‘Ndrangheta lombarda e xenofobia


'Ndrangheta e movimentazione terra
‘Ndrangheta e movimentazione terra

‘NDRANGHETA LOMBARDA E XENOFOBIA

Nelle intercettazioni telefoniche effettuate dai magistrati inquirenti della procura di Milano concernenti il caso Zambetti, Monica Culicchi, in contatto con la persona che cerca di contattare Tizzoni (il candidato nella sua stessa lista civica apparentata alla Lega Nord che ha poi rifiutato i voti della ‘ndrangheta) dice che «i voti dei calabresi se li è comprati tutti il Pd». Ma quanti sono i calabresi in Lombardia, nel Veneto e in Emilia-Romagna? Votano tutti in maniera compatta su indicazione dei capi cosca o c’è qualcuno che vota in maniera indipendente? Ma non ci avevano detto che questi comportamenti erano conseguenza della mancanza di lavoro e prospettive e delle condizioni di povertà tipiche della Calabria e del sud in genere? Come mai si manifestano anche nella ricca Lombardia e nel florido nord?

In realtà, sembra proprio che i calabresi si siano comportati come degli immigrati stranieri, che invece di disperdersi, amalgamarsi e uniformarsi nei comportamenti ai virtuosi lombardi, si sono compattati tra loro, rafforzando e stringendo tra loro nuovi legami familiari, di amicizie e connivenze e conservando inalterati usi e costumi. Usanze che invece di affievolirsi con la prospettiva di un lavoro onesto per tutti, si sono riaffermate con le possibilità di arricchirsi molto di più e più facilmente che nei paesi di origine. L’integrazione, se così si può dire, è del tutto apparente e, se c’è stata, invece di essere la somma delle qualità migliori di lombardi e calabresi, ha fatto invece emergere in qualche caso anche le qualità peggiori dei lombardi. In sostanza, con l’emigrazione, pezzi di Calabria sono stati trapiantati al nord, ricreando qua e là quell’humus su cui clan del tutto nuovi e cosche trapiantate hanno attecchito, alcune mantenendo ancora i legami familiari con le case madri.

La comunità calabrese ha un senso di appartenenza etnico-identitaria molto più forte delle genti padane che disperdono il loro voto in tanti simboli e liste civiche. Il fatto forse di sentirsi “stranieri” in Lombardia ed estranei all’identità padana fa si che tutti i membri della comunità si conoscano e riconoscano tra loro. Tolti i pochi che si sono integrati, la comunità delle periferie urbane costellate di casermoni vota compatta e cosciente in una direzione ben precisa e quando il gregge tende a disperdersi, ci pensano gli sgherri dei padrini (anche se “sgherri” è termine più lombardo e “padrini” più siculo) a raccogliere tutte le pecorelle, che conoscono una a una e a far si che votino, volenti o nolenti, secondo le loro indicazioni.

E’ poco probabile che i proventi del voto di scambio (50 euro a elettore) siano materialmente ripassati al singolo votante che non ci farebbe neanche un pieno di benzina. Più facile che rimangano nelle tasche dei capiclan che li useranno, in parte, per il sostegno della comunità e degli affigliati. Però, una volta infiltrati i suoi uomini nell’amministrazione degli enti locali, la ricaduta positiva per la comunità starà, di fatto, nella possibilità di accaparrare appalti per le imprese, in genere di movimentazione terra (che per loro natura possono più facilmente evadere il fisco) e distribuire così posti di lavoro a tutti.

Senza il voto della “colonia calabrese” e di quella genericamente meridionale (Zambetti è immigrato a Milano da Bari nei lontani anni ‘70) l’’ndrangheta non sarebbe mai potuta infiltrarsi nelle amministrazioni lombarde. La Culicchi, infatti, non dice che il Pd ha conquistato il voto dei calabresi (come per esempio Obama quello degli ispanici negli USA) dice proprio che se lo sarebbe comprato. I magistrati della procura di Milano hanno in mano intercettazioni ambientali tra affiliati alla ‘ndrangheta che spiegano nel dettaglio quanto valevano i voti: 50 euro l’uno e Zambetti alle ultime elezioni regionali ne avrebbe rastrellati circa 4 mila, per un prezzo totale di circa 200 mila euro. Non ci vuole molto a dedurre (stimando una media di quattro votanti per famiglia) che almeno un migliaio di famiglie, di probabili origini calabresi, sono affiliate o fiancheggiatrici delle cosche.

Chi non ha mezzi per indagare come i magistrati, come deve comportarsi con un calabrese che non conosce più che bene? Deve considerarlo a priori una persona onesta e fidarsi? Ma cosa fa uno di fronte a un cesto di mele apparentemente ottime sapendo che alcune di esse sono avvelenate e che potrebbe morire mangiandone anche solo una? Inizia a mangiarle o le rifiuta tutte? In questo caso, la xenofobia (paura degli estranei) non è una né malattia primaria (ossia senza una causa specifica e conosciuta) né una fobia immaginaria. E’ al contrario, una malattia secondaria, conseguenza di disfunzioni socio-culturali ben note, per la quale non c’è altra cura che eliminare le disfunzioni e smetterla di colpevolizzare il malato. E bisogna fare in fretta perché nel frattempo la diffidenza dei cittadini onesti ma impauriti del nord creerà barriere sempre più invalicabili anche nei confronti dei cittadini onesti originari del sud.

Un’altra questione è quella dell’organizzazione interna di un partito soprattutto riguardo alla sua nomenclatura e alla costituzione delle liste elettorali. I quadri dirigenti di un partito sono il risultato di votazioni democratiche tra i delegati fatte in base alle idee e alla proposta politica? Le liste elettorali sono costituite in seguito a una selezione basata sulle competenze e la dirittura morale dei candidati o il tutto è fatto in conformità a chi possiede i “pacchetti” di voti più grossi? Se poi a questo aggiungiamo la possibilità, per se democraticamente giusta (sebbene caso unico in Europa) di poter esprimere delle preferenze, ecco allora che l’eventualità d’infiltrazioni mafiose negli enti locali e nel parlamento attraverso il meccanismo del voto di scambio aumentano considerevolmente.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

5 thoughts on “‘Ndrangheta lombarda e xenofobia”

  1. Guarda che tra quei 4000 voti possono benissimo esserci altrettante persone non calabresi… il fatto di essere calabrese non vuol dire assolutamente di essere a disposizione o alle dipendenze di questo o quel cla ndranghetista. La tua mi sembra una generalizzazione fuori luogo. e stai pur certo che nessuno di quei 4000 votanti ha mai visto un centesimo (né s’illudeva i vederli), quindi nn vedo che vantaggio ne possano aver ricavato.
    Il punto non è che abbiamo “calabresizzato” la lombradia… il punto è che in Lombradia ci sono i soldi, e le organizzazioni criminali vanno dove ci sono i soldi. credi sul serio che i lavori per l’expo del 2015 li faranno società che non siano in qualche modo legate a ndrangheta o mafia? per quanto possa sembrare cinico in Lombardia “non si muove foglia che la ndrangheta non voglia”.

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    1. Io credo invece che la comunità calabrese abbia un senso di appartenenza etnico-identitaria molto più forte delle genti padane che disperdono il loro voto in tanti simboli e liste civiche. Il fatto forse di sentirsi “stranieri” in Lombardia ed estranei all’identità padana fa si che tutti i membri della comunità si conoscano e riconoscano tra loro e che questa voti compatta e cosciente in una direzione ben precisa e quando il gregge tende a disperdersi ci pensano gli sgherri dei padrini (anche se “sgherri” è termine più lombardo e “padrini” più siculo) a raccogliere tutte le pecorelle, che conoscono una a una e a far si che votino, volenti o nolenti, secondo le loro indicazioni.
      Anch’io non credo che i proventi del voto di scambio (50 euro a voto) siano materialmente ripassati al singolo votante che non ci farebbe neanche un pieno di benzina. Credo che rimangano nelle tasche dei capiclan che li useranno, solo in parte, per il sostegno della comunità e degli affigliati. Però, una volta infiltrati i suoi uomini nell’amministrazione degli enti locali, la ricaduta positiva per la comunità starà, di fatto, nella possibilità per la cosca di accaparrare appalti per le sue imprese, in genere di movimentazione terra (che per loro natura possono più facilmente evadere il fisco) e distribuire così posti di lavoro a tutti.

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      1. Nessun dubbio sul fatto che per noi l’identità culturale sia qualcosa di molto più importante e tangibile che non per i “locali” (passami il termine). Ancora diamo valore a cose come la famiglia o al senso di appartenenza, cose che, a quanto m’è dato vedere, sono considerate “fuori moda” da queste parti.
        Quello che non condivido è l’idea che TUTTA questa comunità sia guidata, più o meno direttamente, da criminali vari. Non discuto sul fatto che in parte sia così, ma ti posso assicurare che non conoscono tutti, uno per uno, né che siamo tutti convinti che, in quanto calabresi, dobbiamo stare compatti dietro alla “nostra” malavita. Infine, ti dirò che per uno della ndrangheta è molto, ma molto molto più facile intimidire un lombardo che non un calabrese…

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      2. Mi auguro che sia come tu dici e che i calabresi (e in generale i meridionali) onesti e coraggiosi prevalgano su quelli malavitosi nell’interesse di tutte le persone oneste e corrette e che la diffidenza, figlia della xenofobia, assieme alle varie mafie diventi solo il ricordo di un lontano e sofferto passato.

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