I diritti dei gay


Gay-Pride-ParataMilitareI DIRITTI DEI GAY

L’altro giorno, in un blog che ho frequentato navigando in internet, ho letto un post che difendeva i gay dalle discriminazioni e dai soprusi che essi subirebbero assieme a altre minoranze non specificate in fatto di diritti civili. «I gay esistono, non scelgono di esserlo» affermava l’autore del post, sostenendo che sono «gente che vuole solo farsi i cazzi propri» e in tutti i sensi, specificava spavaldo tra parentesi, per non lasciare dubbi sul significato anche non figurato del termine “cazzi”.

«Che senso hanno allora tutte queste manifestazioni dei gay-pride», chiedevo all’autore del post in un commento, aggiungendo «Anche un eterosessuale sterile non ha scelto di esserlo, eppure non va in piazza a ostentare con orgoglio la sua condizione facendo uno sterile-pride, ma perfino nei paesi in cui è concesso loro adottare bambini (alla pari delle coppie etero) i gay insistono con queste carnevalate fuori stagione. Ma perché?»

La mia intenzione era alludere al fatto che gli sterili, giustamente, non hanno alcun orgoglio della loro condizione, mentre i gay, dal loro punto di vista, non ritengono la loro condizione un’anomalia, anzi ne fanno una questione d’orgoglio esibirla. L’autore del post mi fece notare che se ancora si celebrano i gay-pride nei paesi in cui ci sono già il matrimonio e l’adozione per tutti, è per sensibilizzare l’opinione pubblica dei paesi dove questa parità di diritti ancora non esiste. «Se nel tuo paese non c’è la guerra, ma c’è altrove, tu non manifesti contro la guerra?» confutava lui, mostrando per incluso la sua natura ovviamente pacifista.

La sua affermazione aveva senso, ma io continuavo a ritenere che il piacere che essi provano nell’esibire per strada in queste sfilate il loro lato gaio, licenzioso e frocio fosse un elemento più che sufficiente per replicarle ad libitum, un piacere almeno pari a quello che provano i soldati nell’esibire la loro severità e virilità nelle parate militari.

Al di là di questo, i gay possono avere tutti i diritti civili concessi ai non gay, tranne quello di adottare dei bambini. Per i bambini non tutto fa brodo e anche loro hanno il diritto prioritario di avere un papà e una mamma di sesso diverso, poiché la natura ha le sue leggi che vanno rispettate e quella umana è di avere generi distinti, altrimenti l’evoluzione l’avrebbe resa ermafrodita o ermafrodita sequenziale (che cambia sesso nel tempo) come certi pesci.

Il problema è che la mentalità attuale considera in generale riprovevole il sesso tra persone dello stesso sesso e ancor più se fuori di un matrimonio etero. Ciò non esisteva nel mondo greco antico, dove un uomo e una donna, che in fatto di sesso e amore preferissero l’omosessualità, potevano tranquillamente sposarsi, avere dei figli e delle vite sessuali e amorose fuori dal matrimonio con delle persone dello stesso sesso, senz’alcuna riprovazione da chicchessia non fosse il coniuge tradito perché non consenziente.

In quel mondo era pertanto netta la distinzione tra amore e sessualità, da un lato, e famiglia, dall’altro, ritenuta questa niente più di un’istituzione sociale atta a garantire la procreazione alla comunità e ai figli la sicurezza economica e una crescita naturale nei primi anni di vita. Quando poi cresciuti, i giovinetti frequentavano il ginnasio e le fanciulle il tiaso, dove venivano iniziati ed educati al sesso in prospettiva matrimoniale da persone adulte dello stesso sesso, ma spesso involvendosi anche in amori omosessuali.

Oggi la confusione è imperante, vuoi per la mentalità occidentale che considera il matrimonio come il punto d’arrivo di una relazione comunque amorosa tra due persone, ripudiando fortemente i matrimoni combinati quale ne sia il motivo, vuoi perché i figli sono considerati un diritto (le manipolazioni biogenetiche ormai consentono quasi tutto) sangue del proprio sangue da amare, difendere a ogni costo e su cui esercitare il massimo controllo. L’adottare bambini di nessuno o in vendita non appagherà quindi il desiderio delle coppie gay di crescere figli biologicamente propri all’interno di una relazione amorosa, anche solo per non sentirsi discriminati rispetto a quelle etero.

In prospettiva, con l’avanzare delle biotecnologie, presto una coppia di lesbiche pretenderà allora trasferire i cromosomi di una nell’ovulo dell’altra, producendo una progenie di sole femmine. Le coppie di maschi gay, dipendendo sempre da una donna che presti o affitti loro il proprio utero, pretenderanno il libero mercato degli ovuli femminili per acquistarne a buon prezzo e combinarvi i loro cromosomi, producendo una progenie di soli maschi, mentre gli inguaribili narcisisti pretenderanno avere come figli dei cloni di se stessi.

Se dobbiamo dare gli stessi diritti a tutti senza discriminazioni, questo sarà il risultato. Ma se questo è il futuro che si prospetta e considerato che ci sono degli altri pazzi al mondo (ISIS) che vogliono riportare l’umanità al 650 d.C. (data della prima edizione del Corano) a questo punto non sarebbe forse meglio ritornare all’Atene classica, razionale e ordinata del V secolo a.C.?

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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