“Il Gattopardo” di Grillo & Ass


 IL GATTOPARDO

di GRILLO & Ass

C’è un canale che, come a Genova, scorre sotto il piano stradale, imbrigliato da ipocrite pareti di cemento, atte a nasconderne le acque scure e malsane. Ma, occasionalmente, in corrispondenza di una svolta stradale, questo canale emerge e mostra a tutti la sua vera natura. E’ la questione meridionale, che da cento e cinquant’anni accompagna la storia italica avvelenando il paese, una questione tra nord e sud spesso negata, dimenticata e nascosta ma che, in occasione della svolta politica che le recenti elezioni hanno causato, emerge ricordando a tutti che non è ancora stata risolta e sanata.

Ci fu un tempo in cui intrepidi condottieri del nord fondarono prima la Liga Veneta e poi la Lega Nord, con il sogno di liberare le loro genti e le loro terre, colonizzate dall’oppressione fiscale di un’Italia matrigna, caduta nelle mani di una vorace classe dirigente e politica a trazione meridionale.

Al grido di “Roma ladrona” e “Padania libera” lottarono rincorrendo un sogno: l’indipendenza del nord, divenuto terra di conquista e di scorrerie fiscali da parte di battaglioni di finanzieri in arme, fiancheggiati da sordidi delatori, sguinzagliati con il compito di esigere fino all’ultimo centesimo ogni imposta dovuta ai cittadini del nord, mentre al sud si tollerava che l’economia sommersa si sviluppasse e prosperasse liberamente senza alcun freno.

E questo per mantenere eserciti di forestali, garantire rendite e vitalizi a politici e boiardi statali e favori a pletore infinite di questuanti e nullatenenti, dilapidando risorse duramente sudate dai cittadini del nord, risucchiate nei buchi neri dell’assistenzialismo statale, della corruzione, dello sperpero, del parassitismo e delle mafie meridionali.

Oggi questo sogno d’indipendenza è stato messo da parte dalla Lega e vacilla anche tra i suoi militanti più duri e puri, che rimangono desolati di fronte all’indifferenza con cui i burocrati europei assistono al travaglio della Catalogna, che pacificamente e democraticamente chiede l’indipendenza dalla Spagna senza rinnegare il proprio desiderio di rimanere nell’UE.

Dove sono l’anti sovranismo e l’anti nazionalismo di questi burocrati europei di fronte a un governo spagnolo, dai tratti ultra nazionalisti, che nega l’autodeterminazione di un popolo? Forse questi sentimenti vanno bene solo quando c’è da stigmatizzare populisti ed euro scettici che mettono in dubbio la giustezza e l’utilità di regole e trattati astrusi che ingabbiano i popoli europei?

Comunque sia, oggi la Lega a guida Salvini ha abbandonato ogni velleità secessionista e perfino tolto il nome Nord dallo stendardo e dal simbolo, con lo scopo d’indicare agli italiani tutti, da nord a sud, la via maestra per risolvere i problemi dell’Italia attuale. Un’Italia minacciata da ondate di migranti clandestini che c’invadono e non diventano una risorsa ma un problema economico, sociale e di sicurezza, un’Italia oppressa dalle tasse, impastoiata nella burocrazia, bloccata dalla lentezza del sistema giudiziario e, soprattutto, vincolata da un’UE che, di fatto, è un torneo fra nazioni dove, barando, vincono sempre le stesse. Tutti fattori che limitano conseguentemente le potenzialità di crescita economica dell’Italia.

Visto che l’UE tergiversa sull’unione fiscale e, anzi, incentiva la concorrenza interna, la ricetta economica di Salvini è la Flat Tax, un regime fiscale già applicato in paesi grandi, medi e piccoli come, ad esempio, Russia, Ungheria e Hong Kong, dove ha prodotto risultati lusinghieri, consentendo una crescita economica tale da creare nuovi posti di lavoro e maggiore benessere per ogni strato sociale. Questo secondo il principio di buon senso che è meglio essere differenziati verso l’alto che livellati verso il basso, ossia meglio avere livelli di benessere diversificati ma accompagnati da mobilità sociale, piuttosto che essere tutti dei miserabili (come nei regimi comunisti, senz’alcuna prospettiva di promozione sociale). Tra l’altro, una forte riduzione delle tasse, che investe anche le imprese, serve a contrastare i fenomeni del dumping fiscale e salariale e i processi di delocalizzazione industriale.

Ovviamente, dice Salvini, la flat tax è un cambio di regime fiscale totale, che semplifica drasticamente le procedure, richiedendo con ciò un condono fiscale che chiuda le posizioni pregresse di chi deve all’erario meno di centomila euro. In questo modo si ricaverebbero, tra l’altro, introiti che, diversamente, sarebbero irrecuperabili, utili alle coperture iniziali della flat tax, mentre il grosso delle coperture sarebbe ricavato dalla revisione della spese pubblica, dalla lotta alla corruzione e dall’emersione dell’economia sommersa e mafiosa.

Ma questi provvedimenti non saranno uno spauracchio per l’economia meridionale sommersa… abituata a non pagare le tasse, dal momento che paga già il pizzo? E’ assai probabile che tali provvedimenti possano essere una medicina rivoltante e imbevibile, anche perché al sud, senza citare gli sprechi e la corruzione, il sommerso è ampio e ben radicato nel tempo. Come spiegare, altrimenti, che le presenze registrate negli esercizi ricettivi dei turisti, che visitano Napoli e dintorni, siano notevolmente inferiori a quelle di Caorle, remota località balneare veneta, che molti italiani faticherebbero a individuare sulla carta geografica italiana, tra cui il buontempone Crozza, che a suo tempo fece notare l’anomalia?

Tra l’altro, se si riuscisse a far emergere l’economia sommersa, valutata sugli 800 miliardi di Pil, magicamente il nostro debito pubblico scenderebbe sotto il 100% in rapporto al Pil, attestandosi su valori simili a quelli della gran parte dei nostri partner europei cosiddetti virtuosi. In queste condizioni, chiunque fosse al governo, sarebbe in grado di attuare economie espansive, basate sugli investimenti statali e su politiche di sostegno al reddito senza incorrere nelle sanzioni europee. Inoltre, se le stime sull’economia sommersa, che include anche il giro d’affari delle organizzazioni mafiose, fossero corrette, le statistiche sui tassi di disoccupazione nel meridione sarebbero di conseguenza fuorvianti, poiché risulterebbe che al sud lavorano in realtà molti più cittadini di quanto non sembri, trattandosi però di lavoratori precari o in nero o inseriti nel giro del malaffare.

Dunque, sebbene affini riguardo all’immigrazione e all’UE, in campo economico le posizioni  e le soluzioni di Salvini e Di Maio, leader del M5S, divergono nettamente. Infatti, la proposta Di Maio, più che rivolta agli investimenti produttivi, è alquanto impregnata di statalismo assistenziale, ossia di aumento della spesa pubblica per garantire un reddito di cittadinanza ai disoccupati italiani. Un aumento di spesa che, per non accrescere ulteriormente il debito pubblico, ricevendo il niet della troika e il ricatto dei mercati, inevitabilmente si reggerebbe su un inasprimento della pressione fiscale che, per quanto detto, andrà a colpire prevalentemente l’economia emersa, ossia sostanzialmente il nord.

Inoltre, il reddito di cittadinanza alla tedesca, cui i grillini s’ispirano, è sostenibile in Germania perché lì, come nel nord d’Italia, la disoccupazione è bassa, e nel giro di pochi mesi un disoccupato trova facilmente un lavoro. Tuttavia, con i livelli di disoccupazione ufficialmente dichiarata che esistono nel sud Italia (che però, come detto, forse non corrispondono proprio alla realtà a causa del lavoro nero) hai voglia ad attendere la terza chiamata dal centro per l’impiego! Per chi non ha altra scelta, non resta che emigrare.

Di conseguenza, senza un serio progetto politico rivolto alla creazione di nuovi posti di lavoro veri, il reddito di cittadinanza rischia fatalmente di trasformarsi in una “rendita vitalizia” di natura parassitaria, che potrebbe essere persino più appetibile del lavoro fittizio dei forestali siciliani, che devono comunque attivarsi per fingere di lavorare.

Vuoi perché al sud c’è poco lavoro, vuoi perché quello che c’è, è in nero o non s’incontra con la domanda, in ogni caso Di Maio sta mettendo il carro davanti ai buoi. Infatti, prima di ridistribuire ricchezza (attività prediletta della sinistra e pratica clientelare che le classi dirigenti meridionali di ogni colore attuano con sfrenata naturalezza) bisognerebbe crearla la ricchezza, tanto a nord come a sud, attraendo investitori stranieri, magari con la flat tax, e creando nuovi posti di lavoro, e poi bisognerebbe far emergere tutto il sommerso che c’è al sud, contrastando di pari passo il malaffare.

Non è poca roba, direbbe Sarri, tanto caro ai napoletani che hanno votato in massa il loro conterraneo Di Maio. Altrimenti, si rischia di pesare ancor più sul nord produttivo che, con ulteriori aumenti della pressione fiscale, fatalmente deprimerebbe a danno di tutti, e principalmente dei cittadini del nord, tra cui molti elettori del M5S che a quel punto, superata l’infatuazione grillina, potrebbero rivolgere altrove il loro consenso.

E la Lega sarà lì, pronta ad accoglierli, perché la Lega esisterà finché ci sarà un sacco del nord, ragione primaria della sua esistenza. Riguardo invece alla longevità del M5S, vi sono molti dubbi e ombre sui suoi esiti futuri. Questi dubbi e ombre riguardano principalmente il metodo di selezione e le competenze dei suoi candidati che, a differenza di quelli leghisti, non hanno mai fatto alcun apprendistato o gavetta come militanti sul territorio nelle amministrazioni locali e tra i ranghi del loro partito, sebbene questo abbia ormai più di un decennio di vita. Anzi, molti di loro sono stati arruolati nelle ultime ore, senza garanzia quindi che tra gli eletti non ci siano dei furbi modello Razzi in cerca della “grana” o peggio non ci siano infiltrati di organizzazioni mafiose o massoniche.

Se, dunque, quelle descritte sopra sommariamente erano le proposte economiche della Lega e dei grillini alla vigilia della recente tornata elettorale, quali indicazioni si possono trarre dall’esito del voto? Purtroppo, tolta una piccola percentuale di meridionali coraggiosi e degni di stima, che Salvini ha pubblicamente e giustamente ringraziato, si ha l’impressione che la stragrande maggioranza d’essi, come di costume, più che a un lavoro regolare, aspiri a introitare questa “rendita di cittadinanza” che offrono i generosi grillini, e aggiungere poi a essa gli introiti di un lavoro in nero, a volte con i contributi della pensione versati grazie a un lavoro in regola pro forma che, in realtà, è svolto in nero da un vero nero (leggasi negro) sottopagato.

All’indomani del voto, con lo storico successo grillino, sembra che ci sia stato un terremoto politico, ma nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa c’è una verità sul sud: tutto cambia perché nulla cambi. Forse Salvini ha gettato un seme in quelle terre ma, per il momento, la questione meridionale rimane immutata, la mentalità dei meridionali, qualunque ne sia stata l’origine o la causa, appena scalfita e l’Italia geograficamente spezzata a metà in maniera piuttosto netta, come se il tempo fosse passato invano.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, e la strada larga è più invitante di quella tortuosa. Con ciò il popolo del sud ha dato il suo responso, cogliendo al balzo l’opportunità offerta dai grillini. Considerata poi la rapidità con cui l’establishment e il mainstream mediatico sono saliti sul carro dei vincitori, già dettando l’agenda a Mattarella e caldeggiando l’inciucio grillino con una sinistra depurata di Renzi, sembra proprio che sia il popolo del sud a dettare i contenuti e tracciare il proprio cammino futuro a questi poteri forti, alla faccia di chi era contrario ai populismi.

Ma sarà proprio così o alla fine, per senso di responsabilità, chinando il capo il M5S si adeguerà alle esigenze dell’establishment e i meridionali una volta ancora si sentiranno raggirati per il mancato buon fine del loro “voto di scambio”? Ora capisco la confusione e il distacco dalla realtà di Beppe. Non è più il tempo dei vaffa, ma fin troppa grazia, Madama Dorè!

In conclusione, se il Pd si spappolasse e a ranghi sciolti, singolarmente o in gruppetti, i suoi eletti si ripartissero tra gli altri gruppi parlamentari, potrà governare Salvini o Di Maio, dipendendo da quanti di questi transfughi si aggregheranno al centrodestra e quanti invece al M5S. Tuttavia, se il Pd, per quanto con Renzi in quarantena, rimarrà compatto e risoluto nella sua intenzione di non fare inciuci con nessuno, e Salvini, anche per non essere la stampella minoritaria del M5S, resterà fedele ai suoi alleati, allora l’unica opzione, per avere futuramente un governo largo e stabile senza dover tornare in breve tempo alle urne per modificare la legge elettorale, sarà quella di formare un’alleanza tra centrodestra e il M5S. Ammesso e non concesso che il Cavaliere possa essere digerito dai grillini, non tanto per se stesso, personaggio indubbiamente discutibile, ma per i milioni di cittadini che democraticamente egli rappresenta.

Centrodestra e M5S sono sostanzialmente due forze territoriali e trasversali che, tolta ogni ipocrisia, potrebbero finalmente confrontarsi, sedendosi assieme attorno a un tavolo e trattando ad armi pari in rappresentanza dei rispettivi territori, il nord e il sud. Ci vorranno dei mesi, ma forse alla fine Salvini e Di Maio potrebbero concordare fin nei minimi dettagli un programma comune alla tedesca, a partire dai punti in parte già condivisi, come il contrasto all’emigrazione clandestina, la sicurezza e la revisione dei trattati europei, fino al punto dirimente dei rispettivi programmi, che è la ricetta economica per far ripartire il paese dando, di pari passo, un sostegno al reddito di chi è temporaneamente disoccupato.

Una ricetta, frutto anche di una vertenza, che va studiata insieme e applicata nella corretta sequenza temporale e con i giusti contrappesi, per conseguire un obiettivo che tutto sommato è anch’esso condiviso se consideriamo che nel centrodestra anche Berlusconi aveva promesso un reddito di dignità, ossia un minimo di mille euro esentasse garantito a tutti gli indigenti. In questo quadro, chi potrebbe soffrire di subalternità, nonostante i limiti dovuti all’anagrafe, sarebbe indubbiamente lo stesso Berlusconi e, assieme a lui, quanti avevano tifato per una Grosse Koalition, ossia un governo centrista di larghe intese FI-Pd, sul modello di quelli tedeschi, ma al Cavaliere resterebbe comunque il compito, non tanto peregrino, di moderare le intemperanze antieuropeiste dei due leader euroscettici.

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Elezioni regionali e indipendenza del Veneto


ELEZIONI REGIONALI E INDIPENDENZA DEL VENETO

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le elezioni regionali venete e il referendum online per l’elezione del Governo Provvisorio Veneto (indetto dal movimento indipendenza.eu) offrono l’occasione per alcune riflessioni sul tema dell’indipendenza dei veneti. Votare per il Governo Provvisorio Veneto, online o nei gazebi predisposti nelle piazze delle città venete, è sicuramente utile alla causa indipendentista e non costa niente, basta solo esibire la propria carta d’identità.

Riguardo alle regionali venete, è sicuramente più utile votare la Lega, piuttosto che altri partiti governativi o di rilievo nazionale, essendo tra questi l’unico partito dichiaratamente a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, mentre gli altri partiti, quando va bene come col PD, alimentano solo confusione con progetti fumosi e ipocriti di autonomia, ben sapendo che le intenzioni dell’attuale governo sono orientate verso il centralismo statale più retrogrado.

L’insistenza di Salvini sui problemi dell’immigrazione e della sicurezza (che affliggono tutti gli italiani, veneti inclusi purtroppo) …Continua

É nata la repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia


É NATA LA REPUBBLICA BORBONICO-PONTIFICIA D’ITALIA

CorazzieriScorta di centauri, rintocchi di campana, bandiere e drappi rossi, sulle tribune i grandi elettori assieme ai rappresentanti del corpo diplomatico e gli ospiti d’onore, salve di cannone, 21 per la precisione (vai a sapere perché) formula di rito per il giuramento e messaggio alla nazione, corazzieri a cavallo in alta uniforme, fanfara e inno di Mameli, omaggio al Vittoriano (l’altare della patria) sfilata in auto decapottabile a sette posti in uso solo per rare occasioni, onori militari, contorno di gallonati, frecce tricolori, discorsi e rinfresco. Con questa liturgia barocca e patriottarda, martedì 3 febbraio scorso, Mattarella si è insediato alla presidenza della neonata Repubblica Borbonico-Pontificia d’Italia.

Borbonico-Pontificia perché con la sua elezione alla presidenza della Repubblica, la compagine centro-meridionale della classe politico-dirigente italiana ha …Continua

Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista …Continua

Veneti arrestati, ma quale eversione e terrorismo?


VENETI ARRESTATI, MA QUALE EVERSIONE E TERRORISMO?

Il Cater-Tanko dell'Alleanza
Il Cater-Tanko dell’Alleanza

Secondo gli inquirenti che da un paio d’anni (su delazione di un ex-militante leghista) intercettavano il gruppo denominatosi l’Alleanza, diramazione segreta di Brescia Patria (che a sua volta s’inserisce nel contesto molto variegato dell’indipendentismo, nella fattispecie con agganci a movimenti indipendentisti veneti e di altri popoli e territori italiani) gli appartenenti a tale gruppo, quasi tutti ultracinquantenni e padri di famiglia, sarebbero perseguibili per il reato di eversione e terrorismo. Come detto, l’indipendentismo veneto è molto variegato e nella sua quasi totalità è composto di movimenti che intendono perseguire l’obiettivo dell’indipendenza attraverso metodi democratici e pacifici, sebbene assolutamente determinati. Se porsi l’obiettivo dell’indipendenza del Veneto e votare a favore di essa è eversivo, …Continua

Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta


ELEZIONI EUROPEE, LEGA NORD E INDIPENDENZA VENETA

Nel parlamParlamento_Europeoento europeo ci sono più indipendentisti di sinistra che di destra e stanno tutti nel gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea (corsi, scozzesi, gallesi, valloni, fiamminghi, catalani e lettoni) che accettano solo indipendentisti di orientamento progressista. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania, sebbene abbia nel suo DNA delle componenti operaie di sinistra, di fatto è sempre stata un partito di destra e nel parlamento europeo si è pertanto collocata nel gruppo degli euroscettici, ossia Europa della Libertà e della Democrazia, dove c’è anche Magdi Allam, con il suo partito “Io amo l’Italia“, che porta avanti la sua personale battaglia contro l’integralismo islamico e il multiculturalismo. Essendo un musulmano convertito al cristianesimo, ossia un apostata per cui l’Islam prevede la pena di morte, Allam è costantemente seguito da una scorta di sei uomini su tre auto blindate. Continua a leggere “Elezioni Europee, Lega Nord e Indipendenza Veneta”

Il futuro è l’indipendenza dei popoli


IL FUTURO È L’INDIPENDENZA DEI POPOLI

Nel suo venteindependenziannale excursus politico la Lega è passata dal federalismo alla secessione, al federalismo fiscale, dopo il referendum del 2006, e all’autonomia del nord con la macroregione, dopo la caduta di Bossi e del cerchio magico. Da partito di protesta di duri e puri è passata a partito di governo, contaminatosi al contatto del malcostume politico della casta romana ed è giunta infine alle ramazze e al restyling di Maroni che ha messo in soffitta ampolle, elmi e Padania. Da partito trasversale che l’ha portata ad allearsi anche con la sinistra, si è avvicinata sempre più alla destra statalista partecipando agli ultimi governi Berlusconi con cui ne ha negoziato i programmi. Continua a leggere “Il futuro è l’indipendenza dei popoli”

‘Ndrangheta lombarda e xenofobia


'Ndrangheta e movimentazione terra
‘Ndrangheta e movimentazione terra

‘NDRANGHETA LOMBARDA E XENOFOBIA

Nelle intercettazioni telefoniche effettuate dai magistrati inquirenti della procura di Milano concernenti il caso Zambetti, Monica Culicchi, in contatto con la persona che cerca di contattare Tizzoni (il candidato nella sua stessa lista civica apparentata alla Lega Nord che ha poi rifiutato i voti della ‘ndrangheta) dice che «i voti dei calabresi se li è comprati tutti il Pd». Ma quanti sono i calabresi in Lombardia, nel Veneto e in Emilia-Romagna? Votano tutti in maniera compatta su indicazione dei capi cosca o c’è qualcuno che vota in maniera indipendente? Ma non ci avevano detto che questi comportamenti erano conseguenza della mancanza di lavoro e prospettive e delle condizioni di povertà tipiche della Calabria e del sud in genere? Come mai si manifestano anche nella ricca Lombardia e nel florido nord? Continua a leggere “‘Ndrangheta lombarda e xenofobia”

I soldi pubblici ai partiti? No, grazie


Italiano: Il Ministro dell'Interno Roberto Mar...

I SOLDI PUBBLICI AI PARTITI? NO, GRAZIE

Con un referendum svolto nel 1993, gli italiani hanno abrogato il finanziamento pubblico ai partiti. In seguito, nello stesso dicembre del 1993, i partiti hanno introdotto i rimborsi elettorali e hanno pensato che sarebbe stato più comodo corrisponderli in trance (un tantum per elettore, anziché a piè di lista) e a elezioni avvenute, sulla base delle spese per la campagna elettorale effettivamente sostenute e documentate. Ovviamente per “comodità dei partiti”, in modo palesemente e volutamente equivoco la legge non prevedeva cosa si sarebbe potuto o dovuto fare dell’eventuale avanzo sui rimborsi elettorali quando questi fossero stati pagati effettivamente. Continua a leggere “I soldi pubblici ai partiti? No, grazie”

Il contadino inprovvido


Il contadino inprovvido

IL CONTADINO INPROVVIDO

Il rapporto debito/PIL, che nel 1990 era al 97%, ha toccato la punta massima nel 1995 (124% circa) per poi ridiscendere lentamente fino al 100% circa nel 2007 e risalire nuovamente al 120% circa nel 2010 mantenendosi tale fino ad oggi. Nel 1990 la spesa pubblica è stata di 373 miliardi di euro, la pressione fiscale al 38% e il debito pubblico era di 663 miliardi di euro. Nel 2012 la spesa pubblica prevista sarà di oltre 800 miliardi di euro, la pressione fiscale al 45% e il debito pubblico di 1930 miliardi di euro. Continua a leggere “Il contadino inprovvido”