L’illegalità di Berlusconi ha un’origine


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L’ILLEGALITÁ DI BERLUSCONI HA UN’ORIGINE

L’illegalità di Berlusconi (conflitto d’interessi e leggi ad personam) è palese. I suoi elettori non sono ciechi, eppure continuano a sostenerlo. Perché? Per capirlo bisognerebbe tornare ai lontani anni ottanta, all’inizio del conflitto tra Berlusconi e la Magistratura (magistrati e Corte Costituzionale). In quegli anni, sfruttando un vuoto legislativo, per la prima volta Canale 5, subito imitata da altri network privati, trasmette da Milano in ambito nazionale programmi di puro intrattenimento senza alcuna velleità politica, attraendo molti ascoltatori, contenti di avere un’alternativa alle trasmissioni scontate della Rai TV.

La Corte Costituzionale attivata dal sistema di potere partitico, geloso del monopolio statale, non nega la liceità di reti private nazionali, tuttavia ne limita temporaneamente l’operatività all’ambito locale fino a quando il legislatore non provveda a una regolamentazione del sistema. Berlusconi che è un rampante imprenditore brianzolo alla ricerca di nuove opportunità di profitto attende questa regolamentazione che non arriva. Nel frattempo grazie ad una politica di concorrenza molto forte ingloba Rete 4 della Mondadori e Italia 1 di Rusconi e, disobbedendo alla CC, rimane coraggiosamente l’unico operatore privato televisivo nazionale che cerchi di opporsi al monopolio RAI.

Bettino Craxi
Bettino Craxi

Il parlamento non legifera, ma alcuni pretori d’assalto, politicamente schierati, ingiungono l’oscuramento delle reti Mediaset. Il governo Craxi per decreto prolunga temporaneamente l’operatività delle reti Mediaset, nel frattempo cresciute nell’audience e nelle dimensioni, salvaguardando capitali e posti di lavoro (decreto riconosciuto lecito dalla CC). Quando finalmente il parlamento legifera, con la “Legge Mammì” istituisce l’Antitrust e cerca di sanare la situazione esistente compatibilmente al principio del pluralismo, ma la C.C. la ritiene inadeguata. In base a complicate e bizantine valutazioni sulla percentuale che una concentrazione di reti dovrebbe avere rispetto al totale di quelle esistenti per garantire il pluralismo, limita a due le reti di Berlusconi, escludendo dall’analogico terrestre Rete 4 a favore di una rete romana.

Ma quale è il criterio per stabilire il limite di reti? Per i giudici costituzionali il raffronto con la regolamentazione vigente per i quotidiani dove il limite è il 20% delle testate esistenti. Tuttavia in quest’ambito non esistono limiti tecnici alla creazione di nuove testate, per questo motivo il sistema è molto flessibile, mentre nel sistema televisivo analogico il numero delle reti possibili é limitato da una banda di frequenze molto stretta e la situazione è ormai in parte cristallizzata. Berlusconi ritiene che la sanatoria (solo parziale non includendo Rete 4) sia ingiusta e persecutoria e che la CC agisca nei suoi confronti come un Console della Repubblica Romana che impone a un colono di cedere a un Patrizio Romano un terzo dei territori di nessuno che faticosamente ha strappato alla selva rendendoli produttivi.

La "discesa in campo" di Berlusconi con Forza Italia
La “discesa in campo” di Berlusconi con Forza Italia

Inizia così un conflitto infinito che si protrae fino ai giorni nostri. Berlusconi è costretto a scendere campo per salvaguardare i suoi interessi. Salva provvisoriamente Rete 4 grazie a un referendum popolare con cui gli italiani lo appoggiano. Purtroppo il referendum è solo abrogativo (la costituzione italiana non prevede quello propositivo) perciò, cominciando a dubitare dell’adeguatezza della stessa, va avanti dritto per la sua strada. Vince le elezioni formando il suo primo governo e dando così inizio al conflitto d’interessi.

I magistrati schierati a sinistra iniziano ad accanirsi su di lui, indagandolo a 360 gradi e costringendolo a promulgare leggi ad personam per difendere Rete 4 dall’oscuramento e se stesso dalla galera, ma i consensi invece che diminuire aumentano. Piccoli imprenditori e gente comune che tutti i giorni deve confrontarsi con regolamenti ritenuti ingiusti, applicati alla lettera da inflessibili e arroganti burocrati dell’amministrazione pubblica, che riservano i margini di discrezionalità per parenti e amici, s’identificano in lui.

Vedono in lui un paladino della libertà, un ribelle che con tutti i mezzi si oppone ai parrucconi stantii preposti alla difesa cocciuta di una costituzione da riformare, il volto del progresso in opposizione all’ottusità e all’oscurantismo (non solo metaforico) delle caste privilegiate e dei poteri consolidati, un uomo schietto, generoso e amante della vita che sbeffeggia apertamente ipocriti e invidiosi rancorosi. In definitiva un disobbediente civile (ed è perfino strano che tanti che si ritengano tali non l’abbiano capito) disposto a rischiare, a lottare con tutte le sue forze e pagare comunque per le sue presunte colpe, se alla fine andrà male, e per tutto ciò lo votano, pur sapendo che non è proprio uno stinco di santo.

E pensare che la sua unica richiesta iniziale era di poter realizzare la sua idea imprenditoriale espandendo la sua azienda nel settore fino allora inesplorato delle TV private d’intrattenimento. Se queste avessero poi riempito di scemenze la mente degli italiani, questo sarebbe rimasto confinato nel gossip e nelle riviste mondane senza invadere e drogare la vita politica italiana. Nei paesi liberali è andata così, in Italia purtroppo é prevalsa l’idea pedagogica che gli ascoltatori televisivi fossero privi di senso critico e che tre reti Mediaset fossero eccessive per le loro fragili menti.

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Autore: Giuseppe Isidoro

Libero Pensiero Veneto

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