Le sinistre riunite a Milano


pisapia
Giuliano Pisapia, candidato della sinistra al Comune di Milano

LE SINISTRE RIUNITE A MILANO

Che le sinistre riunite possano conquistare il municipio di Milano, da leghista, è una cosa che mi preoccupa relativamente, anche se preferirei il contrario. Il gran simpaticone di Pisapia, come un viagra neuronico, ha fatto rialzare cadaveri imbalsamati e rinvigorire vecchi rimbambiti dal loro torpore, in catalessi dopo l’uscita dalle scene del buon Bertinotti. Parlano di primavera di un nuovo ciclo. Tanta è la spocchia, che più che alla primavera sembra un ritorno ai grigi autunni degli anni settanta, quando c’era l’incubo di doversi leggere il Capitale di Marx per non essere considerato un deficiente.

I radical chic fanno sentire il peso dei voluminosi tomi che osteggiano nei salotti mondani della loro Milano. L’intellighenzia di sinistra già canta vittoria. Si medita di riaprire i teatri in disuso e quelli in rovina, i musei della cultura bolscevica, moltiplicare i centri sociali, aprire spazi culturali sulla figura del Che e mostre sull’artigianato dei campesino del Cile. Zombi che camminano, un vecchio film dal finale noto: l’unico risultato che si otterrà sarà quello d’incoraggiare col buonismo il consumo di cannabis, LSD e funghi allucinogeni, come se non bastassero già la cocaina e i suoi derivati (crack ed estasi) a uso degli yuppies rampanti del decadente berlusconismo.

La Milano dei giovani che giocano a chi si droga di più non m’interessa. Che siano i figli degli hippies o degli yuppies, per me sono solo degli idioti che arricchiscono le organizzazioni criminali che trafficano la droga, sperando che l’economia regga perché un drogato al verde e in crisi di astinenza ruba e ammazza per i quattro soldi che gli servono a comprarsela. Preferisco i giovani leghisti, con i piedi ben saldi sul suolo padano che bevono il vino della nostra terra e cantano il Va Pensiero di Verdi.

Destra e sinistra sono concetti ormai superati dai tempi e presto lo diventeranno anche quelli di berlusconismo e anti-berlusconismo. Due facce della stessa medaglia che non possono esistere senza l’esistenza dell’altra e come Neo e Mr. Smith in Matrix, con la morte dell’uno dopo lo scontro finale, avverrà inevitabilmente anche la morte dell’altro.

Ma in Italia esistono altri due forti antagonismi: società civile da un lato e organizzazioni criminali dall’altro e organicamente a questo il dualismo Nord-Sud. La Lega Nord con Maroni ha fatto della guerra alle mafie la madre di tutte le guerre e indica ciò per cui vale la pena d’impegnarsi veramente, ossia la riforma costituzionale dello Stato in senso federale, per correggere finalmente quel madornale errore fatto dai padri costituzionali che con un voto di fiducia sugli italiani hanno voluto che l’Italia fosse uno stato unitario anziché federale.

La verità era sotto gli occhi di tutti ed è che tra gli abitanti dello stivale esistono delle sensibili differenze storico-culturali, tali da identificare unità politiche distinte e contrapposte, costrette a convivere e fronteggiarsi in uno stato unitario. E’ quella sciagurata scelta che ha creato il dualismo Nord-Sud, con tutte le implicazioni che ne derivano, che tuttavia sarebbero facilmente sanate se Nord e Sud potessero integrarsi in una struttura a loro più confacente come quella di uno stato federale.

In questo senso va la proposta che viene dalla Lega di decentrare alcuni dei ministeri al nord, una provocazione che rende meno insipida questa deludente campagna elettorale in cui la Lega non ha potuto trasmettere adeguatamente le proprie idee perché temporaneamente appiattita sui problemi giudiziari del Cavaliere. Se si concentra sugli obiettivi della Lega, l’alleanza di destra ha perciò ancora molto lavoro da svolgere e siccome i dati complessivi delle amministrative rivelano che le sue percentualisono ancora stabili, potrà ancora farlo se vorrà.

Se poi a Milano vinca Pisapia anziché la Moratti, sarà solo una vittoria locale, simbolica solo per gli anti-berlusconiani, e un segnale per Berlusconi, ma sarà comunque la civiltà di Milano e dei milanesi a vincere. La stessa cosa non si potrà dire a Napoli, perché chiunque vinca, si troverà a dover lottare contro l’inciviltà di Napoli e di molti dei napoletani, contro una classe dirigente assenteista e refrattaria ai cambiamenti, fatta di funzionari e dipendenti pubblici gelosi del loro potere e dei loro privilegi o collusi con la camorra, che da tempi immemori occupa indirettamente i ruoli dell’amministrazione pubblica a tutti i livelli, dagli enti locali alla sanità e che reiteratamente sale all’“onore” della cronaca per fatti di peculato, corruzione e truffa ai danni dello Stato.

Sarebbe quasi da augurarsi che questa patata bollente che è Napoli, con tutti i problemi legati alle infiltrazioni camorristiche, anche nello smaltimento dei rifiuti urbani e negli abusi edilizi, se la prendessero De Magistris e Di Pietro, che come ex-giudici certamente avrebbero le competenze necessarie per affrontarli.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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