

Dando inizio al caso Diciotti, nell’agosto scorso il Pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, inoltra al Tribunale dei Ministri di Palermo delle accuse contro Salvini. I magistrati palermitani non le considerano di propria competenza e passano il fascicolo del caso al Pm di Catania, Carmelo Zuccaro, che a novembre ne chiede l’archiviazione, argomentando che il ritardo nello sbarco dei 192 migranti a bordo della Diciotti fu «giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti, in un caso in cui, secondo la convenzione SAR internazionale, sarebbe spettato a Malta indicare il porto sicuro». Il caso Diciotti sembra così concluso con la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania, inoltrata al Tribunale dei Ministri di Catania.

Seconda pugnalata

Tuttavia, nei giorni scorsi il Tribunale dei Ministri di Catania chiede di procedere contro Salvini, accusandolo di «aver violato le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare, non consentendo l’immediato sbarco dei migranti nel Pos (Porto sicuro) di Catania e di aver violato la normativa penale italiana per averli privati della libertà personale, costringendoli a rimanere per cinque giorni a bordo della Diciotti in condizioni psicofisiche critiche». Secondo i giudici del Tribunale di Catania le scelte politiche «non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti» e ancora «la decisione del ministro ha costituito esplicita violazione delle convenzioni internazionali in ordine alle modalità di accoglienza dei migranti soccorsi in mare, e al contempo, non sussistevano profili di ordine pubblico di interesse preminente e tali che giustificassero la protratta permanenza dei migranti a bordo della Diciotti».

Tipico caso di azzeccagarbugli; mi chiedo, infatti, se non ha agito per fini politici allo scopo d’indurre in sede europea la distribuzione dei migranti, per quale altra motivazione avrebbe agito Salvini? Crudeltà? Sadismo? E quale differenza avrebbe fatto se, anziché a bordo della nave Diciotti, egli avesse trattenuto in questura per lo stesso numero di giorni i migranti, al fine di identificarli o per altro scopo lecito? Per i migranti non sarebbe cambiato niente, ma per gli altri stati UE, restii a farsi carico dei clandestini, l’efficacia della pressione fatta da Salvini su di loro sarebbe stata nulla. «Chiedo agli italiani» ha commentato Salvini «se ritengono che debba continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell’immigrazione. Le politiche dell’immigrazione le decide il governo, non i privati o le ONG, se ne facciano una ragione. Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio».

Terza pugnalata

«Dichiarazioni irrispettose nei toni di derisione utilizzati e nei contenuti. Il rischio di delegittimazione della magistratura è alto» è la reazione dell’ANM, di cui però fanno parte questi emeriti magistrati del Tribunale dei Ministri di Catania. L’ottusità di questi azzeccagarbugli, la cui motivazione accusatoria contro Salvini è stata definita bislacca1 dall’ex PM di Venezia Nordio, sta nell’incapacità (o forse voluta ritrosia per ragioni ideologiche) di contestualizzare una convenzione internazionale come quella sul diritto del mare, ratificata originariamente per soccorrere marinai, croceristi, diportisti piuttosto che lavoratori delle piattaforme marine e magari anche qualche migrante, quando i flussi migratori via mare erano insignificanti rispetto a oggi e quando non si poteva prevedere l’attuale boom demografico africano. E’ da stolti ora non comprendere e non reprimere l’uso improprio che si fa da parte di trafficanti, scafisti e migranti di questo diritto. Esso è distorto e piegato a sotterfugio per entrare in massa in un paese straniero, senza consentire alcuna possibilità di contenere tali flussi, rendendo inutili i confini di uno stato, destrutturando l’idea stessa di Stato-Patria, inteso come entità atta a difendere una comunità di persone che vivono in un territorio dove sono sepolti da generazioni i loro avi.

Ora, in base all’art 96 della Costituzione, che riguarda l’immunità del Presidente del Consiglio e dei Ministri, sarà il Senato a decidere se procedere o no contro Salvini, nel caso in cui, dopo aver valutato entro un mese gli atti trasmessi dal Tribunale dei ministri di Catania, nella Giunta del Senato si esprimesse anche un’indicazione per il no a procedere. In base alle dichiarazioni di Berlusconi, appare chiaro che i rappresentanti di FI in Giunta proporranno il diniego all’autorizzazione a procedere contro Salvini. Pertanto, sarà l’Assemblea del Senato, entro i successivi 60 giorni, a negare l’autorizzazione a procedere, a maggioranza assoluta (50%+1) tramite votazione nominale, ossia con il voto (sì, no, mi astengo) di ogni singolo partecipante pubblico, qualora essa reputi, con valutazione insindacabile, che «l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo». Se invece l’assemblea concede l’autorizzazione, rimette gli atti al Tribunale dei ministri di Catania che, paradossalmente, affiderà l’incarico di Pubblico Ministero dell’accusa, affinché continui il procedimento, proprio allo stesso PM Carmelo Zucchero che ne aveva richiesta l’archiviazione.

Dando per scontati i voti del PD a favore dell’autorizzazione a procedere, chi ha in mano le sorti di Salvini sono Di Maio e i cinquestelle. Per non tradire e abbandonare al suo destino l’alleato di governo, di cui ha sempre condiviso al cento per cento la politica migratoria, come da sue passate e attuali dichiarazioni, e per non tradire la sua base pentastellata e gli stessi parlamentari, che hanno la concessione dell’autorizzazione a procedere inscritta nel cuore e nel DNA, tanto da non avervi mai votato contro nella sua storia, l’unica via d’uscita per Di Maio sarebbe l’astensione. Invece ha dichiarato che voterà contro Salvini, perché?

L’astensione non garantirebbe al cento per cento Salvini e anche se egli si offrisse di affrontare le incognite del giudizio rinunciando all’immunità, votare contro di lui significherebbe comunque sconfessarlo e ritenere che non «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo»; significherebbe che l’interesse dello Stato e di milioni d’italiani vale meno dei diritti di 192 migranti trattenuti per cinque giorni a bordo di una nave ormeggiata in sicurezza nel porto di Catania. Coerenza vorrebbe che Di Maio negasse l’autorizzazione a procedere e chi prevede, in questo caso, un immediato contraccolpo nell’elettorato dei 5S, non considera che, se da un lato i 5S perderebbero dei voti a sinistra, dall’altro, tamponerebbero certamente la principale causa di dissanguamento che è quella a destra verso l’alleato Salvini.

Quarta pugnalata

Di Maio, che diceva di assecondare pur Salvini quando questo si offriva al martirio, rimane muto, ora che Salvini, dopo aver testato l’affidabilità del partner, dichiara di non voler rinunciare all’immunità. Si chiede: votare a favore di un procedimento contro il principale alleato, non per un reato comune ma per una decisione del governo che i 5S hanno condiviso, aprirà una crisi? E’ sicuro, tuttavia Di Maio sa anche, che Mattarella non permetterà una nuova campagna elettorale per mandare poi Salvini all’incasso immediato dei voti a danno dei 5S. Di fatto, votandogli contro, Di Maio abbandonerà Salvini, che lasciato in balia degli eventi rischia di essere condannato in 1° grado e di non potersi ricandidare alle prossime elezioni a causa della legge Severino o, nella migliore delle ipotesi, se sarà assolto in 1° grado, dovrà molto probabilmente sopportare un calvario giudiziario fino al 3° grado in Cassazione. La cospirazione si sarà consumata con il probabile inizio della fine politica di Salvini, ma per i suoi seguaci non sarà difficile appropriarsi della sua eredità politica e ripercorrerne le orme. Quando si elimina un Cesare con un complotto, c’è poi spesso un Augusto a seguirlo.

1. Strampalata, bizzarra, fuori dei limiti, della consuetudine, dell’uso comune.

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DOVE ALBERGANO RAZZISMO E DISUMANITÀ?


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Premessa: non è questione di razzismo, convivo da più di dieci anni con una donna di colore e abbiamo una figlia che frequenta la 5° elementare. In Italia la mia compagna c’è arrivata in aereo con me; era al terzo mese di gravidanza e, facendomi garante per lei, ha ottenuto il permesso di rimanerci fino a sei mesi dopo la gravidanza. Alla nascita, essendo io il padre, ho registrato la bimba come italiana e di conseguenza la mia compagna ha potuto prolungare il permesso di soggiorno in quanto madre di minore italiana. Dopo cinque anni di residenza e permanenza in Italia ha ottenuto il permesso a tempo indeterminato e ora, dopo dieci anni dal suo arrivo, sta preparando i documenti per la cittadinanza italiana.

Dico tutto questo per fare l’esempio di un percorso d’immigrazione regolare, responsabile e rispettoso delle leggi italiane. Pertanto non mi si può imputare di razzismo se pretendo che ogni straniero che scelga di vivere in Italia debba rispettare le leggi e non pretendere di entrarci illegalmente o sfruttando la possibilità di richiedere un improbabile permesso di soggiorno come profugo di guerra o perseguitato politico, dopo aver messo in atto un inaccettabile ricatto umanitario, affrontando il Mediterraneo su un gommone malfermo, per essere soccorso da compiacenti ONG a poche miglia dalla costa libica, traghettato in Italia e sistemato, per minimo due anni, in comodi centri d’accoglienza a spese degli italiani, coccolato dai dem, bighellonando e talora spacciando, in attesa dell’esito finale della propria richiesta di soggiorno.

Tutto ciò è INSOPPORTABILE per ogni straniero che sia entrato in Italia regolarmente e senza usufruire di questo diabolico e irresponsabile sotterfugio. Ma c’è di più: in questo modo perverso di arrivare in Italia molto spesso ci scappano dei morti, anche donne e bambini, poiché i trafficanti non si fanno scrupolo di usarli come “scudi umani”. Con buona pace delle ONG e dei loro “operatori umanitari”, che tra l’altro ricevono dei lauti compensi per i loro servizi in mare aperto, c’è un’innegabile correlazione tra partenze e morti in mare: meno ne partono e meno ne muoiono e portando al limite quest’equazione matematica, a partenze zero corrispondono zero morti. Chi sono allora i veri disumani? Quelli che lottano per avere partenze zero o le ONG, che allettano trafficanti e migranti, posizionandosi con le loro navi soccorso al largo delle coste libiche e che poi piangono lacrime di coccodrillo per i bambini affogati?

Chi ci guadagna, trafficanti e ONG, farà di tutto perché la situazione rimanga immutata. Chi realmente ha a cuore la sorte dei migranti, farà di tutto per impedire questo sistema massivo e irresponsabile di raggiungere l’Italia e farà di tutto per predisporre al suo posto dei corridoi umanitari nei paesi di provenienza, se fosse necessario, anche a costo d’imporre un blocco navale davanti alle coste libiche o occupare una parte della Libia per contrastare i trafficanti di esseri umani. Del resto, c’è già stato chi, senza chiedere il permesso a nessuno, men che meno all’ONU, a suo tempo ha bombardato e destabilizzato la Libia causando l’attuale caos. Salvini non ha certo la pretesa né il potere per attuare tali rimedi estremi, ma la sua politica dei porti chiusi va in questa direzione: ostacolare ONG, trafficanti e migranti stessi, i quali si rendono complici della propria sorte con il loro atteggiamento irresponsabile, irrazionale e suicida.

C’è poi la questione dei migranti che sono già in Italia, arrivati in massa dopo che Renzi ha barattato con l’UE accoglienza in cambio di flessibilità economica. La sua idea era di creare nuovi posti di lavoro, in prospettiva a tempo indeterminato, rendendo l’accoglienza, non più un’emergenza, ma un sistema strutturale mantenuto dalle casse statali. Tuttavia, questi posti di lavoro si sono rivelati in pratica fittizi e improduttivi, poiché tale sistema è divenuto l’ennesima mangiatoia pubblica, che sostanzialmente ha fallito l’obiettivo primario, cioè l’integrazione dei migranti, e che ora si oppone strenuamente al proprio smantellamento, messo in atto dalle politiche di Salvini.

La ragione di fondo di tale fallimento è banale: non si può mantenere a vita i migranti nei centri d’accoglienza, soprattutto se continuano ad arrivarne di nuovi. Trascorsi i tempi per la concessione dei permessi, aventi diritto o no di rimanere in Italia, per integrarli bisogna alla fine offrirgli un posto di lavoro in regola. Come si fa, se gli italiani stessi hanno difficoltà a trovare lavori ben retribuiti e sono costretti a emigrare? La risposta è: si lavora nei campi come schiavi in nero e sottopagati a raccogliere arance e pomodori, mantenendo vive aziende che la globalizzazione avrebbe già spazzato via se non offrissero salari da terzo mondo. Ma per chi non ha scrupoli c’è un’altra possibilità: il crimine organizzato, lo spaccio e, grazie alla mafia nigeriana, perfino il traffico d’organi umani, che riduce esseri umani a meri pezzi di ricambio. A questo punto, chi è che ha creato insicurezza e orrore in Italia? Il mago Sàlvin?

Salvini non è un demagogo, cioè un mago che ipnotizza gli italiani convincendoli che sono in pericolo e che hanno bisogno di lui, al massimo è un populista, che fiuta il sentire degli italiani e che cerca di dare voce a essi, quello che dovrebbe fare un vero rappresentante del popolo, diversamente dai politici collusi alle élite che, in silenzio e nel nome degli italiani ignari, hanno firmato dei trattati sovranazionali capestro che ora, con il mutamento delle condizioni storiche, vanno assolutamente rivisti. Per intanto, anche il minimo cedimento di Salvini rispetto alla sua politica dei porti chiusi sarebbe un segnale deflagrante, che riaprirebbe la stagione della mattanza dei migranti in mare.

Se potessimo agire indisturbate all’interno della zona SAR libica, non ci sarebbero vittime, replicano le ONG. In parte esse già lo fanno, contravvenendo alle indicazioni del centro di controllo italiano; prima del decreto Minniti lo facevano in larga scala, testimonianze e video hanno documentato chiaramente questa fornitura di servizio taxi marino. Tuttavia, anche in assenza di vittime, aprire i porti alle navi delle ONG cariche di migranti, sarebbe come delegare la politica migratoria nazionale a dei privati che perseguono obiettivi contrari all’interesse degli italiani né sarebbe conveniente, proprio ora che l’ostinazione di Salvini ha prodotto qualche risultato nei confronti di alcuni paesi UE i quali, derogando volontariamente dal trattato di Dublino e sebbene con difficoltà e numeri esigui, hanno accettato di ripartire dei migranti clandestini in attesa di sbarcare.

Inoltre, cedere in questo momento di difficoltà economica, magari per imposizione di qualche magistrato o pretore d’assalto, significherebbe riempire rapidamente l’Italia d’immigrati, cui non si potrebbe garantire integrazione e sostegno, con gravi conseguenze riguardo alla sicurezza degli italiani. Tuttavia, non è accettabile che certi magistrati, sebbene non eletti, siano politicizzati e non è accettabile che un qualsiasi articolo della Costituzione Italiana, inerente a dei trattati sovranazionali controfirmati in epoche passate in cui non si prevedeva l’attuale boom demografico africano, c’imponga ora di pregiudicare la nostra sicurezza oltre che la nostra identità culturale.

Infine, l’ONU non ritiene la Libia un porto sicuro dove riportare i migranti naufragati o abbandonati su un gommone in acque libiche? Ma scusate, eccetto  quei pochi che scappavano da una guerra o da una persecuzione politica, quei migranti, prima di avventurarsi in mare, in Libia c’erano arrivati di loro spontanea volontà, partendo dai loro paesi d’origine e scappando da nient’altro che non fosse la loro condizione economica insoddisfacente. Se poi in Libia questi migranti non hanno trovato un’accoglienza umana e non ci vogliono tornare, invece di puntare l’indice contro l’Italia, ci vada l’ONU in Libia, che riceve anche i nostri fondi, a predisporre dei nuovi centri di accoglienza più umani, a dissuadere i migranti dallo sfidare la sorte in mare, a incoraggiarne i rimpatri e a contrastare i trafficanti di esseri umani e magari a indicare chi realmente fugge da una guerra o da una persecuzione; si assuma le proprie responsabilità e non le scarichi sull’Italia, perché Salvini, nell’interesse della vita stessa dei migranti e della sicurezza degli italiani, non accetterà mai il ricatto dei trafficanti e manterrà invece la politica dei porti chiusi e dei respingimenti in Libia.

Popoli non in vendita


Bandiere-Mondo.jpgPOPOLI NON IN VENDITA

La sicurezza e l’identità culturale sono alla base del concetto di Stato e di nazione e non hanno prezzo. Se l’Italia non vuole subire nel giro di qualche generazione la stessa sorte dei francesi, vittime di continue stragi terroristiche di matrice islamica, o del Regno Unito, dove esplodono conflitti etnici tra gli africani stessi, ha il diritto di chiudere i porti ai migranti irregolari e di non soccorrerli se volontariamente si pongono in situazioni di rischio. Questi invasori, disposti a morire come miliziani di Allah facendosi scudo di donne e bambini, vanno respinti con un blocco navale europeo, altrimenti a loro ci pensi l’ONU.

Le stesse ONG non agiscono per puro tornaconto economico. Alla base dei loro comportamenti scorretti e furbeschi c’è un’ideologia in nome della quale si sentono legittimate a comportarsi così. E’ l’ideologia globalista di un mondo multietnico e senza frontiere regolato da trattati internazionali che, secondo la loro delirante utopia, dovrà portare progressivamente alla dissoluzione degli stati nazionali stessi e quindi alla fine delle guerre.

Ma il rovescio della medaglia di questa ipotetica società sarà il caos totale, il diffondersi dei conflitti etnici, delle mafie e della delinquenza, il ricorso alle armi da parte dei cittadini inermi senza più nessuno che li difenda o, in alternativa, un mega-stato mondiale poliziesco e dittatoriale guidato da pochi eletti, che porrà fine alla vera democrazia, quella diretta, attuabile solo in comunità di limitate dimensioni (v. Svizzera).

La storia dell’umanità dimostra, invece, che l’idea di un mondo globalizzato, così accarezzata dalle élite sovranazionali, non sarà mai compatibile con la natura umana, così territoriale e competitiva. Dal mito della Torre di Babele e dei babilonesi, puniti da Jehovah per la loro superbia con la dispersione e la confusione delle lingue, ogni tentativo di globalizzazione è sempre miseramente fallito. Presto o tardi è crollato ogni impero, da quelli antichi fino a quelli coloniali recenti.

E la stessa fine farà l’attuale tentativo dell’occidente di occidentalizzare il mondo intero esportando, con armi e soldi, democrazia e diritti civili, paradossalmente proprio grazie anche alla strenua resistenza di popolazioni come quelle musulmane e talebane che rifiutano l’omologazione occidentale e che a loro volta vorrebbero imporre con la forza un’omologazione coranica, progetto ugualmente destinato al fallimento.

Il problema è che, una parte dell’umanità, come nel supplizio di Tantalo, continua stupidamente a spingere faticosamente un masso, su per un versante scosceso, destinato a rotolare invariabilmente giù per il versante opposto. Un comportamento dovuto a un difetto originale nella natura di questa parte di umanità, una natura distorta che tende ad andare contro la natura stessa e le sue leggi e che porta a sfregiare e degradare sempre più la Madre Terra e i suoi abitanti.

In questo momento la mossa dei servi nostrani del mondialismo è paventare il pericolo di un isolamento internazionale dell’Italia a trazione Salvini per le sue dure posizioni in materia d’immigrazione. La verità è che egli è in buona compagnia, una compagnia che si allarga sempre più e fatta di personaggi di vertice:

  • Putin, che non ha esitato a difendere il diritto all’autodeterminazione dei popoli in Donbass e in Crimea;
  • Trump che difende il confine con il Messico dall’immigrazione clandestina e impone dazi per contrastare la concorrenza sleale e ogni forma di dumping da parte di Cina ed Europa;
  • il Regno Unito, che per difendersi dall’immigrazione incontrollata ha preferito uscire dall’UE;
  • il premier ungherese Orban, che assieme agli altri componenti del gruppo di Visegard (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) rivendica il diritto a non subire l’imposizione della redistribuzione dei profughi;
  • l’Austria che appoggia il gruppo di Visegard e chiude i propri confini;
  • Seehofer, leader della CSU bavarese e ministro degli interni tedesco, che si oppone ai movimenti secondari dei migranti;
  • e infine tutti gli altri partiti di stampo lepenista, frettolosamente identificati come xenofobi o peggio razzisti, che però nascono e crescono in tutta Europa e che alle prossime elezioni ne cambieranno i connotati.

Il comune denominatore di tutti questi compagni di Salvini è il rispetto dei popoli sovrani, delle loro identità culturali e dei loro interessi economici contro chi ha interesse a renderli ininfluenti per arricchirsi in una totale mancanza di regole a livello mondiale.

Ora si dimetta, Signor Presidente


mattarella-e-renzi-800x600ORA SI DIMETTA, SIGNOR PRESIDENTE

Nomen omen, Mattarella dà di matto ed è “Maduro” per il manicomio. Il referto diagnostico parla d’infantilismo senile con sintomi di mania di grandezza. Cos’avrebbe mai potuto fare di così terribile e irreparabile l’ultra-ottuagenario Savona? Ma evidentemente, il “Matterello” deve averlo parametrato in base alle proprie condizioni precarie di salute mentale. Allucinante, “agghiaggiande”, direbbe Conte, quello che fa l’allenatore di calcio, ovviamente.

E’ ben vero che, a suo tempo, Mattarella fu in pratica eletto con due terzi dei votanti presenti nell’assemblea dei “grandi elettori”, sebbene al quarto scrutinio. Tuttavia, quest’atteggiamento arbitrale attuale, palesemente di parte, lo porterà a confrontarsi alle prossime elezioni (se mai si faranno) con un’alleanza Lega-M5S all’80% dei suffragi diretti, ben oltre al 66% circa dei suffragi che il nostro presidente può vantare, fatto però di grandi elettori in gran parte decaduti.

E’ da persona responsabile e moralmente onesta, quale Mattarella si considera, affidare il destino di Cottarelli a dei possibili transfughi della Lega e del M5S, unici partiti che, coalizzati, possano garantire una maggioranza al “Cotto”, che del resto hanno già negato di voler sostenere? E’ solo un’altra perdita di tempo, se non uno squallido tentativo d’inciucio, che fa leva sui più bassi istinti di qualche parlamentare opportunista di turno.

Il “Matterello” si preoccupava dei risparmiatori italiani? Facciamo due osservazioni “populiste”: probabilmente, nessun elettore di Lega o M5S ha risparmi consistenti da investire in titoli di stato italiani e, probabilmente, in questi anni di crisi e bastonate, i piccoli risparmiatori italiani si son ridotti a quattro gatti spelacchiati. Laonde la domanda (retorica) è: a quali risparmiatori italiani fa riferimento Mattarella, quando dice di volerli tutelare?

Salvini e Di Maio avevano tutte le intenzioni e il diritto di governare. Il tam-tam del colpevole, stupido e incosciente puntiglio di Mattarella, che ha bloccato il governo dei due dioscuri, si è velocemente propagato fino in Libia e gli sbarchi di clandestini sono ripresi con intensità. Non bastasse, lo spread, invece che placarsi, causa la situazione d’incertezza e caos che il nostro maldestro presidente ha prodotto, si è messo a fibrillare ancor di più.

Ma forse non si tratta solo d’insipienza del nostro caro presidente, che tutti consideravano moderato, saggio e soprattutto super partes, ma che invece si è rivelato estremista, ottuso e di parte. Chi l’ha scelto per essere eletto, infatti? Chi aveva l’interesse a esacerbare la questione europea, con illazioni  e processi alle intenzioni basate su falsità?  Chi ha già affilato le lame in vista di una dura campagna elettorale che si vuole trasformare in un referendum pro o contro l’euro? Ovviamente il Pd di Renzi, un politico strappato al cabaret e servo delle élite, cui ora il “nostro” presidente ha ricambiato il favore.

Non c’era nessuna necessità di porre il veto a Savona da parte di Mattarella. Savona, per quanto d’idee risapute, avrebbe fatto parte collegialmente di un esecutivo sostenuto da una maggioranza nel cui contratto programmatico non si parlava di uscita dall’euro e ciò che egli avrebbe proposto, avrebbe richiesto l’approvazione del Consiglio dei ministri e del Parlamento, e se anche quest’ultimo avesse approvato un provvedimento con dei dubbi sulla sua costituzionalità, il PdR avrebbe comunque avuto il potere di bloccarlo in partenza. In realtà, il compito di Savona, motivato dalle competenze economiche che gli sono universalmente riconosciute, era solo quello di negoziare con i nostri partner europei e garantire efficacemente gli interessi nazionali.

Il niet di Mattarella verso Savona ha invece tutte le sembianze di un pretesto allo scopo di bloccare proprio il governo Salvini-Di Maio e, come ha precisato lo stesso presidente con caparbietà nel giustificare il suo veto a Savona, creare di conseguenza le condizioni perché la questione euro, un tabù italiano che in Europa è invece dibattuto civilmente, divenga in Italia una questione di vita o di morte, un tema rovente e divisivo per impostare una violenta caciara elettorale, studiata e programmata a tavolino allo scopo di rianimare un Pd renziano in stato comatoso, originariamente partorito per essere al servizio delle élite mondialiste sulla scia dei primi governi non-eletti.

Questo comportamento sleale del PdR, che entra nell’agone politico favorendo una squadra rispetto all’altra per conseguire dei fini inconfessabili, a prescindere da un suo possibile tradimento degli interessi e della sovranità italiana, è un pericoloso precedente che merita quantomeno di essere deplorato e stigmatizzato dall’intera classe politica, al fine di spingerlo a dare le sue dimissioni quanto prima ed è paradossale, invece, che qualcuno pensi ancora che Salvini e Di Maio abbiano premeditato un tranello a Mattarella per defilarsi dalle responsabilità di governo o per convenienze elettorali.

Indicativo è anche il fatto che il governo del Presidente stia fallendo miseramente poiché l’intero arco parlamentare nega il proprio sostegno a Cottarelli, Pd incluso, anche se lo fa per convenienza elettorale. Ciò significa che gli italiani e i partiti che li rappresentano hanno bocciato non solo Cottarelli ma indirettamente anche Mattarella, che ha travalicato i limiti del suo mandato e gestito di male in peggio una crisi politica che, per colpa sua, è divenuta anche una crisi istituzionale e finanziaria.

Comunque, se Mattarella e il Pd vogliono una simulazione di referendum, ebbene si vada quanto prima al voto! Poniamo fine a questa surrettizia e crescente cessione di sovranità nazionale a vantaggio dell’Unione Sovietica Europea e a danno degli ignari cittadini italiani, una sodomizzazione strisciante che gli europeisti nostrani e i burocrati di Bruxelles stanno attuando nei confronti del popolo sovrano italiano, senza averne neppure chiesto il consenso tramite un regolare referendum, grazie a delle norme costituzionali obsolete e antidemocratiche.

I media asserviti ai poteri forti hanno prima accusato il governo nascente di nascondere le sue reali intenzioni, mettendo anche in atto una veemente campagna terroristica sulle conseguenze dell’euroscetticismo, e questi poteri, al minimo sospetto di una potenziale uscita dell’Italia dall’euro, tramite Mattarella, che si è piegato ai loro voleri, hanno subito bloccato il governo gialloverde, benché legittimato dal voto popolare. Figurarsi cosa sarebbe successo se nel contratto di governo tra Lega e M5S si fosse inserita tale possibilità come ultima ratio per salvaguardare gli interessi italiani. Avrebbero aizzato in maniera furibonda i mercati contro l’Italia.

Eppure, in linea di principio, non si può immaginare di negare al popolo italiano tale scelta e fare dell’adesione all’eurozona uno stato definitivo e irreversibile quale solo la morte può essere, sebbene le idee dei grandi uomini sopravvivano a essi. E’ per questo motivo che, se non si pensa male, rimane incomprensibile l’atteggiamento di una personalità come Mattarella, che tutti credevamo sensibile a valori e diritti primari dell’uomo occidentale come la libertà, la dignità e la democrazia. Invece il nostro Signor Presidente ha pensato solo al portafoglio degli italiani, rispolverando e dando nuovo lustro al vecchio detto “O con Francia o con Spagna, basta che se magna”. E dicevano che era Salvini a far leva sulla pancia e le paure degli italiani!

“Il Gattopardo” di Grillo & Ass


 IL GATTOPARDO

di GRILLO & Ass

C’è un canale che, come a Genova, scorre sotto il piano stradale, imbrigliato da ipocrite pareti di cemento, atte a nasconderne le acque scure e malsane. Ma, occasionalmente, in corrispondenza di una svolta stradale, questo canale emerge e mostra a tutti la sua vera natura. E’ la questione meridionale, che da cento e cinquant’anni accompagna la storia italica avvelenando il paese, una questione tra nord e sud spesso negata, dimenticata e nascosta ma che, in occasione della svolta politica che le recenti elezioni hanno causato, emerge ricordando a tutti che non è ancora stata risolta e sanata.

Ci fu un tempo in cui intrepidi condottieri del nord fondarono prima la Liga Veneta e poi la Lega Nord, con il sogno di liberare le loro genti e le loro terre, colonizzate dall’oppressione fiscale di un’Italia matrigna, caduta nelle mani di una vorace classe dirigente e politica a trazione meridionale.

Al grido di “Roma ladrona” e “Padania libera” lottarono rincorrendo un sogno: l’indipendenza del nord, divenuto terra di conquista e di scorrerie fiscali da parte di battaglioni di finanzieri in arme, fiancheggiati da sordidi delatori, sguinzagliati con il compito di esigere fino all’ultimo centesimo ogni imposta dovuta ai cittadini del nord, mentre al sud si tollerava che l’economia sommersa si sviluppasse e prosperasse liberamente senza alcun freno.

E questo per mantenere eserciti di forestali, garantire rendite e vitalizi a politici e boiardi statali e favori a pletore infinite di questuanti e nullatenenti, dilapidando risorse duramente sudate dai cittadini del nord, risucchiate nei buchi neri dell’assistenzialismo statale, della corruzione, dello sperpero, del parassitismo e delle mafie meridionali.

Oggi questo sogno d’indipendenza è stato messo da parte dalla Lega e vacilla anche tra i suoi militanti più duri e puri, che rimangono desolati di fronte all’indifferenza con cui i burocrati europei assistono al travaglio della Catalogna, che pacificamente e democraticamente chiede l’indipendenza dalla Spagna senza rinnegare il proprio desiderio di rimanere nell’UE.

Dove sono l’anti sovranismo e l’anti nazionalismo di questi burocrati europei di fronte a un governo spagnolo, dai tratti ultra nazionalisti, che nega l’autodeterminazione di un popolo? Forse questi sentimenti vanno bene solo quando c’è da stigmatizzare populisti ed euro scettici che mettono in dubbio la giustezza e l’utilità di regole e trattati astrusi che ingabbiano i popoli europei?

Comunque sia, oggi la Lega a guida Salvini ha abbandonato ogni velleità secessionista e perfino tolto il nome Nord dallo stendardo e dal simbolo, con lo scopo d’indicare agli italiani tutti, da nord a sud, la via maestra per risolvere i problemi dell’Italia attuale. Un’Italia minacciata da ondate di migranti clandestini che c’invadono e non diventano una risorsa ma un problema economico, sociale e di sicurezza, un’Italia oppressa dalle tasse, impastoiata nella burocrazia, bloccata dalla lentezza del sistema giudiziario e, soprattutto, vincolata da un’UE che, di fatto, è un torneo fra nazioni dove, barando, vincono sempre le stesse. Tutti fattori che limitano conseguentemente le potenzialità di crescita economica dell’Italia.

Visto che l’UE tergiversa sull’unione fiscale e, anzi, incentiva la concorrenza interna, la ricetta economica di Salvini è la Flat Tax, un regime fiscale già applicato in paesi grandi, medi e piccoli come, ad esempio, Russia, Ungheria e Hong Kong, dove ha prodotto risultati lusinghieri, consentendo una crescita economica tale da creare nuovi posti di lavoro e maggiore benessere per ogni strato sociale. Questo secondo il principio di buon senso che è meglio essere differenziati verso l’alto che livellati verso il basso, ossia meglio avere livelli di benessere diversificati ma accompagnati da mobilità sociale, piuttosto che essere tutti dei miserabili (come nei regimi comunisti, senz’alcuna prospettiva di promozione sociale). Tra l’altro, una forte riduzione delle tasse, che investe anche le imprese, serve a contrastare i fenomeni del dumping fiscale e salariale e i processi di delocalizzazione industriale.

Ovviamente, dice Salvini, la flat tax è un cambio di regime fiscale totale, che semplifica drasticamente le procedure, richiedendo con ciò un condono fiscale che chiuda le posizioni pregresse di chi deve all’erario meno di centomila euro. In questo modo si ricaverebbero, tra l’altro, introiti che, diversamente, sarebbero irrecuperabili, utili alle coperture iniziali della flat tax, mentre il grosso delle coperture sarebbe ricavato dalla revisione della spese pubblica, dalla lotta alla corruzione e dall’emersione dell’economia sommersa e mafiosa.

Ma questi provvedimenti non saranno uno spauracchio per l’economia meridionale sommersa… abituata a non pagare le tasse, dal momento che paga già il pizzo? E’ assai probabile che tali provvedimenti possano essere una medicina rivoltante e imbevibile, anche perché al sud, senza citare gli sprechi e la corruzione, il sommerso è ampio e ben radicato nel tempo. Come spiegare, altrimenti, che le presenze registrate negli esercizi ricettivi dei turisti, che visitano Napoli e dintorni, siano notevolmente inferiori a quelle di Caorle, remota località balneare veneta, che molti italiani faticherebbero a individuare sulla carta geografica italiana, tra cui il buontempone Crozza, che a suo tempo fece notare l’anomalia?

Tra l’altro, se si riuscisse a far emergere l’economia sommersa, valutata sugli 800 miliardi di Pil, magicamente il nostro debito pubblico scenderebbe sotto il 100% in rapporto al Pil, attestandosi su valori simili a quelli della gran parte dei nostri partner europei cosiddetti virtuosi. In queste condizioni, chiunque fosse al governo, sarebbe in grado di attuare economie espansive, basate sugli investimenti statali e su politiche di sostegno al reddito senza incorrere nelle sanzioni europee. Inoltre, se le stime sull’economia sommersa, che include anche il giro d’affari delle organizzazioni mafiose, fossero corrette, le statistiche sui tassi di disoccupazione nel meridione sarebbero di conseguenza fuorvianti, poiché risulterebbe che al sud lavorano in realtà molti più cittadini di quanto non sembri, trattandosi però di lavoratori precari o in nero o inseriti nel giro del malaffare.

Dunque, sebbene affini riguardo all’immigrazione e all’UE, in campo economico le posizioni  e le soluzioni di Salvini e Di Maio, leader del M5S, divergono nettamente. Infatti, la proposta Di Maio, più che rivolta agli investimenti produttivi, è alquanto impregnata di statalismo assistenziale, ossia di aumento della spesa pubblica per garantire un reddito di cittadinanza ai disoccupati italiani. Un aumento di spesa che, per non accrescere ulteriormente il debito pubblico, ricevendo il niet della troika e il ricatto dei mercati, inevitabilmente si reggerebbe su un inasprimento della pressione fiscale che, per quanto detto, andrà a colpire prevalentemente l’economia emersa, ossia sostanzialmente il nord.

Inoltre, il reddito di cittadinanza alla tedesca, cui i grillini s’ispirano, è sostenibile in Germania perché lì, come nel nord d’Italia, la disoccupazione è bassa, e nel giro di pochi mesi un disoccupato trova facilmente un lavoro. Tuttavia, con i livelli di disoccupazione ufficialmente dichiarata che esistono nel sud Italia (che però, come detto, forse non corrispondono proprio alla realtà a causa del lavoro nero) hai voglia ad attendere la terza chiamata dal centro per l’impiego! Per chi non ha altra scelta, non resta che emigrare.

Di conseguenza, senza un serio progetto politico rivolto alla creazione di nuovi posti di lavoro veri, il reddito di cittadinanza rischia fatalmente di trasformarsi in una “rendita vitalizia” di natura parassitaria, che potrebbe essere persino più appetibile del lavoro fittizio dei forestali siciliani, che devono comunque attivarsi per fingere di lavorare.

Vuoi perché al sud c’è poco lavoro, vuoi perché quello che c’è, è in nero o non s’incontra con la domanda, in ogni caso Di Maio sta mettendo il carro davanti ai buoi. Infatti, prima di ridistribuire ricchezza (attività prediletta della sinistra e pratica clientelare che le classi dirigenti meridionali di ogni colore attuano con sfrenata naturalezza) bisognerebbe crearla la ricchezza, tanto a nord come a sud, attraendo investitori stranieri, magari con la flat tax, e creando nuovi posti di lavoro, e poi bisognerebbe far emergere tutto il sommerso che c’è al sud, contrastando di pari passo il malaffare.

Non è poca roba, direbbe Sarri, tanto caro ai napoletani che hanno votato in massa il loro conterraneo Di Maio. Altrimenti, si rischia di pesare ancor più sul nord produttivo che, con ulteriori aumenti della pressione fiscale, fatalmente deprimerebbe a danno di tutti, e principalmente dei cittadini del nord, tra cui molti elettori del M5S che a quel punto, superata l’infatuazione grillina, potrebbero rivolgere altrove il loro consenso.

E la Lega sarà lì, pronta ad accoglierli, perché la Lega esisterà finché ci sarà un sacco del nord, ragione primaria della sua esistenza. Riguardo invece alla longevità del M5S, vi sono molti dubbi e ombre sui suoi esiti futuri. Questi dubbi e ombre riguardano principalmente il metodo di selezione e le competenze dei suoi candidati che, a differenza di quelli leghisti, non hanno mai fatto alcun apprendistato o gavetta come militanti sul territorio nelle amministrazioni locali e tra i ranghi del loro partito, sebbene questo abbia ormai più di un decennio di vita. Anzi, molti di loro sono stati arruolati nelle ultime ore, senza garanzia quindi che tra gli eletti non ci siano dei furbi modello Razzi in cerca della “grana” o peggio non ci siano infiltrati di organizzazioni mafiose o massoniche.

Se, dunque, quelle descritte sopra sommariamente erano le proposte economiche della Lega e dei grillini alla vigilia della recente tornata elettorale, quali indicazioni si possono trarre dall’esito del voto? Purtroppo, tolta una piccola percentuale di meridionali coraggiosi e degni di stima, che Salvini ha pubblicamente e giustamente ringraziato, si ha l’impressione che la stragrande maggioranza d’essi, come di costume, più che a un lavoro regolare, aspiri a introitare questa “rendita di cittadinanza” che offrono i generosi grillini, e aggiungere poi a essa gli introiti di un lavoro in nero, a volte con i contributi della pensione versati grazie a un lavoro in regola pro forma che, in realtà, è svolto in nero da un vero nero (leggasi negro) sottopagato.

All’indomani del voto, con lo storico successo grillino, sembra che ci sia stato un terremoto politico, ma nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa c’è una verità sul sud: tutto cambia perché nulla cambi. Forse Salvini ha gettato un seme in quelle terre ma, per il momento, la questione meridionale rimane immutata, la mentalità dei meridionali, qualunque ne sia stata l’origine o la causa, appena scalfita e l’Italia geograficamente spezzata a metà in maniera piuttosto netta, come se il tempo fosse passato invano.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, e la strada larga è più invitante di quella tortuosa. Con ciò il popolo del sud ha dato il suo responso, cogliendo al balzo l’opportunità offerta dai grillini. Considerata poi la rapidità con cui l’establishment e il mainstream mediatico sono saliti sul carro dei vincitori, già dettando l’agenda a Mattarella e caldeggiando l’inciucio grillino con una sinistra depurata di Renzi, sembra proprio che sia il popolo del sud a dettare i contenuti e tracciare il proprio cammino futuro a questi poteri forti, alla faccia di chi era contrario ai populismi.

Ma sarà proprio così o alla fine, per senso di responsabilità, chinando il capo il M5S si adeguerà alle esigenze dell’establishment e i meridionali una volta ancora si sentiranno raggirati per il mancato buon fine del loro “voto di scambio”? Ora capisco la confusione e il distacco dalla realtà di Beppe. Non è più il tempo dei vaffa, ma fin troppa grazia, Madama Dorè!

In conclusione, se il Pd si spappolasse e a ranghi sciolti, singolarmente o in gruppetti, i suoi eletti si ripartissero tra gli altri gruppi parlamentari, potrà governare Salvini o Di Maio, dipendendo da quanti di questi transfughi si aggregheranno al centrodestra e quanti invece al M5S. Tuttavia, se il Pd, per quanto con Renzi in quarantena, rimarrà compatto e risoluto nella sua intenzione di non fare inciuci con nessuno, e Salvini, anche per non essere la stampella minoritaria del M5S, resterà fedele ai suoi alleati, allora l’unica opzione, per avere futuramente un governo largo e stabile senza dover tornare in breve tempo alle urne per modificare la legge elettorale, sarà quella di formare un’alleanza tra centrodestra e il M5S. Ammesso e non concesso che il Cavaliere possa essere digerito dai grillini, non tanto per se stesso, personaggio indubbiamente discutibile, ma per i milioni di cittadini che democraticamente egli rappresenta.

Centrodestra e M5S sono sostanzialmente due forze territoriali e trasversali che, tolta ogni ipocrisia, potrebbero finalmente confrontarsi, sedendosi assieme attorno a un tavolo e trattando ad armi pari in rappresentanza dei rispettivi territori, il nord e il sud. Ci vorranno dei mesi, ma forse alla fine Salvini e Di Maio potrebbero concordare fin nei minimi dettagli un programma comune alla tedesca, a partire dai punti in parte già condivisi, come il contrasto all’emigrazione clandestina, la sicurezza e la revisione dei trattati europei, fino al punto dirimente dei rispettivi programmi, che è la ricetta economica per far ripartire il paese dando, di pari passo, un sostegno al reddito di chi è temporaneamente disoccupato.

Una ricetta, frutto anche di una vertenza, che va studiata insieme e applicata nella corretta sequenza temporale e con i giusti contrappesi, per conseguire un obiettivo che tutto sommato è anch’esso condiviso se consideriamo che nel centrodestra anche Berlusconi aveva promesso un reddito di dignità, ossia un minimo di mille euro esentasse garantito a tutti gli indigenti. In questo quadro, chi potrebbe soffrire di subalternità, nonostante i limiti dovuti all’anagrafe, sarebbe indubbiamente lo stesso Berlusconi e, assieme a lui, quanti avevano tifato per una Grosse Koalition, ossia un governo centrista di larghe intese FI-Pd, sul modello di quelli tedeschi, ma al Cavaliere resterebbe comunque il compito, non tanto peregrino, di moderare le intemperanze antieuropeiste dei due leader euroscettici.

Gli immigrati salveranno l’Italia?


DelittoPalagoniaGLI IMMIGRATI SALVERANNO L’ITALIA?

Da quando è nata, l’Italia è sempre stata un paese di emigrazione, povero di risorse naturali e ricco di bocche da sfamare, poiché l’elevata natività garantiva forza lavoro e bastoni per la vecchiaia nelle famiglie. Nel tempo è un paese che si è stabilizzato demograficamente, ma che invecchia essendo cresciuta la speranza di vita e calata la natività. Questi risultati, dovuti al raggiungimento del benessere e all’emancipazione femminile, ottimali per chi pensa che il pianeta non possa sopportare una crescita demografica incontrollata, sono ora messi in discussione dalla crisi economica e dai conseguenti tagli alla sanità che porteranno verosimilmente a un calo della speranza di vita. Nello stesso tempo la crisi economica non consente di attuare efficaci politiche rivolte alle famiglie per incoraggiare la procreazione. I giovani italiani non procreano come conigli non per scarsa fertilità, ma perché, essendo persone responsabili, se non hanno le condizioni economiche per farlo si limitano.

La popolazione italiana rischia dunque di diminuire in mancanza di politiche anti crisi e di ridistribuzione del reddito …Continua

Elezioni regionali e indipendenza del Veneto


ELEZIONI REGIONALI E INDIPENDENZA DEL VENETO

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le elezioni regionali venete e il referendum online per l’elezione del Governo Provvisorio Veneto (indetto dal movimento indipendenza.eu) offrono l’occasione per alcune riflessioni sul tema dell’indipendenza dei veneti. Votare per il Governo Provvisorio Veneto, online o nei gazebi predisposti nelle piazze delle città venete, è sicuramente utile alla causa indipendentista e non costa niente, basta solo esibire la propria carta d’identità.

Riguardo alle regionali venete, è sicuramente più utile votare la Lega, piuttosto che altri partiti governativi o di rilievo nazionale, essendo tra questi l’unico partito dichiaratamente a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, mentre gli altri partiti, quando va bene come col PD, alimentano solo confusione con progetti fumosi e ipocriti di autonomia, ben sapendo che le intenzioni dell’attuale governo sono orientate verso il centralismo statale più retrogrado.

L’insistenza di Salvini sui problemi dell’immigrazione e della sicurezza (che affliggono tutti gli italiani, veneti inclusi purtroppo) …Continua

Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista …Continua

Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta


ELEZIONI EUROPEE, LEGA NORD E INDIPENDENZA VENETA

Nel parlamParlamento_Europeoento europeo ci sono più indipendentisti di sinistra che di destra e stanno tutti nel gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea (corsi, scozzesi, gallesi, valloni, fiamminghi, catalani e lettoni) che accettano solo indipendentisti di orientamento progressista. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania, sebbene abbia nel suo DNA delle componenti operaie di sinistra, di fatto è sempre stata un partito di destra e nel parlamento europeo si è pertanto collocata nel gruppo degli euroscettici, ossia Europa della Libertà e della Democrazia, dove c’è anche Magdi Allam, con il suo partito “Io amo l’Italia“, che porta avanti la sua personale battaglia contro l’integralismo islamico e il multiculturalismo. Essendo un musulmano convertito al cristianesimo, ossia un apostata per cui l’Islam prevede la pena di morte, Allam è costantemente seguito da una scorta di sei uomini su tre auto blindate. Continua a leggere “Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta”