Gli immigrati salveranno l’Italia?


DelittoPalagoniaGLI IMMIGRATI SALVERANNO L’ITALIA?

Da quando è nata, l’Italia è sempre stata un paese di emigrazione, povero di risorse naturali e ricco di bocche da sfamare, poiché l’elevata natività garantiva forza lavoro e bastoni per la vecchiaia nelle famiglie. Nel tempo è un paese che si è stabilizzato demograficamente, ma che invecchia essendo cresciuta la speranza di vita e calata la natività. Questi risultati, dovuti al raggiungimento del benessere e all’emancipazione femminile, ottimali per chi pensa che il pianeta non possa sopportare una crescita demografica incontrollata, sono ora messi in discussione dalla crisi economica e dai conseguenti tagli alla sanità che porteranno verosimilmente a un calo della speranza di vita. Nello stesso tempo la crisi economica non consente di attuare efficaci politiche rivolte alle famiglie per incoraggiare la procreazione. I giovani italiani non procreano come conigli non per scarsa fertilità, ma perché, essendo persone responsabili, se non hanno le condizioni economiche per farlo si limitano.

La popolazione italiana rischia dunque di diminuire in mancanza di politiche anti crisi e di ridistribuzione del reddito dalle ricche e consolidate caste politico-amministrative (che vivono di privilegi e corruzione) verso le innumeri famiglie in difficoltà del ceto produttivo, tartassato e umiliato a causa della sua ostinata laboriosità. Le classi radical chic dominanti, restie a cedere privilegi, prebende e garantite opportunità di guadagno, ritengono che la soluzione del problema sia favorire l’immigrazione per sostituire i lavoratori italiani, per lo più vecchi e troppo politicizzati, con un esercito di africani mezzi schiavi ai loro piedi, carne da lavoro a perdere che si replica con facilità e continuità e che si accontenta delle briciole che cadono dalle tavole buoniste imbandite di cibi prelibati. In Italia ormai si sa, domina il pensiero unico dei sedicenti democratici, con il cuore ipocritamente a sinistra e i conti bancari all’estero. In casa hanno già stuoli di filippini che gli fanno da lacchè, tuttavia sono preoccupati perché i giovani italiani sono pochi e non vogliono faticare. Così, cribbio, tutto il sistema rischia di saltare, perciò puntano sull’immigrato africano, forte, resistente alla fatica, addomesticabile, dal carattere socievole e stupidamente credulone.

Per i luminari democratici, notabili, padrini e loro capataz che lucrano sull’accoglienza grondando carità pelosa, adesso siamo di colpo diventati come gli USA, il Canada, l’Australia o il Brasile, con risorse naturali in quantità, territori sconfinati da colonizzare e una densità abitativa di 0,5 abitanti per kmq. Ma a parte il turismo, la risorsa principale dell’Italia fin dagli anni del boom economico è solo stata l’inventiva e la laboriosità degli italiani, qualità che si stanno perdendo con la fuga di laureati e imprenditori e l’invasione di clandestini analfabeti, spesso indolenti e predisposti a delinquere. Costoro, per il momento, creano più problemi di quelli che l’attuale leadership (a ispirazione mondialista, tra cui spicca la badessa Boldrini) pretende possano risolvere.

L’assassinio degli anziani coniugi di Palagonia da parte di un richiedente asilo nigeriano ospitato al CARA di Mineo ha fatto irrompere la figlia in rabbiose accuse contro il governo Renzi e le sue politiche sull’immigrazione. L’aver solo fatto da eco a queste pesanti accuse, doverosamente, nel rispetto di quelle vittime e proprio perché non siano morte invano, è invece costata a Salvini l’accusa di sciacallaggio politico. Accusa assurda, di questo passo le prossime vittime da commiserare saranno Renzi e il suo governo, vittime di se stessi e non potranno nemmeno accusare Salvini di sciacallaggio, perché invece di aspettare pazientemente che cadano a terra morti per poi divorarli in tutta calma, come fanno in natura gli sciacalli, li ha messi più volte in guardia sui disastri e le conseguenze che la loro sconsiderata gestione del problema immigrazione avrebbe causato, essendone irriso. Il Pd ormai sta perdendo i pezzi e le carogne putride di Marino e Alfano infettano la politica romana e siciliana. Se Salvini contribuirà a eliminarle, avrà comunque fatto una cosa certamente utile.

In questi giorni i media buonisti e mondialisti non si sono fatti scrupolo di mostrare con voluta ridondanza la triste immagine del bimbo curdo affogato nel Mar Egeo in seguito al ribaltamento del gommone su cui il padre sconsiderato lo aveva rischiosamente portato, attratto dal miraggio di una vita migliore in Europa piuttosto che in Turchia, dove da qualche anno si era rifugiato scappando con la famiglia dall’inferno di Kobane. Speravano che l’immagine commovente avrebbe scosso le coscienze lontane e indaffarate delle leadership europee e magari sottratto qualche simpatizzante a Salvini. E’ stato fatto un uso quanto meno strumentale di quell’immagine ma, nelle intenzioni, a fin di bene, esattamente come ha fatto Salvini con i coniugi di Palagonia. In questi casi, non si dovrebbe quindi usare mai il termine sciacallaggio, se c’è rispetto tra le parti, ma è largamente usato con disprezzo da chi vuole radicalizzare lo scontro e demonizzare l’avversario, non avendo argomenti pertinenti per replicare alle contestazioni.

Comunque, come del resto ha sempre detto anche Salvini, è doveroso e persino utile accogliere i profughi di guerra siriani e in particolare curdi. Alla pari dei giordani sono musulmani ben alfabetizzati e certamente meno integralisti degli afgani o pakistani che s’infiltrano furbescamente tra loro. Per questo servono dei controlli serrati, celeri e obbligatori per distinguere i profughi di guerra dai migranti economici che non possiamo accogliere all’infinito. Tuttavia, la redistribuzione di profughi e richiedenti asilo deve essere su base volontaria e non costrittiva. E’ da comprendere, perciò, l’atteggiamento del blocco dei paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica. Hanno lottato tanto per uscirne ed essere liberi e ora si vedono imbrigliati nella versione liberticida e sovietica dell’Unione Europea. Se nell’UE prevarrà l’ideologia cattocomunista, è prevedibile che preferiranno andarsene da soli pur rimanendo nella NATO o addirittura rivolgersi a Putin che considera la difesa delle radici etnico religioso della Russia un punto fermo della sua politica.

Il piccolo Aylan non sarà morto inutilmente solo se le potenze militari mondiali, Russia, USA e Cina insieme estingueranno dalla Terra la follia dell’Isis, riportando la pace in Siria e dando finalmente una patria al popolo curdo. Ragioni di supremazia geopolitica locale, in contrapposizione al rivale Putin, supportate da una buona dose di arroganza del pensiero occidentale universalista (di cui è un convinto interprete) in passato hanno spinto Obama a voler esportare ad ogni costo la democrazia in Siria, causandone invece la destabilizzazione totale. Qual è il risultato paradossale dell’appoggio democratico ai rivoltosi siriani? Che tutta la classe dirigente del regime siriano e la popolazione che lo appoggiava, ossia la parte più laica e occidentalizzata di quel paese, sta ora emigrando, accolta a braccia aperte e con applausi proprio da coloro che in occidente auspicavano l’abbattimento del regime di Hassad e dei suoi sostenitori.

La Siria (come tuttora l’Egitto) era sicuramente uno stato laico anche se retto da un regime militare, ma quale democrazia può esistere quando l’obiettivo di una parte della popolazione è d’imporre la sharia non appena al potere. La dittatura era il male minore rispetto all’oscurantismo e alla barbarie che animavano la gran parte degli insorti. Il problema dei profughi siriani, che ora a milioni sono pronti a esiliarsi in Germania, presto diverrà per i tedeschi e per gli europei stessi un problema insostenibile se non s’interverrà militarmente in Siria. Tuttavia, di fronte a questa immane tragedia, il presidente Obama, invitato da Putin a unirsi a lui e all’Iran per sconfiggere l’Isis, ancora si trincera con manifesta superbia intellettuale e altrettanta incoerenza dietro principi squisitamente occidentali e assai poco praticati nel mondo islamico (in special modo dal suo principale alleato saudita) referenti a diritti democratici lesi dal “tiranno” Hassad del quale chiede la testa in cambio del proprio appoggio a Putin e all’Iran, pur essendo le truppe fedeli ad Hassad le uniche, assieme a quelle curde, a combattere sul terreno i fanatici dell’Isis.

Se è giusto accogliere i profughi di guerra, una corretta politica dell’immigrazione che voglia difendere l’identità dei popoli europei, non può esimersi dal contrastare l’invasione dei migranti economici. Tuttavia, aspettarsi qualcosa dal Consiglio Generale dell’ONU è un’inutile perdita di tempo. Ban Ke-moon è un mondialista convinto e ha invitato più volte l’Europa ad accogliere gli immigranti economici. Di fronte alle esitazioni dei partner europei riottosi a partecipare allo sforzo, l’Italia deve comunque intervenire in Libia per conto proprio, al fine d’impedire le partenze dei barconi di migranti e seguire l’esempio di Israele e della Russia di Putin se vuole difendere la propria identità etnica e culturale. Il vertice tra capi di stato organizzato dal segretario dell’ONU per il 30 settembre produrrà le solite chiacchere e l’ennesimo invito all’Europa a fare di più per accogliere anche i migranti economici che in prevalenza sono ormai musulmani. Anche la Corea del sud, di cui è originario il serafico Ban Ke-moon, è divenuta recentemente un paese d’immigrazione, ma questa, al 50% è fatta da cinesi di etnia coreana, mentre la preoccupante immigrazione di musulmani, in gran parte da sempre refrattari a ogni tipo d’integrazione (basti ricordare i milioni di morti del conflitto religioso tra India e Pakistan) è irrisoria.

Di conseguenza, i muri, diffusissimi e piuttosto efficaci in passato, sono ancora attuali in moltissimi paesi, in crescita nel mondo e sempre più alti. Sono la naturale reazione dell’umanità contro l’eccesso di globalismo messo in atto per interesse dalle gerarchie mondialiste e sostenuto dagli ingenui sognatori della libera circolazione degli uomini sulla Terra con l’abolizione di ogni confine. Il nigeriano che ha ucciso i coniugi di Palagonia era ospitato nelle villette del CARA di Mineo costruite per i militari USA con tutti i comfort, e nonostante ciò li ha massacrati per un portatile e dei telefonini; ambiva possedere e senza troppo faticare, i beni simbolo dell’occidente consumista per scimmiottarne lo stile di vita che diventa sempre più globale. Un mondo globalizzato, senza confini e controlli sarebbe il bengodi di mafie e malavitosi scansafatiche.

Localismo e globalismo si contrappongono come lo Yin e lo Yang. Localismo uguale diversità e separazione, globalismo uniformità e mescolanza. L’Isis è una forma di localismo estremo che pretende diventare universale, Ban Ke-moon rappresenta l’idea del globalismo che riduce l’umanità a un magma indistinto, il quale eruttato, raffreddando diventa roccia nera priva di cristalli e colori, ma la vita sulla Terra non è roccia e ha bisogno anche di diversità per non estinguersi. Papa Bergoglio predica per una globalizzazione che si coniughi con il rispetto delle diversità, ma questa è una contraddizione in termini. Se, come auspicano i mondialisti, si aprissero di colpo i confini di ogni stato per consentire ovunque la libera circolazione di ogni uomo al fine di pacificare l’umanità intera, nel giro di poche generazioni essa perderebbe ogni diversità culturale, cadendo fatalmente nel pensiero unico con gravi ripercussioni per la propria evoluzione. Infatti, la storia c’insegna che molto spesso il progresso dell’umanità è stato frutto del pensiero di gruppi e individui che si sono opposti con ostinazione al pensiero unico. La globalizzazione diversificata prospettata da Papa Bergoglio è pertanto un ossimoro che potrà realizzarsi solo virtualmente attraverso internet.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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