Non é questione di banane, nella “Repubblica delle banane”


repubblica delle bananeNON É QUESTIONE DI BANANE, NELLA “REPUBBLICA DELLE BANANE”

“Mai nessuno che se la stupri”, aveva detto la consigliera leghista padovana Valandro riguardo alla Kyenge. Per i giudici è istigazione a delinquere e razzismo, ma non è questione di agitare o lanciare banane per scherno che anzi fanno bene a tutti a tutti i primati, uomo compreso, bianco o nero che sia, e non si stratta di augurare lo stupro a nessuno. L’intenzione della Valandro, ovviamente mal espressa, era evidentemente quella di far intendere come la drammaticità di certe situazioni la si comprenda appieno solo quando si è colpiti da vicino, se non di persona. Ad esempio, quanti in Italia muoiono per incidente stradale e nessuno di noi ci fa ormai più caso, perché  pensiamo che a noi non ci capiterà mai, ma basta che l’incidente interessi un parente che subito la percezione ovviamente cambia.

Sicuramente la Valandro avrebbe dovuto dire più pacatamente che la Kyenge ha una percezione limitata della pericolosità di certi comportamenti degli extracomunitari che difende tanto, perché non ne ha mai subito le drammatiche conseguenze da vicino e forse anche perché nel suo paese di origine gli stupri sono così comuni che nessuno ci ha mai fatto caso, ma noi in Italia, vogliamo migliorare la situazione invece che peggiorarla. Il senso non cambia rispetto alla frase sanguigna e sintetica, anche se infelice, della Valandro, ma quando si è fissati col razzismo per ragioni psicologiche, di preconcetto o convenienza politica, si vede solo quello che interessa vedere e si aprono pretestuose campagne di denigrazione con tanto di denunce, ma tant’è, la politica oggi è questa, una rissa continua dove vale tutto (specchio della deriva cruenta e suburbana delle antiche e nobili arti marziali) il buon senso diventa una qualità rara e l’Italia va a ramengo.

Alle sinistre, orfane dell’ideologia comunista fallimentare e abbandonata ormai da tutti tranne che dalla Corea del Nord (un vessillo poco lusinghiero da sbandierare) non resta che attaccarsi al mondialismo e a questioni di lana caprina riguardanti il razzismo e le esternazioni ruspanti e fuori dalle righe di alcuni sprovveduti esponenti leghisti. Poca cosa, anche se associata alla fissazione per i diritti dei gay (del resto molto calpestati proprio dai popoli del terzo mondo che le sinistre vorrebbero trasferire in massa nel nostro paese) al punto da dar per scontata agli omofobi l’attribuzione dell’incendio di un liceo romano, risultata poi il frutto della vendetta di alcuni alunni bocciati dello stesso liceo, magari sensibili ai diritti dei gay ma poco al rispetto della proprietà pubblica.

Curiosa è poi l’idea della globalizzazione a due velocità che la sinistra ha: per le persone sì, ma per i loro quattrini no. Non fanno nulla perché gli stranieri vengano a investirli qui da noi, ma soprattutto fanno il can-can perché quelli degli italiani rimangano entro i patri confini che, a riguardo, vorrebbero assolutamente invalicabili. Invece, come il flusso d’immigranti clandestini in Italia è inarrestabile, altrettanto lo è quello dei bigliettoni italiani che emigrano nei paradisi fiscali. Se ne facciano una ragione, i sostenitori della ministra di colore e della Boldrini, porta bandiere del cattocomunismo. É conseguenza della globalizzazione anche questo flusso di denaro che lascia l’Italia (oltre che di cervelli e imprenditori), e va accettato di buon grado. Abbiate un minimo di coerenza, se le persone hanno il diritto di andare dove vogliono, devono poterlo fare con i loro quattrini, quanti ne servono e vogliono, senza limiti.

Se non è giusto che uno rischi la vita, attraversando su una carretta del mare il Canale di Sicilia per raggiungere il suo presunto paradiso italico e garantirsi un futuro sfuggendo a guerre e miseria ed è comprensibile e ammirevole che lo faccia, perché mai sarebbe riprovevole che un altro rischi, anche se fosse, la galera per trasferire i suoi sudati bigliettoni, da questo inferno di vessazione, nei paradisi fiscali e garantirsi così un futuro sereno anziché una possibile miseria o il suicidio? Non è, invece, realmente riprovevole farsi eleggere in parlamento, occupandosi della propria carriera politica invece che dei problemi degli italiani, produrre leggi insane per ottenere il consenso e la propria permanenza sulla poltrona e tartassare per questo i ceti produttivi, portandoli alla rovina, per ridistribuire i loro redditi al proprio elettorato parassitario?

L’evasione fiscale è illegale, ma in questo Stato ladro chi riesce a evadere compie un atto di legittima difesa, almeno fino a quando nella Costituzione non sarà posto un limite giusto e invalicabile al prelievo fiscale. In questa maniera i politici impareranno a governare in conformità a un budget stabilito, uguale per tutti, senza fare promesse e programmi a priori per i quali dovranno poi cercare le coperture economiche col risultato di inasprire ancor più il prelievo fiscale. Se ne facciano una ragione tutti, la globalizzazione non fa sconti a nessuno e se uno è fermamente convinto della sua giustezza, dovrebbe sapere che Stati e frontiere sono incompatibili con essa, specialmente quando sono espressione di una “Repubblica delle banane” come la nostra.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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