Il debito del Nord-Est verso il Sud


1° Guerra Mondiale - Soldati in trincea
1° Guerra Mondiale – Soldati in trincea

IL DEBITO DEL NORD-EST VERSO IL SUD

Nel confronto politico sulla questione Nord-Sud c’è una ricorrente argomentazione, quasi un mantra, che viene dagli esponenti politici meridionali. Siccome la liberazione dei territori italiani occupati dagli Austriaci durante la 1° Guerra Mondiale (Veneto e Friuli in particolare) fu anche merito dei tanti giovani meridionali morti su quel fronte, di conseguenza Veneti e Friulani hanno nei confronti del Sud un debito di riconoscenza eterno.

Bisogna, però, precisare che i 700 mila deceduti della 1° guerra mondiale che, tra l’altro, erano per una buona parte soldati triveneti e lombardi, non sono morti per liberare il Veneto poiché questo già apparteneva al Regno d’Italia da una cinquantina d’anni. Sono morti per soddisfare le mire espansionistiche dei Savoia che intendevano sottrarre all’Impero Austro-ungarico dei territori occupati da minoranze italiane (lo stesso pretesto che usò 25 anni dopo Hitler scatenando la 2° guerra mondiale). Tuttavia, le gerarchie militari italiane del tempo fecero mali i loro conti, ponendo a repentaglio parte dei territori della Repubblica di Venezia che i Savoia avevano già annesso facilmente con un referendum truffa cinquant’anni prima.

Non c’è dubbio che allora molti giovani meridionali si sacrificarono per liberare quei territori occupati dagli austriaci nel corso della Grande Guerra. Nei loro confronti la riconoscenza è sincera ed eterno il debito morale da parte di Veneti e Friulani. Il problema tra Veneto e Sud sorge nel momento in cui i discendenti in senso lato di quei valorosi ed eroici soldati hanno prosaicamente tradotto il termine riconoscenza eterna in debito economico eterno e dunque irrisarcibile, riducendo, di fatto, quella che doveva essere una guerra di liberazione a guerra di conquista e trasformando i Veneti in sudditi da vessare e mungere con ogni possibile balzello, ridicolizzati e accusati di pensare solo alla pancia quando alzano la testa per protestare.

Non volendo offendere i discendenti diretti, bisogna però riconoscere che molti fra i discendenti morali di quegli eroici soldati non sono degni di loro: sono degli opportunisti, dei parassiti, spesso conniventi con le varie Mafie che prosperano a Sud. Mafie che intercettano gran parte dei trasferimenti provenienti da Nord, illudono i più stupidi con un po’ di elemosina, ma non terminano né strade, né ospedali, né reti idriche, né scuole, mal smaltiscono i rifiuti urbani inquinando i territori, né finanziano le banche locali, perché i soldi li depositano nei paradisi fiscali, nei cui porti attraccano i loro yacht.

Noi riteniamo di non avere alcun debito di riconoscenza con questa gente, non intendiamo essere loro sudditi e invitiamo i meridionali umiliati e mortificati (non certo da noi) a uscire dal torpore e lottare con noi contro la cultura mafiosa. La rivoluzione non deve avvenire per strada, ma nell’anima di chiunque è schiavo del proprio interesse particolare, ovunque si trovi, a Nord o a Sud dell’Italia, a destra o a sinistra dello schieramento politico.

Gonfalone della Repubblica di Venezia
Gonfalone della Repubblica di Venezia

Le popolazioni venete e non che vivono negli ex-territori della Repubblica di Venezia, nota per il suo buon governo, hanno nel loro DNA i concetti di cosa pubblica e di bene comune e li considerano i valori basilari del vivere civile forse più di qualsiasi altro popolo. Lo testimonia il percorso storico della millenaria Repubblica di Venezia, unica parte dell’Europa, che nei secoli bui del medioevo ha mantenuto viva la fiamma della cosa pubblica e soprattutto della democrazia, ben prima della stesura della Magna Carta.

Chiunque viva in questi territori, quale che sia la sua estrazione politica, non accetta che risorse pubbliche, frutto della propria dedizione e sacrificio, siano ingoiate dalla corruzione e dalle mafie del sud e poi, con un abuso insopportabile e sbeffeggiante, siano anche in parte riciclate e ripulite rilevando imprese del nord, in difficoltà nell’attuale momento di crisi economica, corrompendo tra l’altro l’identità civica di queste genti, le quali, tranne il periodo compreso tra la caduta della Repubblica di Venezia e la nascita della Repubblica Italiana, non sono mai state dei sudditi, ma sempre dei liberi cittadini.

Non si capisce perché la sinistra colta, integra e irriducibile, incontri tanta difficoltà a intendere questo sentimento di rivolta che giunge da nord-est e accusi i veneti di pensare solo alla propria pancia, soprattutto se l’accusa venga da chi vive al sud, come la senatrice Anna Finocchiaro, dove da troppo tempo ormai al concetto di cosa pubblica è prevalso quello di cosa nostra.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

4 thoughts on “Il debito del Nord-Est verso il Sud”

  1. rettifico:
    questo articolo è vergognoso e pieno di generalizzazioni…è molto veneto molto razzista…ricordo a tutti che Benetton il grande parassita veneto incassa i pedaggi anche delle autostrade pugliesi e napoletane( napoli canosa e bologna taranto) e investe quei soldi a Nord…Ricordo poi i tanti veneti e lombardi evasori delle quote latte e delle relative multe pagate a caro prezzo da TUTTA l’agricolturta italiana (diminuzione dei fondi UE per l’agricoltura italiana come ritorsione per il mancato pagamento delle multe realtive alle quote latte)
    ah..dimenticavo di
    dire che i tanti odiati meridionali comprano prodotti del nord ,ettono i loro soldi in banche del nord e producono energia in surpuls che serve al nord..

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    1. La Benetton è una famiglia veneta che faceva maglioni in casa ed ora è una grande realtà imprenditoriale e finanziaria mondiale che dà lavoro a migliaia di persone, mentre il più noto prodotto di esportazione della Campania è la camorra.
      Chi evade le quote latte è perché in altre parti d’Italia c’è chi ha delle quote latte fittizie (cioè senza avere le vacche) ottenute in maniera poco chiara e ci lucra pretendendo di venderle a caro prezzo a chi ne ha bisogno per non far scoppiare le sue vere vacche. E’ chiaro che gli allevatori del nord non ci stanno a questo giochino.
      I prodotti del nord sono venduti in tutto il mondo e se anche i consumi dei meridionali compensassero quanto il nord spende per il sud, alla fine avremmo lavorato per niente.

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  2. una piccola nota storica: il Veneto nel 1700 era diventato terre di ruffiani e prostitute secondo tantissimi stranieri la Repubblica Serenissima era in piena decadenza e il potere dei dogi…era umiliato dalla corruzione dilagante e dalle lotte familiari(stile clan mafiosi!).Venezia cadde sotto la Francia e poi sotto l’Austria .. Grazie all’Unità d’Italia (voluta anche dai veneti che parteciparono in massa ai moti del 1848 guidati da Manin)il Veneto ha conosciuto lo Stato moderno con le elezioni, una carta costituzionale che garantiva libertà religiose e politiche e il boom economico…morti di fame sotto l’Austria ricchi grazie alle tante opere fatte dallo Stato italiano(lo sapete che il Veneto ha avuto i fondi della cassa del Mezzogiorno fino agli anni sessanta?)

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    1. Il ‘700 fu probabilmente il secolo di maggior splendore culturale della Serenissima Repubblica di Venezia, proprio quando iniziò la sua decadenza politico-mercantile. Dopo mille anni d’indipendenza cadde sotto i colpi di Napoleone esattamente come mezza Europa, penisola italica compresa, che in parte divenne territorio dell’impero francese e il resto suoi stati vassalli. Con il Congresso di Vienna passò sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico il cui governo fu tollerante e non così dispotico come la retorica sciovinista risorgimentale l’ha sempre rappresentato. I Savoia poi erano dei monarchi e quindi si ritenevano proprietari dei territori “liberati”, Veneto incluso, caduto in depressione economica dopo la “liberazione” e divenuto serbatoio di emigranti affamati in esodo verso il Sud America, Il Canada, l’Australia, il Sud Africa e il Nord Europa. Solo negli anni ’60 la sua economia si è ripresa grazie agli aiuti ricevuti da uno stato finalmente repubblicano e democratico e da allora con lo sviluppo della piccola e media impresa, il Veneto è divenuto autosufficiente e il saldo tra entrate e uscite è tutto a favore dello stato italiano. Molte regioni del sud che negli stessi anni hanno goduto della Cassa del Mezzogiorno, dopo cinquant’anni sono invece ancora lì a chiedere gli aiuti statali e l’esemplificazione stridente di questa realtà è il confronto tra Venezia e Napoli. Da una parte una città che non ha strade ma canali e ciononostante con le chiatte smaltisce senza problemi i suoi rifiuti urbani senza inquinare la sua laguna e dall’altra una città percorsa con difficoltà dagli autocompattatori e a rischio emergenza sanitaria.

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