OPPORTUNISMO O CONGIURA (Tu quoque, Ludovici, mi amice)


caesarPrima pugnalata

Dando inizio al caso Diciotti, nell’agosto scorso il Pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, inoltra al Tribunale dei Ministri di Palermo delle accuse contro Salvini. I magistrati palermitani non le considerano di propria competenza e passano il fascicolo del caso al Pm di Catania, Carmelo Zuccaro, che a novembre ne chiede l’archiviazione, argomentando che il ritardo nello sbarco dei 192 migranti a bordo della Diciotti fu «giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti, in un caso in cui, secondo la convenzione SAR internazionale, sarebbe spettato a Malta indicare il porto sicuro». Il caso Diciotti sembra così concluso con la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania, inoltrata al Tribunale dei Ministri di Catania.

Seconda pugnalata

Tuttavia, nei giorni scorsi il Tribunale dei Ministri di Catania chiede di procedere contro Salvini, accusandolo di «aver violato le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare, non consentendo l’immediato sbarco dei migranti nel Pos (Porto sicuro) di Catania e di aver violato la normativa penale italiana per averli privati della libertà personale, costringendoli a rimanere per cinque giorni a bordo della Diciotti in condizioni psicofisiche critiche». Secondo i giudici del Tribunale di Catania le scelte politiche «non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti» e ancora «la decisione del ministro ha costituito esplicita violazione delle convenzioni internazionali in ordine alle modalità di accoglienza dei migranti soccorsi in mare, e al contempo, non sussistevano profili di ordine pubblico di interesse preminente e tali che giustificassero la protratta permanenza dei migranti a bordo della Diciotti».

Tipico caso di azzeccagarbugli; mi chiedo, infatti, se non ha agito per fini politici allo scopo d’indurre in sede europea la distribuzione dei migranti, per quale altra motivazione avrebbe agito Salvini? Crudeltà? Sadismo? E quale differenza avrebbe fatto se, anziché a bordo della nave Diciotti, egli avesse trattenuto in questura per lo stesso numero di giorni i migranti, al fine di identificarli o per altro scopo lecito? Per i migranti non sarebbe cambiato niente, ma per gli altri stati UE, restii a farsi carico dei clandestini, l’efficacia della pressione fatta da Salvini su di loro sarebbe stata nulla. «Chiedo agli italiani» ha commentato Salvini «se ritengono che debba continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell’immigrazione. Le politiche dell’immigrazione le decide il governo, non i privati o le ONG, se ne facciano una ragione. Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio».

Terza pugnalata

«Dichiarazioni irrispettose nei toni di derisione utilizzati e nei contenuti. Il rischio di delegittimazione della magistratura è alto» è la reazione dell’ANM, di cui però fanno parte questi emeriti magistrati del Tribunale dei Ministri di Catania. L’ottusità di questi azzeccagarbugli, la cui motivazione accusatoria contro Salvini è stata definita bislacca1 dall’ex PM di Venezia Nordio, sta nell’incapacità (o forse voluta ritrosia per ragioni ideologiche) di contestualizzare una convenzione internazionale come quella sul diritto del mare, ratificata originariamente per soccorrere marinai, croceristi, diportisti piuttosto che lavoratori delle piattaforme marine e magari anche qualche migrante, quando i flussi migratori via mare erano insignificanti rispetto a oggi e quando non si poteva prevedere l’attuale boom demografico africano. E’ da stolti ora non comprendere e non reprimere l’uso improprio che si fa da parte di trafficanti, scafisti e migranti di questo diritto. Esso è distorto e piegato a sotterfugio per entrare in massa in un paese straniero, senza consentire alcuna possibilità di contenere tali flussi, rendendo inutili i confini di uno stato, destrutturando l’idea stessa di Stato-Patria, inteso come entità atta a difendere una comunità di persone che vivono in un territorio dove sono sepolti da generazioni i loro avi.

Ora, in base all’art 96 della Costituzione, che riguarda l’immunità del Presidente del Consiglio e dei Ministri, sarà il Senato a decidere se procedere o no contro Salvini, nel caso in cui, dopo aver valutato entro un mese gli atti trasmessi dal Tribunale dei ministri di Catania, nella Giunta del Senato si esprimesse anche un’indicazione per il no a procedere. In base alle dichiarazioni di Berlusconi, appare chiaro che i rappresentanti di FI in Giunta proporranno il diniego all’autorizzazione a procedere contro Salvini. Pertanto, sarà l’Assemblea del Senato, entro i successivi 60 giorni, a negare l’autorizzazione a procedere, a maggioranza assoluta (50%+1) tramite votazione nominale, ossia con il voto (sì, no, mi astengo) di ogni singolo partecipante pubblico, qualora essa reputi, con valutazione insindacabile, che «l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo». Se invece l’assemblea concede l’autorizzazione, rimette gli atti al Tribunale dei ministri di Catania che, paradossalmente, affiderà l’incarico di Pubblico Ministero dell’accusa, affinché continui il procedimento, proprio allo stesso PM Carmelo Zucchero che ne aveva richiesta l’archiviazione.

Dando per scontati i voti del PD a favore dell’autorizzazione a procedere, chi ha in mano le sorti di Salvini sono Di Maio e i cinquestelle. Per non tradire e abbandonare al suo destino l’alleato di governo, di cui ha sempre condiviso al cento per cento la politica migratoria, come da sue passate e attuali dichiarazioni, e per non tradire la sua base pentastellata e gli stessi parlamentari, che hanno la concessione dell’autorizzazione a procedere inscritta nel cuore e nel DNA, tanto da non avervi mai votato contro nella sua storia, l’unica via d’uscita per Di Maio sarebbe l’astensione. Invece ha dichiarato che voterà contro Salvini, perché?

L’astensione non garantirebbe al cento per cento Salvini e anche se egli si offrisse di affrontare le incognite del giudizio rinunciando all’immunità, votare contro di lui significherebbe comunque sconfessarlo e ritenere che non «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo»; significherebbe che l’interesse dello Stato e di milioni d’italiani vale meno dei diritti di 192 migranti trattenuti per cinque giorni a bordo di una nave ormeggiata in sicurezza nel porto di Catania. Coerenza vorrebbe che Di Maio negasse l’autorizzazione a procedere e chi prevede, in questo caso, un immediato contraccolpo nell’elettorato dei 5S, non considera che, se da un lato i 5S perderebbero dei voti a sinistra, dall’altro, tamponerebbero certamente la principale causa di dissanguamento che è quella a destra verso l’alleato Salvini.

Quarta pugnalata

Di Maio, che diceva di assecondare pur Salvini quando questo si offriva al martirio, rimane muto, ora che Salvini, dopo aver testato l’affidabilità del partner, dichiara di non voler rinunciare all’immunità. Si chiede: votare a favore di un procedimento contro il principale alleato, non per un reato comune ma per una decisione del governo che i 5S hanno condiviso, aprirà una crisi? E’ sicuro, tuttavia Di Maio sa anche, che Mattarella non permetterà una nuova campagna elettorale per mandare poi Salvini all’incasso immediato dei voti a danno dei 5S. Di fatto, votandogli contro, Di Maio abbandonerà Salvini, che lasciato in balia degli eventi rischia di essere condannato in 1° grado e di non potersi ricandidare alle prossime elezioni a causa della legge Severino o, nella migliore delle ipotesi, se sarà assolto in 1° grado, dovrà molto probabilmente sopportare un calvario giudiziario fino al 3° grado in Cassazione. La cospirazione si sarà consumata con il probabile inizio della fine politica di Salvini, ma per i suoi seguaci non sarà difficile appropriarsi della sua eredità politica e ripercorrerne le orme. Quando si elimina un Cesare con un complotto, c’è poi spesso un Augusto a seguirlo.

1. Strampalata, bizzarra, fuori dei limiti, della consuetudine, dell’uso comune.

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Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista …Continua

Il caos in Egitto e la schizofrenia della sinistra italiana


Caos in EgittoIL CAOS IN EGITTO E LA SCHIZOFRENIA DELLA SINISTRA ITALIANA

Premesso che il fenomeno emigratorio va controllato e regolato e che chi va a vivere in un altro paese ne deve accettare regole e comportamenti, altrimenti si trasforma in occupante e invasore, esiste una singolare affinità tra quanto avvenuto in Italia in maniera subdola e incruenta e quanto sta accadendo in Egitto, in maniera aimè tragica e barbara. Continua a leggere “Il caos in Egitto e la schizofrenia della sinistra italiana”

Il futuro è l’indipendenza dei popoli


IL FUTURO È L’INDIPENDENZA DEI POPOLI

Nel suo venteindependenziannale excursus politico la Lega è passata dal federalismo alla secessione, al federalismo fiscale, dopo il referendum del 2006, e all’autonomia del nord con la macroregione, dopo la caduta di Bossi e del cerchio magico. Da partito di protesta di duri e puri è passata a partito di governo, contaminatosi al contatto del malcostume politico della casta romana ed è giunta infine alle ramazze e al restyling di Maroni che ha messo in soffitta ampolle, elmi e Padania. Da partito trasversale che l’ha portata ad allearsi anche con la sinistra, si è avvicinata sempre più alla destra statalista partecipando agli ultimi governi Berlusconi con cui ne ha negoziato i programmi. Continua a leggere “Il futuro è l’indipendenza dei popoli”

Andamento storico dell’economia italiana


ANDAMENTO STORICO DELL’ECONOMIA ITALIANA

 

Il grafico su riportato rappresenta l’andamento del rapporto debito pubblico/PIL dal 1950 al 2010 relazionato ai governi di vario colore politico succedutisi dal 1976 in poi, in arancio quelli di centro-sinistra, in rosso quelli di sinistra e in blu quelli di destra. Per la fine del 2012, con il governo Monti, si prevede un rapporto debito pubblico/Pil pari circa 120 punti percentuali o in altri termini che il nostro debito (2000 miliardi di euro circa) sarà 1,2 volte il nostro Pil. Continua a leggere “Andamento storico dell’economia italiana”

Il partito unico italiano dello statalismo


Lo Stato italiano, una balena spiaggiata
Lo Stato italiano, una balena spiaggiata

IL PARTITO UNICO ITALIANO DELLO STATALISMO

L’Italia è un paese poco liberale, poco democratico e poco socialista ma soprattutto profondamente e inguaribilmente statalista. Infatti, se per liberalismo politico s’intende lo Stato di Diritto (uguaglianza formale dei cittadini e diritti civili) in teoria siamo quasi tutti liberali in Italia. Credevamo che tutti potessero essere intercettati telefonicamente, eppure  la CC ha ritenuto che Napolitano non potesse esserlo decretando la distruzione delle intercettazioni a suo carico e configurando con ciò quella che potremo chiamare immunità in aeternum per i presidenti della repubblica italiana. Continua a leggere “Il partito unico italiano dello statalismo”

Re Giorgio I, l’Intoccabile e l’Ancien Régime


Giorgio Napolitano, Presidente
    della Repubblica italiana

RE GIORGIO I, L’INTOCCABILE E L’ANCIEN RÉGIME

In Italia, i professionisti della politica quando non sono dei volgari opportunisti, sono i rappresentanti dell’ancien régime, una casta di privilegiati autoreferenziali, chiusi nei loro palazzi a discutere dei massimi sistemi, che malgrado tutta la loro cultura, non sono stati in grado di prevedere i cambiamenti epocali che stiamo vivendo. Come sempre avviene in questi casi (la Storia insegna) questi privilegiati saranno inevitabilmente spazzati via dalla scena politica italiana grazie alla buriana della globalizzazione e alle sue conseguenze che non hanno saputo prevenire. Continua a leggere “Re Giorgio I, l’Intoccabile e l’Ancien Régime”

Grillo e Bossi: populisti o demagoghi ?


Beppe Grillo
Umberto Bossi

GRILLO E BOSSI: POPULISTI O DEMAGOGHI?

I partiti che sostengono il governo Monti, come Pinocchio, muoiono dalla voglia di dare una ciabattata, per spiaccicarlo, a quell’insetto incomodo che è diventato per loro il “Grillo parlante”, specialmente dopo che ha difeso pubblicamente la Lega Nord, ritenendola oggetto di un evidente e orchestrato processo mediatico. Il paladino dell’antipolitica è accusato da costoro di populismo e demagogia, due concetti che meritano un’accurata analisi semantica, non essendo per niente equivalenti.

Un politico populista è chi interpreta le istanze del popolo nel cui interesse agisce, ritenendolo portatore, di per sé, di valori etici e sociali degni di essere rappresentati. Un demagogo è chi fomenta la piazza e puntando sull’emotività, i pregiudizi e la credulità delle masse popolari, mira a conseguire potere e vantaggi personali o di parte. Nel primo caso il popolo è attore del suo destino e il politico ne è solo il portavoce, nel secondo, il popolo è uno strumento manovrato dal demagogo, di cui subisce il fascino e l’oratoria. Continua a leggere “Grillo e Bossi: populisti o demagoghi ?”

Le responsabilità vanno divise


La globalizzazione dei mercati

LE RESPONSABILITA’ VANNO DIVISE

Prodi, nel 1999, ci ha fatto aderire a forza al Trattato di Maastricht per entrare nell’Eurozona, senza però avvisarci dei rischi legati al debito pubblico italiano già pesante allora. I governi seguenti, pur potendo risparmiare moltissimo godendo d’interessi sul debito pubblico pari a quelli tedeschi e di fiducia e credibilità nel sistema Italia, ritenuto in grado di mantenere un PIL elevato, non hanno tuttavia usato quei risparmi per ridurre il debito, né hanno predisposto quelle riforme strutturali in grado di farci crescere nonostante la concorrenza dei mercati globali. Continua a leggere “Le responsabilità vanno divise”