Le possibili scelte di Salvini


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LE POSSIBILI SCELTE DI SALVINI

La super media dei sondaggi non è manipolabile dalla Lega, che al massimo potrà forse controllarne uno degli istituti di sondaggio; inoltre gli ultimi dati della super media (Lega a oltre il 38%) non sono il frutto di una situazione contingente, ma di un trend crescente da quando Salvini, più di un anno fa, ha preso per mano una Lega al 4% portandola a oltre il 34% alle europee di quest’anno.

I sondaggi che riguardano la Lega salviniana non sono dunque frutto di manipolazioni o eventi contingenti né il consenso di Salvini è così facilmente volatile come quello che ha avuto Renzi, che comunque gli consente per ora di vivere di rendita e condizionare il Parlamento, ma che sarà pressoché azzerato qualora si andasse a nuove elezioni.

Il crollo nei sondaggi di Renzi, e viceversa le fortune di Salvini, non stanno tanto nell’attitudine alle falsità, agli inganni e alle furbate del primo, nel suo essere opportunista anziché coerente, stanno piuttosto nelle diverse politiche sull’emigrazione, la madre di tutte le questioni.

È dunque una sacrosanta verità che l’attuale parlamento non rappresenta più il sentimento dell’elettorato italiano. Non tenerne conto, anche se dal Capo dello Stato, e non dare la parola agli italiani, sarebbero un amaro spregio della democrazia, che prima o poi sarà pagato a caro prezzo anche dal M5S in termini di consensi.

Dando, quindi, per scontato che mai Mattarella darà ai sondaggi, e ai risultati delle europee di quest’anno della Lega, il peso che questi meritano, favorendo invece l’eventualità di una maggioranza parlamentare alternativa a quella di Lega-M5S, Salvini aveva due scelte.

La prima era di tener duro e continuare con il M5S. Se non fosse riuscito a impedire il taglio dei parlamentari, i passi successivi sarebbero stati: al momento di rimodulare i collegi e la legge elettorale, scongiurare un’eventuale eliminazione del premio di maggioranza e quindi, dopo l’adeguamento del sistema elettorale alle nuove Camere, far cadere il governo alla vigilia del semestre bianco.

A questo punto, probabilmente sarebbe nato un governo di scopo PD-M5S con il principale obiettivo di eleggere un altro presidente della repubblica di sinistra, prima della decadenza di Mattarella. Tale governo, però, sarebbe poi durato un solo anno, a causa della scadenza naturale della legislatura. Con una nuova legge elettorale ancora parzialmente maggioritaria, Salvini avrebbe poi certo vinto le successive elezioni. Il punto è, come detto, che egli non aveva alcuna certezza che sarebbe riuscito a impedire l’eliminazione del premio di maggioranza.

Inoltre, mesi e mesi di logorio in ostaggio dei grillini, senza poter produrre risultati concreti, causa i loro no, con i ministri Toninelli e Trenta, coadiuvati dalle toghe rosse, che sabotano le sue direttive per bloccare l’immigrazione clandestina dalla Libia, il ministro Tria che tergiversa sulla flat tax e la Lessi che non vuol sentir parlare di autonomia differenziata, tutto ciò avrebbe portato a una possibile caduta dei consensi ottenuti quando invece era lui a dettare l’agenda del governo.

Perciò Salvini ha preferito la seconda scelta: anticipare i tempi della sfiducia al governo Conte, in un momento in cui i tempi per negoziare un nuovo governo fossero molto stretti, confidando, comunque, che un eventuale governo degenere PD-M5S possa non avere una vita facile. Ma soprattutto che con esso la questione immigrazione possa incancrenirsi ed esasperare ancor di più gli italiani, aumentando così i propri consensi e quelli della Meloni, fino a portarli insieme oltre il 50%.

In questo modo, alle prossime elezioni, anticipate o no, Salvini si garantirebbe la vittoria con qualsiasi legge elettorale, pur dovendo poi convivere probabilmente con uno scomodo presidente di sinistra, comunque, molto depotenziato di fronte a una maggioranza di destra, così netta, forte e coesa.

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