Perché la gente diffida degli zingari


Campo Rom
Campo Rom

PERCHÉ LA GENTE DIFFIDA DEGLI ZINGARI

Il nomadismo, come ogni cosa, ha i suoi vantaggi e i suoi rischi e, come gli individui, così i gruppi umani fanno delle scelte di cui poi pagano le conseguenze. Chi sceglie di essere stanziale, è perché aspira ad avere un posto di lavoro e una dimora fissa, con tutte le comodità e sicurezze. Chi fa il nomade nelle condizioni in cui lo fanno i Rom, mi chiedo perché lo faccia. La risposta più banale pare essere perché, da sempre, nessuno li vuole vicino e li teme per ovvie ragioni. Il loro nomadismo, dunque, a prima vista non sembrerebbe una scelta ma la conseguenza di comportamenti che i gruppi stanziali disapprovano e condannano (in sostanza accattonaggio, latrocinio, furti, borseggio e sottrazione di minori in tenera età).

L’integrazione e il radicamento di questa gente su un territorio passerebbero necessariamente per l’accettazione delle regole di convivenza ivi stabilite da chi lo abita da generazioni. Purtroppo, per un gruppo accostumato da generazioni a certi comportamenti, il processo di cambiamento è lento, controverso e lastricato di diffidenza. Più rapida è certamente l’assimilazione d’individui singoli, specialmente se giovani e sottratti all’influenza negativa degli adulti che li usano tra l’altro nell’accattonaggio.

Nel caso di gruppi umani minoritari come appunto i Rom (ma vale anche per le minoranze etniche stanziali extracomunitarie) più che l’assimilazione, l’obiettivo è almeno la loro integrazione, ossia la somma dell’identità etnica di un gruppo maggioritario con la parte dell’identità etnica del gruppo minoritario a esso compatibile, sebbene differente. In altri termini, il gruppo maggioritario si arricchisce degli usi e costumi del gruppo minoritario che per lui sono accettabili, mentre quest’ultimo rinuncia necessariamente a quelli che non lo sono, in conformità al principio democratico di maggioranza che dovrebbe regolare i rapporti in situazioni analoghe.

Un’integrazione di alcune famiglie rom nella società civile italiana è avvenuta con le loro attività di circensi (come le famiglie di origine Sinti degli Orfei e dei Togni) di venditori di prodotti artigianali e di giostrai, tutte occupazioni che consentono loro di mantenere viva l’abitudine del girovagare (sebbene alcuni di loro, paia non abbiano ancora del tutto abbandonato certi antichi vizi). Poiché tali attività non possono garantire la sussistenza a tutti i clan, l’integrazione completa dei rom avverrà solo quando la gran parte di loro rinuncerà al nomadismo, all’illegalità e al clanismo.

Infatti, anche quando divengono dei cittadini italiani (come quelli delle comunità Sinti) accettando di essere stanziali, vivere in case di mattoni e in qualche caso avere persino un impiego stabile, invece che mescolarsi con gli altri cittadini italiani, i rom preferiscono non disperdere comunità e clan ma piuttosto relegarsi in insediamenti o villaggi, isolati dal resto della cittadinanza, in altre parole ghettizzarsi da soli. Questa scelta sarà solo perché non sono disposti a ritrovarsi nel pianerottolo con vicini di casa ostili e diffidenti o perché (oltre ad avere luce e acqua a prezzi agevolati) nei campi possono rintanarsi sicuri dopo aver svolto altrove le loro attività illegali?

Infatti, anche la polizia non entra nei campi se non in pattuglie armate. A togliere ogni dubbio ben venga, allora, la procedura d’infrazione dell’UE contro l’Italia, accusata di ghettizzarli. Evidentemente certi sindaci buonisti (che hanno ceduto alle richieste dei Rom concedendogli l’edificazione e l’insediamento nei campi) e certi magistrati bizzarri (che ne tollerano le illegalità) li ritengono, di fatto, una minoranza etnica col privilegio di abitare in piccole enclave all’interno del territorio italiano, dove non solo possono conservare le loro usanze, ma neppure rispondono più alle leggi italiane.

Interessati ad assecondare la predilezione dei rom a mantenere unite le loro comunità vivendo nei campi o nei villaggi predisposti, ci sono inoltre i soliti furbi italiani, che non mancano mai, specie sotto una certa latitudine. Mafia Capitale, il sistema romano di politici corrotti, infiltrati mafiosi e cooperative rosse che gestivano i servizi nei campi rom della capitale, ha pesantemente lucrato per anni sulla situazione, sviando risorse che erano destinate all’integrazione dei rom, oltre che all’accoglienza dei profughi.

Tuttavia, l’integrazione è comunque insoddisfacente, anche quando questi misfatti non avvengono e i rom sono sistemati in dignitose casette fornite dei servizi basilari, come nel caso del villaggio Sinti di Mestre, fortemente voluto dall’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Non risolverebbe la situazione neanche la loro sistemazione in appartamenti, come richiesto da alcuni di questi rom mestrini intervistati, se il risultato fosse di ricreare dei quartieri ghetto tipo Harlem all’interno delle nostre citta. La strada maestra per l’integrazione, sull’esempio di quanto fa l’Austria, riproponendo le politiche dell’impero austroungarico, è dissolvere le comunità etniche all’interno del tessuto socio-economico del paese, ma per fare questo anche in Italia, i nostri rom dovrebbero essere disposti a rinunciare al loro sistema dei clan famigliari e disperdersi invece tra gli italiani.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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