Stato Italiano? Assente!


arancia-meccanicaStato Italiano? Assente!

Chiunque, sia bianco, nero, rom, clandestino, immigrato, donna, gay o alieno, quando vìola con premeditazione la proprietà di qualcun altro (casa, beni e integrità fisica) dovrebbe perdere ogni diritto. E’ una questione di principio. Lo stato pretende da noi ogni euro di tasse che dobbiamo pagare, lo scontrino di un negoziante alla stregua delle grandi evasioni di banche e assicurazioni e allora, anche se siamo dei poveri pensionati che vivono con seicento euro il mese, dobbiamo pretendere dallo Stato lo stesso rigore e prontezza nella sua funzione primaria e ragione primordiale d’esistenza: la nostra sicurezza dalle minacce interne ed esterne.

Se lo Stato non è in garo di difenderci dalle scorribande dei rapinatori nell’intimità della nostra dimora e vuole che ci lasciamo derubare, allora dovrebbe risarcirci di ogni bene sottratto e dei danni morali subiti. Se non lo fa e non è consentito fargli causa, allora non ha alcun motivo di esistere, e quando lo Stato esiste solo di facciata e in realtà vige la legge del più forte, ogni cittadino a casa sua ha il diritto di autodifendersi da chiunque con ogni mezzo possibile quando si senta minacciato, e inoltre non ha più alcun obbligo fiscale nei confronti di uno Stato inesistente che non ha nemmeno più titolo per giudicarlo.

E invece assistiamo in Italia allo stravolgimento di ogni ragionevole e secolare contratto tra il cittadino e le istituzioni, con il prevalere dell’interesse dei delinquenti rispetto a quello degli onesti cittadini, che all’interno della loro proprietà devono rischiare la vita per salvaguardare i propri beni o lasciarsi rapinare senza reagire e senza poter contare su alcun risarcimento statale. E tutto ciò perché un’eventuale lesione ai malviventi comporterebbe un’imputazione di eccesso di legittima difesa, con conseguenze penali ed economiche spesso peggiori del danno subito.

O, peggio, un’imputazione di omicidio volontario, come si sta verificando nella vicenda del pensionato lombardo che in piena notte nel buio ha sparato alla cieca verso un ladro albanese, pregiudicato e clandestino, introdottosi in casa sua uccidendolo. E meno male che non aveva lasciato la porta aperta… avrebbe rischiato un’accusa di omicidio premeditato di sconosciuto. Infatti, qualche magistrato paranoico della serie “nessun tocchi Caino” avrebbe certo subito insinuato che il subdolo pensionato avesse lasciato di proposito la porta aperta, pronto a sfogare la sua rabbia omicida contro il primo sfortunato malcapitato ladro che avesse approfittato dell’invitante uscio socchiuso.

D’accordo che una vita vale più dei beni personali, ma in ossequio a tale considerazione si concede a ogni ladro il permesso di entrare e uscire impunemente da casa tua per rapinarti di tutto ciò che vuole mentre lo stai a guardare impotente e alla sua mercé. Inoltre, se non vogliamo fare opposizione armata, dobbiamo tener in conto che pur pagando una caterva di tasse, lo Stato non ci risarcisce dei beni rubati né ci paga l’assicurazione su furti e rapine, compresi tutti gli impianti d’allarme, videosorveglianza e anti intrusione che questa ci richiederà (come un muro ben alto munito di recinzione elettrica che delimita il giardino di casa) né ci paga la loro manutenzione. E questi sistemi di difesa passiva hanno senso solo se collegati 24h con una centrale operativa pubblica (carabinieri) o privata che disponga di personale operativo circolate in zona e pronto a intervenire.

Tutto ciò in Italia ha dei costi che possono sostenere poche famiglie agiate, mentre alla gente comune non restano che le grate su ogni finestra di casa e un’economica calibro 38 corredata da una buona scorta di munizioni. Di conseguenza, all’ennesima intrusione in casa (com’è capitato al pensionato di Vaprio D’Adda) nell’attesa che arrivi il 7° Cavalleggeri e specie se i rapinatori avranno disabilitato l’impianto elettrico, nel buio della notte, invocando poi la legittima difesa putativa, chiunque si sentirà autorizzato a sparare su tutto ciò che si muove nel suo giardino e, se fosse stato malmenato in precedenza con brutalità belluina, a scaricare il caricatore sugli intrusi per esser ben certo di finirli o farli desistere.

A questo riguardo si consiglia ai nostri legislatori una rivisitazione del film l’Arancia Meccanica. Soprattutto a quanti vogliano tutelare per partito preso i malviventi, mai ritenendoli soggetti caratterizzati da un’indole perversa, ma sempre individui da recuperare perché povere vittime di un sistema politico ed economico ingiusto. Un sistema che, un’opportuna correzione in senso social-comunista, secondo loro renderebbe mirabile, felice e scevro da ogni perversione umana, dimenticando che esperimenti politici in tal senso sono già stati fatti con risultati disastrosi e discutibili e che il recupero di un malvivente rischia sempre un esito finale stile coop Buzzi & soci, se non peggio.

I tutori di Caino, paventando scenari da far west se fosse abrogato l’eccesso di legittima difesa e travisando i termini del discorso, ritengono che difendersi sia lo stesso che farsi giustizia da soli. Il cittadino non ha nessuna vocazione a fare il giustiziere e tantomeno il boia e lascia ben volentieri queste funzioni a magistrati e giudici. Poiché la legittima difesa è tale essendo un diritto naturale derivante dal più profondo istinto che esista, quello di sopravvivenza, al cittadino invece interessa solo potersi difendere in casa propria nell’immediatezza di un’aggressione a scopo di rapina senza rischiare discutibili incriminazioni e niente più.

Ma perché ciò accada bisogna che il legislatore riformi al più presto l’istituto giuridico della legittima difesa, in accordo al principio che dimora e adiacenze (garage o giardino che sia) sono un luogo sacro, inviolabile e sempre legittimamente difendibile dal cittadino contro i malviventi, con ogni mezzo a sua disposizione e senz’alcuna applicazione del principio di proporzionalità della reazione rispetto all’offesa, che lo porrebbe in condizioni di palese svantaggio rispetto all’aggressore.

E’ ben vero che l’oggettiva incertezza sulla portata della minaccia, costituisce già motivo di legittima difesa putativa (o scusante) che potrebbe essere applicata dal giudice per ricusare l’eccesso di legittima difesa o un’imputazione più grave, ma l’abrogazione del principio di proporzionalità toglierebbe ogni dubbio in merito anche al giudice più interpretativo. Comunque, a tutela dell’intruso, già la sua desistenza (se dimostrabile perché colpito alle spalle e non perché disarmato, cosa non verificabile nel buio della notte) pone dei limiti per quanto discutibili alla possibilità d’azione del cittadino, poiché in caso di desistenza l’uccisione dell’intruso si qualificherebbe come omicidio volontario e con l’aggravante della vendetta se nel frattempo egli avesse ormai consumato dei delitti per quanto efferati.

Ergo, in casa propria, se si è intenzionati a sparare, è sempre meglio farlo subito, quando il rapinatore è di fronte, sia perché nel dubbio sulle sue reali intenzioni la miglior difesa è l’attacco, sia perché non è palese la sua desistenza. Secondo le leggi vigenti, sparargli alle spalle sarebbe quindi farsi giustizia da soli, ma allora perché, secondo queste stesse leggi, nemmeno alle forze dell’ordine, braccio armato dello Stato italiano, è consentito imporre un “alto là o sparo!” e non solo a un semplice sospettato ma neppure a un assassino noto o in flagranza di reato che fugge a gambe levate? Ma questa è un’altra storia.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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