Che cos’è la Padania?


Estensione territoriale della Padania
Estensione territoriale della Padania

CHE COS’É LA PADANIA?

Quando Fini, come San Paolo illuminato dal Signore sulla via di Damasco, ha iniziato a predicare il verbo centrista, oltre che contro Berlusconi, ha iniziato a lanciare i suoi strali ovviamente anche contro il suo alleato più fedele, la Lega Nord. La Padania non esiste ha subito tuonato. Se non altro ha avuto il merito di farmi riflettere sulla questione, che cos’è la Padania?

Negli anni ’60 e ’70 il termine Padania era considerato un sinonimo geografico di Val Padana e in ambito linguistico, il “Padanese” fu usato per indicare il sistema costituito dagli idiomi galloitalici (piemontese, lombardo, ligure, emiliano, romagnolo, marchigiano) dal veneto, dall’istrioto e da quelli retoromanzi (romancio, ladino e friulano).

Nell’accezione intesa dalla Lega, il termine si riferisce a un’entità politico-amministrativa ideale comprendente le otto regioni dell’Italia settentrionale, anche se suddivise in dieci stati federati, ossia Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia e Romagna più tre regioni centrali quali Toscana, Umbria e Marche. Se considerassimo il territorio del bacino idrografico delimitato a nord dallo spartiacque delle Alpi, a est da quello dall’Appennino Ligure e a sud da quello degli Appennini settentrionale e umbro-marchigiano e a questo territorio aggiungessimo la Toscana avremmo praticamente la stessa cosa.

Com’è nata la Lega? Nel ’79 nasce in Lombardia l’Unione Nord-Occidentale Lombarda che nell’’82 Bossi rifonderà col nome di Lega Lombarda. Nel frattempo nell’’80 in Veneto nasce la Liga Veneta. Entrambe sono l’espressione di un diffuso sentimento di fastidio nei confronti del centralismo romano e di un’aperta avversione per il meridione, dominato dalla cultura mafiosa, a causa degli sprechi che ivi si fanno delle risorse statali, alle quali contribuiscono pesantemente i territori del lombardo-veneto. Gli obiettivi, autonomia da Roma e federalismo fiscale, sono dunque gli stessi. Pertanto nell’89, assieme ad altri partiti autonomisti minori, si uniscono per fondare la Lega Nord-Liga Veneta, ormai comunemente nota come Lega.

Inizialmente la Lega chiese di costituire un’unione federativa tra la Padania e le restanti parti dello Stato italiano, poi il suo distacco, ossia la secessione dalla Repubblica Italiana. Ora, anche in seguito al risultato negativo del referendum costituzionale del 2006, in cui al nord la percentuale complessiva per il si fu del 47% e solo Lombardia e Veneto superarono il 50% e che comunque non prevedeva una revisione dell’Art. 55 (La Repubblica, una e indivisibile …) la Lega sta lavorando per la devoluzione e per il federalismo fiscale. Per l’attuazione di quest’ultimo, anche se ne agevolerebbe l’iter, non è necessario un ordinamento costituzionale federale, per il quale si richiederebbe una legge di revisione costituzionale ed eventualmente di nuovo un referendum costituzionale.

E’ interessante notare però che dal 2009 in poi i sondaggi tra gli abitanti del nord se sarebbero stati favorevoli all’adesione della loro regione a uno stato indipendente di nome Padania, danno risultati via via crescenti fino ad arrivare nel 2010 al 61% e all’80%, se interrogati sull’appoggio a una riforma dello stato italiano in senso federale. Sempre in base a questi sondaggi fatti nel 2010 dall’istituto SWG, il 58% degli italiani sarebbero favorevoli a una riforma in senso federale.

Pertanto, Fini ha ragione a dire che la Padania non esiste come entità politica. Essa, infatti, è un’entità politico-amministrativa ideale, esattamente com’era l’Italia nel cuore dei patrioti dell’ottocento, quando invece per il Metternich, “Penisola italica” era solo un’espressione geografica che s’incontrava nelle cartine fisiche dell’epoca e non in quelle politiche. La stessa cosa è ora per lui la “Padania”. Tutti sanno com’è andata a finire.

Quando piove troppo e da troppo tempo, i fiumi ingrossano e gli argini non li reggono più. Quando la società civile d’interi territori è ostaggio dell’illegalità e della brutalità delle organizzazioni mafiose e non si fa niente per impedire che questo cancro si espandi anche al nord, quando il frutto del lavoro del nord è sperperato da un’amministrazione pubblica ipertrofica e ladrona, quando assistenzialismo e parassitismo sono spacciati per solidarietà, i padani hanno tutto il diritto di difendersi e organizzarsi per entrare nel governo a Roma con i propri rappresentanti, lavorando per la devoluzione e il federalismo fiscale e lottando senza quartiere contro le organizzazioni criminali anche nell’interesse degli stessi meridionali onesti.

Il risultato delle elezioni in Belgio e in Spagna mostra, con buona pace di Fini, una tendenza all’aumento nei consensi dei partiti autonomisti o indipendentisti, mentre i dati evidenziati sono del 2008. Nei Paesi Baschi, il partito Amaiur è di sinistra mentre il Partito Nazionalista Basco è d’ispirazione democratico-cristiana, ma entrambi sono per l’indipendenza (pacifica sancita e con un referendum) del popolo basco. La Catalogna è già territorio a forte autonomia e in Belgio i fiamminghi delle Fiandre vogliono staccarsi dai valloni francofoni. E’ probabile che i risultati di un referendum per l’indipendenza della Padania sarebbero sorprendenti ed è per questo che la sola idea, nonostante i numeri siano (per ora) contrari, turba il sonno di molti.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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