Chi ha paura del referendum in Crimea?


CHI HA PAURA DEL REFERENDUM IN CRIMEA?

Referendum CrimeaNon c’è popolo al mondo, Italia compresa, che riguardo a brame di conquista e razzismo etnico non abbia qualche scheletro nell’armadio. Gli USA, esportatori di democrazia, nelle “loro terre” hanno compiuto uno fra i genocidi più vigliacchi e crudeli al mondo, quello dei nativi pellirossa. Limitandoci all’Evo moderno, non c’è che l’imbarazzo della scelta in un crescendo tragico tra Cortéz, il massacratore degli aztechi, Hitler, sterminatore degli ebrei, l’Armenia, Stalin, Mao, Pol Pot, Bokassa, il Darfur e così via. Gli USA nel ruolo strategico geopolitico che si sono ritagliati, quello di gendarmi del pianeta, difendono più che altro i loro interessi, cadendo perciò in continue incoerenze e contraddizioni (tra cui, allearsi con i talebani quando serve e poi combatterli, promuovere la secessione del Kosovo e avversare quella della Crimea). Se l’umanità vuole superare atrocità e nefandezze, deve avvenire una profonda svolta culturale perché sia riconosciuto, di fatto, e non solo formalmente nei trattati internazionali, il diritto dei popoli all’esistenza e all’autodeterminazione, esattamente come agli individui è riconosciuto il diritto alla vita e alla libertà. Il riconoscimento di tali diritti per gli individui è un cammino che è stato completato quasi un secolo e mezzo fa con l’abolizione della schiavitù (anche se in luoghi remoti e nascosti della Terra ancora esistono impunemente sacche di schiavismo larvato e disprezzo della vita umana) ed è perciò auspicabile che un analogo cammino sia intrapreso per il riconoscimento del diritto all’esistenza e all’autodeterminazione dei popoli.

Tuttavia, perché ciò accada, si deve superare il concetto di NAZIONE STATO passando a quello di NAZIONE PER CONSENSO. Quest’ultima è proprio come un club, dove un membro può farsi la tessera e non rinnovarla quando non ha più interesse. In modo parziale e imperfetto questa forma politica, fondata sul consenso, già esiste con l’UE, da cui ogni paese membro può uscire quando vuole, perfino dall’Eurozona, se pensa che gli converrebbe. L’UE e l’Eurozona, così come sono ora configurate, in cui se un paese membro non intende rispettare i loro vincoli è libero di dissociarsi (ha cioè diritto di secessione) vanno fin troppo bene se paragonate allo standard mondiale. E’ quindi assolutamente da scongiurare l’intenzione, per ora velleitaria, di chi vorrebbe un’unione politica dell’EU per ricreare in grande il modello giacobino della Nazione Stato e far ricadere le proprie colpe e inefficienze economiche sugli altri. Al contrario, l’UE deve diventare una confederazione al cui interno si dissolvano i vecchi stati nazionali di stampo giacobino e trovino la libertà i popoli che in questi sono ora imbrigliati, compressi, separati e in qualche caso sfruttati.

Purtroppo i referendum per l’autodeterminazione sono in generale avversati da quanti sostengono lo statu quo per conservare posizioni d’interesse e privilegio. Se l’esito del referendum in Crimea (dove la popolazione autoctona non è russa e tantomeno ucraina ma tartara) sancirà l’annessione della Crimea alla Russia, a maggior ragione l’esito dei referendum annunciati in Scozia e Catalogna, dove le popolazioni sono native da secoli, dovrà sancire l’eventuale richiesta d’indipendenza di questi popoli. Se la secessione della Crimea si sommerà a quella recentemente consumata del Kosovo, anche se due rondini non fanno primavera, essa avrà l’effetto di annunciare l’avvento di una stagione prolifica per la libertà dei popoli, cui potrebbero allora prenotarsi anche realtà come il Veneto, in testa (dove al parlamento regionale è già stata votata una risoluzione per l’indizione del referendum per l’indipendenza) e a seguire magari le Fiandre, la Bretagna, i Paesi Baschi, la Galizia, la Corsica, il Tirolo o la Baviera.

Questa prospettiva attanaglia e spaventa gli Stati Nazionali (figli di guerre sanguinarie e barbare, anziché del consenso) e al loro interno tremano quelle componenti etniche che godono di privilegi ingiustificati e trasferimenti impropri a spese di altri popoli oppressi. Se i popoli europei potessero esprimersi liberamente, senza il bavaglio imposto dai loro governi, spesso al servizio d’interessi di parte o extranazionali, molti confini potrebbero cambiare nella vecchia Europa con buona pace di Obama. In effetti, nello scenario politico mondiale, dove da sempre sguazzano grossi squali famelici che in nome d’ideologie di ogni tipo hanno sempre divorato tutto il possibile, è un miracolo che la piccola Svizzera sia riuscita a sopravvivere alle loro brame di conquista, conservando indenne dalla sua nascita la propria indipendenza e organizzazione statuale, tranne che durante il ciclone napoleonico per quanto breve. Onore e merito perciò alla Confederazione Elvetica, vero paradigma ed esempio per tutti di libertà e democrazia diretta.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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