Elezioni regionali in Emilia-Romagna


bonacciniELEZIONI REGIONALI IN EMILIA-ROMAGNA

 

Lungo la via Emilia non c’è cura che tenga contro il cancro del comunismo. La cura Salvini ha sanato la regione Emilia-Romagna dal comunismo solo nei territori a nord, a ovest e a sud di quest’antica via, letteralmente accerchiandola di tessuto risanato. Purtroppo, i popolosi territori centrali della regione, che s’incontrano percorrendo questa storica via, rimangono refrattari a ogni cura e hanno consentito a Bonaccini di vincere le elezioni amministrative regionali.

Nel corso della sua campagna elettorale Bonaccini ha evitato di presentarsi con il simbolo del Pd per due buone ragioni, a suo vedere, ossia l’impresentabilità del Pd e la propria vicinanza a Italia Viva di Renzi, partito che opportunamente non ha partecipato alle elezioni. Egli ha invece puntato tutto sui buoni risultati ottenuti dalla propria amministrazione, esposti con modi pacati e verrebbe da dire “bonaccioni”.

Una pacatezza questa, quasi “veltroniana”, cui stranamente facevano da contraltare gli stessi esponenti del “movimento delle sardine” all’unisono con Bonaccini. Tuttavia, facendo per lui il lavoro sporco, a dir il vero queste sardine non si sono poi mostrate così moderate e calme nei confronti di Salvini, demonizzato e odiato al punto da renderlo destinatario di svariate minacce di morte.

In sostanza Pd, Italia Viva e Sardine (queste ultime finanziate sottobanco, possiamo solo immaginarlo da chi) si sono presentati, furbescamente, separati per colpire uniti Salvini. Non fosse per l’evidente ipocrisia che esprime la sprezzante faccia di bronzo del Bonaccione, sarebbe quasi da dire chapeau a questa studiata strategia elettorale che ha ingannato i più.

Ammirevole anche la teatralità con cui hanno riesumato il pericolo fascista dell’uomo forte, dimenticando che il comunismo non è morto e sepolto e che i maggiori sterminatori dell’umanità sono stati proprio i loro idoli comunisti; suggestivi e quasi liturgici i cori notturni, che intonavano Bella Ciao alla luce dei flebili ceri.

Di fronte a tanta manipolazione ed evocazione di paure pretestuose e insensate, Salvini ha potuto solo opporre la sua faccia di persona onesta e vicina alla gente comune, gente che ha paure reali e chiede protezione dallo Stato, là dove la fanno da padroni spacciatori, drogati, delinquenti e depravati di ogni colore.

Ossia, parafrasando il governatore campano del Pd, De Luca, “personaggetti” che tanto stanno a cuore alla sinistra, perché… “vittime della società” (sigh) da meritare, a loro garanzia, leggi tiepide che rimettano in libertà i condannati nel giro di qualche anno.

E di conseguenza, per la sinistra buonista, protettrice dei carnefici, le giovani vittime del crimine e della droga, le organizzazioni criminali e i trafficanti di ogni genere che si arricchiscono, sono solo accettabili effetti collaterali della necessaria globalizzazione. Sì, ci rivediamo a Scampia, care sardine!

Che dire poi su Di Maio che, conscio della débâcle annunciata dai sondaggi, tre giorni prima del voto si dimette per non essere dimesso dai suoi? Che dire del tonfo dei 5*? Era evidente che il tracollo del M5S fosse una morte annunciata già nel momento stesso in cui i suoi parlamentari, pur di non mollare la poltrona, hanno deciso di allearsi col vituperato Pd!

L’istinto di sopravvivenza del singolo ha prevalso su quello del Movimento, la cui sopravvivenza era garantita solo dal proprio elettorato; ma questo, stando ai risultati delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, nel giro di pochi mesi si è quasi evaporato.

Se i parlamentari grillini avessero dato ascolto all’istinto di sopravvivenza del Movimento, all’indomani della caduta del governo gialloverde, sarebbero andati a nuove elezioni con un capitale d’investimento del 17-18% che certamente si sarebbe accresciuto, non essendo stati loro ad aprire la crisi politica.

La rappresentanza parlamentare grillina è ora costretta a convivere con il Pd; un improbabile sussulto d’orgoglio che la spingesse al voto, sarebbe tardivo, poiché il punto di non ritorno è stato oltrepassato. I tentativi di recuperare parte almeno del proprio elettorato, piantando le proprie bandierine, si scontreranno con le insistenti pretese del Pd di far valere i nuovi equilibri espressi dal paese, non più corrispondenti a quelli parlamentari.

L’unica possibilità per i grillini di piantare le proprie bandierine e non essere al guinzaglio del Pd, col cinturino sempre più stretto attorno al collo, sarà sperare che a causa di Salvini, Zingaretti tema le elezioni anticipate più di loro stessi.

Esiste anche la possibilità, come già fece Salvini all’indomani del voto europeo, che il Pd non vada all’incasso; anzi, non essendo vincolato da alcun contratto di governo come fu per gialloverdi sul modello tedesco, che cerchi, con lusinghe varie, di coinvolgere il M5S in un’alleanza strutturale, cioè stabile e duratura.

Se fosse, si potrebbe assistere a una scissione in parlamento dei parlamentari grillini, con il M5S che si spacca in almeno due tronconi. Questi, diversamente dal Titanic, sprofonderanno rapidamente nel “mare dell’inconsistenza”, vanificando le ingorde intenzioni del Pd, che nell’operazione si ritroverebbe con un pugno di “polvere di stelle grillina”.

La cosa più probabile, però, è che l’attuale governo navigherà a vista e in tondo fino al termine della legislatura, nell’immobilismo totale, proclamando, uno dopo all’altro, compromessi inutili al paese. In questo lento logorio il M5S si trasformerà in un pianetino satellite del Pd; un partitino che avrà un po’ di voce in capitolo solo con un sistema elettorale proporzionale puro.

La fine ignominiosa del M5S è comunque già decretata e sancirà il fallimento di un’ideologia che non è di destra né di sinistra, ma che stava comunque alla base del movimento grillino: quella che bastasse prendere dalla società civile una specie di comitato di cittadini e insediarlo nel parlamento per un unico mandato, per risolvere il problema delle istituzioni vetuste, della corruzione politica, dei giochi di palazzo poco trasparenti e di una casta politica a vita.

Niente di tutto questo, anzi la “classe politica” grillina, selezionata dalla piattaforma Rousseau sulla base di criteri anch’essi opaci, si è dimostrata incompetente, ma soprattutto più legata che mai alle poltrone e agli stipendi erogati. Specialmente se, prima di essere eletti, questi parlamentari erano degli sconosciuti nullafacenti del meridione.

L’amara verità, che smaschera quell’utopia, è che l’unico politico che possa permettersi la dignità di dimettersi quando sarebbe giusto farlo, è quello che non dipende economicamente dal suo stipendio di parlamentare, a condizione che sia esente da ambizioni personali (se a qualcuno viene in mente Giuseppi, non è colpa mia) .

Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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