Rousseau, non c’è altra scelta che il no


images(5)ROUSSEAU, NON C’È ALTRA SCELTA CHE IL NO

Abbiamo assistito in questi giorni a una sequela d’impensabili e repentini voltafaccia dei parlamentari grillini rispetto a vari aspetti che sembravano irrinunciabili e profondamente caratterizzanti il movimento stesso: da euroscettici a europeisti convinti, da anti-casta a pro-casta, da avversi all’establishment a sua colonna portante, da sovranisti a globalisti e, soprattutto, da avversari dei piddini a loro compagni di lavoro.

Voltafaccia che hanno due spiegazioni: l’attaccamento alla poltrona dei parlamentari grillini e l’imposizione dello stesso padre fondatore del movimento, Beppe Grillo, preoccupato della sopravvivenza della sua creatura, il quale, in puro stile vetero comunista, nè più nè meno di come faceva Togliatti ai suoi tempi, dalla sua posizione di leader massimo ha comunicato alla base il suo “contrordine compagni” cui prontamente gli attivisti hanno dato seguito senza porsi tante domande.

La cosa più aberrante e perversa di Grillo è che, per giustficare queste giravolte radicali e dare loro una caratura filosofica, ricorra all’elogio del cambiamento o peggio dell’incoerenza, atteggiamento pedagogicamente deprecabile, poiché essa altro non è che una forma di cambiamento non previamente annunciato e concordato. Un cambiamento improvviso che sconfina nell’opportunismo, nella truffa, nell’inganno e nel tradimento.

Nella vita si può sempre cambiare: di opinione, pensiero, lavoro, casa, paese, moglie o sesso ed è una forma di crescita quando è frutto di riflessioni maturate nel tempo, trasparenti e dibattute, ma quando il cambiamento è repentino e conseguenza di un evento inatteso, esso è puro opportunismo, lecito quando non coinvolge altre persone che se stessi, ma che diventa truffa e tradimento quando coinvolge altre persone che confidavano nella tua parola data.

Tuttavia, nonostante tutto ciò, c’è un aspetto caratterizante del M5S che si è salvato dal suo trasformismo ed è l’idea di fondo che, la democrazia diretta, specialmente oggi che disponiamo di tecnologie in grado di realizzarla davvero, come sognava il guru Gianroberto Casaleggio (hacker permettendo) debba prevalere su quella rappresentativa, che è appannaggio della casta.

Per questo, nonostante i malumori dei gruppi parlamentari, ma sostenuto da altri dirigenti del movimento, Di Maio ha insistito per imporre il ricorso al voto dei militanti iscritti alla piattaforma digitale Rousseau, come ultima ratio per stabilire se il M5S debba o no fare il governo con il Pd.

L’esito di questa votazione, se fatta da uomini liberi, scevri da ogni condizionamento personale di natura economica e nel nome della democrazia diretta, non potrà che essere un NO al governo giallorosso, per consentire un immediato ricorso alle urne degli italiani tutti.

Diversamente, gli iscritti alla piattaforma Rousseau, che grazie alla priorità data dal M5S alla democrazia diretta hanno questo privilegio di esercitarla, se votassero per l’inciucio piuttosto che per il ricorso alle urne di tutti gli italiani, con questo doppio pesismo delegettimerebbero se stessi e l’idea stessa di democrazia diretta, portando il trasformismo del M5S alle sue estreme conseguenze, tali da non giustificare nemmeno più l’esistenza della stessa piattaforma Rousseau, con buona pace di Casaleggio & Soci.

Annunci