L’Italia ha diritto di difendersi e il dovere di salvare le vite umane


mappa-califfato-libicoL’ITALIA HA DIRITTO DI DIFENDERSI E IL DOVERE DI SALVARE LE VITE UMANE

Per ragioni di consenso politico e per dare una risposta all’insofferenza di molti europei verso un’immigrazione insistente, pare assai improbabile che il Consiglio Europeo partorisca una sospensione del Trattato di Dublino, che obblighi tutti gli stati UE ad assorbire in maniera omogenea il flusso d’immigrati clandestini e richiedenti asilo politico che si avventurano per mare e di cui ora si fanno carico i soli paesi UE affacciati sul Mediterraneo. Il Regno Unito e altri paesi nordici già si sono opposti ad accollarsi una parte di questi migranti. Del resto, l’immigrazione attraverso il Canale di Sicilia è solo una piccola parte dell’immigrazione complessiva europea, che principalmente avviene via terra attraverso i Balcani e di conseguenza, con un richiamo neanche tanto improprio alla mafia, essa è considerata dai paesi del nord Europa “cosa nostra”.

Ciò anche in considerazione del fatto che l’Italia ha già ritenuto tale pure il mar Mediterraneo (Mare Nostrum anticamente) con singolare baldanza di Alfano (il più inutile, ignavo e petulante ministro dell’interno che il paese ricordi) ispiratore dell’omonima operazione di salvataggio degli immigranti in difficolta nel Mediterraneo e di cui ne è divenuto indirettamente il principale scafista. Infatti, i migranti in pericolo sul mare vanno ovviamente soccorsi e salvati ma poi ricondotti ai porti di partenza, diversamente si alimentano le loro speranze, inducendo una progressione di partenze con ondate sempre più intense e frequenti, cui inevitabilmente seguirà un’affannosa rincorsa ai salvataggi e una conseguente escalation delle vittime in mare, salvo che le partenze non siano programmate e concordate con gli scafisti libici, cosa che l’ipocrita Alfano nega di aver fatto o voler fare. Ma allora Alfano, delle due, se non è l’una è l’altra: o fai lo scafista in mare o farai il becchino.

Dando per scontato che buonisti e chi lavora sull’accoglienza preferirebbero concordare le partenze con gli scafisti, come detto esiste però una terza possibilità: riportare i migranti soccorsi ai porti di partenza e impedire che riprendano il largo rendendo inagibili i barconi. Qualche buonista ridicolamente obietta che così facendo si causerebbe un danno economico alla pesca libica, poiché i barconi usati dagli scafisti in molti casi sarebbero gli stessi che servono ai pescatori libici. Come se per pescare fossero assolutamente indispensabili barconi dalla capienza di centinaia di esseri umani! Comunque, grazie a quest’opera di dissuasione i migranti rinuncerebbero a salpare verso l’Italia per raggiungere poi l’Europa, orientandosi per questo a seguire le rotte terrestri attraverso i Balcani. Ciò richiede però che l’Italia prenda temporaneamente il controllo di quei porti, il che secondo alcuni equivarrebbe a un’azione di guerra unilaterale, non consentita dall’art. 11 della Costituzione repubblicana. Ma cosa afferma tale articolo?

L’art.11 della Costituzione Italiana cita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Ma ci sono alcune considerazioni da fare: 1° Le bande criminali di scafisti-schiavisti che operano in Libia non sono un popolo; 2° lottare contro queste organizzazioni che trafficano esseri umani, non è risolvere una controversia internazionale; 3° gli jihadisti dell’ISIS che controllano la parte centrale della costa libica si finanziano con l’emigrazione e probabilmente infiltrano delle cellule dormienti tra i migranti; 4° il legittimo governo libico a ispirazione laica e riconosciuto dalla comunità internazionale (quello di Tobruk dove si sono rifugiati i membri della Camera del Parlamento eletto di Tripoli) non è in grado di contrastare le organizzazioni criminali né l’ISIS, anche perché sottoposto al blocco internazionale delle forniture d’armi; non è dai suoi porti che salpano i barconi di migranti, ma esso è comunque contrario a ogni intervento straniero sul suolo libico, anche solo per contrastare l’immigrazione, che usa come grimaldello per ottenere lo sblocco delle forniture d’armi; 5° il governo islamista dei Fratelli Musulmani, insediato illegalmente a Tripoli, è riconosciuto e appoggiato militarmente da Qatar e Turchia; grazie agli aiuti militari ricevuti da questi due paesi, le Truppe di Misurata, principale alleato in loco dei Fratelli Musulmani, hanno strappato il territorio ai sostenitori del governo in esilio a Tobruk e ora il governo di Tripoli usa l’immigrazione come ricatto (giacché è proprio attraverso questo territorio che avviene la gran parte dell’emigrazione) rendendosi disponibile a bloccarla a condizione di essere riconosciuto dalla comunità internazionale; 6° la Libia è un paese in cui è in corso una guerra civile (ne è prova il recente bombardamento di un cargo turco da parte di alcune batterie costiere di Tobruk che, secondo il governo locale, trasportava armi e vettovaglie per le milizie islamiste insediate a Tripoli) ma, paradossalmente, questa guerra non ha prodotto che un’esigua quantità di profughi libici (principalmente gli italo-libici); 7° e tuttavia l’Italia è sottoposta a un bombardamento migratorio insostenibile, che prescinde dai profughi in fuga dalle guerre e che non riesce ad arginare perché ostaggio delle diatribe tra le fazioni libiche in gioco, che usano l’immigrazione come strumento di pressione internazionale, indifferenti dei costi umani collaterali; 8° l’Italia non è in grado di sbrogliare questa matassa, ma ha comunque il diritto di difendersi e l’obbligo di salvare delle vite umane (benché di persone stupidamente disposte a tutto) anche attraverso azioni di polizia sul territorio libico, per quanto non concordate con i governi libici in conflitto tra loro e con l’ISIS.

In sostanza, ben venga il mandato dell’ONU, ma esso non è indispensabile per attuare queste operazioni in un territorio di nessuno, dove di fatto vige il tutti contro tutti. Già esistono le condizioni affinché l’Italia, per autodifesa e per ragioni umanitarie e fino all’avvenuta stabilizzazione della Libia, occupi temporaneamente i pochi porti da cui salpano le carrette del mare che la polizia, se ancora ne esiste una nello stato libico in preda alle lotte tribali, non è più in grado di presidiare. Tali porti si trovano principalmente nella parte controllata dal governo islamista di Tripoli e il più frequentato di essi è quello di Zuwara, controllato dal gruppo etnico berbero degli Amazigh.

Come facevano le repubbliche marinare in passato, anche in questo caso non serve presidiare tutta la costa libica né occupare l’entroterra per controllare le rotte marine nel Mediterraneo e requisire eventuali carrette del mare che al largo attendono i gommoni con il loro carico umano da trasbordare. Si salverebbero molte vite umane creando in quei porti dei corridoi umanitari per accogliere i veri profughi e respingere quei tanti irresponsabili migranti, abbagliati dal luccichio dell’occidente (e disposti per esso a trascinare alla morte anche i figli) che si vedrebbero così costretti a entrare eventualmente in Europa via terra, senza rischiare di affogare nel Canale di Sicilia.

Perché mai, infatti, un migrante dovrebbe mettere a repentaglio la propria vita e investire migliaia di dollari in carovanieri, scafisti e passeur quando con quei soldi potrebbe pagarsi due o tre volte la spola in aereo tra l’Africa e l’Europa? O è una persona ignorante e disinformata o, al contrario, è molto ben informato e sa che all’arrivo in un aeroporto europeo dovrà esibire il passaporto, sa che sarà identificato e magari non come turista, ma come migrante economico (o peggio) e che, in mancanza di titoli per chiedere asilo politico, se non saprà dimostrare di possedere contanti o carte di credito valide per mantenersi, sarà immediatamente bloccato e rispedito, con il primo volo, al paese di provenienza, senza ulteriori costi per nessuno, giacché il biglietto aereo è sempre di andata e ritorno. Ma un migrante con un’identità certa, residente in un paese che non rispetti i diritti umani garantiti nel nostro e che possa dimostrare di essere un perseguitato politico, in aeroporto avrà certamente la possibilità di richiedere l’asilo politico.

Ecco perché i migranti economici (per lo più maschi adulti) scelgono la via più rischiosa, ma una volta in mare, benché su imbarcazioni di fortuna e pericolanti, essi sperano di poter raggiungere le coste italiane di nascosto o di esser comunque soccorsi (in osservanza alle leggi della marineria) e portati in un porto sicuro italiano, per essere poi identificati (loro piacendo) con procedure farraginose e prolungate in centri di accoglienza colabrodo che (se non di loro soddisfazione) essi potranno facilmente lasciare. Quando va bene per affidarsi ai passeur che li trasferiranno in altri paesi europei, e quando no, per rimanere clandestini in Italia, lavorare in nero o, peggio, entrare nel giro malavitoso dello spaccio e della prostituzione.

Ma va bene così per i buonisti italiani, che non badano al degrado crescente delle città italiane e ai danni di un’integrazione che non sarà mai pienamente realizzata (Francia e Regno Unito ne sanno qualcosa). Però, in occasione della prossima ecatombe di migranti in mare, si stracceranno le vesti chiedendo di rafforzare ulteriormente i soccorsi e innescando così un’escalation di morie in mare che, se dipendesse da loro, finirebbe solo quando tutta l’Africa si fosse trasferita in Europa. Occupare e presidiare Zuwara e gli altri porti libici da cui salpano i barconi, è rischioso oltre che costoso? Certamente e dei militari italiani potrebbero morire, ma finirebbero le stragi di migranti in mare. Tuttavia, sembra che per il governo in carica la vita di migliaia di africani non valga quella di un militare italiano e per i buonisti e pacifisti italiani, che lucrano sull’accoglienza facendone una professione ben retribuita con fondi statali ed europei, non valga la garanzia per sé di un lavoro a tempo indeterminato.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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