Il corrispondente a Roma del Diario Basco snobba la Lega


I Paesi Baschi

IL CORRISPONDENTE A ROMA DEL DIARIO BASCO SNOBBA LA LEGA

Il quindici novembre scorso, all’indomani dell’insediamento del governo Monti, il corrispondente a Roma del Diario Basco “postava” il seguente articolo nel sito dello stesso quotidiano: La Lega Nord convoca il Parlamento della Padania – DOMÍNGUEZ, Roma,15.11.11
http://www.diariovasco.com/v/20111115/mundo/liga-norte-convoca-parlamento-20111115.html

Per l’opinionista del Diario Basco, il fatto che la Lega Nord avesse scelto di far opposizione al governo Monti rappresentava un’ulteriore prova “della tragicomica operetta italiana – e lo stesso continuava ironizzando sull’esistenza della Padania e sul Parlamento Padano – un’invenzione del 1997 quando la Lega era all’opposizione e proclamò la secessione. “Questo cambio di direzione – continuava – lo stavano tramando da mesi, dopo l’insuccesso delle amministrative di maggio e così, quando non sono al governo, tolgono la cravatta verde per vestire gli abiti celtici e ora approfittano di questa fase per rifarsi la verginità, ossia lavarsi la faccia dall’alleanza con Berlusconi e recuperare il proprio elettorato”.

Fin qui non c’è nulla di nuovo, l’esimio I. DOMÍNGUEZ, non fa che riportare i luoghi comuni e l’ironia sulla Lega, all’epoca dei fatti, di molti media nostrani cui siamo abituati da tempo. “Il Parlamento Padano – continuava – rimase aperto fino al 2001, dopo le elezioni vinte con Berlusconi; poi stando la Lega al governo e abbandonata l’idea dell’indipendenza per il federalismo fiscale, raramente esso fu riaperto. Nel 2007, perdendo le elezioni, i leghisti ne riaprirono i battenti per tornare a richiuderli con la vittoria nel 2008 e così passarono un decennio con gli eccessi del Cavaliere. “Dettaglio surreale – poi terminava – il suo presidente Roberto Maroni, in questi ultimi anni è stato niente meno che ministro dell’Interno, dopo essere stato condannato nel 1996 per resistenza all’autorità, dopo aver morso la caviglia a un poliziotto che voleva controllare la sede della Lega”.

C’è da premettere che il Diario Basco è un quotidiano distribuito nei Paesi Baschi dove si parla la lingua locale, ma per il 90% è pubblicato in castigliano, lingua ufficiale della Spagna. Infatti, fin dalle origini fu un giornale di destra e nazionalista che appoggiò il colpo di stato franchista, tanto che all’epoca fu chiuso dal governo regolarmente in carica che era di sinistra per riaprire solo dopo l’ingresso delle truppe del Generale Franco a San Sebastian, città dove fra l’altro nel 2001, il suo direttore finanziario fu assassinato da due membri dell’ETA.

Per l’articolista, memore delle azioni armate dell’ETA, evidentemente è inconcepibile che un vero irredentista, duro e puro, abbandoni l’ideale della secessione per un banale federalismo fiscale e, ancor peggio, che abbia fatto parte del governo nazionale come ministro dell’Interno, vantando tra l’altro nel suo curriculum di duro un solo ridicolo morso alla caviglia di un poliziotto. Che cosa avrebbe dovuto fare il Maroni nella sua “eversiva” gioventù per ottenere un minimo di considerazione dall’articolista, il cui giornale ha certamente dovuto confrontarsi con un avversario ben più temibile? Piazzare almeno qualche bomba al plastico, facendo fuori una decina di poliziotti?

Ci sono due ragioni ovvie e discutibili per cui questo giornale ironizza e discredita la Lega Nord: primo, è un giornale nazionalista dal passato franchista e dunque a favore dello stato centralista (tutto quello che non è la Lega); secondo, si gloria, anche giustamente, di aver dovuto affrontare un avversario, il terrorismo irredentista basco, ben più temibile delle manifestazioni folcloriche e teatrali dei leghisti nei loro raduni.

Che cosa rispondere a questo giornale di regime? Noi della Lega per nostra fortuna non abbiamo subito la repressione franchista e le carceri spagnole e, inoltre, saremmo pure stati degli ingenui, ingannati a nostre spese a destra e a sinistra con le promesse di federalismo (dovevamo fare esperienza ed è perciò che ora vogliamo fare da soli) ma tolta qualche vana minaccia iniziale di Bossi d’imbracciare i fucili, siamo sempre poi stati per un’indipendenza ottenuta in maniera democratica e pacifica.

Che cosa dire invece dell’irredentismo basco? L’ETA, è vero, fu il braccio armato dei comunisti baschi, così come le Brigate Rosse in Italia per un certo tempo furono considerate dei compagni in lotta. Tuttavia è bene ricordare che nel panorama politico del secessionismo basco non ci sono solo i fieri comunisti epigoni dell’ETA riuniti sotto la bandiera di Amaiur, vi è anche il Partito Nazionalista Basco d’ispirazione democratico-cristiana che non appoggiava l’ETA. Per un popolo (con una lingua pre-indoeuropea, antichissima e misteriosa) che ha subito la repressione franchista e le torture nelle carceri spagnole anche dopo il franchismo, abbiamo il massimo rispetto, anche se non dovesse essere pienamente corrisposto.

Anzi è comprensibile che dei baschi possano guardare con sufficienza e distacco il movimento leghista, sorto da appena un trentennio come rivolta fiscale dei popoli padani contro lo statalismo centralista italiano. Dispiace se alcuni di essi ci potranno considerare dei principianti sprovveduti, a volte inclini al compromesso e con degli ideali non così nobili come i loro, ma noi andremo avanti per la nostra strada, con o senza il loro sostegno. E la strada imboccata è quella di un’indipendenza ottenuta in maniera soft avendo come riferimento la separazione pacifica tra Cechi e Slovacchi, piuttosto che la passata lotta armata dei comunisti baschi contro la Spagna per mezzo dell’ETA (loro braccio armato) che, oltretutto, essi stessi, riunificatisi nel partito Amaiur, hanno dichiarato di aver ora abbandonato.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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