L’imperialismo economico cinese: una prospettiva da incubo


Congresso del partito unico e comunista cinese

L’IMPERIALISMO ECONOMICO CINESE: UNA PROSPETTIVA DA INCUBO

L’Europa, con il suo modello di Stato Sociale, è ormai presa in una morsa infernale da cui non si vede via d’uscita, stretta da un lato tra il modello capitalista e liberale nordamericano della speculazione più sfrenata e dall’altro, quello del modello cinese, uno Stato totalitario a economia libera e globale (liberismo), ma assolutamente antiliberale sul piano dei diritti formali (stato di diritto) che persegue l’ideale comunista dell’uguaglianza economica e sociale (sul cui altare sono sacrificati i diritti formali) usando i meccanismi dell’economia di libero mercato nel segno del più spinto capitalismo, un paradosso, un complicato e inestricabile labirinto per le nostre schematiche menti occidentali ma, di fatto, un ibrido mostruoso ed estremamente efficace che sta entrando come un monolite nella pancia molle dell’Europa strozzandone letteralmente l’economia.

Il meccanismo è semplice: mancato rispetto dei brevetti, falsificazioni, imitazioni, prodotti di bassa qualità, ma con un rapporto qualità/prezzo elevato frutto di salari bassissimi, diritti sindacali inesistenti e attenzione all’ambiente zero. Tutto ciò spingerà sempre più i consumatori europei di medio-basso reddito ad abbandonare la produzione interna di qualità ma molto cara, a vantaggio di quella cinese molto più abbordabile, innestando un meccanismo perverso per cui le imprese europee chiuderanno, aumenterà la disoccupazione e sempre più consumatori, impoveriti, saranno dipendenti dai prodotti cinesi.

Sarà proprio una parte dei ceti popolari a dare inizio a questo circolo vizioso, indotti dal preconcetto verso i prodotti multinazionali, dal costo elevato di quelli locali e dalla simpatia per quelli cinesi. A cadere sotto le bordate della concorrenza sleale dell’imperialismo economico-commerciale cinese sarà per primo il popolo delle partite IVA, piccoli commercianti, artigiani e piccole imprese, privi di ogni garanzia sociale se non gli eventuali risparmi accumulati. Poi saranno la grande distribuzione, la grande impresa e i salariati che da esse dipendono. Questo settore resisterà un po’ di più grazie agli ammortizzatori sociali. Poi entreranno in crisi gli Stati nazionali e i dipendenti statali.

Lo scontro finale con l’Europa già in declino (impoverita e con le Golden share di tutte le principali aziende pubbliche ridotte all’osso e di fatto sterilizzate e il controllo di quelle private saldamente nelle mani cinesi) sarà tra una Cina arricchita e militarmente forte e il grande capitalismo delle multinazionali, il cui destino è segnato, in un mondo occidentale in cui la gran parte del consumo sarà già in mano alla produzione cinese. Quando tutto si sarà compiuto, gli operai italiani della FIOM/CGIL, che ora si stracciano le vesti di fronte ai tentativi di riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, saranno dei dipendentii sfruttati e senza diritti civili, emarginati in una lontana provincia dell’Impero economico cinese.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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