Quale dovrebbe essere il senso dell’IMU ?


QUALE DOVREBBE ESSERE IL SENSO DELL’IMU?

L’IMU è una tassa sui fabbricati a uso abitativo e produttivo che ha senso se pagata al cento % ai comuni. Qualsiasi fabbricato in uso ha bisogno di una strada comunale per accedervi, di marciapiedi e parcheggi molto spesso gratuiti, ha bisogno di vie pavimentate o asfaltate, vigilate e illuminate di notte per distinguere il cammino e scoraggiare i malintenzionati e, in caso d’incendio, di soccorso da parte del corpo comunale volontario dei Vigili del fuoco. Ha bisogno inoltre di allacciamenti alle reti di scolo delle acque nere (fogne) e delle acque bianche, ossia delle acque, principalmente piovane, che se non ben drenate potrebbero invadere gli scantinati e i piani terra di questi fabbricati, anche in condizioni di precipitazioni normali, pregiudicandone l’uso e procurando danni economici. In sostanza ha bisogno e non solo, di quelle che sono chiamate le opere di urbanizzazione primaria, che una volta realizzate, richiedono tuttavia una costante manutenzione.

Un fabbricato che esiga tutto questo dal Comune, è giusto che contribuisca alle entrate comunali in proporzione al suo volume e alla quantità e qualità di questi servizi che esso riceve e non in funzione del suo valore catastale, anche se questo dipende, oltre che dall’età e altri parametri dell’immobile, dalle sue dimensioni e localizzazione, centrale o periferica, nella presunzione che le aree centrali siano meglio conservate e accudite dai comuni rispetto a quelle periferiche.

Al limite potrebbe essere esente dall’IMU, intesa come service tax, quel fabbricato che si trovi in un’area isolata, raggiungibile percorrendo qualche chilometro di una strada comunale sterrata priva di drenaggio idrico, illuminazione e di qualsiasi indicazione stradale o comunque di proprietà privata e che sia dotato di generatore d’energia autonomo, fossa biologica, sistema antincendio e vigilanza privata. In altri termini che sia totalmente autosufficiente rispetto ai servizi predisposti dai comuni. Spesso edifici isolati in aree non urbanizzate non ricevono nessun servizio dal comune, ma perché sono abusivi e il risultato dell’invasione di aree private o demaniali. E’ ovvio che in questo caso essi dovrebbero essere senza indugio demoliti.

Il buon senso vorrebbe che le prime case e i fabbricati a uso produttivo pagassero le percentuali minime sul valore catastale dell’immobile, mentre le seconde case quelle maggiori, anche se a parità di servizi ricevuti. Ovviamente, tenendo conto dello spirito dell’imposta che (a parte situazioni contingenti di crisi economica come l’attuale) non dovrebbe essere una patrimoniale ma un contributo al comune per dei servizi ricevuti, non avrebbe senso far pagare percentuali crescenti alle seconde, terze, quarte case e così via.

Pertanto, nell’attuale situazione di crisi economica, pesantemente vissuta dalle famiglie e dalle imprese, e di necessità delle casse statali, sarebbe giusto che quantomeno l’IMU sulla prima casa e le imprese fosse lasciata ai comuni, con la facoltà di abolirla del tutto o escluderla nei casi conclamati di difficoltà di singole famiglie o imprese, mentre si potrebbe temporaneamente trasformare in patrimoniale, a uso dell’erario, l’IMU sulle seconde, terze, quarte case sfitte e così via, applicano percentuali progressivamente crescenti ma escludendo dalla progressione quelle affittate, con il conseguente effetto di stimolare e calmierare pertanto i prezzi nel mercato degli affitti immobiliari.

Invece cosa fa il governo Monti? Riduce i trasferimenti ai comuni ben oltre il ricavato dell’IMU sulla prima casa, obbligandoli ad applicarla comunque (spesso con le percentuali più elevate per non ridurre i servizi ai cittadini) e include tra le seconde case gli immobili adibiti all’attività produttiva, colpendo così e ulteriormente deprimendo la piccola e media impresa. Comunque una cosa buona sembra portarla avanti, far pagare l’IMU sulle case invendute anche ai costruttori edili, come se fossero le loro seconde e terze abitazioni. Se patrimoniale deve essere, perché non farla pagare, per i loro cospicui patrimoni immobiliari, a questi palazzinari, spesso in odore di mafia, che riciclano i loro proventi illeciti nel settore edilizio e comunque, infiltrandosi nelle amministrazioni locali, cementificano e deturpano il territorio per arricchirsi? Se non altro, per pagare meno tasse, saranno così finalmente costretti a vendere i loro immobili a prezzi morigerati o ad affittarli per compensarne i costi “di magazzino”.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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