Stop invasione


STOP INVASIONE

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa

La sinistra di regime sta dispiegando al gran completo tutti i suoi pennivendoli non capacitandosi di come Salvini e movimenti apparentati abbiano potuto radunare quasi cinquantamila persone nelle manifestazioni ‘Stop Invasione’ dei giorni scorsi, mentre antagonisti dei centri sociali e la mummia Landini solo qualche migliaio di stralunati rancorosi. Mamma mia, è tornata la Lega, dicono, ma quelle di Salvini sono orde barbariche fascio-leghiste (neologismo scontato) addirittura peggiori di quelle Bossiane che, poverine, volevano solo la secessione padana. In fondo, il duo Maroni-Bossi era pur sempre una costola della sinistra, compagni che sbagliavano ma fuori dubbio antifascisti.

Invece questo Salvini, anche se nel parlamento padano era entrato come esponente comunista (che cosa ridicola poi questo scimmiottamento del meraviglioso parlamento italico, consesso di saggi da mostrare con orgoglio al mondo intero) ora sembra aver ceduto al maligno abbraccio dei neo-fascisti nostrani di Casa Pound e di quelli dell’Europa intera, a partire dai cugini d’oltralpe, sostenitori di Marine Le Pen. Non potendo più demonizzare Berlusconi (che i giudici di regime stanno ora assolvendo da tutto e beatificando) la sinistra italiana non aspettava altro che serrare i ranghi, finalmente, contro il suo ritrovato e antico nemico mortale da combattere con ogni mezzo, il fascismo.

Facendo di ogni erba un sol fascio (gioco di parole assolutamente voluto) ha catalogato genericamente tutti costoro come ‘beceri fascisti’ e incitato i militanti alla lotta estrema, al grido di “fascisti, carogne, tornate nelle fogne”. Pochi, però, hanno fatto notare che alla manifestazione di Salvini non c’erano bandiere italiane, mentre copiosi erano i vessilli di San Marco che sventolavano gioiosi sopra la marea di teste dei manifestanti e benché nelle immagini dei servizi televisivi essi fossero ben evidenti, nessuno ne ha parlato. In modo subdolo si svia l’attenzione dalla realtà per indirizzarla verso una categoria e una parola d’ordine buona per tutte le stagioni, l’antifascismo (un inchino di riverenza, per cortesia).

E quale sarebbe la realtà? La realtà è che lo Stato Italiano non è più percepito come nazione degna di questo nome. Meglio le piccole nazioni italiche, regioni o territori che rappresentino la terra dove uno è nato e ha le sue radici, tanto che la Regione Veneto (non la Lega) ha votato a larga maggioranza la LEGGE REGIONALE n. 16 del 19 giugno 2014 per l’indizione di un referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto. Questo Stato ha distrutto il benessere di troppi cittadini, che si sentono di serie B e superati nei loro diritti persino dagli immigrati clandestini, accolti con ogni cura e attenzione a loro spese. La realtà e che i cittadini italiani sono sempre più divisi tra tutelati e precari, tra privilegiati e vessati, tra detentori dei titoli di stato e quelli di conti bancari in rosso, tra chi lavora duramente e chi sfrutta e sperpera, e non basta più dire tra ricchi e poveri, ma è ormai tra schiavi e carnefici.

E da quale parte pensate che stia l’omologata sinistra italiana, che per inerzia continua a trastullarsi con le solite categorie archiviate dalla storia? Dalla parte dei più deboli, che nemmeno possono più definirsi ‘proletari’ perché i figli non possono permetterseli? No, sta con gli sfruttatori, facendo il culattone con il culo degli altri (non me ne voglia la componete gay maschile italiana per l’espressione colorita, sono assolutamente un libertario e libertino in termine di preferenze sessuali). Infatti, il conto dell’operazione Mare Nostrum (termine lontano nel tempo, velleitario e inopportuno) lo stanno pagando gli italiani che meno hanno le condizioni per farlo.

Ormai anche i sassi hanno capito che in Italia (premeditato o spontaneo che sia non fa differenza) è in atto un palese e aberrante travaso di ricchezze verso chi prima del balzo dello spread nel 2011 aveva investito in titoli di stato italiani, a danno di chi non lo aveva fatto per imprevidenza o impossibilità. Quel momentaneo rischio default, causato da quell’improvvisa tempesta finanziaria, fece perdere il sonno ai grandi risparmiatori istituzionali italiani e stranieri (banche, finanziarie, compagnie assicurative ecc.) e ai piccoli strizzare il culo al punto che non ci sarebbe passato uno spillo, ma per loro fortuna ci pensò Berlusconi (ghe pensi mi) a difenderli tutti, indirettamente, difendendo (come sempre) le sue aziende che crollavano in borsa, e lo fece sdoganando il governo Monti-Fornero, rigido curatore fallimentare dell’Italia (Rigor Montis, lo hanno chiamato) che ha salvato privilegi e risparmi dei ricchi, tassando e macellando non chi viveva di rendite finanziarie, ma chi del solo frutto del suo lavoro.

Da allora, quelli che eufemisticamente chiamano ‘risparmiatori’, istituzionali o no, ma che sarebbe più giusto chiamare sanguisughe, si tengono ben stretti i loro risparmi e non pensano minimamente di incrementare i consumi interni per risollevare l’economia italiana. Piuttosto spendono e investono i loro soldi all’estero, fuori da quest’inferno fiscale, e come dargli torto! Infatti, se qualcuno (Monti) ha badato a salvare i loro risparmi in quei momenti drammatici, per quale motivo si dovrebbero preoccupare ora che possono guadagnare serenamente lucrosi interessi sul debito pubblico italiano, tassati solo al 12% circa perché lo Stato non può permettersi di scontentare gli acquirenti dei suoi titoli? In definitiva a loro conviene mantenere l’Italia in questa situazione di stagnazione, si lucra di più! Se l’Italia, grazie a qualche santo crescesse e per miracolo divino iniziasse anche a ridurre il suo debito, costoro avrebbero finito di accumulare ricchezze sfruttando chi lavora realmente, italiani o immigrati che siano, accumunati nella definizione di schiavi del terzo millennio.

Ma l’ex-sinistra operaia, giunta al paradiso, difende ora la propria condizione paradisiaca a denti stretti, e come il più conservatore e reazionario dei partiti, contrasta ogni tentativo di riforma del mercato del lavoro che possa favorire gli investimenti esteri. Il risultato è che gli italiani tutti (e in particolare i veneti con un residuo fiscale di venti miliardi di euro) da più di un lustro, stanno pagando la cassa integrazione in deroga a centinaia di migliaia di lavoratori d’imprese decotte, le multinazionali che contano scappano dall’Italia, milioni di giovani vivacchiano nella precarietà, i cervelli sono in fuga e i cinesi (gli unici, bisogna dire) si stanno comprando per una pipa di tabacco i pezzi pregiati dell’argenteria italica. E la ricetta della CGIL? Stimolare la crescita con un piano nazionale  industriale d’investimenti pubblici e privati!

E come, se i privati non li puoi obbligare a investire i loro soldi (com’è giusto in un paese libero) e se lo Stato italiano non ne ha abbastanza senza creare nuovo debito pubblico e disattendere il fiscal compact? Senza una profonda riforma del suo sistema (richiesta a ragione dall’UE e che investa soprattutto il mercato del lavoro e l’apparato pubblico) non c’è previsione di crescita per l’Italia. Alternative? L’abbandono dell’Euro, operazione dagli esiti molto incerti oppure un’evoluzione ‘sovietica’ dell’EU, circostanza alquanto improbabile (considerata la mentalità profondamente meritocratica che infonde i paesi calvinisti e luterani del nord Europa) ma auspicata dalla monotona sinistra italiana, come sempre solidale con i soldi altrui!

In effetti, giacché quelli estorti a lombardi e veneti non bastano più, facendo leva sulla retorica europeista, costoro puntano sulla citrullaggine dei tedeschi per mantenere i loro sprechi e privilegi! E c’è di più, questa sinistra italiana, che ostinatamente difende le ricette ammuffite con cui ha condannato l’Italia alla recessione, sempre con il culo degli altri pretenderebbe anche curare tutti mali del mondo e quindi, al grido d’arme ‘salviamo il mondo, armiamoci e partite’, accogliere non solo i profughi di guerra, ma a centinaia di migliaia, anche immigrati e diseredati da ogni dove, forte dell’indubbia considerazione che siamo di fronte a un evento epocale e apparentemente inarrestabile, la globalizzazione (altro inchino, per cortesia).

Ma l’umanità non è fatta di cloni (a qualcuno forse piacerebbe) ma d’individui, ognuno diverso dagli altri; è per questo che parole come comunismo o globalizzazione saranno sempre destinate a fallire. Il primo, che degenera inevitabilmente nella soppressione delle libertà personali, ha già fallito in tutto il mondo (tranne che in Corea del Nord) e i suoi sostenitori sono finiti anche in Italia. Ne sono una prova le nostalgiche e penose manifestazioni rituali di Landini e delle ultime tute blu in via di estinzione che egli rappresenta. La seconda, sognata come libera convivenza dei popoli in un mondo multiculturale aperto a tutti e privo di nazioni-stato e confini, ammesso che possa sussistere senza conflitti tra etnie, nel tempo porterà inevitabilmente a una totale ibridizzazione culturale e genetica dell’umanità e quindi alla perdita di ogni diversità, un suicidio fatale dell’umanità, una presuntuosa torre di Babele che le leggi della natura farebbero crollare, disperdendo i nostri discendenti ai quattro angoli del mondo e confondendo nuovamente le loro lingue.

In questo momento è in atto una forma di globalizzazione, per il momento solo economica e in parte culturale, realizzata dai mercati e dai sostenitori del capitalismo occidentale, ma è anche presente una mai sopita aspirazione di ogni buon musulmano a conquistare in qualche modo il mondo intero per islamizzarlo. Sarebbe divertente in questo caso vedere certi atei miscredenti, sedicenti progressisti e buonisti nei confronti dell’immigrazione islamica, genuflettersi quattro volte al giorno verso La Mecca per pregare nonostante le loro profonde convinzioni. Non si potrebbe certo negare allora che siano stati dei bravi ragazzi, capaci di tenere ben salda la testa tra le spalle! E’ necessario dunque resistere a queste derive globalizzanti (anche difendendo il popolo curdo dalle orde fanatiche dello Stato Islamico) e riaffermare l’importanza delle piccole patrie, le uniche che possano realmente soddisfare i bisogni delle persone. La frammentazione politica non è un disvalore, anzi. Ad esempio, i popoli italici hanno dato il meglio di se nel Rinascimento, quando erano divisi.

I sostenitori dell’accoglienza comunque (anche quando l’immigrazione è fuori controllo e diventa invasione) invece di agitare i fantasmi del fascismo e del razzismo peggiorando lo scontro, dovrebbero ragionare in termini più filosofici e sociologici e capire che, esattamente come per la 3° legge della dinamica, anche in questo caso, a un’azione verso la globalizzazione corrisponderà, inevitabile, una reazione uguale e contraria verso il localismo e la riscoperta e rivalutazione delle proprie identità etnico-culturali. Come si spiegherebbe altrimenti l’integralismo di molti giovani musulmani di 2° o 3° generazione che vivono nelle comunità islamiche occidentali, perfino più intransigente di quello dei loro coetanei asiatici?

In conclusione, l’unica forma di globalizzazione e multiculturalità che possa avere un futuro è quella delle informazioni, poiché essa consente uno scambio culturale effettivo ma scevro da tensioni. Infatti, grazie a internet e ai traduttori istantanei delle centiaia di lingue e decine di alfabeti esistenti, ognuno potrà comunicare con chiunque altro nel mondo, per conoscerne, apprezzare e condividere, se ritiene, la cultura, e tutto ciò standosene comodamente seduto a casa sua, nella sua terra nativa e abitata prevalentemente dai suoi simili. I confini sono una cosa seria e al momento sono difesi in tutti i paesi del mondo tranne che in Europa, culla del pensiero universalista e laicista.

In ottemperanza a tale pensiero, in passato l’Europa ha invaso mezzo mondo e attraverso il colonialismo ha preteso esportare ovunque, anche con la forza, i suoi valori.  La stessa emigrazione europea del secolo scorso, in particolare d’italiani e veneti (il mantra che i buonisti nostrani rievocano a ogni piè sospinto per giustificare l’attuale immigrazione clandestina in Italia) quando non è avvenuta in ambito europeo, altro non è stata che la coda tardiva del colonialismo europeo, ossia un’emigrazione verso quei luoghi, ex-colonie, accumunati dai valori occidentali (Americhe, Sudafrica e Australia) per niente clandestina e spesso incoraggiata dai governi dei paesi di destinazione bisognosi di manodopera. Al contrario, quella avutasi verso i paesi di antiche e consolidate, ma troppo diverse civiltà asiatiche e africane, è stata del tutto marginale, frutto di stravaganti bizzarrie. A tutt’oggi, più per inerzia intellettuale che altro, l’Europa continua a rimanere aperta al resto del mondo e subire (invece che controllare) una massiccia invasione a senso unico di genti portatrici di culture e valori alieni che non contemplano spesso il laicismo e il rispetto della donna, un’immigrazione che non ha assolutamente alcuna comparazione con quella degli europei, avvenuta in passato, come detto, quasi esclusivamente nell’ambito del mondo e della civiltà occidentale.

A prescindere dalla difficile situazione economica perdurante, il perché di quest’apertura non è compreso dalla gente comune e neanche da tanti intellettuali, tra cui quelli (come la compianta Oriana Fallaci) che in tempi non sospetti già avevano previsto quanto sarebbe successo. Pertanto, bisognerà farsene una ragione se presto i muri sorgeranno anche qui da noi, come naturale reazione all’invasione. Ecco perché alla manifestazione della Lega contro l’immigrazione clandestina sventolavano soprattutto bandiere di San Marco, confuse tra quanti, se pur da altre parti d’Italia, la pensano così. Ma i veneti non hanno certo rinunciato alla lotta per la loro indipendenza dall’Italia. Infatti, non ci basterebbe uscire dall’euro (ammesso che esso possa costituire un problema per un territorio con un residuo fiscale di venti miliardi di euro) poiché l’unica via salvifica è, prima di tutto, recidere definitivamente le catene che ci fanno schiavi di Roma. Né i veneti sono contro gli stranieri a priori (com’è del resto nella loro storia) se essi arrivano in maniera sostenibile e con voglia di lavorare e integrarsi. Ma quando arrivano in massa e contaminati dallo Stato italiano e dalla cultura di sinistra, che inculca loro solo furbizie, pretese (come quelle dei musulmani di conservare addirittura i loro usi e costumi a scapito dei nostri) tanti diritti e niente doveri, allora diventano inutili e un peso per le nostre comunità.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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