I soldi pubblici ai partiti? No, grazie


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I SOLDI PUBBLICI AI PARTITI? NO, GRAZIE

Con un referendum svolto nel 1993, gli italiani hanno abrogato il finanziamento pubblico ai partiti. In seguito, nello stesso dicembre del 1993, i partiti hanno introdotto i rimborsi elettorali e hanno pensato che sarebbe stato più comodo corrisponderli in trance (un tantum per elettore, anziché a piè di lista) e a elezioni avvenute, sulla base delle spese per la campagna elettorale effettivamente sostenute e documentate. Ovviamente per “comodità dei partiti”, in modo palesemente e volutamente equivoco la legge non prevedeva cosa si sarebbe potuto o dovuto fare dell’eventuale avanzo sui rimborsi elettorali quando questi fossero stati pagati effettivamente.

Ora la Corte dei Conti indaga la Lega Nord, che entrò al governo per la prima volta dopo le politiche del 1994 alleandosi nel nord con Forza Italia. Ma all’epoca dov’erano gli organi di controllo quando passava questa legge imbroglio e poi quando, in varie occasioni, il rimborso fu aumentato fino a portarlo progressivamente al 1000% circa dell’importo iniziale? Secondo logica e per rispetto degli italiani che hanno votato contro il finanziamento pubblico dei partiti, quest’avanzo si dovrebbe restituirlo allo Stato.

Nessun partito l’ha mai fatto e il suo uso è divenuto perciò un dilemma (piacevole) per i partiti. Che cosa farne? Non toccarlo, in attesa di chiarimenti e lasciare che la svalutazione nel tempo lo corroda o più opportunamente investirlo in beni rifugio (oro, diamanti, ecc.) titoli e immobili come ha fatto la Lega, mentre i furbetti del “cerchio magico” se ne servivano per le proprie spese ordinarie, essendo poi sorpresi con le mani nella marmellata, oppure, come ha fatto il PD, spenderlo tutto e oltre, indebitandosi in feste, concerti di piazza, congressi, ristoranti e alberghi e rendendolo, di fatto, una forma surrettizia di finanziamento pubblico contro il volere degli italiani? Questo era il dilemma per i partiti, ma gli italiani, almeno secondo i sondaggi, hanno già in mano la soluzione per loro…  chiudergli il rubinetto pubblico. Ma pensate che ai partiti cialtroni di Roma conti il parere degli italiani?

La Lega, se non altro, ha fatto il mea culpa e spero non ne voglia più sapere dei finanziamenti pubblici, neanche col sistema del 5 per mille, che servirebbe solo a schedare chi sostiene chi, anche per cifre insignificanti e i 17 milioni di euro che ha in cassa, che siano devoluti in beneficenza.  Il movimento di Beppe Grillo e prima ancora la stessa Lega ai suoi inizi hanno dimostrato che è più che sufficiente l‘autofinanziamento per crescere, sostenersi e farsi eleggere, anche per chi non ha dei Paperoni che apertamente pagano, tipo Berlusconi e De Benedetti, che a volte possono essere perfino controproducenti e demonizzati dagli avversari politici quando apertamente scendono in campo come ha fatto Berlusconi. Foraggiare il partito che curerà i tuoi interessi standotene ufficialmente fuori come fa De Benedetti, per la sinistra non configura invece un conflitto d’interessi (interessante questa distinzione levantina).

La Lega, grazie a Maroni e a suoi militanti, spurgata dalle mele marce, tornerà un movimento che lotta contro il centralismo romano dalle sue roccaforti in Padania, dove può espandersi e conquistare comuni, province e regioni, stando ben lontana dalle paludi dei governi romani, dove la sua azione si perde nel pantano con cui poi s’infanga ed è infangata. Basta con le manifestazioni folcloriche e teatrali, basta con le sparate plateali e inutili che non hanno seguito, basta prestare il fianco ai processi mediatici orditi per distruggerci, d’ora in poi sarà pura e inattaccabile.

Dovrà essere concreta e far male e chi da Roma viene al nord, dovrà rimanere in soggezione alla vista delle bandiere leghiste sventolare in ogni dove. I nostri amministratori in Padania dovranno attuare una guerriglia sistematica contro il potere centralistico romano senza esporre i singoli militanti, e i nostri rappresentanti a Roma non faranno parte di governi ma faranno a essi un’opposizione dura e un ostruzionismo determinato e cattivo nell’interesse dei padani. Questo è l’unico modo per ottenere dal potere romano dei cambiamenti sostanziali e non dei semplici contentini e questo è l’unico modo per fare crescere i consensi nelle nostre terre, perché un giorno si possa pretendere e vincere un referendum per la nostra libertà e autonomia.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

2 thoughts on “I soldi pubblici ai partiti? No, grazie”

  1. Io ho votato il referendum del 93 (ovviamente contro il finanziamento pubblico). Per una volta un post quasi condivisibile (ovviamente non condivido la tua scontata benevolenza nei confronti della Lega ..poi poteva come fa anche il movimento di Grillo rifiutarlo ..ci faceva + bella figura). Pero non voglio litigare e quasi mi stupisco di pensarla (quasi) come te. Mi devo preoccupare.

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    1. Non ti preoccupare, secondo i sondaggi quasi l’80% degli italiani, ribadendo l’esito del referendum del 1993, è contro il finanziamento pubblico dei partiti e quindi su questo tema era quasi sicuro che la pensassimo allo stesso modo. E’ invece incomprensibile che A-B-C non tengano conto neppure del parere della maggioranza dei loro elettori. La partitocrazia (e la casta dei politici), con tutto ciò che comporta (lottizzazioni, tangenti, nepotismo, infiltrazioni mafiose …) è dura a morire.

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