La credibilità della magistratura è a rischio?


magistratura
La casta dei togati

 LA CREDIBILITÀ DELLA MAGISTRATURA É A RISCHIO?

Quando i padri costituzionali votarono a favore dell’immunità parlamentare, lo fecero per garantire a deputati e senatori libertà d’opinione nell’esercizio delle loro funzioni al riparo da una magistratura che all’epoca si riteneva sostanzialmente espressione della mentalità di destra, per non dire fascista. Dal loro punto di vista essa garantiva un giusto equilibrio tra i poteri della neonata Repubblica Italiana. Con la riforma del ’93, sull’onda emotiva di tangentopoli (Mani Pulite), legata a fenomeni di corruzione politica finalizzati al finanziamento dei partiti più che all’arricchimento personale, si ebbe come conseguenza una sostanziale riduzione dell’immunità parlamentare.

L’eliminazione dell’autorizzazione parlamentare a dare corso al procedimento penale ebbe effetto non solo nel caso di parlamentari con condanna già passata in giudicato ma indiscriminatamente su tutti i parlamentari. Pur con l’abuso che il Parlamento fece in passato del suo diritto a negare l’autorizzazione a procedere, quando intravvedesse nei giudici un intento persecutorio (fumus persecutionis) (al punto da negare tale autorizzazione anche nel caso di accuse per reati comuni) tuttavia, a distanza di quasi un ventennio, questa riforma sembra aver introdotto uno squilibrio tra i poteri che sta minando la credibilità di tutte le istituzioni, magistratura inclusa.

Due sono le possibilità: o destra e sinistra si sono scambiate i ruoli o la magistratura attuale è espressione di una mentalità di sinistra. Altrimenti non si spiegherebbe il suo comportamento quasi sempre nella stessa direzione che sta pesantemente condizionando la politica italiana. La magistratura, organi giudicanti e inquirenti, è realmente sopra le parti, pur essendo fatta di uomini che hanno le loro idee politiche che esprimono apertamente? Veramente esegue il suo compito di far rispettare le leggi e infliggere le pene in maniera neutrale? La sinistra, che è divenuta una strenua difensora della legalità e della Costituzione, è conservatrice e reazionaria o il suo è puro opportunismo politico? La destra è diventata troppo progressista e riformista e l’unico a rimanere fermo e coerente nelle sue posizioni come uno scoglio sbattuto dai marosi in questa totale baraonda è il povero e bistrattato Fini?

In tutta questa confusione una cosa è certa: la riforma costituzionale del ’93 ha creato in Italia uno squilibrio dei poteri a tutto vantaggio della magistratura e i politici, occupati solo a delegittimarsi a vicenda usando impropriamente la magistratura come arma di lotta politica, invece di accordarsi per riappropriarsi delle proprie prerogative, hanno di fatto delegato a essa i propri poteri.

Le conseguenze sono gravi, non serve essere dei profeti per prevedere l’inevitabile trasferimento delle lotte di potere dalla scena politica all’interno della stessa magistratura, formata da funzionari statali (tra l’altro molto ben pagati e privilegiati rispetto a tutti gli altri) che non hanno un mandato a termine come i parlamentari e neppure sono così coesi come si potrebbe pensare, essendo al loro interno divisi in varie fazioni.

Già si vedono i primi segnali di queste lotte, con procure che si scontrano e magistrati che procedono contro altri inquisitori. La magistratura sarà invasa da tanto fango e veleni come neppure la politica lo è stata mai. Sarà una guerra intestina senza esclusione di colpi e come ai tempi del sanguinario Robespierre molte teste cadranno (anche se solo metaforicamente) e alla fine la stessa magistratura sarà totalmente screditata, ma la fazione che ne uscirà vincente egemonizzerà lo Stato Italiano riducendolo in pratica a un’oligarchia.

Di Pietro e De Magistris, che sono scesi nell’agone politico dimettendosi dai rispettivi ruoli di magistrato, hanno certamente fatto la scelta più corretta, ma è tempo che la politica si svegli e ponga fine a questa distorsione, altrimenti tra non molto il campo di battaglia sarà altrove e anche loro si troveranno fuori dai giochi. Urge pertanto quanto prima non solo una riforma della giustizia, ma un riequilibrio tra i poteri istituzionali, altrimenti in futuro l’unica casta a “dettare legge” in Italia potrebbe essere quella dei togati.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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