Un duro colpo al ventre molle del buonismo europeo


UN DURO COLPO AL VENTRE MOLLE
DEL BUONISMO EUROPEO

  Il fato e la storia, quest’ultima anche frutto della volontà di uomini MOGHERINI_PIANGENTE_slim_margdxinvasati da una religione, l’Islam, a dir poco ambigua sulla reale bontà e amore del suo dio, hanno sferrato colpi durissimi al sogno buonista dell’Europa unita. Un’Europa intesa come continente aperto e multietnico, dove popoli e genti diverse possano convivere proficuamente in pace, ma in realtà il sogno di una novella Torre di Babele, come quello biblico altrettanto presuntuoso e supponente verso dio e la storia umana. E ora questi, entrambi, si sono rivoltati contro questa Europa punendola amaramente.

  Il 21 di marzo, primo giorno di primavera, poco prima dell’alba, il fato cieco manda un segnale tragico e inquietante a questa Europa. Tredici giovani di varie nazionalità e di età compresa tra i 19 e i 25 anni, tra cui sette belle ragazze italiane, vanto dei loro genitori e fior fiore delle università europee che li avevano premiati per il loro valore consentendoli di partecipare al Progetto Erasmus, vengono strappati alla vita con tutti i loro sogni e progetti. I loro cari sono nella disperazione più cupa, spinti alcuni, senz’alcuna ragione più di vita, a rivoltarsi contro il dio che prima pregavano fiduciosi.

  Nemmeno il tempo di piangerli e compiangerli con tutta la dignità e l’attenzione che essi avrebbero meritato, ed ecco che il giorno dopo il fanatismo islamico, elemento costante nella storia del passato millennio, colpisce con premeditazione e ferocia il cuore dell’UE, ossia Bruxelles, la sua capitale, una citta che è fra le più multietniche al mondo, uccidendo 31 persone di varia nazionalità, in due attacchi consecutivi, il primo all’aeroporto internazionale e il secondo in metropolitana, non lontano dai palazzi delle istituzioni europee.

E la Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, piange ai microfoni e di fronte alle telecamere, mostrando la sua umanità fragile e candida al mondo intero. Ma se tutti proviamo un singulto che ci piega la bocca al sentire le urla strazianti dei bambini in preda al terrore, se non osiamo nemmeno pensare al penoso e pietoso lavoro di ricomposizione dei corpi che i medici forensi sono costretti a compiere per dare un nome a quelle povere vittime innocenti, lei piange anche per una ragione in più.

Lei piange come farebbe un’amante tradita e abbandonata, piange disillusa il crollo del suo sogno buonista di un’Europa multietnica e felice, stuprata invece dal terrorismo islamico. Si rende conto in pochi istanti che il suo buonismo e la sua volontà di non cedere alla rabbia istintiva che sente, col tempo la porteranno fatalmente ad assuefarsi anche in Europa al terrorismo e, finché questo non colpirà vicino a lei, a considerarne le vittime dei meri numeri per le statistiche, così com’è da tempo ormai la conta dei morti causati dal terrorismo islamico nei paesi mediorientali e in Africa.

  Si rende conto che accogliendo in massa l’immigrato musulmano, l’Europa ha importato anche questo cancro che sarà ormai impossibile estirpare. Infatti, se la tragedia accaduta sull’autostrada, che da Valencia porta a Barcellona, è frutto del caso e dell’imprevisto, quelle consumatesi a Parigi e a Bruxelles per opera di cellule del terrore belghe hanno un’origine e un movente ben chiari, se solo si ha il coraggio di aprire gli occhi e vederli.

  Nel periodo coloniale la Francia aveva colonizzato diversi paesi musulmani (Marocco, Algeria, Tunisia, Siria ecc.) e concesso la cittadinanza ai migranti di quei paesi. Il Belgio negli anni settanta, in cambio del petrolio saudita, si era piegato all’edificazione di moschee sul suo territorio, acconsentendo al fatto che gli iman sarebbero stati anch’essi sauditi, e conseguentemente esponenti della scuola di pensiero salafita, la più estremista e radicale che esista nel variegato mondo islamico.

  Dagli anni sessanta Francia e Belgio, senza pregiudizi, hanno accolto, provenienti da stati laici, masse di mussulmani praticanti ma non radicalizzati in quando ancora il morbo salafita semisconosciuto covava nell’ombra. Nel tempo, però, tanto nei paesi arabi che in Europa, la predicazione salafita ha preso sempre più piede, convertendo al suo credo sempre più musulmani e diventando maggioritaria rispetto agli aneliti democratici di primavere arabe ben presto gelate dai venti islamisti. Le seconde e terze generazioni di quei migranti, sbarazzatesi della patina di valori occidentali che le ricopriva, si sono in gran parte radicalizzate, attratte dal richiamo delle loro vere radici culturali.

  L’integrazione musulmana che nei paesi dell’Europa settentrionale era data come un fatto acquisito, tanto da essere considerata paradigmatica per paesi di più recente immigrazione come l’Italia, veniva in realtà minata sempre più alle sue basi dall’incitamento all’odio contro i “crociati” e i loro costumi da parte della predicazione salafita, che è stata colpevolmente tollerata dai rispettivi governi, come in particolare nel famigerato quartiere di Molenbeek a Bruxelles. Una predicazione che ha attratto perfino europei autoctoni, a ciò predisposti da un preesistente odio e radicalismo ideologico verso il mondo occidentale e i suoi aspetti ritenuti deleteri, come il capitalismo, il consumismo, l’edonismo e in generale l’individualismo che ne sta alla base.

  Nell’interpretazione fondamentalista del Corano e della Sunna, ogni musulmano appartiene all’Umma, l’intera comunità fisica e spirituale dell’Islam, che viene prima di qualsiasi cittadinanza egli possegga e ogni musulmano deve rispettare la legge islamica, o Sharia, prima che ogni altra legge del paese di cui è cittadino. Se dei musulmani in qualsiasi parte del mondo sono attaccati dagli infedeli, ogni musulmano che è in grado di poterlo fare, è chiamato alla Jihad contro di loro o a fiancheggiare chi la fa. L’apostasia (conversione a un’altra religione) la blasfemia, l’adulterio e l’omosessualità sono puniti con la pena di morte, la donna, spesso mutilata sessualmente, non ha gli stessi diritti dell’uomo cui è sottomessa, la pedofilia è tollerata. Inoltre, l’obiettivo finale dell’islam, cui deve contribuire ogni musulmano, è l’islamizzazione anche forzata del mondo intero.

  Immigrati o autoctoni convertiti che siano, è evidente come non vi sia alcuna possibilità d’integrare questa gente negli stati occidentali, laici e democratici. Questa gente è portatrice di valori incompatibili con i nostri e dovrebbe rimanere nel proprio paese. Se immigrata in un paese occidentale dovrebbe ritornare in quello d’origine. Se convertita all’Islam, dovrebbe emigrare spontaneamente o essere esiliata in un paese islamico di sua scelta, dove sarà, da musulmana, accolta con tutti i favori.

Gli attacchi del terrorismo islamico in Francia e quest’ultimo in Belgio, che era addirittura atteso, dimostrano che non è possibile la prevenzione attraverso l’intelligence quando le cellule terroristiche possono fruire di fiancheggiatori e connivenze nelle folte comunità islamiche che si creano per auto ghettizzazione, in quei paesi dove i musulmani raggiungono percentuali a due cifre e la gran parte rifiuta d’integrarsi.

  Il terrorismo islamico colpisce dalla Cina agli Stati Uniti, passando per l’Indonesia, le Filippine, l’India, il Medio Oriente, il nord d’Africa e l’Europa. Non rappresenta quindi solo la rivalsa contro le passate colonizzazioni o le più recenti ingerenze occidentali: ovunque dei musulmani siano per qualche ragione in conflitto o in espansione, i sistemi per regolare le controversie etniche regionali includono sempre il terrorismo a danno della popolazione civile. Ma di questo i buoni giustificazionisti nostrani non si curano e passano il tempo ad auto flagellarsi alimentano i sensi di colpa dell’occidente.

  L’alternativa ad assuefarsi anche in Europa all’inevitabile stillicidio di attacchi terroristici con la speranza di non esservi mai coinvolti di persona non è perpetuando l’accoglienza e invocare poi un’intelligence europea, irrealizzabile finché l’UE stessa non sarà uno stato federato, se mai lo sarà. E’ piuttosto il dar vita a politiche di decisa chiusura nei confronti di altra immigrazione islamica, attraverso un rigido blocco delle frontiere esterne. Sulla scorta di quant’è successo nei paesi europei di più antica immigrazione islamica, non abbiamo, infatti, nessuna garanzia che i figli d’immigrati moderati attuali non saranno un domani i terroristi islamici della porta accanto.

  Riguardo ai musulmani, convertiti o di origine straniera, regolari o no, che si trovino già in Europa, essi dovranno essere controllati capillarmente dalle polizie e dalle intelligence nazionali, coordinate il più possibile tra loro, per espellerne, rimpatriarne o esiliarne sistematicamente i clandestini e gli integralisti. Soprattutto, essi dovranno essere separati, ridistribuiti e dispersi il più possibile al fine di impedire la crescita di comunità a maggioranza musulmana, presupposto per lo sviluppo di ghetti e aree grigie o, peggio, di future enclave. La storia del conflitto indo-pakistano e quella più recente del conflitto balcanico insegnano che, anche se secolare, la convivenza pacifica con i musulmani è sempre a rischio.

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Jus soli e clandestinità


Carrette del mareJUS SOLI E CLANDESTINITA’

Che dire dell’abolizione del reato di clandestinità attuata dalla Commissione Giustizia del Senato sull’onda emotiva delle recenti stragi di migranti nel Canale di Sicilia e della di poco precedente risoluzione approvata dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da cittadini stranieri, magari da estendere poi anche a quelli nati in Italia da stranieri clandestini? Continua a leggere “Jus soli e clandestinità”