La coerenza, questa sconosciuta


DiMaioLA COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

Dopo le sue ultime esternazioni contro Salvini riguardo al  Caso Gregoretti, “L’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un’azione personale”, cosa aspetta il pilato Di Maio a rinnegare gli ultimi decreti sicurezza votati con Salvini; é una questione di coerenza, cribbio! Ah, dite che è una questione semantica troppo ardua per il bibitaro del San Paolo capire il senso del termine coerenza e che, a naso, il pupo pensi che cancellare quei decreti gli costerà qualche punto in meno nei sondaggi?

Ma allora si tratta di un politicante degno di questo nome, un vero campione di pragmatismo e sfacciataggine… e il Grillo se lo coccola. Incredibile come la gente possa cambiare. E pensare che Grillo, bontà sua, diceva che ci si poteva fidare di Salvini. É stato invece fin troppo buono e ingenuo Salvini a fidarsi di Beppe e la sua combriccola: hai ingoiato una sfilza di no dei 5*, e passi, ma quando vedi che a difendere i confini ti lasciano da solo, come unico responsabile della politica dei porti chiusi; non bastasse, vedi che i ministri Toninelli e Trenta ti remano perfino contro mandando i loro mezzi navali a far incetta di migranti nel Mediterraneo, beh, a quel punto, devi fiutare l’intrigo e, memore del caso Diciotti, far sbarcare all’istante il carico della Gregoretti, per evitarti ogni rogna con il cancro dei magistrati rossi, e il giorno dopo stacchi la spina al governo gialloverde.

Elezioni o non elezioni, venendo forse meno alle sue promesse elettorali, in questo modo Salvini si sarebbe comunque salvato dalle sgrinfie dei magistrati partigian-mondialisti, in attesa di contrattacchi futuri. Ora, invece, fallito il tentativo di andare alle urne per eleggere una maggioranza a suo favore, si trova sotto scacco, alla mercé di un possibile aiuto in Senato da parte di Renzi (poco affidabile, benché lui stesso alle prese con l’iperattività che la magistratura riserva alla politica) e con la flebile speranza di un aiuto amichevole, spontaneo e motivato dal comune sentire, da parte della fronda di destra dei 5*.

Sullo sfondo di queste vicende, rimane comunque, incredibile, lo squilibrio di potere che esiste tra gli organi istituzionali, a tutto vantaggio dei magistrati comunisti che non si fanno remore di approfittarsene. Questi personaggi non eletti appaiono come dei moderni efori intoccabili e inamovibili, dei severi custodi delle leggi, ma non del sentire comune, e fermamente convinti di essere nel giusto e nella verità. Tutto ciò sfiora una tracotanza ideologica che non conosce indulgenza e li rende dei demoni che decidono a piacimento sui governi e le sorti degli Stati, contro di cui fanno prevalere i trattati sovranazionali nel nome di un collettivismo universale contro natura, che mortifica gli individui e scompagina i popoli sovrani strappandone l’anima.

In sostanza, per i magistrati comunisti, non esiste più la ragion di Stato, al suo posto c’è la ragione sovranazionale; si arriva così all’abominio assurdo ed estremo per cui gli italiani li pagano per difendere l’Italia e invece sono ripagati da questi despoti con la sua auto-distruzione.

 

Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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