Ora il pallino in mano ce l’ha Zingaretti


imagesORA IL PALLINO IN MANO CE L’HA ZINGARETTI

La schizofrenia del Pd è evidente: da un lato c’è il segretario del partito, Zingaretti, cui spetterebbe dettare la linea del partito, dall’altro c’è Renzi, personaggio poco affidabile (ne sanno qualcosa Bersani e Letta) che dai seggi del Parlamento controlla la truppa dei parlamentari PD e che non ha mai nascosto l’aspirazione di fondare un giorno un partito proprio, ma che al momento teme le urne, poiché il suo progetto è ancora in altomare e Zingaretti, in caso di nuove elezioni, avrebbe in mente candidati diversi da quelli uscenti.

Quindi, se Zingaretti aspira davvero a dirigere in tempi brevi il Pd, non c’è che un modo: un ricambio sostanziale dei parlamentari Pd andando al voto in ottobre. Un reset che potrà fare stilando le liste elettorali con in cima i nomi dei propri uomini di fiducia. Nei sondaggi il Pd è saldamente al secondo posto e, con la prospettiva di aprire una nuova stagione, i consensi potrebbero solo crescere, risucchiando voti dalle varie compagini della galassia dem, ora allo sbando e condannate all’inesistenza.

Se invece egli sceglierà l’inciucio, potrà tenere sotto scacco il M5S. Volete salvarvi la poltrona gazie a me? Bene, questa è la condizione basilare: discontinuità sui nomi e sui contenuti. Il che significa: Conte in panchina, il premier magari lo faccio io, riapertura dei porti, più tasse per gli italiani e, per il taglio dei parlamentari, l’oblio eterno della pratica chiusa a chiave in un cassetto.

Mentre Zingaretti permane in una posizione win win, in questo modo il M5S passerebbe dalla padella alla brace o, come si dice da noi, “pexo el tacòn del buxo”. Rimarrebbe con il cerino in mano e l’amletico quesito: essere, ossia andare dignitosamente al voto arrestando l’emorragia di consensi, o non essere?

Ossia, in cambio di tre anni di poltrona garantita a parlamentari e governo, accettare i dictat di Zingaretti nei panni di Nosferatu e morire lentamente per dissanguamento. Si sa, facendo un ribaltone a sinistra, l’originale è sempre meglio degli imitatori e quei pochi di destra, che ancora avrebbero votato i 5 stelle, passerebbero alla Lega.

Tuttavia, in questo intrecciato gioco delle parti, c’è un’incognita imponderabile, che si chiama Renzi. Davvero egli sopporterebbe di rimanere in disparte e prestare però le proprie truppe parlamentari a Zingaretti, che grazie ad esse si prenderà tutti i meriti, la gloria e l’aumento dei consensi per gli eventuali successi di un governo giallorosso?

Per uno che ha la prospettiva di fondare un proprio partito, penso di no. C’è il rischio di rimanere isolato e perdere le proprie truppe, al momento fedeli, ma che potrebbero passare in blocco al rivale, cedendo alle sue lusinghe e promesse. E Renzi vedrebbe così sfumare il progetto tanto accarezzato del proprio partito.

Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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