Guerra Santa, Globalizzazione e Buonismo


Guerra Santa, Globalizzazione e Buonismo

Attacco a Charlie Hebdo
Attacco a Charlie Hebdo

Quali sono le vere ragioni di ciò che è successo a Parigi con la decapitazione del settimanale satirico Charlie Hebdo e l’assassinio del suo direttore Stéphane Charbonnier, detto Charb e dei principali vignettisti, martiri moderni della libertà, trucidati dall’integralismo islamico? Alcuni invocano ragioni politiche e le ricercano nelle pieghe della storia più o meno recente, come i trattati di pace dopo la 1° Guerra Mondiale con i confini tracciati col righello nell’area medio-orientale, l’appoggio degli Stati Uniti dato ai Talebani per rintuzzare l’invasione sovietica dell’Afghanistan o il fallimento delle Primavere Arabe che in Siria ha favorito la nascita del Califfato islamico detto ISIS.

Alla base di questi ragionamenti sta l’idea malcelata che da sempre il Medio Oriente per ragioni tribali e/o religiose sia un vespaio, un tutti contro tutti, una specie di pentola in continua ebollizione che va tenuta in sicurezza e sotto il controllo occidentale (tanto più dopo che ne sono state scoperte e messe a frutto le ingenti risorse petrolifere e minerarie di cui il mondo intero ormai necessita). Tutto vero. Che il Medio Oriente fosse un pericoloso vespaio lo si sapeva da secoli, non per niente l’origine della parola stessa assassino(1) è legata a quei luoghi. Ma a parte il fatto inoppugnabile che in queste terre misteriose e complesse l’occidente si sia quasi sempre comportato come un disastroso apprendista stregone, ciò non spiega però come mai dei cittadini francesi, nella patria della libertà, della fratellanza e dell’uguaglianza, abbiano ucciso, nel nome di Allah, altri concittadini francesi.

L’amara verità è che solo il passaporto di questi assassini era francese ma certo non la loro identità culturale che, di fatto, si rifà alle loro origini islamiche per quanto lontane nel tempo.  Erano, infatti, discendenti di seconda generazione d’immigrati magrebini. Magari i loro nonni erano delle brave persone, emigrati in Francia per coronare il sogno di un’emancipazione e di un benessere a lungo covato nelle aride lande dell’Africa settentrionale. Ma loro, benché nati e cresciuti in Francia, hanno comunque a un certo punto ripudiato i valori occidentali (se mai c’è stata un’educazione in questo senso) ricercando e riscoprendo la loro identità culturale islamica e non quella incantatrice e favolosa delle Mille e una notte o quella rassicurante dell’Islam moderato, ma quella truce e legata al martirio in battaglia e alla guerra santa, e tanto fa se grazie ai predicatori nelle moschee o nel WEB.

L’integralismo islamico, che interpreta alla lettera il testo coranico e che probabilmente ha risvegliato la natura profondamente sadica di questi fanatici, considera questi valori (martirio in battaglia e guerra santa) altrettanto assoluti (sebbene opposti) di quelli occidentali del pacifismo e del diritto alla vita e alla libertà di ogni essere umano. Comunque, le provocazioni di Charlie Hebdo sono inaccettabili, irrispettose e offensive anche per il più moderato degli islamici, al contrario della gran parte dei cristiani (anche cattolici clericali) che tollera o addirittura è indifferente ad analoghe provocazioni, anche più blasfeme e dissacranti se possibile. Questo perché, a differenza che nel mondo islamico, in Europa la religione si è gradualmente secolarizzata(2) (o desacralizzata, per chi considera il processo negativamente) e lo Stato si è laicizzato(3), processi che hanno portato nel tempo allo sviluppo della moderna società occidentale nel cui ambito, anche se a volte riprovata e punita, in nessun caso oramai la blasfemia è considerata un motivo valido per condannare a morte un essere umano.

L’amara verità è che proprio la Francia laicista e tollerante, la Francia della fratellanza comunista e della multiculturalità è divenuta l’emblema del fallimento dell’integrazione con l’Islam e del rischio cui va incontro ogni progetto d’integrazione etnica e di globalizzazione nel mondo quando le diversità siano incompatibili.  L’umanità, infatti, non è fatta di cloni (a qualcuno forse nelle alte sfere plutocratiche piacerebbe) ma d’individui (e popoli) ognuno diverso dagli altri; è perciò che parole come comunismo o globalizzazione saranno sempre destinate a fallire. Il primo, che degenera inevitabilmente nella soppressione delle libertà personali, ha già fallito in tutto il mondo (resiste a fatica nella Corea del Nord con il “Caro Leader” ormai costretto a lanciare segnali di apertura al sud).

La seconda è sognata da mondialisti utopisti e da buonisti (non certo dagli jihadisti) come libera convivenza dei popoli in un mondo multiculturale e multi-religioso, aperto a tutti e privo di nazioni-stato e confini. Ammesso che esso possa sussistere senza conflitti tra etnie, nel tempo porterebbe inevitabilmente a una totale ibridizzazione culturale e genetica dell’umanità, una marmellata globale in cui si perderà ogni diversità come in una musica sorda e confusa dove non si distinguono più gli strumenti orchestrali. Sarebbe un suicidio fatale dell’umanità, una presuntuosa e velleitaria Torre di Babele che non Jehovah ma le leggi della natura farebbero crollare, disperdendo nuovamente i nostri discendenti ai quattro angoli del mondo e confondendone le lingue. La globalizzazione, che venga dalla cultura occidentale in nome del capitalismo e del mercato o dall’aspirazione, mai sopita, di ogni buon musulmano praticante di conquistare in qualche modo il mondo intero per islamizzarlo, purificandolo dagli infedeli e dare così corso al suo destino finale, avrà comunque dei costi pesanti e le prove stanno sotto gli occhi di quanti abbiano un minimo d’imparzialità.

Infatti, l’Europa, culla del pensiero universalista, in nome d’esso, in passato ha colonizzato a forza mezzo mondo, dandogli una verniciata dei suoi valori ma permeandolo definitivamente di essi solo dove ne ha sterminate le popolazioni autoctone. Non facendo tesoro del passato, in occidente molti pensano stupidamente che si possa ancora esportare e imporre ovunque democrazia e laicismo. Costoro non comprendono che, come per la 3° legge della dinamica, anche in questo caso, a un’azione verso la globalizzazione corrisponderà, inevitabile, una reazione uguale e contraria verso il localismo con la riscoperta e la riaffermazione delle proprie identità etnico-culturali.

In altri termini il fondamentalismo islamico, risvegliatosi nell’ultimo ventennio, è anche la reazione diretta al tentativo di globalizzazione e uniformazione messo in atto dall’occidente, reazione che contagia pure i figli degli immigrati, nati e cresciuti in occidente, rendendoli dei pericolosi invasati. Costoro, come pure i convertiti, sono attratti dall’Islam puro e integralista poiché esso seduce le menti fragili meglio delle religioni secolarizzate del mondo occidentale, grazie alla sua natura ancora primordiale e tribale. Nell’abbandonarsi e sottomettersi totalmente a Dio, come dei meri automi esecutori della sua volontà, la religione islamica meglio risponde all’insopprimibile bisogno dell’organismo umano di trascendere la dimensione biologica e dare un senso alla vita.

Il fatto che l’Islam non preveda il libero arbitrio (ogni atto umano è volere di Dio) e imponga un ordine condiviso all’esperienza sociale e individuale, può offrire una catarsi e una canalizzazione legittima all’odio che si alimenta in individui con la mente vuota, disturbati ed emarginati nelle banlieue o individui affetti da ideologie estremiste, antioccidentali e no-global. Se ogni atto umano è volere di Dio è facile convincersi di non essere responsabili delle proprie azioni, anche le più atroci, e ritenerle perfino giuste se fatte adempiendo alla lettera i dettami del Corano. Se (come sosteneva Marx) la religione è l’oppio dei popoli, in modo semplificatorio possiamo dire che l’Islam conserva in toto il suo principio attivo che, nella religione cristiana, si è invece annacquato nel corso dei tempi.

Lo stesso concetto dell’azione-reazione nel difficile equilibrio tra globalizzazione e localismo, non lo capiscono neppure i sostenitori a priori dell’accoglienza (anche quando l’immigrazione è fuori controllo e diventa invasione). Peggiorando lo scontro di civiltà che vorrebbero evitare, essi agitano i fantasmi del fascismo e del razzismo contro gli europei che chiedono un limite all’immigrazione e rivendicano a casa loro la conservazione integrale della propria identità etnico-culturale. Al netto dei furboni che sull’emergenza immigrazione ci lucrano, questi sostenitori dell’accoglienza, detti per semplicità buonisti e concessori di diritti unilaterali, sono gli scemi del villaggio globale che nel nome dell’integrazione razziale giustificano la belva che li azzanna perché è nella sua natura predatoria farlo. Bisogna invece porre un limite al globalismo, bilanciandolo con un’iniezione di localismo che riaffermi l’importanza delle piccole patrie, le uniche che possano realmente soddisfare i bisogni delle persone e porre rimedio ai problemi creati dalla globalizzazione.

Tuttavia, le piccole patrie non possono difendersi da sole dalla minaccia islamica. Qual è allora la principale ragione e utilità per costituire delle entità politiche più estese, siano esse Stati o Federazioni? E’ la sicurezza esterna, che ovviamente si estende grandemente a quella interna quando un paese sia già invaso da minoranze pericolose che costituiscono il brodo di cultura per il terrorismo. Al di là della moneta unica, il progetto principale che i popoli europei dovrebbero quindi avere è quello di costituire una Confederazione Europea per finanziare tutti assieme delle forze armate e dei servizi d’intelligence comuni, fornendo per essi il personale necessario e lasciando ogni altra incombenza alle amministrazioni e alle fiscalità locali, invece che occuparsi di uniformare le caratteristiche di un tostapane affinché, per ragioni meramente economiche, qualche fabbricante possa incrementare le sue esportazioni nell’UE.

Un’Europa dei Popoli e delle Regioni così concepita garantirebbe le singole identità culturali dei popoli membri, la loro sicurezza e la comune identità europea di matrice greco-romana, giudaico-cristiana, illuminista, liberale e socialista. In questo frangente, tali obiettivi sono ben più importanti e preminenti rispetto alle questioni di natura economica che tanto interessano e animano le disquisizioni dei banchieri di Bruxelles e la leadership tedesca dell’UE, preoccupata per qualche miliardo di esposizione delle sue banche private con la Grecia. Dobbiamo forse aspettare che il terrorismo islamico colpisca la Germania stessa (dopo aver bersagliato Spagna, Inghilterra e Francia) perché la questione sia presa in seria considerazione dall’UE?

Nell’attesa che questa Europa dei Popoli possa avverarsi, è assolutamente necessario che ogni paese dell’UE si adoperi per contrastare l’immigrazione di musulmani, poiché è insensato dire che il terrorismo integralista islamico non sia legato a essa. Forse che i fratelli Kouachi erano originari di Tahiti? Forse che un immigrato musulmano, dopo essersi apparentemente integrato, non possa (lui o i sui figli) essere facilmente ‘rieducato’ da un imam e arruolato alla guerra santa? Pertanto, i visti d’ingresso per i musulmani devono essere ridotti allo stretto necessario (abolendo quelli per turismo) la cittadinanza concessa con il contagocce e gli accordi di Schengen sospesi a tempo indeterminato. I musulmani clandestini e quelli tra di loro che obbediscono alla sharia invece che alle nostre leggi, devono essere espulsi, ritirando loro il passaporto se cittadini europei.

L’immigrazione clandestina via mare va arginata. E’ poco probabile che jihadisti dell’ISIS s’infiltrino nei barconi dei migranti, armati e pronti a far fuoco contro il personale italiano. Tuttavia, nessuno può escludere che questi lupi feroci (mascherati da innocue, indifese e bisognose pecorelle) s’infiltrino anche tra i clandestini per raggiungere rapidamente l’Italia, già che verrebbero soccorsi e prelevati a poche miglia dalle coste libiche. Una volta arrivati a Napoli, crocevia internazionale per la falsificazione di documenti destinati ai terroristi, essi potrebbero facilmente ottenere documenti falsi e costituire delle cellule dormienti, pronte ad attivarsi al momento opportuno, magari con l’arrivo in estate di lussuosi yacht turistici arabi, stracarichi di esplosivo e armi da guerra, mescolati alla marea di barche da diporto che nessuno controllerà mai. Pertanto i barconi dei migranti devono essere bloccati tramite accordi con i paesi di partenza e nel caso della Libia, affondandoli o distruggendoli, prima che si riempiano di disperati, con incursioni mirate di sabotaggio sulle spiagge e le cale lungo le coste libiche e comunque respinti, se necessario rimorchiandoli al luogo di partenza, qualora si trovino già al largo con il loro carico umano. Ogni espediente, che non metta a repentaglio la vita di questi esuli, deve essere posto in atto per ostacolare e disincentivare questa pericolosa tratta umana per mare, fino a rendere conveniente e inevitabile migrare in caso via terra.

Prima degli anni ’90, quando il mondo non era ancora globalizzato e, almeno in Italia, si guardava con curiosità un negro o un musulmano perché sporadiche presenze nelle nostre città, parole come fondamentalismo o integralismo erano sconosciute.  L’accelerazione dell’immigrazione dai paesi islamici avutasi in Italia con gli ultimi governi di centro sinistra è stata senza precedenti e frutto non solo delle guerre (i profughi richiedenti asilo politico sono solo un’esigua minoranza del totale degli immigrati) ma di una precisa politica contro i respingimenti che ammantandosi di ragioni umanitarie ha lucrato sui migranti, girando poi vergognosamente la testa affinché se la svignassero verso il nord dell’Europa, grazie alla possibilità concessa dagli accordi di Schengen.

L’Italia potrà anche ottenere che tali accordi non siano rivisti, ma con questo tasso d’immigrazione islamica, se non cambia la politica europea in merito ad essa, chiudendo le porte e i porti, molto presto il numero d’integralisti e foreign fighter (anche convertiti) che per ora sono solo una cinquantina, crescerà pure in Italia ai livelli degli altri paesi europei di più antica immigrazione islamica, e le conseguenze non tarderanno a manifestarsi anche qui da noi. I confini sono una cosa seria e vanno difesi e presidiati come si fa in quasi tutti gli altri paesi, Svizzera, Stati Uniti, Canada, Australia, Russia, Brasile, Cina e India compresi.

Ognuno ha il diritto di poter vivere sicuro nella sua terra d’origine, ma se per scelta o per sfuggire a guerre e povertà intende vivere altrove, allora è necessario che rinunci a quella parte della sua identità culturale che è incompatibile con quella del paese che lo ospita. Se un occidentale volesse vivere in un paese islamico, ne deve rispettare principi, usi e costumi e altrettanto dovrebbe valere per un islamico che viva in occidente. Benché sia vero che la gran parte degli attentati terroristici di matrice islamica siano intestini all’Islam, tuttavia lo stillicidio di attentati in varie parti del mondo occidentale ad opera d’immigrati islamici integralisti che si comportano come aggressori infiltrati dietro le linee nemiche piuttosto che come ospiti, pone dei seri dubbi sull’opportunità di accettare ulteriormente l’immigrazione musulmana in occidente.

Un suo incremento porterebbe inevitabilmente a una crescita proporzionale degli attentati terroristici in Europa, a meno di rinunciare a qualche nostro principio (la libertà di satira in questo frangente) ma se lo facessimo (analogamente alla nostra tolleranza nei loro confronti) ciò sarebbe interpretato dagli integralisti mascherati da moderati come debolezza, divenendo presupposto a una progressiva erosione dei pilastri della nostra civiltà fino al loro completo cedimento. Facilitare o, peggio, incoraggiare l’immigrazione islamica in Europa farà solo moltiplicare i potenziali fanatici integralisti, che come funghi dopo una notte piovosa, presto o tardi spunteranno copiosi nelle città europee, e gli attentati terroristici diverranno allora tragiche consuetudini come a Islamabad, Kabul o Bagdad.

I responsabili, coperti e nascosti nelle affollate comunità islamiche, rimarranno esultanti e impuniti perché le forze dell’ordine e i servizi d’intelligence non saranno più in grado di controllare ogni singolo islamico integralista presente in un’Europa ‘mediorientalizzata’. L’islamofobia degli europei raggiungerà punte tali da portare allo scontro diretto. Ma altri europei, convinti ancora nella possibilità e necessità di un’integrazione pacifica, in nome di essa si lasceranno islamizzare, travisando sottomissione con integrazione e vigliaccheria con buon senso e, infine, la crescita demografica dei cittadini musulmani di origine extraeuropea, superiore a quella degli europei autoctoni e di altre fedi, ridurrà questi ultimi a una minoranza sempre più esigua.

E’ questo che l’Europa vuole realmente o non è forse meglio porre al più presto (e magari è già tardi) un severo filtro e un giro di vite all’immigrazione proveniente dai paesi islamici, come gli Stati Uniti hanno già fatto anche se tardivamente e solo dopo l’attentato alle torri gemelle? D’accordo sul rispetto di tutte le civiltà, fedi e religioni, ma allora ognuno stia a casa sua. A questo riguardo, l’Europa secolarizzata e laicista non potrà mai essere la casa di un Islam immigrato, per quanto moderato, che non intenda secolarizzarsi e confinarsi nella sfera privata.

Ma se anche i musulmani residenti in occidente fossero sinceramente propensi a secolarizzare la loro visione dell’Islam, come ingenuamente credono i buonisti dell’integrazione pacifica, questo percorso sarebbe conflittuale, rischioso per loro e per noi e comunque praticabile solo se anche il resto della galassia islamica seguisse un analogo percorso. A cominciare dall’Arabia Saudita dei Sunniti-Hanbaliti-Wahhabiti (la vera roccaforte di coloro che s’ispirano alla purezza e sacralità del primo e autentico Islam) un regno apparentemente immune all’occidente e incomunicabile con esso, tranne che per farci degli affari vendendogli il petrolio, ma che parallelamente finanzia sottobanco i jihadisti, le cui incursioni in occidente sabotano ogni prospettiva d’integrazione tra le civiltà islamica e occidentale.

In questo percorso di secolarizzazione, quale miglior inizio non sarebbe se qualche stato islamico volenteroso cominciasse almeno ad abolire la pena di morte in caso di blasfemia e magari anche di apostasia o adulterio? La scelta è ampia, è chiedere troppo? Verrebbe da dire di sì, con buona pace della sinistra cieca e paralitica, sopita nelle sue illusioni senili. Infatti, rispetto a qualche decennio fa, per reazione alla globalizzazione imposta dal capitalismo occidentale e alle sue disastrose ingerenze militari in Medio Oriente, la comunità dei paesi islamici si è involuta verso posizioni sempre più radicali al punto da redigere e ratificare la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, fondata sul Corano e la Sunna, resasi necessaria poiché secondo loro, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dalle Nazioni Unite nel 1948 non è compatibile con la concezione islamica della persona e della comunità.

Ciò rende altamente improbabile che un qualche governo, tendenzialmente laico, abbia la forza e il coraggio per disattendere la legge islamica (o sharia, basata appunto sui dettami del Corano e della Sunna). In sostanza, l’Islam globale ha fatto inquietanti passi indietro, piuttosto che in avanti, nel processo di secolarizzazione e non si vedono segnali che questo trend possa cambiare. Basti ricordare l’ondata di reazioni violente, responsabili di molte vittime innocenti tra cui l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, che nel settembre del 2012 scossero l’intero Islam in seguito alla diffusione sul WEB del trailer del film su Maometto, Innocence of Muslims.

A cominciare dalla deludente Turchia di Erdogan (costretto a cavalcare l’ondata fondamentalista per non esserne travolto) che comunque rimante uno tra i paesi islamici più moderati e laici assieme a Marocco e Tunisia, l’Islam globale è un crescendo di paesi sempre più radicalizzati fino ad arrivare ai più noti gruppi jihadisti dei Talebani, di al-Qaeda, dell’ISIS e di Boko Haram (il cui significato non a caso è “l’educazione occidentale è sacrilega”) lugubri orde di sanguinari invasati, responsabili di efferate e indicibili atrocità, compiute nel nome di Allah, che si credevano per sempre confinate nei libri di storia. Gli stessi governi degli stati islamici retti da dittature militari, a fatica riescono a contenere le masse popolari, fomentate dal basso dai predicatori fondamentalisti, impossibili da disciplinare poiché l’Islam (sciti degli Ayatollah a parte) non ammette né riconosce clero e tanto meno gerarchie che possano intermediare tra Dio e il credente.

Pertanto, con queste premesse non c’è alternativa alla scelta d’invertire la rotta riguardo le politiche d’immigrazione e di apertura col mondo musulmano. L’Europa deve fare quadrato, aprirsi alla Russia e al suo gas (financo l’espansionismo economico cinese è tollerabile) ma mandare al diavolo il petrolio che finanzia la jihad e trovare nuove fonti energetiche, anche se il problema maggiore sarà quello di assimilare i milioni di musulmani che già risiedono nei paesi europei. L’evidenza, infatti, è che costoro non intendano per niente farsi assimilare, ma piuttosto pretendano imporre la sharia anche agli altri cittadini europei e prima ancora di diventare maggioranza, figurarsi quando lo saranno, cosa che primo o poi succederà, senza un’inversione di rotta della politica europea(4).

Se la gran parte dei musulmani immigrati in Europa non combatte come i fratelli Kouachi, non è detto per questo che siano dei moderati e che non approvino le loro “gesta”. Infatti, quando s’intenda realizzare l’espansione dei confini fisici e spirituali della Umma (la comunità musulmana) come sta accadendo ora in Europa attraverso l’immigrazione e la proliferazione, l’obbligo morale di assolvere alla jihad è individuale e incomberebbe quindi esclusivamente sui volontari espressi dalla Umma stessa. In altri termini, se la jihad assolta per difendere comunità islamiche maggioritarie sul territorio abitato è obbligatoria per tutti, quella volta all’espansione dell’Islam è fatta su base volontaria.

In Francia, coraggiosamente e senza ipocrisia, qualcuno dice già che sia iniziata una nuova guerra di religione che si trascinerà per decenni con esiti imprevedibili. I buonisti occidentali, e soprattutto quelli italiani, che ritengono al sicuro l’Italia perché ai margini dell’Europa, pensino dunque ai loro figli e nipoti e prendano coscienza che accettando la sfida dell’integrazione con l’immigrazione islamica, la posta in gioco è totale e il rischio è d’importare il vespaio musulmano in Europa, facendola ripiombare indietro di secoli in pieno oscurantismo.

(1) Il termine assassino viene dall’arabo HASCIASCIN, nome di una tribù fra Damasco e Antiochia. Sotto gli ordini del suo capo, detto il Vecchio della Montagna, cui erano legati con giuramento e ubbidivano ciecamente, i membri di tale tribù rubavano e uccidevano sotto l’effetto di una bevanda inebriante tratta dall’HASCIS, ossia dalle foglie della canapa indiana. (2) Dal 19° sec. il termine secolarizzazione indica il processo di progressiva autonomizzazione delle istituzioni politico-sociali e della vita culturale dal controllo e/o dall’influenza della religione e della Chiesa. In quest’accezione, che fa della s. uno dei tratti salienti della modernità, il termine ha perso la sua originaria neutralità e si è caricato di connotazioni valoriali di segno opposto, designando per alcuni un positivo processo di emancipazione, per altri un processo degenerativo di desacralizzazione che apre la strada al nichilismo. Per secolarismo s’intende invece la pericolosa tendenza delle istituzioni terrene a divinizzarsi, sostituendosi alla dimensione religiosa. (3) La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di un’entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l’altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l’altrui libertà all’autorità di un’ideologia o di un credo religioso. Il laicismo, invece, sarebbe un atteggiamento ambiguo da parte dello Stato volto a limitare le confessioni nell’ambito privato, fatto che, secondo chi sostiene tale distinzione, costituirebbe una volontaria o involontaria repressione anticlericale. Effettivamente, in paesi considerati laicisti, come la Francia, lo Stato ha il diritto di riconoscere o no la liceità di una confessione. (4) Quando l’Europa era una fortezza accerchiata dai musulmani, la tattica degli Arabo-Berberi ai confini dell’Europa (nei secoli bui dell’alto medioevo) o degli Ottomani (alla fine del medioevo) è sempre stata la stessa: scorrerie per saccheggiare, depredare, uccidere o schiavizzare gli uomini e rapire donne e bambini. I guerrieri islamici con il ratto delle donne si procuravano quattro mogli e numerosissimi figli, che assieme a quelli rapiti diventavano i guerrieri di una successiva ondata invasiva. Oggi che l’Europa è aperta, la tattica è sempre quella di far più figli degli altri per diventare maggioranza, conquistare il potere democraticamente, cambiare la Costituzione e imporre la sharia a tutti. Del resto, è ciò che i Fratelli Musulmani di Morsi volevano fare in Egitto.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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