Giustizia a orologeria


giustizia ciecaGIUSTIZIA A OROLOGERIA

E’ singolare che inchieste iniziate anni fa e in tempi diversi (Formigoni, Fitto, Orsi, Mps, Giordano) finiscano la fase istruttoria con i rinvii a giudizio, diano corso alle perquisizioni o emettano i giudizi di primo grado proprio ora alla vigilia di queste elezioni. Una simultaneità e tempestività straordinarie, considerando quanto le procure di tutta Italia siano intasate da inchieste, istruzioni e svolgimento d’innumeri processi penali a dir poco annosi.

Un’over dose d’inchieste fatte con leggerezza ed evidentemente con altri fini che non siano l’assicurare alla giustizia dei corrotti (in diversi casi questo tipo d’inchieste sono, infatti, finite nel nulla di fatto) crea assuefazione nei cittadini che cominciano a dubitare anche dei magistrati inquirenti, a tutto discredito delle inchieste svolte seriamente e suffragate da indubbie prove di colpevolezza e non solo da più o meno fondati indizi o sospetti, puntualmente smontati dai magistrati giudicanti.

E’ evidente che dentro la casta politico-dirigenziale c’è un sistema di corruzione contro il quale la casta reagisce quanto meno girando la testa se non proprio proteggendo a prescindere gli adepti (vedi Monti, ma è solo un esempio, che ha riconfermato Orsi invece di dimetterlo). Tuttavia, se il problema è impedire che i sospetti siano eletti e sfuggano pertanto, almeno temporaneamente, alla giustizia, con l’aria che tira e con prove d’accusa ben fondate, dubito molto che il prossimo Parlamento si opponga a eventuali richieste di carcerazione preventiva contro i parlamentari inquisiti, verso i quali, è bene precisare, non è più necessaria l’autorizzazione del Parlamento a procedere nelle inchieste, poiché dopo tangentopoli è stata alquanto limitata l’immunità parlamentare.

In conclusione, inutile nascondersi dietro una foglia di fico, anche se la casta se lo merita, questo sciame d’inchieste e procedimenti giudiziari contemporanei, alla vigilia delle elezioni, odora proprio di giustizia a orologeria, che non tenendo conto di alcun criterio di opportunità, rischia seriamente d’influenzare l’esito delle elezioni, insinuando altresì il sospetto che tale tentativo, scorretto, sia stato anche premeditato.

Il fatto, inoltre, che in qualche modo s’intravveda una parvenza di compensazione con inchieste che riguardano anche il Pd oltre che il centro-destra (caso Mps, mentre però Vendola ed Errani sono stati con tempismo assolti) non tragga in inganno. Ciò potrebbe dimostrare che i magistrati inquirenti non guardano in faccia nessuno come pure che la lotta politica, fatta a suon di colpi bassi, si sia trasferita anche all’interno delle Procure, dove attitudini giacobine e forcaiole appaiono con fatica contenute da atteggiamenti più moderarti.

La solerzia dei nostri inquirenti politicizzati è tale, poi, che non esitano a infangare gli avversari politici anche per ipotesi di corruzione internazionale (prassi questa evidentemente comune per oliare le dirigenze di molti paesi in via di sviluppo, più corrotte, se possibile, della nostra). Essi pongono a repentaglio le commesse delle nostre grandi aziende a partecipazione statale (Saipem, Finmeccanica) ottenendo, pur di spettacolarizzare le inchieste, l’interessante risultato che ora l’India, invece d’indagare i propri dirigenti corrotti per recuperare le tangenti da costoro incassate, interrompe i pagamenti degli elicotteri già consegnati e sospende la commessa in attesa di chiarimenti dall’Italia. Certe inchieste che riguardano interessi nazionali dovrebbero esser fatte con cautela e non spiattellate ai quattro venti prima ancora della chiusura delle indagini solo per colpire qualche partito politico alla vigilia delle elezioni. Se queste inchieste finiranno in una bolla di sapone, qualche procuratore dovrà pure pagare per la sua superficialità, o no?

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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