Che c’azzecca Obama, l’abbronzato?


michelle-obamaChe c’azzecca Obama, l’abbronzato?

Molti del popolo di sinistra probabilmente non si saranno nemmeno resi conto che Obama non è un autentico afroamericano discendente degli schiavi deportati negli USA. Ciò che lo lega ai veri afroamericani USA è la moglie Michelle e il fatto che suo padre, il keniano Barack Obama Sr., abbia potuto studiare e laurearsi negli USA solo grazie a una borsa di studio finanziata da personaggi di spicco afroamericani tra cui le star hollywoodiane Harry Belafonte, Sidney Poitier e Jackie Robinson.

A parte una temporanea permanenza in Indonesia dai sei fin ai dieci anni d’età (la madre, divorziata dal padre rivelatosi bigamo, in seconde nozze aveva sposato un indonesiano seguendolo a Giacarta) per il resto il nostro ha passato una dorata giovinezza a Honolulu nelle Hawaii, cresciuto dai nonni materni come un bianco e frequentando la scuola privata più importante e prestigiosa dell’isola. In gioventù non ha certo bazzicato i pericolosi ghetti neri delle banlieue USA, anche se pare non si sia fatte mancare marijuana e cocaina, probabilmente a causa delle tribolate e multietniche vicende matrimoniali della madre in pieno stile liberal progressista, che forse gli hanno procurato qualche disagio e qualche turba giovanile.

Checché se ne dica, “abbronzato” per Obama, è dunque un nomignolo che gli calza a pennello. Anche per i modi fini e signorili che lo contraddistinguono, potrebbe passare, ai più distratti, per uno smilzo snob bianco, abbronzato con cura e profusione di lampade. Niente a che vedere con la sensualità, il calore e il prorompente fondo schiena della moglie Michelle e con l’allegria irrefrenabile e il linguaggio tanto grasso quanto la robusta corporatura dell’afroamericano cui ci ha abituato lo stereotipo hollywoodiano.

A dispetto della sua colorazione, indiscutibilmente brown, questa scarsa sintonia con i veri discendenti degli schiavi neri deportati negli USA, che nonostante il passare del tempo, continuano a sentirsi discriminati dai bianchi, è all’origine del suo fallimento nel tentativo di dare una ben che minima soluzione alla questione razziale, un fiume carsico che minaccioso affiora periodicamente in superfice, come dimostra la recente sequela di scontri tra la polizia e i giovani afroamericani.

Ma si ha ormai la netta sensazione che Obama sia un incapace totale, sensazione confermata dagli impacci in politica estera. Fin dall’inizio non contava quasi niente, una marionetta piazzata in prima linea dall’apparato dem a scopo puramente promozionale, un’operazione che i dem nostrani hanno riproposto pari pari con il fenomeno Kyenge, una stupidotta che Sgarbi non esiterebbe paragonare a una capra, se anche fosse stata bianca e senza scomodare animali esotici delle foreste asiatiche.

Una fortunella, arrivata in Italia comodamente in aereo qualche decennio fa, che ora con i suoi discorsi idioti sponsorizza le attraversate mediterranee dei morituri te salutant organizzate dai tour operartor libici per riempire l’Italia di suoi conterranei disgraziati e destinati a rimanere tali a tempo indeterminato. Alla stessa maniera, Obama non ne capisce una beata mazza dei problemi razziali in USA, ma l’hanno candidato per suscitare speranze e fare incetta di voti nell’elettorato etnico solo per l’esser “abbronzato”.

Il risultato delle aspettative deluse lo abbiamo visto tutti con il riemergere dei conflitti razziali proprio durante il suo mandato, legati soprattutto alla frustrazione dei giovani neri, disillusi dal pupazzetto Obama, piuttosto che al presunto razzismo persistente nella comunità bianca. Tanto è vero che spesso i poliziotti che hanno sparato contro quei giovani balordi che li provocavano erano pure loro dei signori neri o ispanici.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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