Elezioni regionali e indipendenza del Veneto


ELEZIONI REGIONALI E INDIPENDENZA DEL VENETO

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le elezioni regionali venete e il referendum online per l’elezione del Governo Provvisorio Veneto (indetto dal movimento indipendenza.eu) offrono l’occasione per alcune riflessioni sul tema dell’indipendenza dei veneti. Votare per il Governo Provvisorio Veneto, online o nei gazebi predisposti nelle piazze delle città venete, è sicuramente utile alla causa indipendentista e non costa niente, basta solo esibire la propria carta d’identità.

Riguardo alle regionali venete, è sicuramente più utile votare la Lega, piuttosto che altri partiti governativi o di rilievo nazionale, essendo tra questi l’unico partito dichiaratamente a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, mentre gli altri partiti, quando va bene come col PD, alimentano solo confusione con progetti fumosi e ipocriti di autonomia, ben sapendo che le intenzioni dell’attuale governo sono orientate verso il centralismo statale più retrogrado.

L’insistenza di Salvini sui problemi dell’immigrazione e della sicurezza (che affliggono tutti gli italiani, veneti inclusi purtroppo) e soprattutto l’essere una persona semplice, che non si atteggia né si vanta e fin troppo paziente di fronte alle continue provocazioni degli antagonisti da piazza e dei media asserviti al regime (che ne ha fatto un credibile e amato tribuno popolare) sono le ragioni dell’attuale successo personale di Salvini e dell’avanzata nazionale della Lega, sancita dalla sua crescita nei sondaggi.

Per la sua ostinazione nel fare da megafono a problemi che non sono campati in aria, ma che realmente attingono il popolo italiano, Salvini è accusato di populismo e di semplificare problemi che sono obbiettivamente complessi, ma non si tiene conto che ogni buon governante deve saper ascoltate la voce del popolo, analizzare i problemi, anche complessi, ma giungere infine a una loro semplificazione. Pensare di risolvere problemi complicati, producendo una selva di leggi e normative al fine di soddisfare ogni singolo caso particolare, come finora si è fatto da parte della sinistra, ha come unico risultato la paralisi del sistema e l’insoddisfazione generale. Nella fisica, la genialità di Einstein è stata quella di semplificare equazioni complesse per riportate ogni singola situazione a una formula generale valida sempre.

L’accusa poi di fascismo nei  confronti di Salvini e della Lega è del tutto fuori luogo. Come si può accusare di fascista un partito il cui leader, ovunque intervistato, continua a ripetere che lo Stato viene dopo il cittadino, al quale lo Stato deve essere funzionale, e che apertamente si dichiara a favore del principio che sancisce il diritto all’autodeterminazione dei popoli? E’ chiaro dunque che se il pensiero di Casa Pound e Fratelli d’Italia-AN non include tali principi, esso non è che parzialmente sovrapponibile a quello della Lega Nord, sebbene al momento ciò non precluda una collaborazione tra questi partiti, allo scopo di richiamare l’attenzione del governo su alcuni problemi che angustiano gli italiani tutti. In conclusione, per un indipendentista veneto non c’è alcun dubbio che il candidato ideale sarebbe Salvini, se si trattasse di votare alle elezioni nazionali, mentre per quelle attuali venete sarebbe Zaia, in assenza di alternative alla Lega.

Se le affermazioni di Salvini sono un sincero convincimento, lo vedremo nei fatti. Certo è che allo stato dell’arte, esiste in Veneto un movimento locale, Veneta Indipendenza, la cui fedeltà agli ideali indipendentisti è fuori di ogni dubbio. Infatti, il motivo della sua esistenza è l’indipendenza del Veneto, ottenuta pacificamente, attraverso lo strumento del referendum popolare, come stabilito dai trattati dell’ONU sul diritto all’autodeterminazione dei popoli (cui l’Italia ha aderito) e suffrgata dal fatto che lo status di popolo dei veneti è sancito dalla stessa costituzione italiana. Votare per il suo candidato, Alessio Morosin, significa quindi votare per un movimento il cui unico mandato dichiarato è quello di perseguire la legittima indipendenza dei veneti.

Nella presunzione, dettata dal diritto internazionale, che tale referendum per l’autodeterminazione dei veneti presto o tardi si farà, si porrà quindi la questione di chi abbia diritto di partecipare al voto. Il principio (o l’impostazione) più utile e convincente, ai fini di un risultato favorevole all’indipendenza, è che: è veneto è chi fa il veneto, ossia chi accetta tradizioni, usi, costumi e mentalità dei veneti attualmente residenti nella Regione Veneto, discendenti di quelli che avevano cittadinanza nella Serenissima Repubblica di Venezia. La distinzione non è dunque genetica ma culturale.

Bisogna perciò saper parlare in veneto? La lingua fa certo parte della cultura di un popolo e la parlata veneta, con la sua cadenza inconfondibile (come del resto quella di molti territori italiani) è un elemento caratterizzante della cultura veneta che va conservato, trasmesso alle generazioni, utilizzato in ogni ambito (non solo famigliare o letterario) e difeso contro ogni tentativo d’italianizzazione. Tuttavia, anche se per ipotesi tutti i veneti parlassero solo l’italiano (che in realtà discende dal toscano, lingua che del resto, il veneziano Pietro Bembo già nel 1500 aveva proposto di utilizzare nelle loro opere ai letterati italici del tempo) questo non sarebbe in alcun modo motivo valido per impicciare la volontà dei veneti, espressa con il voto o le armi, di secedere in qualsiasi momento dallo Stato italiano.

Se no, come si spiegherebbe l’esistenza di decine di Stati nazionali in cui si parla spagnolo o inglese piuttosto che francese. Forse che l’Austria, essendo il tedesco la sua lingua ufficiale, non ha diritto di esistere come stato indipendente e dovrebbe perciò essere annessa alla Germania? Forse che gli stati andini dovrebbero unificarsi a forza, perché la lingua ufficiale di ognuno è lo spagnolo, piuttosto che per il fatto di essere etnicamente affini? La storia la fanno i popoli o gli eserciti e nella storia non c’è niente di più labile dei confini di uno stato, a volte cambiati dalla volontà popolare, a volte da interessi particolari, come in buona parte è stato l’irredentismo italiano, sostenuto dalla voracità dominatrice sabauda.

Bisogna escludere gli immigrati dal voto referendario? Un immigrato che si assimili a un veneto nativo (cosa diversa dall’integrazione) parlandone correntemente la lingua, diventa a tutti gli effetti un veneto. Chi invece non vuole rinunciare a tutti o parte dei suoi usi, costumi, mentalità, ecc., rimane un immigrato più o meno integrato, fino a totalmente incompatibile (come molti islamici). Chi avrebbe quindi diritto di votare in un eventuale referendum per l’autodeterminazione del Veneto? Per non complicarci la vita con test genetici o culturali, sarebbe utile concedere tale diritto a tutti quanti abbiano la cittadinanza italiana e risiedano da almeno dieci anni in Veneto (o vi abbiano riseduto per tale periodo, se temporaneamente residenti all’estero per vario motivo).

Anche la soluzione di far votare solo quanti sono nati in Veneto (jus soli) e hanno la cittadinanza italiana, è una possibilità. Può capitare, però, d’incontrare qualcuno di questi che non sappia per niente parlare in veneto, mentre altri (che non ci sono nati, ma vi risiedono da anni) lo parlino benissimo, per non dire poi dei tantissimi discendenti dei veneti emigrati, che rientrando non potrebbero votare solo perché nati all’estero. Parlare una lingua distinta è certamente importante perché una popolazione possa reclamare la propria indipendenza. Tuttavia, qualunque territorio di uno Stato, sia pur monoetnico, ha il diritto di proclamare la propria indipendenza, a prescindere che la lingua parlata sia la stessa dello stato da cui intende secedere, e questo anche per sole ragioni economiche e di spogliazione fiscale (come potrebbe essere il caso della Baviera in Germania e come lo è stato in passato quello delle colonie inglesi del Nord America).

Come per le colonie inglesi del Nord America, la ragione dell’indipendentismo attuale veneto è di natura anche economica. A essa possono quindi essere sensibili perfino quanti non si considerino culturalmente dei veneti, non parlandone la lingua, ma da anni risiedano e lavorino in Veneto (dove magari pensano di porvi radici e far nascere e crescere i loro figli) e, alla pari dei veneti, soffrano per una condizione di sfruttamento fiscale da parte dello Stato italiano che non ha pari al mondo. Per quanti invece si considerino a tutti gli effetti dei veneti DOC, alla ragione economica per l’indipendentismo si accompagnano delle motivazioni schiettamente culturali, ossia l’esistenza del popolo veneto (status ratificato dalla stessa costituzione italiana) in conformità a un’identità storica, culturale e linguistica universalmente riconosciuta.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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