É ora di fare pulizia


Italiano: Il Presidente della Camera dei Deput...

 É ORA DI FARE PULIZIA

In Italia, i professionisti della politica quando non sono dei volgari opportunisti, sono i rappresentanti dell’Ancien Régime, una casta di privilegiati autoreferenziali, chiusi nei loro palazzi a discutere dei massimi sistemi, che malgrado tutta la loro cultura, non sono stati in grado di prevedere i cambiamenti epocali che stiamo vivendo. Come sempre avviene in questi casi (la Storia insegna) questi privilegiati saranno inevitabilmente spazzati via dalla scena politica italiana grazie alla buriana della globalizzazione e della rivoluzione informatica e alle loro conseguenze che non hanno saputo prevenire.

Napolitano, Monti, il politologo Scalfari, tutti gli esponenti del PD (tranne Renzi) quelli del PDL e più di tutti i centristi (Fini, Casini, Buttiglione, Cesa) che assieme molti altri loro pari, di continuo trombano sentenze dagli scranni del parlamento o dalle pagine dei loro quotidiani, sono tutti degni esponenti di una classe dirigente incapace e fallimentare che ha diretto per decenni il paese e ora cerca disperatamente di conservarsi difendendo questo vecchio regime. Essi sono sopravvissuti grazie all’ordinamento dello stato italiano, vetusto e anacronistico, in teoria fatto per garantire la democrazia e il pluralismo all’indomani della dittatura fascista attraverso dei contrappesi tra cariche istituzionali e poteri dello stato, ma che ora produce solo ingovernabilità e immobilismo.

Un esempio di quest’anacronismo è l’articolo costituzionale che stabilisce che il Presidente rimanga in carica sette anni invece che cinque come la maggioranza che l’ha nominato. Ciò produce l’anomalia per cui Parlamenti (e Governi) di una data maggioranza spesso ereditano e confliggono con Presidenti eletti da precedenti Parlamenti di opposta maggioranza. Quest’ordinamento statale sembra inoltre fatto apposta per favorire la partitocrazia, ossia il potere (e i privilegi) di una casta politica che assieme al suo “modus facendi” non si rinnova mai, con politici di professione che attraversano le decadi incolumi conservando le poltrone grazie a ribaltoni, inciuci e quanto altro serve. I governi pagano le conseguenze di questa situazione, paralizzati dai conflitti istituzionali e continuamente minati dai giochetti partitici.

Il presidenzialismo (abbinato a un sistema elettorale maggioritario) è la soluzione a tutto ciò, ossia uno stato presidenziale (e federale) con un Presidente eletto direttamente dai cittadini assieme ai parlamentari, che automaticamente diventa anche un Capo di Governo che può nominare e dimettere i suoi ministri ed esercitare effettivamente il suo potere esecutivo non potendo però superare i due mandati anche se non consecutivi. Esso dovrebbe poter essere dimesso solo con un referendum popolare a favore del suo vice, le cui dimissioni, a sua volta per referendum, dovrebbero portare a immediate elezioni anticipate. Stati a ordinamento presidenziale e federale sono ad esempio il Brasile, gli USA e il Messico.

Per ridurre il potere dei partiti e dei politici di professione, il Parlamento, che rappresenta il potere legislativo, dovrebbe essere formato dalla sola Camera dei Deputati con un numero di parlamentari ridotti rispetto all’attuale. Siccome il Parlamento è anche il luogo di scontro e mediazione tra interessi disparati e lobbies, in questa maniera la loro influenza dovrebbe essere minore e le leggi prodotte più coerenti e non frutto di compromessi bizantini che le rendono inefficaci e confuse. Questa è democrazia e governabilità, non quello schifo che abbiamo ora in Italia.

Infine, non si capisce perché le cosiddette parti sociali (Sindacato in primis e poi Confindustria, Confartigianato e via dicendo) ostacolando e rallentando l’azione dei governi, debbano influenzarli per altre vie (come la piazza o gli incontri bilaterali) essendo già abbondantemente rappresentate in Parlamento dai rispettivi partiti di riferimento, cui non devono sostituirsi per costituirne un inutile doppione che ne delegittima l’esistenza. In Parlamento si discutono e si fanno tutte le leggi, comprese quelle che riguardano ogni tipo di lavoratore e le sue garanzie, welfare incluso.

La disponibilità dei governi a consultare il sindacato su argomenti non pertinenti i contratti di lavoro, come la riforma del mercato del lavoro o le politiche industriali, non deve tradursi in una concertazione che travalichi i suoi scopi e porti a una vera e propria contrattazione su temi che competono al Parlamento. La cosiddetta “Triplice” deve limitarsi a definire i contratti privati nazionali con la sua controparte che sono gli imprenditori, senza il supporto del Governo (la cosiddetta terza gamba) e senza occuparsi di politica o dei contratti dei dipendenti pubblici la cui controparte sono gli italiani tutti, rappresentati dai loro parlamentari eletti. Questa fioritura di parti sociali che spesso ricevono contributi pubblici oltre che costosa è eccessiva, per cui tende a delegittimare il Parlamento, il vero luogo ove si dovrebbe esercitare la democrazia, se non fosse per l’attuale classe politica indegna e da rinnovare quasi al completo, che sempre più lo scredita e lo umilia.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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