Veneti arrestati, ma quale eversione e terrorismo?


VENETI ARRESTATI, MA QUALE EVERSIONE E TERRORISMO?

Il Cater-Tanko dell'Alleanza
Il Cater-Tanko dell’Alleanza

Secondo gli inquirenti che da un paio d’anni (su delazione di un ex-militante leghista) intercettavano il gruppo denominatosi l’Alleanza, diramazione segreta di Brescia Patria (che a sua volta s’inserisce nel contesto molto variegato dell’indipendentismo, nella fattispecie con agganci a movimenti indipendentisti veneti e di altri popoli e territori italiani) gli appartenenti a tale gruppo, quasi tutti ultracinquantenni e padri di famiglia, sarebbero perseguibili per il reato di eversione e terrorismo. Come detto, l’indipendentismo veneto è molto variegato e nella sua quasi totalità è composto di movimenti che intendono perseguire l’obiettivo dell’indipendenza attraverso metodi democratici e pacifici, sebbene assolutamente determinati. Se porsi l’obiettivo dell’indipendenza del Veneto e votare a favore di essa è eversivo, allora per questo Stato Italiano in sfacelo, ben rappresentato dai magistrati responsabili di questa ridicola retata a orologeria che si ostinano a rimarcarne “l’indefettibile impronta unitaria che lo caratterizza costituzionalmente”, dovrebbero essere considerati eversivi anche i milioni di veneti che in assoluta maggioranza hanno votato online per la loro indipendenza.

Evidentemente non è così, perché i veneti sono un popolo autoctono, con una storia millenaria di autogoverno serenissimo come cittadini della Repubblica di Venezia, in confronto alla quale lo Stato Italiano scompare, ridotto a semplice emanazione delle velleità coloniali savoiarde (responsabili del coinvolgimento dei veneti e degli altri popoli italici in dittature e guerre sanguinarie che hanno prodotto solo lutti e miseria) e che ora nella breve fase repubblicana, reiterando gli antichi vizi monarchici, sta rapidamente vanificando l’emancipazione economica conseguita dai nostri padri e nonni negli anni del dopoguerra al prezzo di sacrifici e duro lavoro. E come popolo, il cui status è riconosciuto dalla stessa legge italiana (L.340/1971) e poiché lo Stato italiano ha aderito ai trattati internazionali (Art. 10 della Costituzione) che riconoscono il diritto naturale dei popoli all’autodeterminazione, i veneti o chi per loro non possono dunque essere ritenuti eversivi quando mettono in atto democraticamente delle azioni volte a esercitare tale diritto. L’insurrezione popolare sarebbe dunque l’ultima ratio che avrebbe un popolo, qualora tutte le vie democratiche per ottenere l’indipendenza fossero state precluse dall’ottusità reazionaria dello Stato occupante, ma anche in questo caso non si può confondere l’eversione con la legittima difesa contro uno Stato Nazionale che sfrutta, occupa un territorio amministrativamente e ne riduce in sudditanza la componente etnica maggioritaria con il proposito, palese o dissimulato che sia, di cancellarne l’identità e la diversità.

Rimarrebbe, per il gruppo dei passionari riuniti nell’Alleanza, l’accusa di terrorismo. Le intercettazioni ambientali e telefoniche evidenziano più che altro sfoghi personali che rivelano certamente astio per lo stato occupante e inetto, e infarciti di sparate poco credibili, da bar sport, che parlano dell’esigenza di mettere in atto azioni dimostrative spettacolari, anche credibilmente intimidatorie ma prive d’intenzioni offensive, con l’unico scopo di dar ancor più stimoli alla popolazione veneta e risalto internazionale alla sua lotta di liberazione, se quest’azione fosse riuscita a suscitare l’insurrezione della piazza. Giungere in Piazza San Marco a Venezia, accompagnati dall’eco di analoghe manifestazioni in altre piazze italiane, con una ruspa camuffata da tank da cui spunta un cannoncino forse funzionante e sostenuti magari da centinaia di militanti muniti di armi leggere, avrebbe certamente incusso un certo timore negli astanti, se tutto ciò non fosse stato altro che fantasie e vani desideri degli appartenenti alla cellula segreta.

Infatti, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e come ben evidenziano le intercettazioni, erano passati quasi tre anni prima che questi “novelli carbonari” disillusi (che volevano disfare quanto sognato dai loro antesignani) riuscissero a dare forma e funzionalità al cosiddetto TANKO. Anni consumati tra problemi di defezioni, reclutamento, finanziamento (guai se avessero avuto il sostegno che l’URSS dette ai comunisti italiani) e reperimento di armi leggere (queste ultime non trovate nel blitz perché mai reperite). Un TANKO blindato, concepito principalmente per fornire una solida difesa passiva, farsi strada fino alla statua di Garibaldi adiacente a Piazza San Marco e colpirla simbolicamente con un cannoncino da montare su di esso. Un rudimentale cannoncino ad avancarica (e quindi in grado di sparare forse un unico colpo, a meno di non uscire dal TANKO ed esporsi per ricaricarlo) che potesse sembrare almeno una credibile arma di dissuasione, ma che al momento della retata era ancora ben lungi dall’essere funzionante e sicuro.

Ci si chiede allora perché i magistrati non abbiano aspettato ancora qualche mese prima d’intervenire, finché non fosse del tutto a punto il progetto “eversivo”, per sicurezza magari infiltrando qualcuno nel gruppo (se già non l’avessero fatto, considerata la facilità con cui i Ros origliavano le vicende anche personali di quest’indagati) così da bloccare il TANKO non appena uscisse del capannone per dirigersi a Venezia e scongiurare la figuraccia fatta dall’Italia nel ’97 con i Serenissimi.  Non sarà stato forse perché avrebbero dovuto aspettare degli anni? Non sarà forse perché era più conveniente per lo Stato Italiano farlo subito il blitz e dare così un segnale inquietante al Consiglio Regionale Veneto, all’indomani della votazione, in Commissione 1, favorevole al referendum sull’indipendenza del Veneto e in vista della sua discussione nell’assemblea consigliare? Non sarà forse perché lo Stato Italiano non ha alcuna intenzione di negoziare pacificamente l’indipendenza del Veneto, come fa il Regno Unito con la Scozia, ma intende bloccare qualsiasi pretesa di referendum, anche con l’uso della forza e non voleva quindi ritrovarsi, nel momento della verità, con una potenziale cellula insurrezionale, per quanto palesemente velleitaria?

Tuttavia, con il pretesto che le presunte intenzioni non violente, emerse più volte nelle intercettazioni di cotali terribili cospiratori non fossero affidabili, i solerti magistrati italiani hanno infine ritenuto necessario intervenire per tempo. Il TANKO, giunto sul posto a loro insaputa (tsk tsk) avrebbe potuto anche sparate e mandare in pezzi la statua di Garibaldi, mettendo a rischio la vita di qualcuno (più facile, di quelli dentro il TANKO). Ma non sarebbe stato più semplice abbattere la statua con delle corde come si fa in tutto il mondo? Sarà poi sfuggito ai magistrati che al pericoloso indipendentismo veneto non si può imputare né un morto né un ferito, mentre a centinaia sono stati i morti provocati dal terrorismo rosso e nero, dalle mafie, dai servizi deviati, dalle bande dell’est che hanno saccheggiato e saccheggiano il Veneto, e persino da carabinieri che spesso eccedono nelle loro funzioni?

La realtà è che il TANKO sequestrato, lanciato alla sua massima velocità, sfiora gli otto chilometri l’ora e che il “micidiale” cannoncino non era montato e funzionante perché gravato da continui problemi di messa a punto, per cui il tutto si riduce a un processo alle intenzioni, non essendo stata fatta alcuna concreta azione terroristica o vagamente intimidatoria né c’erano le condizioni per poterla fare. Ciò nonostante, quattrocento uomini dei carabinieri del Ros, armati fino ai denti, sono stati impegnati nell’operazione propaganda, scattata all’alba in quattro province e due regioni contro a dei goliardici anzianotti in pigiama. Che inutile spreco di risorse ed energie umane, ma quando si tratta di lavorare per garantirsi lo stipendio non si bada a spese e si fanno di buon ora anche queste retate a orologeria. Un’azione piuttosto rilassata per le forze dell’ordine, in realtà una specie d’esercitazione militare fatta solo per mostrare ai veneti imbelli i muscoli straordinari dello Stato occupante, nevvero? Peccato che questo stesso Stato, così muscolare con i deboli, abbia spesso fornito proverbiale prova d’impotenza e inefficienza quando mette il naso fuori dei suoi confini.

Ma se per gli indipendentisti dell’Alleanza l’obiettivo era focalizzare l’attenzione dei veneti sulla questione dell’indipendenza attraverso un’azione clamorosa, benché inoffensiva, mettendone in conto anche le possibili conseguenze penali, il blitz dei Ros ha solo anticipato il risultato finale. Si è rivelato, infatti, esso sì, un clamoroso e ridicolo autogol, poiché ha avuto l’effetto di compattare ancor più gli indipendentisti, per loro natura, sparsi, divisi e in continua diatriba tra loro, che stanno anche rivedendo le loro idee su una Lega Nord, a lungo ripudiata e detestata per aver barattato l’indipendenza con il federalismo in cambio dell’appoggio al Caimano, peraltro senza risultato alcuno, e che ora invece, per bocca di Salvini, contrariamente a quanto fece Bossi con i Serenissimi nel 1997, finalmente prende in maniera aperta e chiara, le difese dell’indipendentismo veneto e di questi patrioti ingiustamente carcerati sulla base di presunte intenzioni. Lo Stato Italiano non tenti d’impedire con la forza la realizzazione di un referendum per l’autodeterminazione dei veneti, democraticamente indetto dal Consiglio Regionale Veneto che, per quanto emanazione di questo Stato fallimentare, a tutti gli effetti rappresenta il popolo veneto, inteso come tutti i cittadini che vivono nel territorio del Veneto. Se lo facesse, non sarebbe servito a niente decapitare l’Alleanza, perché, allora sì, si rischia che la gente incattivita riempia le piazze venete, magari armata, senza aspettare che un altro CATER-TANKO gli dia il via.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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