Re Giorgio I, l’Intoccabile e l’Ancien Régime


Giorgio Napolitano, Presidente
    della Repubblica italiana

RE GIORGIO I, L’INTOCCABILE E L’ANCIEN RÉGIME

In Italia, i professionisti della politica quando non sono dei volgari opportunisti, sono i rappresentanti dell’ancien régime, una casta di privilegiati autoreferenziali, chiusi nei loro palazzi a discutere dei massimi sistemi, che malgrado tutta la loro cultura, non sono stati in grado di prevedere i cambiamenti epocali che stiamo vivendo. Come sempre avviene in questi casi (la Storia insegna) questi privilegiati saranno inevitabilmente spazzati via dalla scena politica italiana grazie alla buriana della globalizzazione e alle sue conseguenze che non hanno saputo prevenire.

Re Giorgio I, l’Intoccabile (Napolitano), degno esponente di questo regime (in cui prosperano oltre all’accademico Mario Monti anche l’esimio filosofo, economista nonché politologo Eugenio  Scalfari) l’ha capito bene l’aria che tira e invece di aprire le porte al nuovo, cerca disperatamente di conservare il vecchio o, peggio, resuscitare ciò che è morto e sepolto, la monarchia. In una vera democrazia, invece, nessuno può essere intoccabile, neanche se rappresenta un organo istituzionale. Pertanto la sua richiesta alla Consulta di far chiarezza sulle proprie “prerogative e garanzie” derivanti dal diritto costituzionale (ritenuto dai suoi sostenitori di fatto perenne e immutabile alla pari del diritto divino che fondava le monarchie) di fronte ai nuovi modelli comportamentali che i tempi richiedono, appare una richiesta inconcepibile e un mero tentativo di fuggire alle sue eventuali responsabilità o di temporeggiare per dilazionarne le conseguenze all’indomani della scadenza del suo mandato.

Non solo, la trasparenza politica e degli organi istituzionali è un diritto per il cittadino ed è basilare per la democrazia. In democrazia non si può imporre la propria visione delle cose con la forza o raccontando frottole.  Si dovrebbe far uso di una persuasione paziente, suffragata da argomentazioni oneste oltre che convincenti. Se il cittadino non ha tutte le informazioni necessarie come si può pretendere poi da lui un voto consapevole? E invece, si invoca in soccorso la Consulta, che per ovvi motivi di solidarietà partigiana (in termini sportivi: fare squadra) troverà la maniera di nascondere ciò che d’imbarazzante e poco consono alla figura e al ruolo del Presidente v’è in quelle intercettazioni telefoniche che lo riguardano.

Gli strenui difensori a priori del Presidente, a cominciare da quelli che sul quotidiano La Repubblica esigevano una risposta alle famose dieci domande poste a Berlusconi, e lo stesso Berlusconi, che con i suoi media (il settimanale Panorama) oggi istiga indirettamente Napolitano per poi furbescamente difenderlo pubblicamente domani, dovrebbero riflettere sul detto che “tutti sono utili e nessuno è indispensabile” e soprattutto sul fatto che gli italiani siano ormai stanchi di quest’intrighi da basso impero. Invece i primi si accaniscono in una difesa del Presidente che non sembra proprio d’ufficio, evidenziando con ciò un’ingiustificabile doppiezza di comportamento rispetto al Cavaliere e sollevando più di un sospetto che Napolitano (suo malgrado?) sia funzionale ai loro obiettivi e interessi spacciati per quelli dell’Italia mentre il secondo (con una mossa da mediocre scacchista che cerca di cogliere i classici due piccioni con una fava) pretenderebbe vendicarsi del Presidente colpevole di aver macchinato per le sue dimissioni e nello stesso tempo riabilitarsi agli occhi degli italiani ergendosi a suo difensore, ravvisando nell’uso improprio delle intercettazioni telefoniche l’unica causa di questo sfascio generale, uno sfacelo al quale certamente contribuisce anche parte della Magistratura, essa stessa espressione di quest’ancien régime, arroccata in una strenua difesa delle proprie prerogative e privilegi e restia a ogni possibile riforma del sistema giudiziario.

L’ordinamento dello stato italiano è, in effetti, vetusto e anacronistico, in teoria fatto per garantire la democrazia e il pluralismo all’indomani della dittatura fascista attraverso dei contrappesi tra cariche istituzionali e poteri dello stato. Allo stato attuale invece produce ingovernabilità e immobilismo.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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