DOVE ALBERGANO RAZZISMO E DISUMANITÀ?


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Premessa: non è questione di razzismo, convivo da più di dieci anni con una donna di colore e abbiamo una figlia che frequenta la 5° elementare. In Italia la mia compagna c’è arrivata in aereo con me; era al terzo mese di gravidanza e, facendomi garante per lei, ha ottenuto il permesso di rimanerci fino a sei mesi dopo la gravidanza. Alla nascita, essendo io il padre, ho registrato la bimba come italiana e di conseguenza la mia compagna ha potuto prolungare il permesso di soggiorno in quanto madre di minore italiana. Dopo cinque anni di residenza e permanenza in Italia ha ottenuto il permesso a tempo indeterminato e ora, dopo dieci anni dal suo arrivo, sta preparando i documenti per la cittadinanza italiana.

Dico tutto questo per fare l’esempio di un percorso d’immigrazione regolare, responsabile e rispettoso delle leggi italiane. Pertanto non mi si può imputare di razzismo se pretendo che ogni straniero che scelga di vivere in Italia debba rispettare le leggi e non pretendere di entrarci illegalmente o sfruttando la possibilità di richiedere un improbabile permesso di soggiorno come profugo di guerra o perseguitato politico, dopo aver messo in atto un inaccettabile ricatto umanitario, affrontando il Mediterraneo su un gommone malfermo, per essere soccorso da compiacenti ONG a poche miglia dalla costa libica, traghettato in Italia e sistemato, per minimo due anni, in comodi centri d’accoglienza a spese degli italiani, coccolato dai dem, bighellonando e talora spacciando, in attesa dell’esito finale della propria richiesta di soggiorno.

Tutto ciò è INSOPPORTABILE per ogni straniero che sia entrato in Italia regolarmente e senza usufruire di questo diabolico e irresponsabile sotterfugio. Ma c’è di più: in questo modo perverso di arrivare in Italia molto spesso ci scappano dei morti, anche donne e bambini, poiché i trafficanti non si fanno scrupolo di usarli come “scudi umani”. Con buona pace delle ONG e dei loro “operatori umanitari”, che tra l’altro ricevono dei lauti compensi per i loro servizi in mare aperto, c’è un’innegabile correlazione tra partenze e morti in mare: meno ne partono e meno ne muoiono e portando al limite quest’equazione matematica, a partenze zero corrispondono zero morti. Chi sono allora i veri disumani? Quelli che lottano per avere partenze zero o le ONG, che allettano trafficanti e migranti, posizionandosi con le loro navi soccorso al largo delle coste libiche e che poi piangono lacrime di coccodrillo per i bambini affogati?

Chi ci guadagna, trafficanti e ONG, farà di tutto perché la situazione rimanga immutata. Chi realmente ha a cuore la sorte dei migranti, farà di tutto per impedire questo sistema massivo e irresponsabile di raggiungere l’Italia e farà di tutto per predisporre al suo posto dei corridoi umanitari nei paesi di provenienza, se fosse necessario, anche a costo d’imporre un blocco navale davanti alle coste libiche o occupare una parte della Libia per contrastare i trafficanti di esseri umani. Del resto, c’è già stato chi, senza chiedere il permesso a nessuno, men che meno all’ONU, a suo tempo ha bombardato e destabilizzato la Libia causando l’attuale caos. Salvini non ha certo la pretesa né il potere per attuare tali rimedi estremi, ma la sua politica dei porti chiusi va in questa direzione: ostacolare ONG, trafficanti e migranti stessi, i quali si rendono complici della propria sorte con il loro atteggiamento irresponsabile, irrazionale e suicida.

C’è poi la questione dei migranti che sono già in Italia, arrivati in massa dopo che Renzi ha barattato con l’UE accoglienza in cambio di flessibilità economica. La sua idea era di creare nuovi posti di lavoro, in prospettiva a tempo indeterminato, rendendo l’accoglienza, non più un’emergenza, ma un sistema strutturale mantenuto dalle casse statali. Tuttavia, questi posti di lavoro si sono rivelati in pratica fittizi e improduttivi, poiché tale sistema è divenuto l’ennesima mangiatoia pubblica, che sostanzialmente ha fallito l’obiettivo primario, cioè l’integrazione dei migranti, e che ora si oppone strenuamente al proprio smantellamento, messo in atto dalle politiche di Salvini.

La ragione di fondo di tale fallimento è banale: non si può mantenere a vita i migranti nei centri d’accoglienza, soprattutto se continuano ad arrivarne di nuovi. Trascorsi i tempi per la concessione dei permessi, aventi diritto o no di rimanere in Italia, per integrarli bisogna alla fine offrirgli un posto di lavoro in regola. Come si fa, se gli italiani stessi hanno difficoltà a trovare lavori ben retribuiti e sono costretti a emigrare? La risposta è: si lavora nei campi come schiavi in nero e sottopagati a raccogliere arance e pomodori, mantenendo vive aziende che la globalizzazione avrebbe già spazzato via se non offrissero salari da terzo mondo. Ma per chi non ha scrupoli c’è un’altra possibilità: il crimine organizzato, lo spaccio e, grazie alla mafia nigeriana, perfino il traffico d’organi umani, che riduce esseri umani a meri pezzi di ricambio. A questo punto, chi è che ha creato insicurezza e orrore in Italia? Il mago Sàlvin?

Salvini non è un demagogo, cioè un mago che ipnotizza gli italiani convincendoli che sono in pericolo e che hanno bisogno di lui, al massimo è un populista, che fiuta il sentire degli italiani e che cerca di dare voce a essi, quello che dovrebbe fare un vero rappresentante del popolo, diversamente dai politici collusi alle élite che, in silenzio e nel nome degli italiani ignari, hanno firmato dei trattati sovranazionali capestro che ora, con il mutamento delle condizioni storiche, vanno assolutamente rivisti. Per intanto, anche il minimo cedimento di Salvini rispetto alla sua politica dei porti chiusi sarebbe un segnale deflagrante, che riaprirebbe la stagione della mattanza dei migranti in mare.

Se potessimo agire indisturbate all’interno della zona SAR libica, non ci sarebbero vittime, replicano le ONG. In parte esse già lo fanno, contravvenendo alle indicazioni del centro di controllo italiano; prima del decreto Minniti lo facevano in larga scala, testimonianze e video hanno documentato chiaramente questa fornitura di servizio taxi marino. Tuttavia, anche in assenza di vittime, aprire i porti alle navi delle ONG cariche di migranti, sarebbe come delegare la politica migratoria nazionale a dei privati che perseguono obiettivi contrari all’interesse degli italiani né sarebbe conveniente, proprio ora che l’ostinazione di Salvini ha prodotto qualche risultato nei confronti di alcuni paesi UE i quali, derogando volontariamente dal trattato di Dublino e sebbene con difficoltà e numeri esigui, hanno accettato di ripartire dei migranti clandestini in attesa di sbarcare.

Inoltre, cedere in questo momento di difficoltà economica, magari per imposizione di qualche magistrato o pretore d’assalto, significherebbe riempire rapidamente l’Italia d’immigrati, cui non si potrebbe garantire integrazione e sostegno, con gravi conseguenze riguardo alla sicurezza degli italiani. Tuttavia, non è accettabile che certi magistrati, sebbene non eletti, siano politicizzati e non è accettabile che un qualsiasi articolo della Costituzione Italiana, inerente a dei trattati sovranazionali controfirmati in epoche passate in cui non si prevedeva l’attuale boom demografico africano, c’imponga ora di pregiudicare la nostra sicurezza oltre che la nostra identità culturale.

Infine, l’ONU non ritiene la Libia un porto sicuro dove riportare i migranti naufragati o abbandonati su un gommone in acque libiche? Ma scusate, eccetto  quei pochi che scappavano da una guerra o da una persecuzione politica, quei migranti, prima di avventurarsi in mare, in Libia c’erano arrivati di loro spontanea volontà, partendo dai loro paesi d’origine e scappando da nient’altro che non fosse la loro condizione economica insoddisfacente. Se poi in Libia questi migranti non hanno trovato un’accoglienza umana e non ci vogliono tornare, invece di puntare l’indice contro l’Italia, ci vada l’ONU in Libia, che riceve anche i nostri fondi, a predisporre dei nuovi centri di accoglienza più umani, a dissuadere i migranti dallo sfidare la sorte in mare, a incoraggiarne i rimpatri e a contrastare i trafficanti di esseri umani e magari a indicare chi realmente fugge da una guerra o da una persecuzione; si assuma le proprie responsabilità e non le scarichi sull’Italia, perché Salvini, nell’interesse della vita stessa dei migranti, della sicurezza degli italiani e per contrastare i trafficanti che acquistano armi e droga con i proventi del traffico di migranti, non accetterà mai il ricatto umanitario dei trafficanti e manterrà invece la politica dei porti chiusi e dei respingimenti in Libia.

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Gli immigrati salveranno l’Italia?


DelittoPalagoniaGLI IMMIGRATI SALVERANNO L’ITALIA?

Da quando è nata, l’Italia è sempre stata un paese di emigrazione, povero di risorse naturali e ricco di bocche da sfamare, poiché l’elevata natività garantiva forza lavoro e bastoni per la vecchiaia nelle famiglie. Nel tempo è un paese che si è stabilizzato demograficamente, ma che invecchia essendo cresciuta la speranza di vita e calata la natività. Questi risultati, dovuti al raggiungimento del benessere e all’emancipazione femminile, ottimali per chi pensa che il pianeta non possa sopportare una crescita demografica incontrollata, sono ora messi in discussione dalla crisi economica e dai conseguenti tagli alla sanità che porteranno verosimilmente a un calo della speranza di vita. Nello stesso tempo la crisi economica non consente di attuare efficaci politiche rivolte alle famiglie per incoraggiare la procreazione. I giovani italiani non procreano come conigli non per scarsa fertilità, ma perché, essendo persone responsabili, se non hanno le condizioni economiche per farlo si limitano.

La popolazione italiana rischia dunque di diminuire in mancanza di politiche anti crisi e di ridistribuzione del reddito …Continua

Profughi, migranti ed europei


kyengePROFUGHI, MIGRANTI ED EUROPEI

L’accoglienza dei profughi di guerra e dei richiedenti asilo politico, sia che essi giungano via terra o che accalchino i barconi della speranza in partenza dalla Libia è sempre un’azione umanitaria giusta ed è inclusa tra i diritti internazionali dell’ONU, tuttavia la vera questione di fondo è il fenomeno immigratorio, in generale quello clandestino e in particolare quello musulmano. L’immigrazione clandestina fuori controllo drena ingenti risorse all’erario, per arricchire chi opera su un’accoglienza spesso dorata e felice per gli ospiti, e questo in una situazione economica di perdurante precarietà sia per gli italiani stessi che per gli immigrati regolari. L’immigrazione musulmana pone poi seri problemi d’integrazione e, riguardo a essa, …Continua