Il contadino inprovvido


Il contadino inprovvido

IL CONTADINO INPROVVIDO

Il rapporto debito/PIL, che nel 1990 era al 97%, ha toccato la punta massima nel 1995 (124% circa) per poi ridiscendere lentamente fino al 100% circa nel 2007 e risalire nuovamente al 120% circa nel 2010 mantenendosi tale fino ad oggi. Nel 1990 la spesa pubblica è stata di 373 miliardi di euro, la pressione fiscale al 38% e il debito pubblico era di 663 miliardi di euro. Nel 2012 la spesa pubblica prevista sarà di oltre 800 miliardi di euro, la pressione fiscale al 45% e il debito pubblico di 1930 miliardi di euro.

In sostanza, dal 1990 il debito pubblico è cresciuto di 1276 miliardi di euro ma il PIL, pur crescendo, non è cresciuto proporzionalmente a esso, altrimenti il rapporto Debito/PIL sarebbe rimasto invariato, mentre ora è al 120% circa. Che cosa ha fatto aumentare il rapporto debito/PIL? E’ stata una crescita insufficiente del PIL a fronte di una ben maggiore crescita del debito pubblico.

Che cosa ha fatto aumentare il debito pubblico? E’ stata l’eccessiva spesa pubblica che di anno in anno, pur con alti e bassi, è mediamente aumentata e che i vari governi hanno cercato invano di compensare con un aumento progressivo della pressione fiscale cui inevitabilmente corrisponde un aumento dell’evasione fiscale e quindi minori entrate fiscali rispetto a quelle previste.

In questi 22 anni, quasi mai i bilanci annui (ENTRATE meno SPESA) hanno raggiunto il pareggio, rimanendo per lo più negativi e di conseguenza il debito pubblico è aumentato invece che diminuire. Se i bilanci erano negativi come riusciva lo stato a continuare a spendere? Ci riusciva facendosi prestare soldi dai risparmiatori e promettendo di restituirli con gli interessi.

In questi 22 anni per cosa spendeva lo stato italiano? Ha speso per gli interessi sui titoli e per alimentare assistenzialismo, parassitismo, partiti, municipalizzate, corruzione e mafie, perché se avesse investito oculatamente nel sistema Italia, oggi ne vedremmo i frutti e gli effetti sul PIL. Non serve processare una montagna di dati statistici per intendere che la crescita dell’evasione è in funzione dell’aumento della pressione fiscale e non della furberia degli italiani.

Il governo Monti, per reprimere il fenomeno, sta intanto usando come deterrente il controllo poliziesco mirato con effetto mediatico (modello Cortina) ma questo sistema oltre che discutibile non garantisce la possibilità di controllare tutti. Tuttavia le misure strutturali che ha introdotto contro l’evasione fiscale (i controlli incrociati, il limite di mille euro per l’uso di contanti, eccetera) al fine di garantirla tracciabilità delle transazioni economiche e il redditometro, sono molto più efficaci ed estesi dei controlli mirati. Di conseguenza, sebbene queste misure siano in sé parzialmente condivisibili, tuttavia, una volta a regime con l’attuale livello di pressione fiscale, esse porteranno in breve alla morte della piccola e media impresa con tutte le conseguenze che ne deriveranno sull’occupazione.

Tutto questo si potrebbe raccontare e spiegare facilmente a un bambino con una con una storiella molto semplice e breve, quella del CONTADINO INPROVVIDO.

C’era una volta un disinvolto contadino (LO STATO ITALIANO) che non si curava di far crescere la bella e florida vacca da latte che possedeva (LA PADANIA, la parte produttiva del bel paese) mentre la spremeva ogni anno sempre di più.

Il foraggio era sempre meno per la povera vacca, che cresceva poco e anzi negli ultimi tempi iniziò a deperire e, per sopravvivere, non produsse più latte di quanto già non facesse, ma lui, per dare tutto il latte che aveva promesso ai suoi famigliari e amici papponi (ROMA LADRONA), ogni anno non esitò a farsi prestare la differenza di latte dai vicini, indebitandosi con loro e così giunse il momento che, per non fallire, avrebbe dovuto macellare la vacca.

C’era un vaccaro (BOSSI) che in tutti quegli anni aveva difeso la povera vacca contro i papponi romani ma, nel tempo, sempre meno, finché un giorno qualcuno disse al contadino che perfino lui aveva rubato di nascosto un pochino di quel latte per la sua famiglia (family)  ma non certo come quei gran papponi dei suoi amici che lo derubavano continuamente e in gran quantità oltre che a vivere a sue spese.

Il vaccaro per la vergogna si licenziò lasciando la casa del contadino, ma per fortuna, altri vaccari suoi amici (MARONI, ZAIA, SALVINI, TOSI, ….) si presero cura della povera vacca per salvarla da una triste fine a causa delle pretese sempre più grandi del contadino e pensavano che ormai non ci fosse più altra scelta che separarla dall’esigente e insensibile padrone, senza curarsi più di chi, da destra e sinistra, li invitava a partecipare ai festini (a base di latte) che il prodigo e sprecone contadino offriva.

Naturalmente i vecchi e nuovi amici del contadino (DP, PDL, UDC, FEL IDV, ….) che pure avevano pappato del latte di nascosto (e il contadino lo sapeva, ma non se ne curava) non smisero di frequentarne la sua casa per continuare a pappare il latte che egli si faceva prestare per loro, insieme con quello che, nonostante tutto, la vacca riusciva ancora a dargli seppur con grande fatica.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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