Chi c’è dietro a Fini e i centristi?


L'abbraccio del giuda
L’abbraccio del giuda

CHI C’È DIETRO A FINI E I CENTRISTI?

Se nell’UE uno stato poco virtuoso non rientra nei parametri stabiliti dal Trattato di Maastricht per garantirne l’equilibrio economico, è penalizzato con una riduzione della devoluzione e nessuno obietta. Questo perché l’UE è un’associazione libera di stati indipendenti in cui nessun stato è obbligato a rimanerci controvoglia, al contrario molti, guarda caso i meno ricchi, premono per entrarvi. Evidentemente, nonostante le rigide regole economiche imposte, presumono che vi siano comunque dei vantaggi a farne parte. 

In Italia, se le regioni cosiddette virtuose e produttive del nord richiamano quelle poco virtuose e sprecone del sud al rispetto dell’equilibrio economico del sistema Italia, attraverso lo strumento del federalismo fiscale, in nome del principio di responsabilità e nell’interesse generale del paese, ecco scattare immediata l’accusa d’egoismo padano. Questo solo perché l’Italia non è uno stato federale e meno che meno una libera associazione di stati indipendenti. Al contrario è uno stato unitario e centralizzato dove chi controlla i palazzi romani, controlla anche le ricche regioni del nord, che può impunemente spremere a proprio piacimento.

Questo succede ormai da troppi anni sulla pelle dei cittadini e delle imprese del nord, per mano di politici che, perpetuando un abuso non più sopportabile, in nome di una sbandierata attenzione per le regioni svantaggiate del sud in realtà garantiscono gli interessi malcelati di una classe dirigente corrotta e collusa con le organizzazioni mafiose. Questa infausta congrega di disonesti, dopo aver sviato gran parte delle risorse della devoluzione nelle proprie tasche, con le briciole rimaste alimenta l’atavica indolenza e l’abitudine al parassitismo e al fatalismo delle popolazioni meridionali. Ne blocca lo sviluppo economico e costringe i migliori e gli onesti a chinare il capo o emigrare altrove alimentando, di fatto, la cultura mafiosa, un humus malefico da cui rinascono continuamente nuovi boss e padrini rampanti, vanificando con ciò il lavoro delle forze dell’ordine, costrette alle fatiche di Sisifo.

Il federalismo, togliendo risorse indebite e ossigeno a questo humus malefico e facendolo seccare, certamente più male non potrà fare a queste popolazioni di quanto già non lo faccia la sua infelice classe dirigente, ma per quest’ultima è come l’acqua santa spruzzata in faccia al diavolo, è lo spauracchio che toglie il sonno e che bisogna assolutamente impedire. Pertanto è perlomeno strano che proprio questo governo che promuove il federalismo e giusto nel momento in cui, grazie al ministro Maroni e alle forze dell’ordine, già sta infierendo dei duri colpi a camorristi e mafiosi, stanando pericolosi latitanti e sequestrandone i beni illeciti, proprio ora  si voglia farlo cadere più che mai.

Non sono bastati decenni di opposizione delle sinistre stataliste per abbattere Berlusconi, infastidite dalla sua ascesa nel controllo dei media televisivi privati (paradossalmente oggi così comuni e diffusi) le quali hanno cercato con tutti i mezzi di sottrarglieli, anche giudiziari, spingendolo a scendere in politica per difendersi e continuando poi a infangarlo in maniera infamante pur di liberarsene, con l’unico risultato di aumentarne i consensi. No, chi lo minaccia é invece l’ex amico e alleato Fini e in nome di cosa? Ambizione? Rivalità personale? La costruzione di una nuova destra riformista? Niente di tutto ciò. Con buona pace degli avversari storici di Berlusconi, l’obiettivo di Fini non è la caduta di Berlusconi. Essa è solo il mezzo o il pretesto per abbattere questo governo con l’obiettivo inconfessabile di bloccare un federalismo compiuto e costituzionale, ponendosi apparentemente a paladino degli interessi legittimi delle popolazioni del sud ma, di fatto, garantendo lo stato quo e gli interessi delle classi dirigenti corrotte del sud.

Forse pensava che la confluenza di AN con Forza Italia non l’avrebbe posto in posizione minoritaria nel PDL, forse pensava che la Lega non sarebbe stata così determinata nel richiedere l’attuazione del federalismo come stabilito nel programma elettorale fatto proprio dalla coalizione di governo. Comunque sia, quando ha capito che non aveva peso nel PDL e che l’alleanza con Bossi stava dando dei frutti indesiderati, Fini non ha esitato a gettare il neonato partito in fasce nel cassonetto e nel riavvolgere il nastro della storia non si è neppure curato di rifondare AN, anche perché molti ex-camerati sono rimasti fedeli al PDL.

Ha invece fondato un nuovo partito, Futuro e Libertà, che non ha niente di destra nel suo programma, perché non guarda agli interessi della Nazione, e le cui aperture a sinistra lasciano diffidenti le stesse sinistre. Tradendo il proprio partito, il PDL, e come “effetto collaterale” i principi democratici non accettando la posizione minoritaria che aveva al suo interno, tradendo il patto elettorale con l’alleato Bossi e quello con una parte del proprio elettorato e aggregandosi al terzo polo, Fini vincerà il “triplete” dell’infamia, candidandosi così al titolo del più indegno e sleale uomo politico italiano di questo inizio secolo. Cambiare l’orientamento politico in corso di partita e tradire gli elettori, scardinando un partito e un’alleanza che aveva tutto per giungere al termine naturale della legislatura completando ogni punto del programma elettorale sarà pure lecito, ma eticamente è molto discutibile.

Il terzo polo, che ha scelto di collocarsi al centro, è realmente il luogo dei moderati che mediano nell’interesse nazionale o non é la comoda posizione di chi, anche in condizioni minoritarie, essendo l’ago della bilancia, può determinare le scelte economiche del governo a tutto vantaggio d’interessi particolari, in maniera ancor più subdola di quanto non s’imputi a Berlusconi, accusato di farlo col consenso degli italiani idioti che lo votano solo perché imboniti dalle sue reti televisive? Il terzo polo vuol governare anti-democraticamente grazie a giochi di palazzo, inciuci o governi tecnici o dopo un confronto nell’urna con gli altri due poli e grazie a un’investitura popolare ottenuta con l’attuale legge elettorale (Porcellum) piuttosto che con quella che reintroduce le preferenze e offre così il fianco e forse anche la mano a clientelismo e voto di scambio, a tutto vantaggio della corruzione e collusione mafiosa nel sud d’Italia?

Sarà che Fini, come un omosessuale in incubazione che ai primi sintomi finalmente si sblocca e abbraccia sculettando le amiche di ventura, ha riscoperto con le prime insofferenze verso il Cavaliere, la sua natura socialdemocratica e ora si lancia felice e convinto nella grande ammucchiata centrista? Oppure è un “Uomo per tutte le stagioni”, un disinvolto traghettatore di partiti, un Professione politico, (parafrasando noti film) smanioso di mostrare la sua abilità sofistica nel sostenere tutto e il suo contrario? Comunque sia, in barba al bipolarismo, che doveva garantire i governi da ribaltoni e inciuci, Fini ha fatto in pratica una manovra d’altri tempi, quella dei politici composti ma ipocriti, un film già visto, con l’unico scopo di creare le condizioni per cui una minoranza politica possa controllare, di fatto, le sorti di questo e dei prossimi governi.

Questo governo ha perlomeno il merito di contrastare la criminalità organizzata, anche se l’azione di repressione non potrà mai risolvere da sola il problema dell’infiltrazione mafiosa, ma solo tenerla sotto controllo, finché non si distruggerà per sempre nel sud l’humus malefico della cultura mafiosa, che forse solo il federalismo, assieme ad una ferma presa di coscienza delle popolazioni meridionali e all’aiuto instancabile delle forze dell’ordine, potrà soffocare. Un federalismo sicuramente solidale nel corso di calamità naturali, ma che sarà del tutto indifferente di fronte alla vergogna di territori incapaci autonomamente di gestire o controllare chi gestisce lo smaltimento dei propri stessi rifiuti urbani. Diversamente, senza il federalismo, l’Italia sarà sempre più spaccata, in balia di ogni evento congiunturale che non saprà più gestire, un paese da nord a sud infiltrato dalle mafie, poco virtuoso e perennemente umiliato e sanzionato dall’UE.

La sinistra, intanto, come un branco di sciacalli attende solo la caduta di Berlusconi sotto i colpi del giuda Fini nella speranza, con la fine politica del Cavaliere, occupato poi a difendersi nei tribunali, di smembrarne l’elettorato. Come al solito però sbagliando, perché anche nella peggiore delle ipotesi di una diaspora totale del PDL con la fine politica di Berlusconi, la gran parte di questo elettorato ingrosserà le fila della Lega Nord, raddoppiandone i consensi. Allora sì che sarà scontro a viso aperto tra veri e falsi federalisti, tra chi, anche se clandestini e irregolari, tratta gli extra-comunitari come persone e chi come a Rosarno (RC) li schiavizza o altrove come a Casal di Principe (CE) gira la testa quando sono trucidati barbaramente.

Michele Santoro, un'abile conduttore e manipolatore
Michele Santoro, un’abile conduttore e manipolatore

In conclusione, rimane da chiedersi se il voltafaccia di Fini, che pone le basi per condizionare tanto la destra che la sinistra, sia solo il frutto della sua presunzione e vanità o più inquietantemente un’azione ben programmata al soldo e sotto la guida di qualcuno che agisce nell’ombra per i propri interessi. Purtroppo, nell’ansia da antiberlusconismo, a sinistra si è persa la capacità di guardare dietro la facciata e abili manipolatori e illusionisti al solo scopo di aumentare l’audience dei loro programmi televisivi di parte e le tirature dei loro giornali asserviti, solleticano il voyeurismo degli italiani e ne sviano l’attenzione verso il gossip e le goffe disavventure personali del Cavaliere, ipocritamente animati da uno spirito contagioso di moralizzazione dei costumi che neppure le ronde puritane delle Leghe di Temperanza possedevano. Del resto si sa che in mancanza d’altro, in tempo di guerra i tanks funzionano anche con l’urina.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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