Le incertezze dell’economia


LE INCERTEZZE DELL’ECONOMIA

La Borsa di Wall Street
La Borsa di Wall Street

Gli economisti tutti ci riempiono la testa di teorie che fanno diventare certezze, quando invece vagano tentoni nel campo delle ipotesi non dimostrabili. Infatti, la macroeconomia, diversamente da quanto la gente comune possa pensare, non è una scienza esatta o sperimentale, che sviluppi le sue teorie sulla base d’ipotesi suffragate poi da esperimenti ripetuti, controllati e riproducibili da altri scienziati. Il laboratorio della macroeconomia è il mondo intero, le sue cavie sono i mercati, le Borse, gli Stati, le imprese e le famiglie e quando si modifica una variabile, come la politica fiscale o monetaria di uno Stato, la validità della previsione è limitata a pochi giorni come le previsioni del tempo.

Previsioni più a lungo termine sono difficili da fare per due semplici ragioni: primo, gli esperimenti sulla “pelle” delle persone sono immorali e deprecabili; secondo, anche se qualche istituzione economica tentasse di farli, ne vedrebbe i risultati a distanza di anni e non sarebbero né controllati né riproducibili poiché le condizioni iniziali non sarebbero mai le stesse e per ottenere i risultati di pochi esperimenti, gli economisti che li conducono dovrebbero attendere una vita intera. Inoltre, la macroeconomia è una “scienza” piuttosto recente e le conoscenze sulle conseguenze a lungo termine di determinate azioni fatte in passato non si estendono oltre l’inizio del secolo scorso. Nemmeno i terremoti sono prevedibili, tuttavia i sismologhi possono per lo meno avvantaggiarsi delle documentazioni storiche risalenti all’ultimo millennio e indicare quali sono le aree statisticamente più sismiche.

Nelle previsioni a breve e brevissimo termine, diversamente dall’economia reale, la finanza speculativa facendo uso di determinati modelli matematici, è tuttavia in grado di garantire una certa stabilità nei risultati conseguenti alla modifica di una data variabile economica. Queste conoscenze sono per lo più utilizzate proficuamente dai grandi speculatori borsistici, che in genere intervengono spostando determinate quantità di titoli di credito in loro possesso, a detrimento dell’economia reale della comunità mondiale.

Questa categoria di operatori, che gioca con la vita delle persone vanificando il lavoro di famiglie, imprese, governi nazionali, sovranazionali e relative Banche Centrali, dovrebbe essere messa nelle condizioni di non nuocere più alla comunità mondiale, attraverso una nuova e opportuna regolamentazione dei mercati borsistici, se necessario, anche in deroga ai principi del liberalismo. Ciò non di meno, per non essere facile preda della speculazione, i governi nazionali hanno il dovere del pareggio di bilancio e sarebbe auspicabile che questo principio fosse inserito nelle Carte Costituzionali dei rispettivi paesi.

Da anni si parla di finanza etica e di tassare la speculazione finanziaria (Tobin tax), ma l’impostazione ovviamente liberista del mercato borsistico, si oppone fermamente a queste proposte. I timidi accordi di Basilea, Basilea 2 e Basilea 3 che dovevano portare stabilità, crescita e bassi tassi di interesse si sono rivelati poco più un’aspirina per un malato che ha bisogno di ben altro. Tutto iniziò secoli fa quando Calvino (cercando di governare la borghesia nascente alla fine del feudalesimo) con dei sottili sofismi argomentò che il Vangelo non proibiva l’incasso d’interessi sui prestiti in moneta finalizzati a investimenti produttivi. Comunque sia poi tutti si adeguarono, pure la Chiesa Cattolica.

Le ricette del FMI (riduzione dei diritti dei lavoratori, liberalizzazioni e privatizzazioni) sono tutte orientate verso il liberismo e non sembrano tener conto che nel frattempo il capitalismo è stato mitigato dalle ideologie sociali. Pertanto, viste le ripetute crisi finanziale, per niente casuali, di cui la speculazione si nutre a danno dei risparmiatori, non si capisce perché il FMI non s’impegni anche nell’orientare la finanza verso posizioni più etiche e si accodi invece alle posizioni dogmatiche dei banchieri.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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